sabato 4 novembre 2023

venerdì 3 novembre 2023

Risposta Zero!




Dixit

 


Dal web

 


A volte il caso

 


Commento

 

Non servivano hacker russi per gabbare la fuoriclasse
DI DANIELA RANIERI
La tragedia e la farsa, insegnano i romanzieri russi, si mischiano sovente. Ne è un esempio lo “scherzo” telefonico ai danni di Giorgia Meloni. Intanto lei, diplomata all’alberghiero (che diventa “Maturità linguistica” nel curriculum ufficiale e addirittura “Liceo linguistico” sul sito della Camera), poliglotta secondo la mitologia dell’underdog, parla un googlish scadente; Renzi in confronto è Laurence Olivier (sia detto per gusto della battuta; in realtà Renzi parla l’inglese dei venditori di rose al ristorante).
Ma Meloni non era sveglia, scaltra, una fuoriclasse, oltre che una lince in politica estera? Nel giro di due settimane l’abbiamo scoperta raggirabile da un signore di levatura discutibile, padre di sua figlia, e da due comici russi che, spacciandosi per il presidente dell’Unione africana e imitando l’accento di Mami di Via col vento, la tengono al telefono un quarto d’ora nel corso del quale lei straparla con toni ciarlieri. Per essere una che voleva “vedere tutto il girato” perché non prendeva come “oro colato” l’inchiesta di Fanpage sulla lobby nera nel suo partito e a lei non la si fa, tiene decisamente la guardia bassa.
Meloni dice al millantatore che “la controffensiva ucraina non sta andando come ci si aspettava”, rivelazione che non ha ritenuto di dover fare agli italiani (né a Zelensky). E noi che, da lettori compulsivi della stampa padronale, credevamo che l’Ucraina stesse vincendo! Poi dice “vedo molta stanchezza da tutte le parti”, ammettendo di sapere che l’opinione pubblica è contraria all’invio di armi (con buona pace dei sondaggi farlocchi) ma fregandosene (altrimenti perché gli invii sarebbero segretati?). Poi cerca di arruffianarsi l’asserito leader africano contro i suoi alleati europei (è la sostituzione etnica degli interlocutori). I suoi maggiordomi mediatici minimizzano per non farla passare da scema: non era uno scherzo, era un complotto di spie russe. Meglio mi sento!
Con una telefonata al centralino di Palazzo Chigi si possono carpire segreti di Stato al capo del governo italiano. Putin la smetta di pagare spie e hacker siti in Afragola (Na) o a Terni: basta una scheda Sim. Per costoro, Meloni “non è caduta nel tranello”. Caspita: altri due minuti al telefono e stamattina avremmo finalmente trovato i cosacchi che abbeveravano i cavalli alle fontane di San Pietro, come da incubo ricorrente dei guerrafondai.

Matti tutti

 

Chiamate gli infermieri
di Marco Travaglio
Non so quale virus circoli nell’aria, ma a naso parrebbe molto più insidioso del Covid. Perché non attacca i polmoni, ma il cervello. Ieri, come fosse la cosa più normale del mondo, il pregiudicato per mafia Marcello Dell’Utri, circondato da altre preclare fedine penali, ha preso la parola al cimitero Monumentale di Milano mentre il pregiudicato Silvio Berlusconi veniva iscritto all’albo dei milanesi illustri grazie al concorso esterno del sindaco Sala e della sua maggioranza. Il pregiudicato vivo, celebrando quello morto, l’ha paragonato a Cavour e a Mazzini. Poi Paolo Berlusconi ha citato Dante e morta lì. Intanto, su Repubblica, Francesco Merlo paragonava il fumettista Zerocalcare – reo di aver disertato il Lucca Comics, patrocinato dell’ambasciata israeliana – ai terroristi di Hamas reduci dal pogrom di 1.400 ebrei. Testuale: “Zerocalcare neppure si rende conto di somigliare ad Hamas e gli pare una gran figata buttare i suoi razzi di fumo-fumetto su Israele, così si decora la coscienza e si sente come le pantere nere alle Olimpiadi del 1968”. In attesa degli infermieri, che non arrivano mai, varie firme di Rep si sono dissociate dal poveretto con qualche lustro di ritardo (fra le altre sue imprese, rammentiamo il grazioso parallelo fra Beppe Grillo e il “Malpassotu che, da un buco della campagna siciliana, masticando odio e cicoria, scagliava i suoi pizzini per sfregiare i nemici e umiliare gli innocenti”: cioè Giuseppe Pulvirenti, boss della mafia catanese reo confesso di una faida da 100 morti l’anno).
Uscito dalla redazione di Rep, il virus è planato sul sottosegretario Alfredo Mantovano, persona solitamente equilibrata. Il quale, a proposito dello scherzo telefonico alla Meloni, ha dichiarato che “lei l’aveva capito subito”. E neppure si è accorto di rendere ridicolo se stesso, ma anche lei. Che – basta ascoltare la telefonata – non aveva capito un bel nulla. Sennò avrebbe messo giù subito, non dopo un quarto d’ora, e avrebbe avvertito il Parlamento (Copasir). O, se avesse voluto godersi lo scherzo, avrebbe ripetuto ciò che dice in pubblico sulla ritrovata sintonia con Macron e sul radioso avvenire dell’Ucraina. Invece ha pregato il finto leader africano di tenere per sé le confidenze, poi ha detto peste e corna dell’alleato francese e dell’offensiva ucraina, infine gli ha annunciato in anteprima mondiale un piano per “una via d’uscita accettabile per entrambe le parti” (Kiev e Mosca). Tutte cose che non avrebbe dovuto dire neppure al vero leader africano, mai visto né conosciuto prima. Figurarsi a due comici russi. Ora si attende che la chiamino le Iene travestite da Putin e da Zelensky per chiudere la guerra. E che Giambruno annunci la sua separazione dalla compagna per il vergognoso fuorionda.