martedì 2 gennaio 2024

Da tenere a mente

 

Il retroscena
Quei 97 parlamentari tra politica e imprese Così l’assenza di regole fa dilagare le lobby
Secondo Transparency oggi tra Montecitorio e Palazzo Madama sono numerosi i“portatori di interessi privati”. I 35 ex deputati e senatori con consulenze nei ministeri

DI ANTONIO FRASCHILLA

ROMA — Oggi l’oro vero è avere le informazioni prima degli altri. Quello che nel mondo delle imprese si cerca, e spesso a tutti i costi, è sapere prima quando uscirà un bando, i criteri, come verrà assegnato il punteggio. Lo dimostrano le indagini degli ultimi anni che hanno alzato il velo su cricche composte, quasi sempre, da politici (o parenti), imprenditori e funzionari pubblici. Indagini che hanno sempre un elemento in comune: le porte girevoli tra politica e imprese e le porte “leggere” nei ministeri che gestiscono gare miliardarie.
Il nostro è l’unico Paese nell’Unione Europea, insieme all’Ungheria e alla Slovenia, a non avere una legislazione chiara in materia di conflitti di interesse, corruzione e rapporti di onorevoli e burocrati (familiari compresi) con il mondo dei portatori di interesse. A parte la leggina del 2004, che riguarda i conflitti di interesse di ministri e sottosegretari (a dir poco blanda), non c’è nulla per i parlamentari. A denunciarlo non a caso è l’ultimo report del Geco, l’organo del Consiglio d’Europa che si occupa di lotta alla corruzione, che chiede all’Italia «l’adozione di norme chiare ed effettivamente applicabili in materia di conflitto di interesse dei parlamentari», familiari compresi. Secondo l’associazione Transparency oggi sono 97 i deputati e i senatori portatori di interessi privati, cioè che hanno partecipazioni in aziende o ruoli in consigli di amministrazione. Il numero più elevato siede nelle fila di Fratelli d’Italia: dalla ministra Daniela Santanché con le sue società legate a Visibilia, ai sottosegretari Marcello Gemmato e Maurizio Leo, che hanno partecipazioni in società che si occupano di settori che rientrano nelle loro deleghe ministeriali, passando per i deputati Marco Osnato e Riccardo Zucconi, che hanno aziende nel settore turistico, solo per citarne alcuni. Segue poi, per numero di deputati con “interessi particolari”, Forza Italia: qui come non citare il presidente della Lazio Claudio Lotito o il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri, presidente di una società di cybersicurezza. Terza la Lega di Salvini, seguita dal Partito democratico, Movimento 5 stelle e Italia Viva e Azione.
Poi ci sono i casi delle porte girevoli di politici che hanno lavorato per lobby e grandi aziende e che fanno la spola tra questi ruoli: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha guidato prima dell’incarico l’Aiad, la federazione della aziende Italiane che si occupano di aerospazio, difesa e sicurezza; l’ex deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria lavora oggi per le relazioni istituzionali di Webuild, il colosso del gruppo di Pietro Salini che deve realizzare il Ponte sullo Stretto, anche qui solo per fare degli esempi. E tanti ex politici di alto rango lavorano per società di consulenza o per grandi gruppi imprenditoriali: da Angelino Alfano all’ex ministro Roberto Cingolani. Tutto lecito e in chiaro.
Ma nel nostro Paese esiste anche un mondo che sta in mezzo: quello dei politici che restano agganciati ai ministeri attraverso una consulenzina. Repubblicaha contato 35 ex senatori e deputati oggi inquadrati in staff di governo con il ruolo di consulente, da Maria Spena ad Armando Siri a Marco Busetti, solo per citarne alcuni.
Ma non c’è solo la politica a non avere regole chiare con porte a dir poco girevoli. Attorno a ministeri e Regioni, dove si disegnano gare miliardarie, ruotano anche i quattro mila dipendenti di grandi aziende di consulenza, a partire dalle cosiddette grandi “sorelle” del settore (Deloitte, Pwc, Ernst and young, Kpmg) che lavorano per l’assistenza tecnica: si occupano in soldoni di predisporre bandi e linee guida per accelerare la spesa comunitaria, ma le loro aziende lavorano spesso anche per le imprese che a quei bandi dovranno poi partecipare. E anche qui le informazioni girano in maniera vorticosa.
Non sorprende insomma che nei corridoi dei ministeri ci sia un grande viavai, quasi sempre non registrato. Solo il ministero dello Sviluppo economico tiene una agenda e un registro dei lobbysti o portatori di interesse che vi accedono. Poi nessun altro ministero tiene registri e agende.
E in Parlamento? In assenza di leggi chiare esiste alla Camera un registro dei portatori di interesse: imprese, associazioni di categoria e società di lobbying devono indicare i nomi dei deputati contatti. Negli ultimi report disponibili molte grandi aziende e società importanti di lobbying scrivono di non avere avuto alcun contatto con i deputati. Tanto a che serve se possono vederli comunque fuori dal Parlamento e avere anche libero accesso nei ministeri?

lunedì 1 gennaio 2024

Inflessibile


L’importante è rimanere saldi nel giudizio sugli altri…



Sensazioni

 

“Ci fosse qualcuno ad ammirarci dal di fuori, si entusiasmerebbe enormemente nella stessa misura in cui, se s’immergesse nel quotidiano, disprezzerebbe la nostra insana smania di sopraffarci vicendevolmente per subdole questioni insulse, tipiche di una negletta cultura pluto tecnocratica retta da diversamente illuminati, senza alcuno scrupolo, né parvenza di umanità.” 

(Anonimo)




Top ten

 


Precisazione


 

Capodanno!

 


domenica 31 dicembre 2023

Guanciale?



Per un utente adiposo della cucina, uno che al massimo riesce a cuocere un uovo, ma a volte neppure quello, la richiesta dalle “alte sfere” che ti tramutano in un umile robottino tuttofare, silente ed obbediente al pari dei rematori di una nave negriera, è non solo perentoria, ma intesa quasi come l’undicesimo comandamento: “vai a comprare il guanciale per l’amatriciana!” Scudisciandomi oltremodo per la crassa, nomen omen, ignoranza culinaria da usurpatore del desco nella più malsana voracità, dapprima ho inteso l’acquisto di un cuscino per mamma invitata a sorpresa, dopodiché grazie al web ho visto la parte del maiale richiesta, addentrandomi nel supermercato come Donzelli in un centro culturale. Nell’immenso scaffale trovare il guanciale aveva la stessa probabilità di non fare fermate intermedie su un treno con Lollo il Cognato a bordo. E naturalmente quel gran bastardo del fato, mi faceva vedere tutte le parti del maiale, compreso zampe e occhi; ma non il guanciale. Ed ecco che gli dei, inteneriti da si tanta ignoranza, mi fanno scorgere l’inserviente già nervosa per il lavoro sansilvestriano, alla quale mi avvicino con una nonchalance frutto di un mix Cracco-Canavacciulo, proferendole a bassa voce “sono indeciso tra un’amatriciana e una cacio e pepe… che dici?” ed ella, immaginandomi col cappello bianco da  chef “ma dipende dai gusti! A me piace più l’amatriciana, tra l’altro abbiamo un ottimo guanciale!” indicando con lo sguardo la zona di esposizione. “Seguirò il tuo consiglio!” attivando il radar per agguantare finalmente la preda… - “lì in basso a destra… più giù… ecco quello!”
Chiedendo pietà a Gualtiero Marchesi, mi sono avviato tristemente alla cassa, stabilendo sin d’ora che nel 24 m’interesserò con particolare dovizia agli ingredienti dei principali piatti, sfanculando l’obnubilante ventre onnivoro, responsabile della personale sguaiata condotta culinaria, capace di non farmi riconoscere un saltimbocca alla romana… mumble… ma come si cucinano… aaargh!!