martedì 16 gennaio 2024

Commenti opposti: il primo

 

Il personaggio
Selvaggia Lucarelli Se la battaglia per la verità rischia di essere bullismo
Sotto la lente della giornalista i potenti ma anche le persone semplici e indifese
DI MAURIZIO CROSETTI
A volte scappa la mano, a volte ci scappa il morto, sono i social, bellezza. Selvaggia Lucarelli, italian writer and gattara, come si legge sul suo profilo Instagram, è una specie di Zorro che combatte sempre per la verità. La sua spada è intinta in quel particolare veleno scuro che si chiama inchiostro. Ora sta con un fidanzato, Lorenzo Biagiarelli, italian food blogger, televolto dell’ora di pranzo, che invece di pensare al soffritto è andato ad analizzare il post controverso di quella povera donna. Entrambi sono convinti di avere fatto “debunking”, cioè disvelamento, e se invece fosse cyberbullismo? Mica ci provano solo i compagni di classe cattivi e smanettoni con quelli grassottelli o con quelle un po’ bruttine.
Chissà cosa si diranno a cena la webnauta e lo chef. “Caro, mi passi il sale?” “Tesoro, chi sputtaniamo domani?” Certo che lui, rispetto a lei, è ancora all’alberghiero: un apprendista della shitstorm. Lei sì che è una fuoriclasse. Un pescecane mangia una gamba a un ragazzo italiano in Australia? Selvaggia (assolutamente sì, moltissimo) mette in dubbio l’opportunità della raccolta fondi per aiutarlo (il ragazzo è benestante), e il malcapitato alla fine chiosa: «Il vero squalo è lei».
Dalla bidella pendolare al tassista barese senza pos, dai rifiuti in strada a Noto al pandoro della Ferragni, da Ilary Blasi a Elly Schlein non c’è angolo di cronaca che la Lucarelli non sbirci per poi giudicare, dando il voto al prossimo come quando alza la paletta di giurata a “Ballando con le stelle”. Lei, semmai, si esibisce a “bollando con le stille” (di arsenico), anche se nella sua lunga pagina su Wikipedia (autoprodotta?) si legge un curriculum infinito: opinionista, giornalista, blogger, scrittrice, conduttrice radiofonica, commediografa e attrice teatrale, una via di mezzo tra Oriana Fallaci ed Eleonora Duse. In effetti, i suoi libri sono capisaldi della cultura italiana, come non ricordare Dieci piccoli infami o Falso in bilancia?
Da una ventina d’anni la sua Stanza Selvaggia non risparmia nessuno, così come ai telespettatori non sono state risparmiate la partecipazione (da concorrente) a “La fattoria” e neppure, ma come opinionista, all’“Isola dei famosi” dove conobbe il suo primo marito, Laerte Pappalardo, figlio del mitologico Adriano.
Siccome Zorra ama vendicare, ristabilire giustizia e verità ma soprattutto giudicare, eccola appunto in giuria a “Notti sul ghiaccio” (forse lo portava lei, svuotandoselo direttamente dal cuore) e a “The Bachelor - L’uomo dei sogni”. Ma è a “Ballando con le stelle” che Selvaggia ha raggiunto la vera popolarità, litigando con Iva Zanicchi. Quella volta nessuno si è fatto male, anche perché il fidanzato Lorenzo era rimasto buono buono a casa a scolare la carbonara, anziché importunare con dubbi e sospetti una personaforse fragile e indifesa.
Nelle imprese dell’impavida paladina della verità sorprende l’assoluta assenza di misericordia, anche in queste drammatiche ore in cui una famiglia piange una madre che non c’è più. Scrive dunque Selvaggia Lucarelli: «Se decidiamo che dire la verità è sbagliato e decidiamo che fa uccidere le persone, ok, continuate pure» (voi giornalisti). Agghiacciante il riferimento ai «pregressi » e alla «storia personale» nel suicidio di Giovanna Pedretti: la Lucarelli non nomina il fratello della donna che si uccise dieci anni fa, ma il riferimento è chiaro. Se qualcuno si ammazza, non ci sta con la testa. I pregressi, appunto. Senza dirlo chiaro: alludendo.
L’odio social? Colpa dei media, di sicuro. «Siamo arrivati al punto che dare una notizia non è una responsabilità, correggerla sì», scrive ancora Lucarelli. Giornali e televisioni, secondo lei, non verificano le informazioni prima di diffonderle, al contrario del cuoco Lorenzo, una fonte impeccabile non si capisce a quale titolo. Ma, soprattutto, cosa distingue il vero dal falso? Cosa separa un blogger da un bullo, uno chef da un opinionista, una gattara da una giudice dell’universo mondo? Meglio restare ai fatti. E i fatti dicono che una povera donna è morta.

lunedì 15 gennaio 2024

Sante parole



Ho visto l’intervista del Papa da Fazio, ciao ciao Rai Meloni, gustando le parole vive del Pontefice che squarciano la mentalità bellica di questo mondo. Svariate volte ha parlato dei mercanti di morte, le industrie belliche, per buona pace del nostro ministrone della difesa. Parole semplici, per essere accolte da tutti, il pensiero lancinante verso i bimbi uccisi, mutilati e soli. Le confidenze, tipo l’inferno vuoto, la bellezza del perdono, il Dio padre, madre, che cerca tutti, ma proprio tutti. S’erge quest’uomo a baluardo della fede, del dire sempre parole chiare, schierandosi sempre con il bene. Chissà che non faccia breccia pure nel mefitico mondo politichese, impegnato avidamente a cercar poltrone europee? Sarebbe un miracolo!

Meraviglia


 

Stop cell!

 


Superkkè?

 

Superlega. Il Sarchiapone dell’era moderna: un’entità misteriosa che nessuno vedrà mai
di Paolo Ziliani
Quando il 15 dicembre 1995 la Corte Europea diede ragione al calciatore belga Jean-Marc Bosman che chiuso il suo rapporto con l’RFC Liegi aveva deciso di trasferirsi ai francesi del Dunkerque – trasferimento di fatto bloccato dal Liegi che pretendeva un indennizzo – stabilendo che i calciatori dell’Ue potevano trasferirsi gratuitamente a fine contratto a qualsiasi altro club di uno stato membro, gli argini saltarono e tutti i calciatori a scadenza furono liberi di trasferirsi da subito e gratis in un nuovo club senza che nulla fosse dovuto al vecchio. Il tappo era saltato, lo champagne prese a scorrere a fiumi.
Allo stesso modo, quando il 21 dicembre scorso la Corte Europea diede ragione alla società “A22 Sports Management” ideatrice della Superlega stabilendo che l’Uefa non può avere il monopolio dell’organizzazione dei tornei calcistici e che chiunque è libero di dar vita a una propria competizione, tutti pensavano che A22, e cioè Real Madrid, Barcellona e Juventus, che nella persona dell’allora presidente Andrea Agnelli avevano dato vita alla società, avrebbe annunciato di lì a poco la data di partenza della prima Superlega, il numero e il nome dei club partecipanti, i criteri di partecipazione e quant’altro. Dopo il prematuro annuncio della nascita della creatura (subito abortita) dato nella notte del 20 aprile 2021, al quale seguirono due anni e mezzo di acerrima battaglia contro l’Uefa prevaricatrice, il nulla osta della Corte Ue dava ad A22 la possibilità di realizzare il progetto Superlega liberamente e subito.
Che cos’è successo invece: A22, lungi dall’avere il prodotto pronto per essere lanciato chiavi in mano, non sa letteralmente che pesci pigliare e sta prendendo tempo. Quando partirete?, hanno chiesto al Ceo Bernd Reichart. “In questo momento non stiamo azzardando date – ha risposto –. La Superlega è una proposta importante e vogliamo fare le cose bene. Abbiamo l’ambizione di iniziare il prima possibile, ma senza speculare sulle date”.
E come vi rapporterete rispetto ai campionati nazionali differenziandovi dalle modalità seguite dall’Uefa? “La Superlega – ha spiegato Reichart – non invade il calendario nazionale: si accoppia e mantiene la dinamica competitiva di qualificazione che discende da una buona annata nel torneo domestico”.
Domanda: anche a voi queste parole suonano come una supercazzola? Se è vero che A22 muoverà contro l’Uefa schierando la Superlega contro la Champions, corazzata contro corazzata, Reichart dovrebbe spiegare: 1. Perchè la Superlega dovrebbe avere un appeal superiore alla Champions dovendo fare a meno di tutti i club inglesi (la Premier è il torneo più visto al mondo), di tutti i più importanti club tedeschi e francesi che già hanno declinato l’invito, di tutti i club italiani fatta eccezione per gli incerti, ad oggi, Juventus e Milan, di tutti i club spagnoli a eccezione dei rivoltosi Real e Barça e di altri club europei blasonati come Ajax, Shakhtar, Salisburgo e via dicendo; 2. Visto che l’Uefa qualifica alla Champions i club in modo meritocratico, cioè base al piazzamento in classifica, che farà A22? Raccoglierà le briciole lasciate dall’Uefa invitando le quinte, seste e settime classificate oppure andrà “a invito” scegliendo chi più le aggrada in omaggio al brand?
La verità è che la Superlega è destinato ad essere il nuovo Sarchiapone dell’era moderna: un’entità indefinibile, misteriosa, sconosciuta e che mai ad occhio umano sarà dato modo di vedere.

Nascondenti


Il governo nasconde Matteotti e ignora le vittime del nazismo
LA REPUBBLICA DEI FRATELLI D’ITALIA - La “nostra identità”. Viene da chiedersi se quella di Fdi interpreti la democrazia italiana o invece la rappresentazione fascista vista ad Acca Larentia giorni fa
DI TOMASO MONTANARI
Il programma elettorale di Fratelli d’Italia alla voce cultura prometteva nientemeno che la “Creazione di un nuovo immaginario italiano anche promuovendo, in particolare nelle scuole, la storia dei grandi d’Italia e le rievocazioni storiche. Valorizzazione del Giubileo 2025 e di Roma Capitale della Cristianità. Contrasto a cancel culture e iconoclastia che minacciano i simboli della nostra identità”. Tutto sta a capire cosa si intenda per “nostra identità’” quella della Repubblica italiana, o quella plasticamente visibile ad Acca Larentia qualche giorno fa?
La domanda è urgente, a giudicare dalla tacita, quanto inesorabile, azione di cancellazione che questo governo sta di fatto portando avanti verso la figura di Giacomo Matteotti, e verso la memoria dei crimini nazi-fascisti. Già, perché questa è la vera cancel culture: quella di chi cancella, avendo conquistato il governo, la memoria e la storia di una nazione. In questo caso di una nazione che ha scelto l’antifascismo, e bandito il fascismo: pensavamo per sempre.
Quando ciò avviene non attraverso leggi, o proclami espliciti, ma attraverso omissioni, silenzi, boicottaggi è necessario unire i puntini, esplicitare moventi, connettere fatti diversi. Uno di questi fatti è la sistematica opposizione dell’Avvocatura dello Stato alla liquidazione dei risarcimenti riconosciuti dai tribunali della Repubblica a vittime dei fascisti e dei nazisti.
L’erogazione dei fondi previsti da una legge voluta dal governo Draghi non è evidentemente paragonabile a quella dovuta quando lo Stato soccombe in giudizio: ma l’atteggiamento dell’Avvocatura è invece lo stesso. Di fronte alle polemiche, la Presidenza del Consiglio ha emesso una nota in cui difende questa linea, chiedendosi retoricamente perché “in un giudizio che vede come parte chiamata in causa lo Stato, quest’ultimo non debba costituirsi per concorrere alla verifica dei presupposti della richiesta di danni, tanto più quando dai crimini che sono alla base delle domande di risarcimento sono trascorsi 80 anni”. Ragionamento astrattamente comprensibile, ma che non spiega la natura in alcuni casi palesemente ostruzionistica della condotta dell’Avvocatura; e che non cancella, ma anzi avvalora, l’idea che, attraverso questa non formale resistenza, il governo intenda invece ribadire la continuità dello Stato tra fascismo e Repubblica. Insomma, non si sfugge all’idea che il governo si consideri controparte politica di quelle vittime. Vittime che, vista l’età, potrebbero in molti casi a questo punto non ricevere alcunché.
Non è possibile non collegare a questa costante azione insabbiante, la vergognosa gestione dei fondi all’anniversario di Matteotti. La legge approvata a luglio scorso (anche con i voti della destra) prevedeva che i bandi finanziati per le iniziative celebrative uscissero in settembre. Ma nonostante lettere, dichiarazioni pubbliche e proteste delle istituzioni coinvolte, ad oggi non ve n’è traccia. Di fronte alle polemiche, il sottosegretario Mantovano ha infine garantito che i bandi usciranno a fine gennaio, con ‘soli’ quattro mesi di ritardo. Considerando che l’anno è già iniziato, e che Matteotti fu assassinato dai fascisti il 10 giugno, non si tratta di una perdita di tempo sanabile: il centenario è ormai compromesso. Ed è veramente difficile credere ad un innocente ritardo: pare invece di assistere ad una tattica precisa. Visto che uccidere un’altra volta Matteotti votando contro il centenario è – almeno per ora – troppo esplicito, si vota la legge con la riserva mentale di boicottarne poi nei fatti l’attuazione.
Il punto è che per i nipotini di Giorgio Almirante, “servo dei nazisti” e “fucilatore di partigiani”, Matteotti non è certo uno dei “grandi d’Italia” da far conoscere nelle scuole. Pochi giorni fa, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti ha gridato in Parlamento che al suo partito è particolarmente cara la frase con cui si chiude il Manifesto futurista (1909): “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!…”. È un testo-incubatore del pensiero fascista. Poche righe sopra si legge: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.
Quindi, ha terminato il suo intervento citando una canzone della Compagnia dell’Anello che adatta Tomorrow belongs to me, la canzone che in Cabaret canta un membro della Gioventù Hitleriana: un testo di matrice nazista, con passaggi palesemente antisemiti e trasparenti apologie del fascismo, che è l’inno del Fronte della Gioventù.

C’è una destra di strada che fa il saluto romano ad Acca Larentia, e c’è una destra di palazzo dice queste cose e contemporaneamente boicotta i risarcimenti alle vittime dei nazi-fascisti e il centenario di Giacomo Matteotti: ci sarà, o no, una qualche relazione tra le due?