venerdì 1 marzo 2024

Frattaglie

 


Attorno alle spie

 

Molto intelligence
di Marco Travaglio
Casomai servissero conferme, l’annuale relazione dei servizi segreti presentata dal trio Mantovano-Belloni- Guerini dimostra che i miliardi investiti nell’intelligence sono ben spesi. I nostri segugi hanno scoperto verità insospettabili e sconvolgenti, tipo che “il tema Cina è oggi sul tavolo di tutte le democrazie occidentali”. Ma va? Ha “finalità non solo economiche, ma anche geostrategiche, di controllo di aree di influenza”, anche “in Africa” (ma ci rendiamo conto?). Pare addirittura che esista una “diaspora cinese in altri Paesi” (ci sono cinesi anche fuori dalla Cina), usata “per acquisire informazioni qualificate” (la Cina, non so se mi spiego, ha delle spie), senza contare le “operazioni cibernetiche con finalità di propaganda” (roba da matti: i cinesi fan di tutto perché si parli bene o non si sparli di loro). Tutta roba che noi occidentali non ci sogneremmo mai.
E non basta, signora mia: c’è pure la Russia. Ah no? Che Putin avesse fatto vincere la Brexit, Trump, il No al Referenzum, i 5S e la Lega a suon di fake news, troll, hacker e hater era noto. Poi si addormentò e vinsero Macron, Biden e la Meloni, fino alle Regionali in Sardegna dove l’amico Salvini è precipitato al 3,5%, ma mica può far tutto lui. Ora però lo Zar s’è svegliato e intende truccare con la sola imposizione delle mani le elezioni in ben “76 Paesi” sfruttando “le nostre garanzie di libertà e indipendenza dei media” (le leggi Bavaglio della Meloni, l’arresto di Assange a Londra per dargli l’ergastolo negli Usa, cose così). In Italia – svela sgomento Mantovano – ben “sei canali social filorussi han provato ad accreditare l’idea assolutamente infondata che la protesta dei trattori derivasse dagli effetti economici delle sanzioni alla Russia”. Quindi dev’essere una fake news il fatto che la protesta degli agricoltori sia partita dalla Polonia (il Paese più filo-Kiev dell’Ue), stufa della concorrenza sleale dei cereali ucraini, al punto che il premier filo-Nato Tusk vuol bloccarli; e sia dilagata in Europa per i rincari delle materie prime e dell’energia dovuti alle auto-sanzioni a Mosca. E ora i falsari russi “inquinano l’informazione sull’inflazione, i prezzi dell’energia e il costo delle materie prime”, mentre in Europa la gente è entusiasta di non arrivare a metà mese grazie al caro-bollette, al caro-benzina e al caro-tutto causati dalle sanzioni e di sentirsi dire da Bruxelles che non c’è un euro per chi ha bisogno, ma urge inviare 50 miliardi a botta a Zelensky, investirne il decuplo in armi e mandare i nostri figli a morire in Ucraina. Indagando ancora un po’, la nostra intelligentissima intelligence potrebbe pure scoprire che Putin ha prepensionato tutti i cyberpropagandisti, da quando ha scoperto che per sputtanare l’Occidente basta lasciar parlare i suoi governanti.

L'Amaca

 

La legge della strada
DI MICHELE SERRA
1-- Non si attaccano poliziotti e carabinieri. Sono persone al servizio della comunità. Nessun Paese, anche ad alto tasso di democrazia, può tollerare che avvenga. 2 – Non si colpiscono a manganellate, né in altro modo, i manifestanti inermi, tanto più se minorenni.
Solo un Paese a basso tasso di democrazia può permettere che questo avvenga.
Non mi sembra che il punto 1 escluda il punto 2, e viceversa. Entrambe le affermazioni dovrebbero e potrebbero essere sottoscritte da chiunque – esclusi gli esaltati e i manganellatori. Ed è entro gli argini del punto 1 e del punto 2 che ogni discussione sensata dovrebbe avvenire. Ma non avviene. Quasi tutte le dichiarazioni politiche nel merito (le parole di Schlein di ieri tra le poche eccezioni) vedono solo il punto 1 oppure solo il punto 2. Come se non esistesse, nel mezzo, una zona grigia dentro la quale, anche se non è semplice, tocca fare i conti con entrambi i princìpi (rispetto della polizia, incolumità dei manifestanti e loro diritto di manifestare). Eppure questa zona grigia esiste, e si chiama realtà. Si chiama strada.
È ciò che si verifica – la realtà – ogni volta che un cordone di polizia fronteggia un gruppo di manifestanti, e nel corpo a corpo qualcuno, da entrambe le parti, cerca le parole e i gesti utili per non fare degenerare la situazione; mentre altri, da entrambe le parti, cercano un pretesto per menare. Chi si limita a esaltare il diritto di manifestare, o si accontenta di dire che la polizia ha sempre ragione, apre bocca solo per far contenta la sua claque (come Tajani, buon ultimo, che riciccia la storia dei “figli di papà contro i figli del popolo”, per la serie “i cavoli a merenda”). Ma non dice niente di nuovo. E dice molto di vecchio.