mercoledì 3 gennaio 2024

Robecchi 24

 

Buon anno nuovo. Le notizie positive bisogna inventarle, le altre ci sono tutte

di Alessandro Robecchi 

Né ridendo né scherzando, è arrivato l’anno nuovo. Sono in ritardo per gli auguri, e per fortuna, perché a parte la sopravvivenza, o di riuscire a pagare le bollette, o di non dover prenotare una visita specialistica tra otto mesi e mezzo, non saprei cosa augurarvi. Mi spiace, non vorrei essere pessimista, non lo sono di natura, ma mi sembra che i tempi suggeriscano questo: il realismo è già una notevole vocazione al disastro.

In cerca di qualche buona notizia per allietarci l’inizio del 2024, mi accorgo che non ce ne sono, e le migliori dovrei inventarmele di sana pianta. Tipo, che so, la scoperta di una fitta rete di tunnel sotto Firenze, che collega le varie residenze dei Verdini. Essendo tutti ai domiciliari, hanno scavato per passarsi bottiglie di champagne e verbali delle intercettazioni. A piede libero è rimasta quasi solo la figlia, che però, essendo fidanzata con Salvini, è quella che ha la condanna peggiore. Dove sono i garantisti quando servono? Eh?

Potremmo svagarci un po’ con il fenomeno dell’anno, Javier Milei, il nuovo presidente dell’Argentina, idolo dei liberisti di tutto il mondo, un mix micidiale tra Milton Friedman, il dittatore dello stato libero di Bananas e un vicedirettore de Il Foglio. Ho letto l’elenco delle sue riforme e in effetti manca solo “da domani la lingua ufficiale sarà lo svedese”, il resto c’è tutto, compresi il divieto di manifestare, di scioperare e di non dire “viva Milei”. Non vi sfugga la geniale innovazione: eravamo abituati ai liberali che aprono la porta al fascismo, qui si salta un passaggio (inutile lungaggine burocratica), e il liberale diventa automaticamente lui, il fascismo. Fidatevi, si risparmia. Resta solo una considerazione un po’ amara: per aver votato questo qui, pensa com’erano gli altri, che è un po’ quello che diremo tutti noi dopo le elezioni europee.

Poi, per tirarsi un po’ su il morale, non c’è nulla come le buone letture. Vi consiglio il Bloomberg Billionaire Index, cioè l’annuale hit parade dei miliardari del pianeta. Istruttivo, anche se non favorisce la digestione. Stando alle recenti quotazioni di Borsa, il più ricco del mondo è Elon Musk, con 232 miliardi di dollari in tasca, 93 in più rispetto all’anno precedente, che fa dieci milioni e mezzo di dollari all’ora, un salario minimo abbastanza soddisfacente. Forse per quello la “destra sociale” l’ha applaudito tanto, alla sagra fantasy di Atreju, perché “destra” va molto di moda, ma “sociale” non si porta più, è un po’ out.

Una nota triste, il rischio di indigenza per Bernard Arnault, il capo mondiale del lusso, che si ferma a 178 miliardi: qualcuno nel 2023 si è scordato di smacchiare la borsa Louis Vuitton con lo champagne millesimato, e lui ne paga le tristi conseguenze passando dal primo al secondo posto, che decadenza, suggerirei di lanciare una sottoscrizione. In tutto questo, una nota di orgoglio nazionale: grazie al governo della destra, e al signor Giorgetti in particolare, dovremo tagliare dal bilancio dello Stato 12 miliardi e mezzo all’anno fino al 2031. Lasciamo stare che quelli che hanno firmato questo patto sono gli stessi che hanno vinto le elezioni dicendo “Mille euro a testa con un click”, tipo la sora Giorgia, “uomo dell’anno”, quisquilie, non fermatevi ai dettagli. È bello avere questa vocazione al risparmio, e potrei anche suggerire dove tagliare visto che spenderemo 13 miliardi all’anno in armamenti, difesa, carri armati e altri giocattolini. Che ci vuole, basterebbe prenderli da lì.

No, eh? Mi pareva. Buon anno lo stesso.

Gran bel pianeta!

 


Prima Pagina

 



Troppo bello!

 

Mezzanotte di fuoco

di Marco Travaglio 

Le scene di caccia in Basso Biellese al cenone con i Delmastro, sfociate nel ferimento di un giovane con la pistola del deputato Pozzolo e chiaramente ispirate alla saga di Fantozzi, confermano che i Fratelli d’Italia non sparano solo cazzate e, più che fascisti, appartengono alla categoria descritta da C. M. Cipolla: gli stupidi, che danneggiano gli altri, ma anche se stessi. Perciò hanno la scorta. Prendete l’on. Pozzolo, finiano, poi leghista, ora meloniano, fan di Ratzinger e Bukowski (due gocce d’acqua), celebre per il tweet profetico “Mai visto una pistola sparare da sola”. Il 31 dicembre non sa cosa portare al veglione della Pro Loco. Panettone? Pandoro? Spumantino? Banali. Meglio il revolverino North american arms appena comprato per difendersi dagli ayatollah, che gliel’han giurata per il suo sostegno alla “resistenza iraniana” inserendolo sulla lista nera subito dietro a Rushdie. Alle ore 23 Delmastro se ne va, come l’orchestra del maestro Canello che al cenone di Fantozzi&C. parte col countdown un’ora prima arretrando furtivamente le lancette per anticipare la mezzanotte e poi fugge in un’altra festa pagata meglio. Mentre tutti estraggono petardi, stelle filanti, cappellini e lingue di Menelik, Pozzoli sfodera il fiammante pistolino, ovviamente carico: “Bel gioiellino eh? Ragazzi, volete provarlo?”. Sarà mica colpa sua se parte il colpo che centra il genero di un agente di scorta di Delmastro dimenticato lì. Ci mancherebbe che uno non potesse più sparare neppure a Capodanno. Purtroppo la solita Procura rossa ha aperto l’ennesima inchiesta a orologeria e ha preteso financo di passare la versione dell’onorevole pistolero all’esame Stub. Ma lui ha rifiutato di consegnare i vestiti perché sarebbero coperti da immunità parlamentare (che non copre più neppure per le persone, fuorché per voti, opinioni, arresti, intercettazioni, perquisizioni e sequestri). La prossima volta la invocherà anche per l’alcol test, peraltro superfluo (lui è così anche da sobrio).

Intanto FdI fa sapere che la sparatoria è “un fatto di cronaca senza rilevanza politica”: mica è il Capodanno di Conte a Cortina (peraltro disarmato). L’anno prossimo FdI festeggerà con una battuta di caccia. Il Pozzolo arriverà in uniforme da generale prussiano a bordo di un tank Lince restituito da Zelensky, passerà a Delmastro il trombone da brigante calabrese: “Tenghi, tanto è completamente sca…”. E lì la valle sarà squarciata da una tremenda esplosione. Il sottosegretario verrà coperto con frasche mentre l’onorevole s’infilerà il minirevolver nella cintura esplodendo inavvertitamente un colpo che estinguerà la sua attrezzatura da riproduzione. E da allora indosserà dei mutandoni con un’eloquente dicitura: “Chiuso per lutto”.

L'Amaca

 

L’amaca
La morte del contesto
DI MICHELE SERRA
Se il consigliere della Corte dei Conti Marcello Degni mi avesse detto, in una cena privata oppure andando a zonzo sotto i portici, le stesse precise parole che ha postato sui social (“Sulla cosiddetta manovra blindata c’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia e invece gli abbiamo fatto recitare Marinetti”) gli avrei stretto la mano: perché la penso nello stesso identico modo, e per giunta Marinetti mi è sempre sembrato un notevole trombone indipendentemente dal suo essere tra i padri fondatori del fascismo.
Ma Marcello Degni, che ricopre un ruolo pubblico delicato, quella frase l’ha postata sui social. Ovvero: l’ha detta a tutti, l’ha sventatamente affissa sulla più grande bacheca mai vista al mondo. Confermando l’ipotesi, tremenda, che anche persone intelligenti e teoricamente posate (Degni ha più o meno la mia età) non hanno più alcuna idea di cosa siano gli ambiti, i contesti, le differenze di ruolo e di luogo.
Puoi stare nudo in casa tua, non vai nudo in Parlamento, puoi dire le parolacce con gli amici, non le devi dire se parli in pubblico, puoi fare confidenze impudiche ai tuoi intimi, è imprudente e pericoloso farle con il primo che passa.
Questa griglia di decenza, che è anche una griglia di intelligenza, è ormai distrutta. La parola pubblica è devastata da questo costante tradimento del contesto, che è al tempo stesso un tradimento del testo (la stessa identica frase, detta al telefono con mammà, detta a un giornalista, detta a Mattarella, NON è la stessa frase). Entrano nei social da savi, ne escono pazzi. Non basterebbe un anno di silenzio per ristabilire un ordine e un senso.