martedì 9 gennaio 2024

Boooom!

 

L’altro bavaglio
di Marco Travaglio
Stanno imbavagliando i migliori atlantisti d’Italia. Da quando il Fatto ha iniziato a raccontare l’informativa della Guardia di Finanza acquisita dal Copasir sugli affari del duo Renzi&Carrai con alcuni fra i più rinomati Stati e/o governi-canaglia, dall’Arabia Saudita agli Emirati, dal Qatar all’Azerbaigian, dalla Russia alla Cina, le vestali dei valori occidentali tempestano i direttori di giornali e tg per rompere il muro di omertà e sparare a zero sul senatore e sul suo degno compare pappa e ciccia con quei bei regimi, oltreché con 007 italiani, israeliani e russi. Uno che sfrutta i legami internazionali avviati da premier per fare soldi non dopo la carriera politica, ma durante. Uno che dà dei putiniani filo-cinesi anti-atlantisti filo-Hamas agli avversari e viene beccato in love con l’oligarca ex Kgb, il magnate cinese Jack Ma, l’emiro del Qatar che finanzia e ospita i capi di Hamas, gli azeri della pulizia etnica contro gli armeni in Nagorno-Karabakh, per non parlare dei tagliagole e sega- giornalisti sauditi tipo l’amico Bin Salman. Uno che sei anni fa sventolava in tv il suo estratto conto da 15 mila euro e tuonava “Se vuoi fare i soldi non fai il politico, se hai un saldo diverso da questo qualcosa non torna”: ora è il senatore più ricco con 3,2 milioni e attacca pure Conte perché è il parlamentare più povero, avendo fatto politica per 10 mesi e mezzo su 12 senza percepire un euro. Uno che non ha mai spiegato perché certe culle della democrazia lo coprano d’oro per tenere conferenze in un inglese da Stanlio e Ollio che in Italia nessuno ascolterebbe neppure gratis, ma neanche pagato.
Di qui lo sdegno dei nostri atlantisti del Biden-Stoltenberg-Zelensky-Taiwan Fan Club, che han passato anni a compilare liste dei servi di Mosca e Pechino sui giornaloni, ad additare quinte colonne di Putin e di Xi in redazioni, talk, teatri lirici, musica sinfonica e pop, sport, letteratura, ovviamente nella missione sanitaria russa anti-Covid a Bergamo e nella Via della Seta. Come potrebbero tacere su questo campione di doppiopesismo e doppia morale beccato a fare all’ennesima potenza ciò che per molto meno, anzi per nulla, rimprovera agli altri? Infatti i Riotta, Tocci, Cappellini, Merlo, Grasso, Polito, Galli della Loggia, Panebianco, Meli, Verderami, Severgnini, Iacoboni sono tutti lì frementi di sdegno davanti ai rispettivi direttori con le mani che prudono: “Ma hai letto di Renzi e Carrai? È uno scandalo, ne va dei valori occidentali! Dobbiamo cantargliele chiare! Ho già pronto un articolo di fuoco”. Ma quelli niente: li imbavagliano. Fortuna che c’è il Fatto, nato apposta per dire ciò che gli altri non possono dire. Cari colleghi atlantisti, inviateci i vostri feroci articoli sul caso Renzi: li pubblichiamo noi.

L'Amaca

 

Un solo mestiere uguale per tutti
DI MICHELE SERRA
I supermercati senza casse oggi sono una sperimentazione, presto saranno la regola. La scomparsa dell’essere umano, nella mediazione mercato-cliente, è un passo“ideologico” prima ancora che tecnico-economico. In fondo al percorso scopriremo che nessuno è più cassiere, impiegato, casellante, controllore, manutentore, postino, negoziante (e forse anche insegnante, architetto, giornalista, medico, poeta, tutte mansioni surrogabili dall’intelligenza artificiale) perché faremo tutti un unico mestiere: consumatore.
Già oggi, per aprire un contratto e soprattutto per farlo cessare (impresa quasi disperata) è rarissimo avere a che fare con un essere umano, anche nei casi in cui solo un colloquio tra simili (umano che parla, umano che risponde) può aiutare a superare gli intoppi e accelerare gli iter. A ognuno di noi capita spesso di inseguire come un miraggio la presenza umana (“potessi almeno parlare con qualcuno…”) mentre arranchiamo nelle nebbie degli algoritmi, delle app, dei casellari da riempire, dei pin, delle password, dei clic.
Un mercato-totem, senza sembianze umane, inavvicinabile, sinistramente simile al Capitale così come lo raffigurava Paul Lafargue alla fine dell’Ottocento: “Io sono il Dio che divora gli uomini”. Nessuno, del resto, pare preoccuparsene più di tanto: grande scandalo, in America, perché pare che Elon Musk si faccia qualche canna e qualche acido, zero scandalo quando ha licenziato migliaia di persone. Molte delle quali con un tweet, per evitare l’incresciosa incombenza di dover dire di persona a qualcuno: vattene, non servi più.

lunedì 8 gennaio 2024

Quisigode!




Ciao Kaiser!



Quando lo nominavi o udivi il suo nome, la memoria visiva te lo rappresentava come una saracinesca dorata; Franz Beckenbauer se ne è andato a 78 anni, lasciandoci la classe, la regalità, la soavità che lo portarono ad essere soprannominato il Kaiser; nella madre di tutte le partite, nell’Atzeca messicano, per nostra fortuna, giocò quasi tutta la partita con un braccio bloccato sul petto. Rip Kaiser Franz!

Assassino



Dopo aver perso la moglie e due figlie, ieri a Wael Dahdouh, capo di Al Jazeera hanno assassinato pure il figlio Hamza, mentre tutto il mondo continua a far finta di non vedere la barbarie inaudita dell’assassino Netanyahu!

Alla fin fine...

 

Ricca malasanità L’odissea di un lombardo costretto a emigrare (nel privato) per una tac
di Nando dalla Chiesa
Noi e la sanità. E diciamolo, dunque: “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Così inveì Cicerone nella prima delle sue celebri “catilinarie”, il giorno in cui il suo avversario aveva ordinato ai propri sicari di ucciderlo. Non diversamente dovremmo rivolgerci ai pubblici poteri di questo Paese, che vent’anni fa decisero di trasformare la salute degli italiani in uno dei più grandi e impuniti campi di profitto, essendo gli altri ormai saturi o inarrivabili al genio imprenditoriale italico. Così una convenzione dopo l’altra, un’esternalizzazione dopo l’altra, un soffio di ’ndrangheta dopo l’altro, il sistema sanitario che fu nostro vanto, come l’amministrazione pubblica in Francia o l’assistenza sociale in Svezia, sta diventando un gigantesco fattore di ingiustizia sociale in un Paese sempre più vecchio e bisognoso. Dopo gli eroismi dell’anno del Covid, sono caduti i veli. Lo ha registrato il monitoraggio di Nando Pagnoncelli sulle vere urgenze degli italiani, lo ha ricordato il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di Capodanno. Fino a quando continuerà? Fino a quando sarà possibile? Certo le regioni non sono tutte uguali. In alcune, con esempi clamorosi al Sud, il dramma della malasanità è stato quasi sempre endemico.
Epperò sentite questa. Proprio in queste settimane ho potuto seguire per interposta (e disperata) persona la vicenda di un cittadino lombardo. Ossia di un abitante della regione più ricca d’Italia e che stabilmente reclama da decenni l’assoluta “eccellenza” della propria medicina. Un sistema sanitario competitivo, dove privato e pubblico concorrono tra loro, con effetti virtuosi sulla qualità dell’offerta. Questo cittadino, residente nella provincia mantovana, dovendo affrontare con urgenza un’operazione per tumore e dovendo per questo preventivamente presentare una tac a chi avrebbe dovuto operarlo, si è sentito respingere la richiesta dal sistema pubblico, e prima (semmai possa essere una ragione) del periodo natalizio. Perché nemmeno in questi casi urgenti ci sono finestre disponibili per mesi. Il signore in questione ha allora sfoderato la santa pazienza di questi momenti (“quousque tandem?”, appunto) e ha cercato di effettuare la tac nel privato. Ma neanche questa disponibilità a pagare in proprio è bastata. Niente da fare da nessuna parte, almeno nei territori in cui, a buon senso, poteva rivolgersi. Allora è passato a un’altra regione anch’essa zeppa di eccellenze, l’Emilia. Ma neanche lì il pubblico aveva finestre aperte. E neppure il privato, almeno nelle province limitrofe. Finché un posto (privato) è miracolosamente spuntato nella provincia di Ferrara. Morale: un cittadino lombardo per curarsi in una situazione di estrema urgenza ha dovuto rivolgersi al sistema (privato) di un’altra regione. È dovuto emigrare. Sottolineo: è dovuto emigrare.
Una volta era il contrario, in Lombardia ci si andava a curare. Un caso accidentale? No. Mesi fa un medico marchigiano mi ha raccontato che da un po’ di tempo nella clinica per cui lavora arrivano d’estate a farsi visitare cittadini lombardi. La ragione? Nelle Marche il posto nel privato si trova prima, e in più gli interventi (sempre nel privato) costano molto meno. La scelta estiva? È dovuta alla possibilità di ammortizzare le spese di trasferta e permanenza abbinando il viaggio a una vacanza. Turismo sanitario, appunto. Così si consumano, non tutte d’un tratto, ma un gradino dietro l’altro, le celebri eccellenze. Dietro ci sono i drammi veri di malati che non si possono curare, costretti a svenarsi, o perfino a indebitarsi. E quelli di famiglie in cui i malati sono più di uno. Perché il parlamento invece di promuovere una indagine-rappresaglia sulla sanità ai tempi del Covid, non ne promuove una vera al servizio della collettività sullo stato odierno della sanità in Italia? Ah, saperlo…

domenica 7 gennaio 2024