Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 26 gennaio 2024
Leggete bene!
Fuori controllo
di Marco Travaglio
Forse non sapremo mai se l’aereo russo abbattuto in Russia dall’Ucraina trasportasse 65 prigionieri ucraini pronti per uno scambio, come dice Mosca, o armamenti diretti al fronte, come dice Kiev. Ma due cose già le sappiamo. 1) Ad abbatterlo sono stati i Patriot forniti dagli Usa: con tanti saluti alle garanzie di Zelensky sul fatto che le nostre armi vengono usate per difendersi dai russi a casa propria e non per attaccarli a casa loro. 2) I media ucraini governativi (cioè tutti: è una democrazia liberale, no?) hanno rivendicato l’attentato; poi han fatto retromarcia appena Mosca ha avvisato Kiev che aveva sterminato 65 suoi soldati; poi l’esercito si è assunto la paternità dell’attacco; infine Zelensky ha chiesto “un’indagine internazionale” (su un attacco ucraino!). È il copione già seguito negli altri atti terroristici di Kiev: l’assassinio di Darya Dugina, le distruzioni dei gasdotti e del ponte Russia-Crimea. Ma è anche l’antipasto di ciò che accadrà quando, con o senza Zelensky, si arriverà finalmente a un cessate il fuoco.
La propaganda atlantista dipinge l’Ucraina come un monolite: presidente, ministri, maggioranza parlamentare, esercito, milizie paramilitari, servizi segreti, popolazione. Tutti uniti contro qualunque tregua fino alla sconfitta di Putin e all’ingresso nella Nato. Balle. Il regime è spaccato, i vertici politici, militari, di intelligence e delle milizie vanno in ordine sparso, il popolo è diviso tra anti-russi, filo-russi e fautori di un compromesso che ponga fine a tanta morte, distruzione, corruzione e miseria. E Zelensky è sempre più isolato, all’esterno per la fine degli aiuti Usa e all’interno per la disfatta della controffensiva, la rottura col capo dell’esercito e il ricicciare del predecessore-rivale Poroshenko: ha rinviato sine die le elezioni del 2024 ed evocato un golpe ai suoi danni, mentre la moglie si è detta contraria alla sua ricandidatura perché teme che perda o le elezioni o la vita. È possibile che la reazione contraddittoria all’abbattimento dell’aereo russo dipenda dal fatto che l’ha deciso una fazione del regime contro altre. Magari per sabotare quel barlume di dialogo avviato con Mosca per massicci scambi di prigionieri. Sarebbe la prova che Zelensky ha perso il controllo o della guerra o della sua gestione mediatica. E un segnale d’allarme per il “dopo”: chi rispetterà e chi farà rispettare il cessate il fuoco? Con tutte le armi che abbiamo inviato a Kiev senza neppure renderle tracciabili per sapere a chi vanno, ogni clan potrà sabotare la tregua seguitando a sparare e trasformando vieppiù il Paese in un covo di terroristi. Così, in caso di missione internazionale di peacekeeping, i nostri soldati sarebbero bersagli di un fuoco doppiamente amico. Sarebbero degli ucraini a spararci. E con le nostre armi.
L'Amaca
Ci vorrebbe un consulente
DI MICHELE SERRA
Chiunque abbia redatto i volantini governativi che sgridano questo giornale, poteva farlo meglio. Dico materialmente: pensarli meglio, scriverli meglio, possibilmente rileggerli o farli rileggere daqualcuno che sappia rimediare a quell’animoso sovrattono studentesco (ridicolo, alla loro età) condito da quel basso gergo giornalistico, sbrigativo, stridulo e poco documentato, che è il solo vero nemico dell’informazione: di sinistra, di destra e di centro.
Nessuno ambisce a nemici scadenti, perché nessuno desidera essere trascinato in contese scadenti. Come minimo, se proprio devo essere redarguito, pretendo un Buttafuoco, un Veneziani o un Giuli, perché di quanto pensa e scrive la truppa attendata a Palazzo Chigi mi interessa un fico secco, tanto è ovvio e prevedibile. E dunque, letto il papello e constatato il suo livello molto mediocre; considerato che la sua destinazione quotidiana (i meloniani del Parlamento e dei ministeri) è importante e la sua funzione delicata, perché si tratta di informare o orientare la nuova classe dirigente; suggerisco al governo, prodigo di incarichi pubblici e para-pubblici, di assumere un consulente di fiducia, e di buon livello (ci sarà un bravo professore di liceo di destra, no?), con l’incarico di stilare gli attacchi ai giornali sgraditi in modo che siano leggibili e godibili.
Con almeno un termine sorprendente (non pretendo spiritoso) ogni due o tre righe, perché così com’è la comunicazione di Palazzo Chigi sembra prodotta da un modello molto cheap di intelligenza artificiale che ricicla i discorsi di Meloni riuscendo quasi a peggiorarli. E non ha nemmeno quel divertente accento romanesco.
Prova e riprova
Ci sto provando da due giorni… ma niente!
Ho già cambiato una portiera e ho due o tre dischi della colonna da reinserire…
giovedì 25 gennaio 2024
Nel limite superato
Ho appreso da Repubblica che questa…signora che si presenta come “Fashion Designer and digital entrepreneur” (di ‘sta ceppa aggiungo), al secolo Giulia Nati, ha pubblicato un video da cui ho estratto questa immagine … mumble mumble… ha chiamato i figli Hermes e Kelly (la borsa iconica di Hermes… mumble mumble… un attimo che ingurgito gocce EN… non vorrei eccedere… leggendo i commenti del post della poveretta si evince, a parte qualche coglione, una nausea generalizzata al riguardo, anche con scritti di persone che hanno dovuto affrontare chemioterapie e quant’altro. La cosiddetta influencer, a cui vorrei augurare una cosetta che la dignità m’impone di non trascrivere, ribatte stupita, con frasi tipo “ma cosa c’entra l’ospedale?” o anche “ma chi ha fatto riferimento all’oncologia? Chi? Siete la rovina dell’Italia con questo perbenismo!”
Perbenismo? Mumble mumble … riprendo goccine EN… ma vaffanculo Giulia Nati! Vaffanculo assieme alle borse! Tremo all’idea di come possano crescere Hermes e Kelly! Ma se ti piaceva la bevanda gassata per antonomasia come li avresti chiamati? Coca e Cola? Comprendo che scrivere di te e della tua pochezza sia un aiuto alla tua voracità d’apparire, che il silenzio in questi casi è molto più salubre. Ma sono meravigliato per quel milione di follower, che purtroppo votano pure! Quasi quasi è meglio fregare sui pandori e uova pasquali che postare tale oscenità. Mi provochi nausea ed infinita tristezza! Ti prego curati.
Risvolti della memoria
Il Giorno dell’Amnesia
di Marco Travaglio
Il 27 gennaio celebreremo il peggior Giorno della Memoria da quando, nel 2005, l’Onu lo istituì per ricordare le vittime della Shoah nella data in cui, nel 1945, l’Armata Rossa liberò i superstiti del lager nazista di Auschwitz. Da allora, mai come oggi la Memoria è stata inquinata da rigurgiti di antisemitismo: il vecchio che riaffiora dalle fogne e il nuovo che contagia anche insospettabili, soprattutto i giovani più ignari della storia. Il tragico paradosso di questo truce revival antisemita è che il primo colpevole è il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, insieme ai leader, agli intellettuali e ai media che lo sostengono o non lo condannano (che è la stessa cosa). E fra questi, purtroppo, anche molti responsabili delle comunità ebraiche, troppo impegnati a bollare di antisemitismo filo-Hamas chiunque critichi Israele per accorgersi che così autorizzano l’altrettanto assurda equazione “Netanyahu uguale Israele uguale ebrei”. E finiscono col portare acqua al mulino di chi traccia assurdi paralleli fra il genocidio dei genocidi, la Shoah, e gli atroci crimini di guerra del governo israeliano a Gaza. O prende a pretesto i 25 mila palestinesi uccisi nella Striscia per negare a Israele il diritto a esistere falsificando la storia. Il 7 ottobre il pogrom di Hamas contro 1300 ebrei israeliani aveva suscitato un’ondata mondiale di simpatia e solidarietà a Israele. Poi Bibi, in 100 giorni e più di feroce rappresaglia a Gaza, è riuscito a rendere Israele più odioso e odiato di quanto non fosse mai stato.
Se dal 1948 non erano mai morti tanti ebrei in un giorno quanti il 7 ottobre, nessuno dei conflitti arabo-israeliani aveva mietuto tante vittime come la mattanza di Gaza. Il primo, fra Lega Araba (Egitto, Libano, Siria, Transgiordania, Iraq e Arabia Saudita) e Israele, durò un anno nel 1948-’49 e contò 6 mila morti israeliani (di cui 2 mila civili) e 10 mila arabi (perlopiù militari). La guerra di Suez fra Egitto e Israele, nel 1956, durò 8 giorni con mille caduti egiziani e 180 israeliani. Nella guerra dei Sei Giorni del 1967 fra Israele e Lega Araba, persero la vita 700 soldati israeliani e 20 mila arabi. Nei 36 giorni di quella del Kippur, nel 1973, perirono 2.300 soldati israeliani, 12 mila egiziani e 3 mila siriani. I 25 mila civili uccisi a Gaza in 100 giorni per (non) sconfiggere Hamas sono un unicum anche nella secolare e sanguinosa guerra arabo-israeliana. E ora chi non ne sa o non ne ricorda nulla serberà nella Memoria soltanto Gaza. Almeno finché Netanyahu non verrà cacciato e condannato.
Ps. In ogni famiglia ci sono nonni o genitori che ci hanno raccontato le deportazioni nazifasciste. Inviateci i vostri racconti a lettere@ilfattoquotidiano.it: il Fatto li pubblicherà nel Giorno della Memoria.
L'Amaca
Né volgarità né autocensura
DI MICHELE SERRA
Grazie a un lungo articolo di Bettina Bush sull’ultimo Robinson ho capito meglio l’importanza della grande mostra genovese su Artemisia Gentileschi. Se ne era parlato soprattutto per l’accusa rivolta ai curatori da alcune studentesse, poi ripresa da alcune attiviste, di avere “spettacolarizzato” lo stupro subìto dalla grande pittrice con una sala dedicata a quel trauma.
La polemica è del tutto legittima (quasi tutte le polemiche lo sono), ma comporta almeno un paio di domande successive. La prima è se sia giusto e utile che soprattutto di quello si sia parlato, meno dell’opera di Artemisia. La seconda è se fosse proprio necessario che i curatori si giustificassero, come se la valutazione sul loro lavoro dipendesse solo da quella scelta e quella stanza: che non è un dettaglio ma nemmeno quanto basta a valutare una mostra così significativa, o peggio a renderla illecita.
Che le questioni e le sensibilità di genere siano di prima rilevanza è fuori di dubbio, ma di fronte a casi come questi il timore è che da una parte ci siano i Vannacci e i Bandecchi, che se ne fregano di ogni scrupolo “di genere” e ci sghignazzano sopra. Dall’altra si rischi una specie di timor panico di fronte al ruolo giudicante che non “i social”, come si dice sbagliando, ma gruppi combattivi e ristretti di persone tendono a esercitare nei confronti di questo e di quello.
A destra il gesto dell’ombrello, a sinistra e altrove un intimorito, esitante percorso segnato dal timor panico di dire o di fare qualcosa di sbagliato? La volgarità conclamata da un lato, l’imbarazzo e l’autocensura da quell’altro? Non è un assetto decente per una discussione così importante.
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