giovedì 5 ottobre 2023

Rosica, rosica!




Abissalmente



È da notizie come questa che si palesa la mia personale ignoranza! Crodo? Crodo paesino della valle Antigorio, nel Verbano-Cusio-Ossola??? E chi l’avrebbe mai immaginato che il Crodino si chiamasse così perché sino a quest’anno l’han prodotto a Crodo? A Crodo? Chiedo venia!

Che bel paese!


Berlusconi, patto sull’eredità i 5 figli lasciano a secco il Fisco

di Giovanni Pons

Milano — L’eredità di Silvio Berlusconi, che a prezzi di mercato è valutata tra i 5 e i 6 miliardi di euro, per il fisco italiano rischia di essere flop clamoroso. Il patrimonio netto che il Cavaliere ha lasciato ai suoi cinque figli, ai fini fiscali, in base all’atto registrato e pubblicato lunedì scorso dal notaio Mario Notari di Milano, ammonta infatti a soli 458 milioni di euro. Di questi, 423 riguardano le holding che controllano il 61,2% della Fininvest, mentre 35 milioni è la somma delle proprietà immobiliari (solo tre ville sono intestate a lui direttamente più un box a Trieste ricevuto in eredità da un cittadino), dei mobili, dei quadri e delle barche.

Sono le cifre su cui verranno calcolate le imposte di successione, se ve ne saranno. A parte gli 81 mila euro di imposta di registro, infatti, gli eredi con molta probabilità chiederanno l’esenzione di imposta per il passaggio dei 423 milioni che permettono di controllare Fininvest. E ciò in forza del Testo Unico sull’imposta di successione del 1990, che prevede che «I trasferimenti.... a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all’imposta... a condizione che gli aventi causa proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni».

Una ghiotta opportunità, tanto è vero che al punto 5) dell’Accordo tra di loro «gli eredi si obbligano reciprocamente, altresì, a non alienare quote di alcun cespite compreso nel Relictum per il termine di 5 anni dall’apertura della successione e quindi sino al 12 giugno 2028».

Se, dunque, l’Agenzia delle Entrate accetterà la richiesta di esenzione dei figli Berlusconi, su quei 423 milioni che trasferiscono il controllo Fininvest non verrà pagata alcuna imposta di successione. Mentre sui 35 milioni di patrimonio di Berlusconi al di fuori della Fininvest i cinque eredi dovrebbero pagare 1,4 milioni di imposte (il 4%). Ma poiché la legge prevede anche una franchigia di un milione a testa (se non è già stata usufruita per donazioni precedenti, ma al riguardo ci sono diverse sentenze della Cassazione che consentono la cumulabilità) anche in questo caso l’introito per il fisco potrebbe essere pari a zero.

Riepilogando, il combinato disposto di partecipazioni societarie valutate al patrimonio netto di bilancio, di immobili al valore catastale, di aliquote molto basse rispetto ad altri paesi occidentali, di esenzioni che facilitano il passaggio delle aziende di padre in figlio consente che su un patrimonio come quello di Silvio Berlusconi, stimato a valori di mercato tra 5 e 6 miliardi, al fisco non vada un euro di imposte. Gli unici che dovranno sborsare qualcosa all’Agenzia delle Entrate sono i legatari Marta Fascina, Paolo Berlusconi e Marcello Dell’Utri, che dovranno versare l’8% dei 230 milioni che riceveranno. Nel dettaglio, 8 milioni Fascina, 8 milioni il fratello Paolo, 2,4 milioni l’amico Dell’Utri. Una situazione anomala poiché non permette alcuna redistribuzione di ricchezza. Le imposte di successione in Italia furono abbassate dal governo Amato nel 2000, eliminate da Berlusconi nel 2001 e reintrodotte da Prodi nel 2006.

In sintesi




Alta riflessione climatica

 

“Laudate Deum”, sul Clima basta col negazionismo
DI PAPA FRANCESCO
Per quanto si cerchi di negarli, nasconderli, dissimularli o relativizzarli, i segni del cambiamento climatico sono lì, sempre più evidenti. Nessuno può ignorare che negli ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni estremi, frequenti periodi di caldo anomalo, siccità e altri lamenti della terra che sono solo alcune espressioni tangibili di una malattia silenziosa che colpisce tutti noi. È vero che non tutte le catastrofi possono essere attribuite al cambiamento climatico globale. Tuttavia, è verificabile che alcuni cambiamenti climatici indotti dall’uomo aumentano significativamente la probabilità di eventi estremi più frequenti e più intensi (…)
Negli ultimi anni non sono mancate le persone che hanno cercato di minimizzare questa osservazione. Citano dati presumibilmente scientifici, come il fatto che il pianeta ha sempre avuto e avrà sempre periodi di raffreddamento e riscaldamento. Trascurano di menzionare un altro dato rilevante: quello a cui stiamo assistendo ora è un’insolita accelerazione del riscaldamento, con una velocità tale che basta una sola generazione – non secoli o millenni – per accorgersene (…)
Per porre in ridicolo chi parla di riscaldamento globale, si ricorre al fatto che si verificano di frequente anche freddi estremi. Si dimentica che questi e altri sintomi straordinari sono solo espressioni alternative della stessa causa: lo squilibrio globale causato dal riscaldamento del pianeta. Siccità e alluvioni, prosciugamento di laghi e popolazioni spazzate via da maremoti o inondazioni hanno in fondo la stessa origine (…)
Nel tentativo di semplificare la realtà, non mancano coloro che incolpano i poveri di avere troppi figli e cercano di risolvere il problema mutilando le donne dei Paesi meno sviluppati. Come al solito, sembrerebbe che la colpa sia dei poveri. Ma la realtà è che una bassa percentuale più ricca della popolazione mondiale inquina di più rispetto al 50% di quella più povera e che le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono di molto superiori a quelle dei più poveri (…)
Spesso si dice anche che gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico riducendo l’uso di combustibili fossili e sviluppando forme di energia più pulita porteranno a una riduzione dei posti di lavoro. Ciò che sta accadendo è che milioni di persone perdono il lavoro a causa delle varie conseguenze del cambiamento climatico (…)
Non ogni aumento di potere è un progresso per l’umanità. Basti pensare alle tecnologie “mirabili” che furono utilizzate per decimare popolazioni, lanciare bombe atomiche, annientare gruppi etnici. Vi sono stati momenti della storia in cui l’ammirazione per il progresso non ci ha permesso di vedere l’orrore dei suoi effetti (…) Non è strano che un potere così grande in simili mani sia capace di distruggere la vita, mentre la matrice di pensiero del paradigma tecnocratico ci acceca e non ci permette di vedere questo gravissimo problema dell’umanità di oggi(…)
Ciò esclude l’idea che l’essere umano sia un estraneo, un fattore esterno capace solo di danneggiare l’ambiente. Dev’essere considerato come parte della natura. La vita, l’intelligenza e la libertà dell’uomo sono inserite nella natura che arricchisce il nostro pianeta e fanno parte delle sue forze interne e del suo equilibrio (…)
Il mondo sta diventando così multipolare e allo stesso tempo così complesso che è necessario un quadro diverso per una cooperazione efficace. Non basta pensare agli equilibri di potere, ma anche alla necessità di rispondere alle nuove sfide e di reagire con meccanismi globali a quelle ambientali, sanitarie, culturali e sociali, soprattutto per consolidare il rispetto dei diritti umani più elementari, dei diritti sociali e della cura della casa comune. Si tratta di stabilire regole universali ed efficienti per garantire questa protezione mondiale (…)
Attirano spesso l’attenzione, in occasione delle Conferenze sul clima, le azioni di gruppi detti “radicalizzati”. In realtà, essi occupano un vuoto della società nel suo complesso, che dovrebbe esercitare una sana pressione, perché spetta a ogni famiglia pensare che è in gioco il futuro dei propri figli. (…)
Invito ciascuno ad accompagnare questo percorso di riconciliazione con il mondo che ci ospita e a impreziosirlo con il proprio contributo, perché il nostro impegno ha a che fare con la dignità personale e con i grandi valori.
Comunque, non posso negare che è necessario essere sinceri e riconoscere che le soluzioni più efficaci non verranno solo da sforzi individuali, ma soprattutto dalle grandi decisioni della politica nazionale e internazionale.

Perfettamente opposto

 

Opporsi: è una parola
di Marco Travaglio
Anziché rinfacciarsi di non fare abbastanza opposizione, i partiti di opposizione dovrebbero mettersi d’accordo almeno su cosa significhi fare opposizione. Parevano averlo capito quest’estate, quando Pd, M5S, Avs e Azione lanciarono una proposta unitaria sul salario minimo legale di 9 euro l’ora, mettendo in imbarazzo la Meloni davanti ai suoi elettori. Poi, anziché imparare dal proprio successo e proseguire sulla stessa strada su altri temi trasversali, si sono incartati. Due esempi macroscopici: il contratto di servizio Rai e i fondi per la sanità.
Il contratto Stato-Rai lo vota la Vigilanza, dove le tre destre hanno i numeri per approvarselo da sole. La loro prima bozza era una barzelletta che pareva scritta a quattro mani da Vannacci e Giambruno. Dopo un mese di mediazioni, la presidente 5S Floridia e i relatori Nicita (Pd) e Lupi (centrodestra) sono riusciti a eliminare le peggiori schifezze e a inserire princìpi fondamentali, come giornalismo d’inchiesta, tutela dei minori, inclusione e accoglienza. Certo, non è il contratto che avrebbe scritto il centrosinistra: a cui però mancano i numeri. Fare opposizione è migliorare la Rai, o salire sull’Aventino e ululare alla luna mentre le destre la distruggono definitivamente? M5S e Azione hanno scelto la prima opzione. Pd e Avs (con i finti oppositori renziani) hanno preferito il “tanto peggio tanto meglio”, sconfessando il loro relatore e accusando Conte di inciuciare con la destra (che, detto da chi ha piazzato la moglie di Boccia su Rai3, fa sbudellare dal ridere).
Elly Schlein tuona contro i tagli del governo alla sanità pubblica. Ma il governo Draghi, diversamente dal Conte-2, le destinava risorse inferiori (in valori assoluti) o equivalenti (in rapporto al Pil) a quelle previste dal governo Meloni. Il che può mettere in serio imbarazzo l’ex ministro Speranza e lo stesso Pd, che Draghi lo idolatrava senza la benché minima critica. Giusto chiedere più soldi per la sanità, ma sparare cifre strappa-applausi (“Servono 20 miliardi sul diritto alla salute”) è un boomerang, se non si dice dove si pensa di trovarli. Il Fatto ha appena indicato una decina di misure che porterebbero 37 miliardi in più nelle casse dello Stato: perché il Pd non ne fa propria qualcuna? È vero che la nostra spesa sanitaria è sotto la media Ue-Ocse, ma è mal distribuita e troppo sperperata, polverizzata com’è in una miriade di centrali appaltanti regionali. Che aspettano le opposizioni a far tesoro della tragedia Covid e a proporre di sottrarre la sanità alle Regioni per ridarla allo Stato e farne finalmente un bene comune uguale per tutti? Se i sedicenti “governatori” del Pd strillano, pazienza: le loro smanie di soldi e potere non possono continuare a pagarle i malati.

L'Amaca

 

E se provassimo con il piano B?

DI MICHELE SERRA

Dopo avere letto l’intervento di Gustavo Zagrebelsky sulla Costituzione come “via maestra”, mi è venuto un dubbio ferale. Di quelli che uno farebbe meglio a tenerseli per sé. Ma ormai è troppo tardi, sono già alla quinta riga.
Il dubbio è questo: che questa Costituzione, per noi popolo italiano, sia “troppo”. Cioè che indichi non solamente obiettivi sociali, ma anche comportamenti, maniere e perfino un linguaggio (la Costituzione è scritta in un italiano di magnifica limpidezza, antiretorico e dunque inapplicabile dai quattro quinti della politica e del giornalismo) che sono al di fuori della nostra portata. Non perché siamo cattivi, o maldisposti: ma perché, con tutta la buona volontà, non ce la potevamo fare.
Secoli di soggezione ai signorotti e ai preti, poi un bagliore di modernità con il Risorgimento, l’unità nazionale e l’Italietta liberale, poi la mazzata tremenda del fascismo e della guerra. Come pretendere che un popolo che aveva appena un’infarinatura di democrazia, scarsamente alfabetizzato, prevalentemente povero, fosse nelle condizioni di darsi una classe dirigente all’altezza di questa illuminata, virtuosa Carta?
I padri costituenti hanno peccato per eccesso: di speranza negli italiani e di fiducia nelle capacità auto-rigenerative della neonata democrazia. Bisogna che nuovi costituenti, assai più mediocri (non si faticherà a individuarli) progettino una carta più andante, una specie di “piano B” con obiettivi di corta gittata, fondato su princìpi più deformabili, su un’etica meno adamantina, su un’idea di Stato un poco più sciatta e bonacciona. Così che, quando i nuovi costituzionalisti ci parleranno della nuova Carta, si possa dire, in buona armonia con loro: in fondo basta la salute, tutto il resto è troppo complicato.