Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 23 dicembre 2023
Dixit
A "Danza con me" ha dato lezioni di ballo a Roberto Bolle.
"Quando ci siamo messi davanti allo specchio, con il fisico a vista, non riuscivo a credere che appartenessimo alla stessa specie."
(Lillo Petrolo)
Slurp!
I Mieloni
di Marco Travaglio
Spiace per Paolo Mieloni, che mercoledì a Ottoemezzo aveva celebrato la trionfale campagna d’Europa di Giorgetta&Giorgetti: “Questa è una vittoria per la Meloni: è riuscita a fare un compromesso, tenere unita la maggioranza, non avere un’opposizione che si impunta su una cosa precisa e presentarsi al resto d’Europa su una traccia”. E spiace per Bruno Vesponi, che aveva trasformato il settimanale Gente nel Cinegiornale Luce: “Grazie alla capacità e all’autorevolezza del Presidente (la Meloni, ndr), l’Italia oggi è centrale e determinante sullo scenario internazionale. Pronta a guidare quel cambiamento in Europa che attendiamo da tempo” (eja eja alalà). I due non avevano ancora riposto le lingue nelle apposite custodie che già in Parlamento finiva a schifio: FdI e Lega contro il Mes, FI pro e il ministro dell’Economia Giorgetti pro Mes che viene sconfessato dalla Lega e dalla premier, annuncia che “l’Ue ce la farà pagare”, ma non se ne va. Fortuna che i 5Stelle han votato contro, sennò sarebbe nata una maggioranza Pd-FI-M5S-Azione-Iv che avrebbe ratificato l’orrendo Mes, salvato la faccia al governo in Ue e consentito a Meloni e Salvini di recitare la parte dei nemici solitari dell’austerità, ai quali invece i sovranisti a sovranità limitata si erano appena arresi ingoiando la vera fregatura: il Patto di stabilità e crescita (si fa per dire) imposto da Germania e Francia, che ci costerà almeno 12,5 miliardi l’anno.
Quello sul Mes era un teatrino per nascondere la disfatta nella vera partita che si era giocata il giorno prima: e il Pd, col solito codazzo dei renzian-calendiani e dei giornaloni, ci è cascato. Il vero problema non è il Mes, che continuerà a tener bloccati i soldi dei contribuenti senza che nessuno li chieda per evitare lo “stigma” e la sfiga: è il ritorno dell’austerità, che penalizza i Paesi più indebitati e un vero governo sovranista avrebbe dovuto contrastare con la diplomazia: stringendo alleanze, giocando di sponda con chi ha interessi convergenti, minacciando veti e offrendo contropartite su altri tavoli. Come fece nel 2020 il neofita Conte nella partita del Recovery, ben più ardua di questa: sia perché erano in ballo 500-750 miliardi di eurobond (mai tentati prima), sia perché rifiutava il Mes che tutti volevano imporgli, sia perché l’Ue sospettava di quel premier indicato dal M5S e dalla Lega, per giunta con un ministro degli Esteri amico dei Gilet gialli. Eppure, in tre mesi di incontri e scontri fino agli ultimi tre giorni e tre notti di battaglia, il 21 luglio si arrivò all’unanimità. E l’Italia ebbe 209 miliardi, oltre 36 in più (l’importo del Mes) di quelli previsti dal piano Von der Leyen. Se sovranismo è fare l’interesse del proprio Paese, quello fu un ottimo esempio di sovranismo. Il primo e l’ultimo.
L'Amaca
La coppa dei faraoni
DI MICHELE SERRA
Chi avesse dubbi sulla struttura e le intenzioni della ipotizzata Superlega di calcio può chiarirseli in un paio di minuti: basta leggere l’intervista rilasciata al Corriere dello sport dal presidente del Napoli De Laurentis. Secondo il quale il nuovo campionato dovrebbe chiamarsi Serie E, come élite, e ammettere solo squadre di grandi città, le uniche in grado di garantire un bacino di utenza appetibile per il business.
Niente promozioni o retrocessioni, il merito sportivo è roba vecchia. Se la squadra di una piccola città dovesse vincere tutte le partite, peggio per lei: rimarrà nel limbo sottostante a fregiarsi del titoletto di “regina dei poveri”.
Potrebbe battere il Real Madrid? Non lo sapremo mai, perché non potrà mai incontrarlo. In paradiso, con il posto fisso, solo i ricchi, quelli che ce l’hanno grosso (lo stadio) e possono ripagare gli investimenti. La mobilità sportiva, se le cose dovessero andare come spera De Laurentis, ricalcherebbe dunque la mobilità sociale al tempo dei Faraoni.
La speranza di quelli che vedono un’ipotesi del genere come un detestabile sopruso, anche se il sopruso stesso dovesse favorire la loro squadra (la mia è più grossa di quella di De Laurentis) è che la Superlega deleghi a De Laurentis la sua comunicazione: già il nome proposto, Serie Èlite, quanto a pacchianeria fa ombra a Briatore. Basta che De Laurentis aggiunga un paio di frasi a quelle già pronunciate con schietto disinteresse per lo spirito sportivo, e l’opposizione alla Superlega crescerà impetuosa. Una eventuale discesa di De Laurentis in politica sarebbe una scossa decisiva per ridare vita ed entusiasmo alla sinistra.
venerdì 22 dicembre 2023
Ri Jingle Bells!
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