mercoledì 20 marzo 2024

Spezzone

 


L'Amaca

 

Il campo largo esiste già
DI MICHELE SERRA
In politica estera, il Salvini e Tajani si collocano ai due estremi opposti. Uno è filorusso, l’altro molto atlantista. Uno invoca “meno Europa”, l’altro professa un fervente europeismo. Uno è novax, l’altro ha già prenotato il vaccino per le prossime sei o sette pandemie. Se scoppiasse la terza guerra mondiale, il Salvini si farebbe tatuare una zeta sul petto e partirebbe volontario per il Donbass, mentre Tajani, dalla Farnesina, darebbe una mano a Crosetto per schierare le truppe sulla trincea opposta.
Tutto potrebbe accadere: anche uno scontro a fuoco tra le truppe Nato e il Salvini. Anche che il Salvini venga rapito e ricondotto a casa dall’intelligence italiana. Ma una cosa è sicura: la maggioranza rimarrebbe solida e il governo Meloni sarebbe blindato. Dal carcere militare, il Salvini confermerebbe che i rapporti con il governo che lo ha fatto arrestare sono eccellenti. Come sempre. E Meloni confermerebbe: non lo vedete?
Siamo d’accordo su tutto. Come sempre. È inutile che cercate di dividerci, siamo unitissimi.
Lo scrivo con ammirazione: il centrodestra è superiore a queste polemicucce da giornalisti, tipo da che parte stare se scoppia la guerra. Il suo unico vero obiettivo politico è governare, sorvolando su qualunque differenza di idee o di visione del mondo. Il campo largo esiste già, anzi larghissimo, ha vinto le elezioni e governerà per tutta la legislatura. Nemmeno il più puntuto dei politologhi può negarlo: il campo largo non solo è possibile, ma funziona a meraviglia.
Alla sola condizione che non sia il centrosinistra a farlo, ma il centrodestra.

martedì 19 marzo 2024

Cuore attuale



Il tempo è un optional per questi ricordi, il cuore riesce sempre a pulsare gratitudine e tenerezza.
Buona festa papà!

Interessa?

 


Sull'art 11

 

L’articolo 11 è ancora in vigore: poveri falchi
DI DANIELA RANIERI
Con l’aggravarsi della situazione in Ucraina, un Paese distrutto dalla spietatezza di Putin e dall’incoscienza dell’Occidente, si fanno più grandi e più disperate anche le panzane della propaganda, che fanno eco alla chiamata alle armi di Macron: Putin attaccherà un Paese Nato “entro 3 o 5 anni” (chissà perché non 4); l’Ucraina sta perdendo perché non le abbiamo mandato abbastanza soldi e armi (Crosetto su questo ha smentito sia Repubblica che Corriere); in Italia ci sono agenti al soldo del Cremlino da stanare con “strumenti ben più efficaci”, forse di polizia (come dispone un dissidente oligarca russo su Rep); prepariamoci alla guerra.
Forse questo clima ha spinto il presidente Mattarella, durante la commemorazione dell’80esimo anniversario della distruzione della città di Cassino, a ricordare l’argine ultimo, la diga etica e statutaria all’ipotesi della guerra: l’articolo 11 della Costituzione. Del resto, Mattarella citò questo articolo nel discorso d’investitura al Parlamento nel 2015: garantire la Costituzione, disse, significa tra l’altro “ripudiare la guerra e promuovere la pace”, ciò che non ci ha impedito di partecipare serenamente a tutte le guerre della Nato per esportare la democrazia, dai raid aerei sulla ex Jugoslavia ai bombardamenti anti-terroristi in Iraq e Afghanistan (1 milione di morti civili), Libia, Siria.
Per due anni i fanatici di missili e lanciarazzi – liberali, draghisti, terzopolisti, opinionisti e studiosi foraggiati dai fabbricanti di armi – hanno cercato di convincere gli italiani che quell’articolo fosse composto di due parti: una che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; l’altra che stabilisce delle deroghe al principio generale. Affamati di retorica e di nullità semantiche, i giornali padronali hanno dato a intendere che poiché Putin era “un pazzo”, “un animale”, “un despota sanguinario” etc., l’art. 11 non fosse applicabile: tirarlo in ballo era inopportuno (anzi, era “putiniano”) perché la guerra russo-ucraina era un “crimine”, una “mattanza”, etc., non una “controversia internazionale”. Invece la guerra della Russia all’Ucraina rientra pienamente nella fattispecie della controversia internazionale, ma loro sono ancora convinti che i Costituenti abbiano scomodato un articolo della Carta per bagatelle, dispute verbali, incidenti diplomatici.
Siccome quel “ripudia” non è abbastanza forte, poi, e crederlo tale è una mollezza da “pacifinti”, i bellicisti ci hanno spiegato che l’art. 11 “bisogna leggerlo tutto”: la seconda parte, quella in cui si dice che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, secondo loro è il via libera alla guerra alla Russia in accordo con altri Paesi. Se gli si fa notare che lì si parla di “pace”, non di “guerra”, tirano fuori l’art. 52, “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, sicuri di metterci nel sacco. Quell’articolo, in effetti, legittima la guerra, ma solo se la Patria da difendere è la nostra, non un’altra. Non importa: i trattati internazionali, dicono, hanno la preminenza sulla Costituzione; messi di fronte all’evidenza che non c’è scritto in nessun trattato internazionale che dobbiamo difendere un Paese non Ue e non Nato, ci spiegano che è un dovere morale difendere tutti gli aggrediti. Se gli si obietta che, stante la nota filantropia dell’Occidente a guida Usa, non stiamo difendendo nessun Paese o etnia aggrediti da forze ostili (i curdi perseguitati da Erdogan, lo Yemen bombardato dall’Arabia Saudita, patria morale e pecuniaria di Renzi, etc.), rispondono che difendendo l’Ucraina stiamo difendendo “la democrazia” (così Meloni, la finta patriota che si fa baciare in testa da Biden), o aggiungono, sulla scorta di un’uscita dell’ex presidente della Consulta Amato, che il vincolo Nato ci impone la guerra, sancendo di fatto l’invalidità della Costituzione.
L’altro giorno Mattarella ha ricordato che è ancora in vigore. Ma nelle ore successive ecco ricomparire l’articolo 11-ombra dei giornali d’establishment: per Panebianco sul Corriere gli europei “credono di vivere ancora nel Paese dei balocchi” e “fanno gli struzzi” (e pensare che l’ombra della guerra atomica è così rassicurante) e a Otto e mezzo Severgnini, profeta dell’arrivo di Putin a Lisbona in caso di sconfitta dell’Ucraina, registrava con rammarico che per noi italiani la guerra “è inconcepibile” e “pur di avere la fine della guerra siamo disposti alla fine dell’Ucraina”. Che l’Italia ripudi la guerra è insomma un disdicevole segno dei tempi e una vigliaccata, non un comando costituzionale. Ai nostri falchi non resta che sostenere che l’art. 11 in realtà significa “L’Italia ripudia la pace”. La faccia per farlo ce l’hanno.

L'Amaca

 

In Basilicata votare subito
DI MICHELE SERRA
Non dirimenti per le sorti del pianeta, le elezioni in Basilicata sono importanti per la Basilicata. Ma devono sopportare un peso mediatico spropositato e inedito, che ingigantisce ogni dettaglio, enfatizza ogni parola ed evidentemente rende nervosissimi i protagonisti.
Così, dopo avere saputo di riunioni durate otto ore e concluse solo perché uno ha dato del cretino all’altro (a pensarci bene, è un ottimo pretesto per alzarsi finalmente dalla sedia e andare a cena); e di candidati che accettano volentieri la candidatura, ma a condizione di non dover fare campagna elettorale (come chiamare l’idraulico che ti dice: accetto l’incarico, a patto che il rubinetto se lo ripara da solo); adesso capita che un uomo di centro (teoricamente: il luogo della mediazione e dell’equilibrio, non soggetto ad acredini ideologiche) come Marcello Pittella dichiari che Pd e Cinquestelle «vogliono ammazzarci come gli ebrei».
Non sembrerebbero, come dire, parole legate alla politica locale. Ma forse il seguito del breve discorso (inequivocabile, perché da lui medesimo messo in rete) è persino più stravagante: «Siccome non ci vogliono, allora andiamo con il centrodestra». Come se un giocatore dell’Inter, visto che l’allenatore non lo fa giocare, dichiarasse che allora il derby lo giocherà nel Milan. Come se la politica non avesse niente a che fare con una propria intenzione e un proprio disegno, ma fosse solo la conseguenza di come ti trattano gli altri. Se Tizio è maleducato con me, mi alleo con Caio. E viceversa.
Purtroppo non è possibile, ma bisognerebbe che in Basilicata si votasse oggi stesso per farla finita e consentire ai protagonisti di tornare a una vita normale.