venerdì 5 gennaio 2024

Riassunto spettacolare

 

La bugiarda sincera

di Marco Travaglio

Fra una balla e l’altra, ieri Giorgia Meloni è stata colta da alcuni lampi di sincerità. Quando ha interrotto la conferenza stampa per fare pipì (anche l’Uomo dell’Anno, come direbbe Fichi Sechi, deve fare i conti con la prostata). O quando ha liquidato con due battute la legge bavaglio che avrebbe impedito agli italiani (lei compresa) di leggere l’ordinanza sulla cricca degli appalti Anas: dinanzi a giornalisti con bavaglio incorporato che, per i nove decimi, le servivano assist anziché domande e chiudevano l’incontro con un bell’applauso (come nella Corea di Kim Jong-un e nell’Italia di Draghi), l’idea che piangano per un divieto che già osservano prima che venga imposto fa scompisciare anche lei. O quando ha schiacciato le palle che gentilmente le alza ogni giorno la sinistra più stupida del mondo: il giudice della Corte dei Conti che insulta il governo; il Pd che chiede la testa di Delmastro una delle rare volte in cui non c’entra; Rep che lancia continui allarmi democratici perché la destra, vinte le elezioni, occupa la Rai e nomina giudici alla Consulta come ha sempre fatto il Pd senza mai vincere un’elezione.

Ma il momento di massima trasparenza è stato quando ha negato il familismo in FdI e la questione morale nei casi Verdini, Santanchè, Sgarbi, Crosetto&C.: “Sul familismo comincio a stufarmi” (sapesse noi); “Non c’è una questione morale, ma solo casi singoli. E non abbiamo allentato i poteri di controllo” (infatti hanno tagliato le mani alla Corte dei Conti e stanno abolendo l’abuso d’ufficio). Poi è partita per la tangente, attribuendo al Fatto e alla sua vera ossessione, Giuseppe Conte, cose mai dette: “Dovrei far dimettere persone raggiunte da avvisi di garanzia? I 5Stelle non han fatto dimettere Raggi, Conte, Grillo e Appendino, a cui io ho espresso solidarietà”. A parte il fatto che la Meloni ha passato gli ultimi 15 anni a chiedere dimissioni di indagati e non (spesso a ragione), qui nessuno collega gli avvisi di garanzia con le dimissioni. Qui si parla di questione morale, diversa e molto più ampia di quella penale: riguarda condotte e conflitti d’interessi incompatibili con la dignità e l’onore richiesti dall’articolo 54 della Costituzione, accertati ora da pm, ora da cronisti. Quando ne emerse uno sul sottosegretario Siri, Conte lo fece dimettere. E lo stesso dovrebbe fare lei, liberandosi di Sgarbi e Santanchè e cambiando delega a Salvini perché ha il cognato e il suocero lobbisti (e forse pure tangentisti) su appalti dell’Anas controllata dal suo ministero. Voi direte: perché allora è stata sincera sul familismo e la questione morale? Perché sa benissimo che esistono e sono uno scandalo, ma non può cacciare nessuno. Sennò svuota prima il suo partito, poi il suo governo.

giovedì 4 gennaio 2024

Grande!




Al galoppo



Stiamo andando al galoppo verso la rovina! Questa è Emily Pellegrini che in pochissimo tempo ha acchiappato 150mila followers su Instagram. Calciatori, tennisti e ricconi l’hanno cercata ovunque. Ma non l’hanno trovata: è stata creata dall’Intelligenza Artificiale! Se visitate il profilo non noterete nessuna differenza col reale.

A volte Cappellini...

 

Vittimismo, arrampicate e falsificazioni. Tre ore di puro melonismo. 

di Stefano Cappellini

Fronte aggrottata mentre ascolta le domande più sgradite, smorfie dopo le risposte più piccate, rimozioni, salti logici, reticenze, benaltrismi e qualche oggettiva falsità. Tre ore abbondanti di melonismo puro alla conferenza stampa di fine anno, ormai inizio, senza mai perdere la calma ma neanche la posa vittimista che è la cifra naturale della presidente del Consiglio: la destra discriminata, anche ora che tutto decide e dispone, i poteri occulti all’opera – Meloni torna a denunciarli ma poi aggiunge incredibilmente: non chiedetemi di essere più precisa – le accuse di doppio standard alla sinistra, nonostante la presidente del Consiglio dimostri di essere campionessa nell’uso dei due pesi e due misure. Picco la risposta sul caso Degni: parlando del magistrato della Corte dei conti, nei guai perché sui social si è espresso contro il governo, Meloni chiede alla sinistra se sia giusto che persone nominate in ruoli super partes si comportino da militanti politici, proprio lei che – solo per citare il caso più clamoroso e ferale per le istituzioni - ha insediato alla seconda carica dello Stato Ignazio La Russa, che rivendica il diritto di partecipare agli eventi di partito, il suo, e di intervenire nel dibattito pubblico con la medesima libertà di quando era un dirigente del Msi e di An.

Europa, guerre, banche

Meloni si appoggia spesso su dati errati, come quando rivendica all’Italia una crescita superiore alla media europea, e sposta l’asse delle risposte quando si rende conto che una replica centrata e pertinente la esporrebbe ad accuse di incoerenza o al contropiede degli avversari. Qui il capolavoro è il passaggio sulla disponibilità di Fratelli d’Italia a far parte della nuova maggioranza europea dopo il voto della prossima primavera. Lei risponde di no. Anzi, per non farsi scavalcare a destra da Matteo Salvini, aggiunge che continua a lavorare a una nuova, e fantomatica, maggioranza alternativa. Poi, però, spiega che è pronta a votare per la futura Commissione, come se le due questioni potessero essere distinte. Sofismi. Arrampicate. Equilibrismi. Solo sui teatri di guerra, Ucraina e Medio Oriente, le affermazioni sono nette e senza scappatoie. Non risponde sulla tassa sugli extraprofitti bancari, di fatto ritirata dopo i problemi in maggioranza, infilando solo una sequela di provvedimenti presi da altri governi e altre forze politiche a presunto vantaggio degli istituti bancari.

Mes e mistificazioni

Sul Mes se la cava con logica di pacchetto: pacchetto di mistificazioni. La prima è forse la più clamorosa: “Sulla ratifica del Mes non potevo che rimettermi all’aula”. Affermazione surreale in bocca alla leader del partito di maggioranza relativa, di cui lei è presidente e la sorella coordinatrice, e alla presidente del Consiglio di un governo che ha usato il Parlamento come un votificio ricorrendo con frequenza record a decretazione e fiducie, la stessa che all’inizio della discussione della manovra ha addirittura chiesto alla maggioranza di non presentare alcun emendamento. Improvvisamente, sul Mes il Parlamento diventa sovrano e non influenzabile. Ma Meloni fa di più e chiede: “Perché il governo Conte ha sottoscritto un accordo quando sapeva che non c’era una maggioranza in Parlamento per ratificarlo?”. Qui la confusione è doppia. Intanto perché si addebita assurdamente a un governo della passata legislatura di non aver tenuto conto dei numeri di un Parlamento, quello attuale, che non era ancora stato eletto. E poi perché Meloni dice comunque il falso: fu proprio il precedente Parlamento a invitare il governo a firmare il trattato che modificava il Mes con un atto formalmente votato dall’aula nel dicembre 2019. Anche sui balneari di fatto non risponde, come già sulle banche, rimuove i richiami di Mattarella e attribuisce al governo il merito di aver fatto il primo studio per verificare la compatibilità delle norme chieste dall’Europa con il quadro italiano. Si tratta, per capirci, dello stesso studio che, pur di dimostrare che non c’è scarsità del bene, e cioè che in Italia la quota di coste in concessione non è alta, ha riscritto la geografia aumentando di circa 3mila chilometri le coste nazionali: da circa 8mila km a 11mila.

Pozzolo e le nostalgie mussoliniane

Meloni dice di non condividere le accuse sulla mediocrità della classe dirigente di Fratelli d’Italia, ma poi in realtà la sposa in pieno anche perché capisce bene quanto possa aiutarla la narrazione della fuoriclasse circondata da incapaci: spiega dunque che non è disposta ad affrontare una vita che comporta responsabilità pesanti se gli altri intorno a lei non si dimostrano all’altezza di tali responsabilità. Come se i Pozzolo fossero arrivati in Parlamento a sua insaputa. Ovviamente non risponde alla domanda sulle nostalgie mussoliniane e le teorie no vax del deputato pistolero. È un metodo. Presentarsi sempre come la vittima, anche dei colleghi di partito.

Finalmente!

 


Prima Pagina

 


Compendio

 

Ucraina e sturmtruppen: 2 anni di bugie e assurdità
DI DANIELA RANIERI
Ci sono un aggressore e un aggredito, punto. Se vedo un bambino grande che picchia uno piccolo non chiedo chi ha ragione. Se cade l’Ucraina, cadrà l’intera Europa. La Nato non è coinvolta in questa guerra. Putin ha il Parkinson. Ha un tumore terminale al pancreas. Ha avuto un arresto cardiaco. Putin finirà male. Non si tratta col nemico. Non è la guerra in Ucraina, è la guerra contro tutti noi. Chi pensa che la situazione sia complessa è putiniano. Pacifisti o pacifinti? Pacifinti o pacitonti. Putiniani. Putinieri. Putinversteher. Sinistra “né né”. Il Fatto Quotidiano è putiniano. Occorre subito la no-fly zone. Non c’è alternativa per gli Stati Uniti, l’Europa e i loro alleati se non garantire che l’Ucraina vinca questa guerra. Zelensky, l’attore che si trasformò in Churchill. Un Churchill per l’era dei social media. Non abbiamo vie d’uscita che sostenere la Resistenza e inasprire le sanzioni. Russia al collasso.
Tre mesi e l’economia russa crolla. Autogol di Putin. Se non ci fosse la Nato, Putin sarebbe già a Lisbona. Putin farà come Hitler. Putin è il nuovo Stalin. Putin non va ascoltato: è folle. Gli Stati Uniti non hanno interessi nella guerra. La Costituzione ci impone di difendere la patria (ucraina, ndr). L’art. 11 va letto tutto. I trattati internazionali ci impongono di aiutare l’Ucraina. Modello pandemia: dopo i vaccini, aiuti militari. Kiev è un baluardo dei principi democratici. I russofoni non sono russofili. Papa Francesco è filo-russo. L’offensiva russa si è infranta sulle difese ucraine. La Russia sta usando le sue scorte d’armi a ritmi insostenibili.
Non ci sono nazisti in Ucraina. I soldati del battaglione Azov sono eroi da leggenda, meritano rispetto. Sono come gli Spartani alle Termopili. L’inno degli Azov è il loro Bella ciao. Sono partigiani. Il battaglione Azov non è neonazista. Dmytro (soldato Azov, ndr) misura le risposte, legge Kant e argomenta non solo col bazooka. Il generale Abroskin (soldato Azov, ndr) è un “giusto”, com’era Oskar Schindler. L’Ucraina usa i nazisti, ma per difendersi. Non dimentichiamo che ci sono un aggressore e un aggredito. Non ci sono stati crimini ucraini nel Donbass. L’Ucraina non ha bisogno della mediazione del Papa. Il piano di pace dev’essere ucraino. Gli Usa tutelano la libertà delle nazioni. Questa è una guerra giusta. La Nato aveva ragione a schierare l’esercito (al confine russo, ndr): ci difende. Prigozhin, il macellaio di Putin (prima del golpe, ndr). Prigozhin, lo chef di Putin (dopo il golpe, ndr).
All’Ucraina mandiamo armi già in nostro possesso. Sosterremo l’Ucraina per tutto il tempo necessario. Fino all’ultimo ucraino. Dobbiamo raddoppiare il supporto militare in modo che le mire imperialistiche della Russia falliscano e l’Ucraina vinca. Mettere Putin alla canna del gas. Putin è terrorizzato di vivere la sua Stalingrado. Sarà la sua Caporetto. Sarà il Vietnam dei russi. L’Ucraina le sta dando di santa ragione al colosso russo. Ucraini al confine con la Russia. Piaccia o no ai pacifinti. L’Ucraina difende i nostri valori. Non è un conflitto soltanto europeo: queste sono le bombe e i razzi che Putin ha lanciato anche contro altri Paesi. Putin attaccherà la Nato. Putin sa che non vincerà. L’esercito potrebbe ribellarsi. Putin non vincerà mai. Putin ha già perso. Putin teme la democrazia ucraina. Finanziare l’industria della guerra serve a mantenere la pace. Sì a una pace giusta, alle condizioni dell’aggredito. Perché ci sono un aggressore e un aggredito. Il cinismo dei pacifisti. La maggioranza degli italiani è favorevole all’invio di armi. Non è provato che l’uranio impoverito sia tossico. La guerra rischia di lambire i nostri confini nazionali. L’Ucraina deve entrare nella Nato senza se e senza ma. Sono stati i russi a bombardare il gasdotto Nord Stream 2. Il drone caduto sul Cremlino non era ucraino. Putin inventa le cose. Drone sul Cremlino forse ucraino, dice l’intelligence Usa. Missile russo caduto in Polonia. È stato un missile russo, ne abbiamo le prove. Il missile in Polonia era ucraino, ma responsabile è la Russia.
La Russia deve ritirarsi subito. Zelensky: “Armateci o toccherà a voi”. È questione di tempo. La controffensiva a Bakhmut guadagna terreno. L’esercito russo è allo stremo. Per l’esercito di Putin è una vera figuraccia. Morale basso. Il rublo è crollato- Rublo ridotto in macerie. Mosca è in grande sofferenza. Putin, il suicidio di uno Zar. Pacifisti, finti pacifisti o pacifinti: tutti spiazzati dalla controffensiva ucraina. L’Italia, tra opinione pubblica e media, non ha ancora chiaro chi sia l’aggressore e chi l’aggredito. Le file per guardare Barbie dimostrano che Putin non vincerà. Putin può ancora perdere. La disinformazione è solo russa.
Frasi scritte o pronunciate da politici, giornalisti ed esperti dal 24 febbraio 2022 a oggi.