giovedì 3 agosto 2023

Selvaggia e Calimero

 

Giù le mani da Giorgia e i suoi: hanno la sindrome di Calimero
LE PENE DEL POTERE - Tu chiamale se vuoi proiezioni
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Non so se Giorgia Meloni abbia mai sentito parlare di quel meccanismo psicologico denominato “proiezione”. Ecco, nel caso in cui non ne sapesse nulla glielo spiego io. Anzi, Wikipedia: “Si tratta di meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone”.
Insomma, quando Giorgia Meloni ieri è intervenuta alla presentazione delle Olimpiadi e paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e ha dichiarato: “Questa è una nazione in cui molti tendono a farsi sopraffare da una sorta di sindrome di Calimero”, parlava esattamente di se stessa. Se c’è qualcuno programmato per interpretare il ruolo del pulcino nero vittima dell’universo che trama contro di lui è proprio Giorgia Meloni. Nella sua strenua difesa della famiglia tradizionale con la sua famiglia tradizionale in cui la mamma si fa chiamare “il presidente” e il papà ha il ciuffo di Farrah Fawcett, Giorgia Meloni ha sempre puntato a trasformare il suo nucleo familiare nel simbolo del fortino minacciato. Fateci caso, lei e i suoi parenti di sangue o acquisiti sono tutti vittime, ex vittime, potenziali vittime, vittime designate perfino disegnate, se pensiamo a Natangelo e alla criminosa vignetta su Arianna Meloni.
Il pulcino nero Giorgia ricorda che non bisogna piangersi addosso, ma lei era obesa e bullizzata, povera, abbandonata dal padre, a momenti manco nata, se la madre non ci avesse ripensato sull’uscio di una clinica.
Manda la polizia a casa di un nickname che la minaccia con titoli sui giornali che dicono “Colpa del Reddito di cittadinanza”, pubblica gli insulti “nei gruppi di sinistra” in quanto vittima non di qualche imbecille ma “vittima d’odio” e poi è vittima, ovviamente, perché attaccano la sua famiglia. Lei fa così tanto per tenere lontana la sua famiglia dalla ribalta, per preservare la sua famiglia dalle attenzioni della stampa e della politica e noi ci andiamo a cercare i suoi parenti con la torcia dell’iPhone.
Famiglia che, ovviamente, è vittima a sua volta. Il pulcino-cognato Lollobrigida, per esempio, è vittima di pettegolezzi, oltre che di inique accuse su raccomandazioni per via della sua parentela. Va detto una volta per tutte e a chiare lettere che la sua prozia Gina Lollobrigida non ha mai spinto perché diventasse ministro.
Arianna, la sorella-pulcino, è ovviamente vittima di vignettisti sessisti e criminali. Andava risparmiata dalla satira perché lei, proprio, con la politica non c’entra niente. C’entra col Gruppo Arcieri di Todi e con la famiglia dei coleotteri punteruoli del grano, ma con la politica niente a che fare. In effetti attualmente è solo dipendente del partito, moglie di un ministro, sorella della presidente e probabile candidata alle Europee.
La madre Anna è stata perfino “vittima all’occorrenza” quando al pulcino Giorgia è servito schermarsi dalle critiche col vittimismo. Dopo infatti che il pulcino Giorgia scrisse l’infelice tweet sulle droghe e l’obesità definite “devianze” si è subito precipitata a tirar fuori una bella foto della madre per sottolineare come anche lei, mamma chioccia, poverina, soffra di obesità.
Insomma, se non può usare il suo vittimismo, se lo fa prestare dai parenti. E finalmente arriviamo alla figlia. Anche lei è molto preservata dalla curiosità e dalle attenzioni della stampa perché, come dicevamo, Giorgia Meloni proprio non vuole che qualcuno possa commentare, notare, criticare i parenti. È per questo che la porta con sé giusto a due festicciole all’oratorio: a Bali per il G20 e in America in occasione del suo incontro con Biden.
Siccome, appunto, la visibilità della figlia le dà proprio fastidio, posta sui social una foto con lei sull’aereo e, con l’enfasi del Calimero che deve combattere contro tutti, scrive: “Io e te, che affrontiamo il mondo mano nella mano”.
Ora, va bene il vittimismo, va bene la sindrome di Calimero, va bene pure che il pulcino Giorgia, con la Santanchè nel suo governo, pensi di avere più problemi della Nato, ma non si capisce cosa debba affrontare la figlia a parte le tabelline in seconda elementare. Qualcuno le spieghi che l’unico serio rischio che ha corso la bambina è quello che Biden, ormai stabile come i platani di Milano, le franasse addosso.
Comunque, inutile dire che anche quella foto in aereo è diventata un’ottima occasione per alimentare la sindrome di Calimero. I giornali di destra si sono indignati perché il Fatto ha pubblicato un fotomontaggio con il volto della bambina in braccio alla madre sostituito con quello di Renzi. Sarebbe uno sfregio alla bambina. Alla Meloni. Alla sorella. Al cognato. A Ciuffo Giambruno. Al partito. A tutti. Non si capisce perché, ma qualunque cosa è buona per sostenere che la presidente sia attaccata, vessata, dileggiata.
Del resto lei è “Calimero, piccolo e nero”. E no, non sto dicendo che è bassa e fascista, prima che Giorgia&C. ci si buttino a pesce.

Allocchi

 

I terzopollisti
di Marco Travaglio
Ricordate il Terzo Polo? Un anno fa, quando Calenda baciò Letta e poi lo mollò sull’altare per mettersi con l’altro caratterista nella nuova coppia Ollio e Ollio (Stanlio se l’erano mangiato metà per uno), i giornaloni erano tutti per il Grande Centro, misteriosa entità devota a un esoterico e introvabile incunabolo, l’Agenda Draghi, che nei sondaggi era sesta, ma tutti la davano terza su ordine dei padroni. Intervistone quotidiane al capocomico Carlo e alla spalla Matteo, che vaneggiavano di 15 o 20%, promettevano il “ritorno di Draghi”, annunciavano che “grazie a noi Meloni non governerà mai” o “cadrà in sei mesi”. Memorabile la paginata di Rep sulle avventure di Calenda, “l’uomo mercato corteggiato da tutti”, i suoi tatuaggi e la sua infanzia di ragazzo padre a 16 anni: così giovane e già così zinnuto, infatti “allattavo mia figlia Tay”. Il balio bagnato. Purtroppo gli elettori disobbedirono e il Terzo Polo restò sesto, ma ormai tutti lo chiamavano così. E insisteranno anche ora che diventerà settimo od ottavo, appena il duo si scinderà come l’atomo: calendiani a Capalbio, renziani al Twiga.
Ormai perfino Rep decreta che “il Terzo Polo non esiste”, con la stessa aria perentoria con cui finora ci sbomballava i santissimi per pomparlo. E il Foglio, che di Calenda e Renzi era l’house organ pubblicando 3-4 pagine al giorno di loro discorsi integrali, fischietta spiritoso: “Renzi e Calenda: il richiamo alla serietà è la cosa più comica della politica”. Dopo i giornali che prendevano sul serio i due comici, s’intende. Sono gli stessi che, da quando la Schlein ha vinto le primarie del Pd e il Pd le ha perse, ne profetizzano la fine imminente per le uscite di tali Fioroni, Borghi e D’Amato, noti frequentatori di se stessi. Non hanno capito che le scissioni, come quelle calendiana e renziana, sono un toccasana. Il guaio, per il Pd, è averne subìte troppo poche. Se fosse uscito pure Guerini, oggi il Pd non avrebbe l’imbarazzo di un dirigente che invoca una guerra in Niger (come se fosse roba nostra) e fa sembrare sensato persino Crosetto. Se fosse uscito pure Fassino, il Pd non dovrebbe vergognarsi di un sette volte deputato che vota pro vitalizi esibendo l’indennità parlamentare da 4.718 euro al mese e nascondendo diarie e benefit che portano il totale a 13mila (o a 17-18mila per chi presiede commissioni). Fortune come la scissione Di Maio, che si portò via 65 poltronari, càpitano solo a Gastone Conte. Ma, quando ciò accadde, i giornaloni decretarono la morte di Conte e dei 5S, non di Di Maio. Sono gli stessi del default russo, della caduta o morte di Putin per uno dei tanti cancfri, della trionfale controffensiva ucraina, della fine di Trump. E non si fermano mai: quando una cazzata gli esplode in mano, ne stanno già fabbricando un’altra.

mercoledì 2 agosto 2023

Arisimilitudine



Ho una voglia di leggerlo simile a quella di spiegare il gioco Tris a Gasparri!

Salutiamo il campione!



Buffon è stato il miglior portiere del mondo, effettuando delle parate che rimarranno nella storia, lasciando, in certi casi, basiti tutti coloro che, ingenuamente, già esultavano per il gol…

Chiedo venia!



Non me ne voglia Maestro, ma ho aderito con entusiasmo all’iniziativa in quanto passiflora e camomilla oramai non sortiscono più l’effetto desiderato, mentre son sicuro che se anche arrivassi a casa dopo una gara estenuante di maggior Moke svuotate, guardando i suoi capolavori raggiungerei Morfeo in un nano secondo! Con affetto.

Gli invierò 10 euro!

 


Poteva essere una giornata quasi serena.. ma poi è arrivato lui, l'eterno e statico Piero Fassino Grissino, da trent'anni in politica, da trent'anni da noi remunerato. 

E il bradipo ha illustrato la sua astensione al tentativo di aumento di stipendio dei deputati. Ed ha avuto pure il coraggio di spiegarlo, tirando fuori il cedolino che riporta 4718 euro mensili. 

Ma il bradipo Fassino è andato oltre: ha testé dichiarato che 4718 euro non è uno stipendio d'oro, e questo sicuramente farà già piacere a tutti i metalmeccanici attualmente grondanti di sudore, agli addetti alle acciaierie, a coloro che stanno davanti al fuoco della fonderia, ai netturbini, agli schiavi che portano il cibo a casa, a quelli che sono in part time da anni, a chi si occupa di pulire i condomini, alle OSS degli ospedali, ai muratori pagati in nero, a chi sta raccogliendo pomodori a tre euro la cassetta, alle famiglie monoreddito annebbiate dalle giravolte di rinunce per far quadrare i conti mensili, ovvero tutti coloro che il bradipo Piero ha sempre difeso nella trentennale carriera politica. Tutti concordi col bradipo Piero nell'affermare che 4718 euro è uno stipendio quasi da fame. 

Povero bradipo Piero! 

E' tanto posseduto dalla recita della miseria da essersi dimenticato alcune voci, quisquilie. Essendo dal 1994 in politica così miseramente retribuita, il bradipo Piero si è dimenticato di informare noi tutti, poveri babbei, che allo stipendio del deputato vengono aggiunte altre voci, ed egli essendo oramai scafato ma per certi versi non avvezzo alle tecnologie, mai e poi mai s'immagina che basta digitare sul motore di ricerca "quanto guadagna un deputato?" per avere un esaustivo quadro dell'arraffo mensile. 

Piero, ti sei dimenticato di sommare a questi miserrimi 4718 euro altre due voci! Mannaggia!

Te le ricordo io Piero: oltre ai 4718 euro devi aggiungere la diaria giornaliera che ammonta a 3503,11 euro al mese che viene decurtata di 206 euro se non partecipe alle due/tre sedute settimanali, fino ad un massimo di 500 euro. Ma tu sei quasi sempre presente Piero! 

E poi c'è il rimborso delle spese per l'esercizio di mandato che ammontano a 3690 euro mensili! 

E infine vuoi che non prendiate il rimborso dei viaggi pur avendo treni e aerei gratis? Sono trimestrali e se abiti a Roma sommano 3323,70, mentre se vieni da fuori Roma 3995,10 sempre a trimestre. Infine 1200 euro annui per le spese telefoniche, che oggi Piero con tariffe da 10 euro al mese rappresentano anch'esse un nobile privilegio. 

Insomma Piero, il sito Borsaefinanza.it asserisce che tu, con tutti i tuoi colleghi, percepite al mese 13.401,10 euro netti! 

Questo si che è uno stipendio d'oro Piero! 

Mi hai fatto un po' incazzare ma va bene così! Ormai sei un tutt'uno con le tappezzerie damascate dell'aureo parlamento Piero! 

Vamos! 

Scoop!!!