giovedì 22 giugno 2023

L'Amaca

 

La destra levigata
DI MICHELE SERRA
Si riparla di Gianni Letta, il più andreottiano tra i viventi, come “fiduciario della famiglia Berlusconi”. Credo che neppure il più ferrato (o efferato) tra i costituzionalisti riuscirebbe a dare una lettura “tecnica” di simile mansione. Ci sono i partiti, ci sono gli organismi dirigenti, ci sono i loro rappresentanti in Parlamento, diciamo che fin qui il fiduciario di famiglia non era una figura prevista da iter e protocolli.
Il lettore crederà, a questo punto, che io voglia oppormi a questa new entry nel panorama, già pittoresco, del gioco politico italiano. Ma no, al contrario: ne sono entusiasta, e per almeno due motivi. Il primo: si chiarisce definitamente, direi ufficialmente, che Forza Italia è una delle tante proprietà personali di SB e dei suoi numerosi cari. Che a reggerne le sorti sia dunque un “fiduciario della famiglia”, come quando si deve stabilire come disporre dello chalet nel Vallese o del trilocale a Laigueglia senza far litigare gli eredi, è cosa saggia e utile.
Il secondo: all’ottantottenne Letta, nonostante una lunghissima carriera a stretto contatto di gomito con un personale politico non sempre presentabile alla mamma, va riconosciuto un aplomb impeccabile. Vuoi per educazione, vuoi per ipocrisia (il margine è a volte indefinito), non gli si è mai sentita dire, in tutti questi anni, qualcosa di triviale, o di offensivo, o di contundente. È levigato, sorridente, sempre in regola con il dress code anche quando non c’è alcun dress code.
In questa destra, che nella canottiera di Bossi, nella Bestia di Salvini, nei bonifici alle Olgettine, nei piscina-party con Lele Mora e negli svastica-party di qualche fedelissimo meloniano trova i suoi fondamenti antropologici, l’aplomb borghese di Gianni Letta è motivo di rassicurazione.

mercoledì 21 giugno 2023

Effettivamente

 


Idolatria e giustizia

 

Acchiappacitrulli
di Marco Travaglio
Per una mirabile congiunzione astrale, la giornata di ieri ha consacrato definitivamente l’Italia come il Paese di Sottosopra. Mentre il Parlamento lacrimante completava la beatificazione del suo spirito guida pregiudicato e il Guardasigilli gli dedicava la riforma della Giustizia lodando gli “onesti imprenditori” che non pagano le tasse (definite “pizzo di Stato” dalla premier), il Tribunale di Brescia condannava uno degli italiani e dei magistrati più onesti e corretti mai visti, Davigo; e la Corte d’appello di Milano assolveva l’ex sindaco Pd di Lodi, Uggetti, non perché fosse innocente (l’aveva già escluso la Cassazione), ma perché la sua turbativa d’asta era “tenue” (ha solo truccato una gara pubblica per dare l’appalto a chi pareva a lui). La scena ricorda quella di Pinocchio che, derubato delle quattro monete d’oro dal Gatto e la Volpe nel Paese di Acchiappacitrulli, denuncia il furto al Giudice Gorilla; ma questi lo condanna alla prigione per essersi fatto fregare; poi arriva un’amnistia per i colpevoli condannati e Pinocchio, essendo innocente, rischia di restare in galera: così, per uscire, deve dichiararsi malandrino.
La pompa funebre per B. in Parlamento è, in realtà, un’autopompa: i vedovi e gli orfani inconsolabili giustificano in realtà se stessi, per avergli retto il sacco per anni, votandogli 60 leggi ad personam, dimenticando che si era comprato parlamentari un tanto al chilo, immerdandosi con la mozione su Ruby (marocchina) nipote di Mubarak (egiziano). Chi santifica il delinquente se ne infischia di lui e legittima i propri misfatti passati, presenti e futuri. Tanto sa che anche la magistratura, salvo rarissime eccezioni, ha sostituito il Codice penale con la legge del più forte. Uggetti è l’idolo di tutti i sindaci di destra e sinistra che usano i Comuni come B. lo Stato: per farsi gli affari loro. Quindi va assolto anche se ha commesso il reato. Davigo invece, con l’esempio e le parole, non ha mai smesso di ricordare a chi ricopre cariche pubbliche il dovere costituzionale di esercitarle “con disciplina e onore”. Quindi va condannato come disturbatore della quiete pubblica per aver rivelato un segreto a soggetti che sono tenuti al segreto (membri del Csm e presidente dell’Antimafia) e possono maneggiare segreti perché poi li devono conservare. Infatti nessuno dei destinatari delle rivelazioni di Davigo, fra cui il capo dello Stato, il vicepresidente del Csm e i più alti magistrati d’Italia, si accorse che Davigo stava commettendo un reato: altrimenti avrebbero dovuto denunciarlo. E dove sono i processi per omessa denuncia? La realtà supera persino la fantasia di Collodi: nell’Italia di oggi, diversamente dal Paese di Acchiappacitrulli, non si condanna Pinocchio, ma il Grillo Parlante.

Robecchi

 

Caro Grillo i lavoretti pubblici toccano allo Stato, non alle brigate di volontari
di Alessandro Robecchi
Ancora incredulo e
divertito
, leggo e rileggo le dichiarazioni di alcuni esponenti di sesto, settimo e ottavo piano della politica italiana – tutti renzisti – allarmati dalle parole di Beppe Grillo. Conviene riportarle per intero: “Fate le brigate di cittadinanza, mascheratevi col passamontagna e di nascosto andate a fare i lavoretti, mettete a posto i marciapiedi, le aiuole, i tombini, senza dare nell’occhio, col passamontagna, fate il lavoro e scappate!”. Testuale. Un discorsetto che per Raffaella Paita “utilizzava toni che potrebbero istigare alla violenza sociale”. Per Lisa Noja sono “parole eversive”. Luciano Nobili, invece, ci vede “incitamento pubblico alla violenza” e (tenetevi forte) “presa a modello degli assassini che hanno macchiato il nostro Paese di una lunga e dolorosissima scia di sangue”. Non mi sembra di dover aggiungere altro: per non capire un testo di poche righe serve essere molto stupidi. Per travisarlo accusando di violenza chi incita a “mettere a posto i marciapiedi” serve molta malafede. Purtroppo, le due cose non sono alternative: si può essere contemporaneamente stupidi e in malafede.
Ciò non significa che non si possano contestare le parole di Grillo, anzi. Parole che nascono probabilmente dalla vicenda di un cittadino multato perché si è preso la briga di tappare una buca pericolosa in strada. Di sua iniziativa, senza permessi, né controlli, né autorizzazioni. Giusta multa, dico io, perché se tutti i pensionati si mettessero a tappare buche per strada, non si circolerebbe. E in più, se io cado con la moto nella buca che il Comune non ha sistemato posso far causa al Comune, mentre se cado sul pastrocchio fatto col bitume dal primo pensionato che passa, come dire, mi attacco.
Ma lasciamo perdere queste piccolezze tecniche e passiamo alla sostanza. Queste famose “brigate di cittadinanza” sarebbero dunque chiamate a lavori socialmente utili, lavori per i quali, mi risulta, un buon cittadino già paga fior di tasse. Fare volontariato per una cosa che ti sarebbe dovuta e per la quale hai già pagato non mi sembra una grande idea. Mi viene in mente quando – anni fa, con i figli alle scuole dell’obbligo – assistevo basito a brigate (ehm…) di volenterosi genitori che si dannavano l’anima per imbiancare aule e corridoi. In pratica supplivano con tempo e denaro a un diritto non rispettato, quello di avere aule e corridoi imbiancati a cura dell’amministrazione. Ora, si sa che le tasse non le pagano tutti, e quindi se di qualche brigata c’è bisogno sarebbe quella contro gli evasori. O, in subordine, contro chi invece di destinare soldi al bene della comunità li usa per aumentare le spese militari.
Intendiamoci, non c’è nulla di male a partecipare attivamente al miglioramento della vita comune (magari stappando un tombino), ma non vorrei che dopo, quando le strade si allagano e abbiamo l’acqua alle ginocchia, saltasse su un qualche genio liberal-liberista a dire che è colpa nostra, di noi cittadini senza senso civico che non abbiamo stappato i tombini, o riempito le buche, o curato i giardinetti. Vista la tendenza sempre più radicale a incolpare il cittadino di quel che non funziona, invece della politica centrale o locale che dovrebbe farlo, mi sembra una toppa peggio del buco, ci andrei piano, ecco. Il tombino me lo deve stappare il Comune, creando posti di lavoro, e non il giovane volenteroso delle brigate di cittadinanza, e se le tasse non bastano, si veda di farle pagare a chi le evade. Questo sì, sarebbe, felicemente, eversivo.

L'Amaca

 

La sopportazione degli altri
DI MICHELE SERRA
Leggendo le cronache della direzione del Pd, pare di capire che il solo punto rilevante di disaccordo sia sulla guerra in Ucraina.
Disaccordo tattico e non strategico, perché nel Pd sono tutti filo-ucraini, ma con differenti opinioni sulla soluzione militare come sola possibile. Sul resto, a occhio e croce, non risultano insormontabili differenze.
Tanto che i sette punti “per l’estate” proposti da Schlein sono stati approvati all’unanimità.
Non è dunque chiarissima la ragione per la quale si parla del Pd (e il Pd parla di se stesso) come se fosse sull’orlo di una crisi ferale, e forse di una scissione: a meno di voler accettare che l’insensata distinzione tra “riformisti” e “radicali” abbia un peso politico concreto; o che partecipare alla manifestazione contro il precariato di un altro partito politico sia un irreparabile strappo, e non una legittima scelta.
Ai dirigenti del Pd darei un compito estivo (l’ottavo, dopo i sette di Schlein). Esiste un solo partito di massa, nella storia delle democrazie parlamentari, che abbia avuto totale concordanza di priorità, di umori, di culture? Suggerisco la risposta giusta: no, non esiste, il solo concetto di “partito di massa” comporta una certa varietà di opinioni e di sensibilità. Perché dunque non arrendersi all’evidenza, stabilendo che non è il “tutto”, ma il “molto”, che tiene insieme un partito?
La domanda riguarda tanto i “riformisti” quanto i “radicali”: ma sul serio ognuno di voi crede sia possibile un partito a propria immagine e somiglianza? Un partito che rispecchia la propria immagine? Ma quanto narcisismo c’è, nel settarismo di ogni epoca e di ogni corrente? Non è più logico e più sano sopportare l’esistenza degli altri?

martedì 20 giugno 2023

Clck!

 


Ci scusi



Come dar torto al caro ministro? Noi coglioni che paghiamo alla fonte siamo orgogliosi di sopperire alle sviste dei cari imprenditori, guardando soddisfatti le luci cittadine che immancabilmente s’accendono sul far della sera, le scuole che accolgono i ragazzi, le strade a volte, non sempre, asfaltate. E siamo pronti a prendere l’ennesimo cetriolo per il bene di questo straordinario paese, che ha la fortuna di avere un illuminato ministro com’è Nordio! Viva l’Italia!