martedì 13 giugno 2023

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Canali unificati

 

Tv, il funerale catodico finisce nel kitsch: l’Italia un’immensa Canale 5
1936-2023 - Video-necrologi. Da Previti a Marco Columbro, dai “Puffi” alle ricchezze di Feltri: il (suo) mondo di plastica saluta B. ma celebra innanzitutto se stesso
DI DANIELA RANIERI
Bisogna leggere i necrologi, se si vuole conoscere il mondo. I coccodrilli sul Caimano (figura retorica piramidale: la metonimia delle lacrime sulla metafora inventata da Franco Cordero) parlano meno di Berlusconi che del mondo di plastica in cui è vissuto e delle persone che ha beneficato. Alla sua morte, tutta Italia diventa un’immensa Canale 5; sfilano sullo schermo cortigiani, complici, palesi servitori, finti oppositori e morti di fama, tutti affranti e inconsolabili (ma qualcuno avrà mai veramente voluto bene a Berlusconi?), in una melassa di apologie express che disegnano involontariamente un trattato di antropologia.
Renzi, uno dei primi a twittare, si collega col Tg1 dalla redazione del suo diciamo giornale. Ride. “È stato un personaggio totalmente inclassificabile, fuoriclasse, e lo dice un suo avversario politico (come no, ndr), ha rivoluzionato il sistema urbanistico delle città con Milano 2 (sulla Edilnord fondata da B. ci sono fiumi di inchieste; nel ’73, insieme a don Verzé, padrone del San Raffaele, fece dirottare i voli degli aerei di Linate per non disturbare i residenti di Milano 2, ndr), il sistema televisivo (grazie alla legge Mammì voluta da Craxi, legalizzazione del suo trust, ndr), il sistema partitico, presidente del Consiglio più longevo di De Gasperi, se guardate la classifica sta sopra a De Gasperi e Andreotti! (Renzi ama infantilmente le classifiche, ci manca poco che dica che lui è stato il più giovane, ndr). Io in questo momento ho alla mente i miei ricordi personali con lui. La fine del patto del Nazareno è stato anche l’inizio della mia fine, Tony Blair mi disse una volta, beh…”. La conduttrice lo interrompe. Come la madre di Amleto, Renzi non lascia che le carni servite al banchetto funebre si raffreddino. È il parente che si sfrega le mani sperando di ereditare.
Cesare Previti: “È stato la figura che su due secoli ha spiegato al mondo quello che è giusto e quello che è sbagliato”. Berlusconi, la risposta italiana a Immanuel Kant, ha in effetti inciso un solco morale in Italia. Lo dice Previti, due volte condannato in Cassazione (totale: 7 anni e 6 mesi) per aver comprato le sentenze del giudice Metta su Imi-Sir e Mondadori.
Canale 5 si trasforma nella Tv nord-coreana. Cesara Buonamici dirige un pianto rituale catodico attorno alla persona di B. che deflagra in epos. In un filmato d’epoca Fedele Confalonieri racconta di quando il figlio del pretore che aveva bloccato le trasmissioni Mediaset protestò col padre perché non poteva vedere I Puffi.
Sallusti: “Fece un’introduzione a Eramo Da Rotam (sic), La lucida follia (L’elogio della follia, ndr), perché era un visionario”. Ha tirato su una scuola di acculturati.
Sansonetti, dir. della povera Unità: “Perdita gigantesca per l’Italia, uno statista. Non è che l’Italia abbondi di statisti”. Come no, c’è Renzi.
Meloni fa un videomessaggio berlusconiano di freddezza agghiacciante: “Un combattente. Con lui l’Italia ha imparato che non doveva mai farsi imporre dei limiti… che non doveva mai darsi per vinta. Con lui noi abbiamo combattuto, vinto, perso molte battaglie…Addio Silvio”. Non rinuncia nemmeno davanti alla morte alle metafore guerresche, la finta sovranista che sta agli ordini di Nato-Usa.
Tommaso Cerno: “Salutiamo Berlusconi con un ciao reciproco”.
Ruggieri, già deputato FI, dir. resp. del Riformista di Renzi, si presenta negli studi di Rai1 in lacrime: “Tanti di noi, una parte della storia di tanti di noi, muore oggi con Berlusconi”. Singhiozza. Serena Bortone è in imbarazzo: “Se vuoi mando una clip”. Lui: “No no, non è un problema”, le lacrime si devono vedere. “Ci ha insegnato a essere ben educati”. Non è esatto: B. ci ha insegnato la pacchiana opulenza, la violenza estetica, il disprezzo delle regole, il prezzo degli uomini, l’intolleranza del limite, la virilità omofoba. Ma non l’educazione.
Vittorio Feltri: “Mi ha fatto diventare ricco, e di questo gli sono grato”. B. è stato il prototipo del capitalista italiano. La ricchezza sua e delle persone a lui contigue è stata misura del valore dell’uomo. Marx: “Il denaro confonde e scambia ogni cosa, esso è l’universale confusione e inversione di tutte le cose, quindi il mondo capovolto, la confusione e l’inversione di tutte le qualità naturali e umane”.
Bortone si collega con Marco Columbro, “che dava la voce a One, il pupazzo Mediaset”. Columbro: “No, una precisazione: davo la voce a Five, non a One”.
Salvini: “Al di là della grandezza politica imprenditoriale politica sportiva televisiva c’è l’immensa generosità, l’affetto, il fatto che non aveva mai digerito che portassi la barba, poi se la faceva andare bene, al mio compleanno mi ha regalato un sacco di camicie blu perché diceva che mi stava meglio il blu, e oggi porto la camicia bianca. Mancherà!”. Beato Salvini, uomo semplice che soffre meno degli altri.
Tg1: “Abbiamo al telefono Bobo Craxi”. “No, in realtà sono Federico Neri, il nipote di Bobo”. “Ah… Benvenuto lo stesso”. “È uno choc”.
Rutelli la mattina al telefono: “Ricordo quando coi radicali ci battemmo per la libertà d’antenna”. Al pomeriggio corre allo Speciale di Canale 5 e ripete le stesse cose. Il conflitto d’interessi di B. non è mai esistito, anzi. “Una volta in Sardegna mi fece vedere una scultura fatta da mio bisnonno che tiene nel suo giardino”.
Casini al tel.: “Mi sento come se fosse mancato uno di casa, anche se le nostre frequentazioni erano rare, lui sempre ricordava la mia mamma, molti dicono che a lui piaceva piacere, sì, ma piacere a tutti, anche ai più umili”. La conduttrice lo consola. Fa in tempo ad attaccare il telefono e lavarsi i denti e corre negli studi di Oggi è un altro giorno. Sembra più sereno: “Era un uomo di grande sensibilità, mi chiamò per mio padre, ricordo il mio incontro con lui ad Arcore, era una giornata di autunno, lui mi parla del progetto di mettere insieme AN e Bossi, lo guardo con aria di sufficienza, che io di solito non ho… Un grande barzellettiere, io non sono capace a raccontarle, ogni tanto poteva dire qualche barzelletta spinta… ricordo a casa mia lo invitai una volta, c’era la signora anziana che serviva a tavola e lui cominciò a parlare di suo figlio, era uno a 360 gradi…” Lo stile di Casini, quasi presidente della Repubblica.
Urbano Cairo: “Ho avuto la fortuna di fare il suo assistente dall’81 all’85, poi ho lavorato 14 anni con lui, era una persona importantissima, un maestro assoluto, aveva una magia nelle cose che faceva”. Senaldi: “Mi ha invitato al pranzo di Natale. Aveva un grande amore per la vita e per tutti gli esseri umani”. Giocando col verbo inglese “to lie”, che vuol dire sia “mentire” che “giacere” (pasticcio che viene dall’Amleto), lo scrittore Ambrose Bierce così compose l’epitaffio funebre del direttore del suo giornale: “Here lies XY, as usual”, cioè “Qui giace e mente XY, come sempre”.
Fontana, pres. Camera: “Non possiamo dimenticarci le sue televisioni, da appassionato di calcio non posso dimenticarmi delle vittorie col Milan”. Bonomi, pres. Confindustria: “Con la costruzione di Milano 2 ha cambiato il nostro modo di pensare ai piani urbanistici. Ha innovato il modo di fare politica con la discesa in campo. Figura imprenditoriale a tutto tondo”. È la litania di giornata: un imprenditore che ha successo nei suoi campi, anche se usa quel successo per incrementare il suo potere ai danni degli altri, è sempre un benefattore.
Draghi: “Amato da milioni di italiani per la sua umanità e il suo carisma”. O, detto col New York Times: “Dopo aver introdotto sesso e glamour nella televisione, ha esportato la stessa formula in politica”.
Al pomeriggio Canale 5 sbraca: “l’Italia è il Paese che amo” ripetuto in loop, Berlusconi che canta con Al Bano, ride, fa le corna, conta, gigioneggia, pulisce le sedie, dice a una ragazza che se “fa la farmacista mette le supposte a tutti”. Sulle note di ’O surdato‘nnamurato, Corazon Espinado, Volare nella versione di Modugno e dei Gispy Kings. Così muore catodicamente nel kitsch colui che così è sempre vissuto.

Coccodrillo

 

Coccodrillo di Caimano
di Marco Travaglio
Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. L’amico Craxi. L’amico Gelli. L’amico Dell’Utri. L’amico Mangano. L’amico Previti. L’amico Squillante. L’amico Metta. Il lodo Mondadori. La rivoluzione liberale. L’uomo del fare. La villa fregata all’orfana. Da giovane ero anch’io donnino di casa. Mamma Rosa. Il mausoleo di Arcore. Il Polo delle Libertà. Voglio Di Pietro ministro degli Interni. Il decreto Biondi. Giuro sulla testa dei miei figli. Mai pagato tangenti. Milano negli anni 70 era un calvario, dovevi far passare la pratica da un ufficio all’altro con l’assegno in bocca. Vendo le mie tv. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Cribbio. Mi consenta. Il ribaltone. Dini e Scalfaro comunisti. Prodi utile idiota dei comunisti. D’Alema comunista. L’amico Massimo. La Bicamerale. La Costituzione comunista. Le toghe rosse. La Casa delle Libertà. Chi vota a sinistra è coglione. Le mie tv hanno una linea editoriale autonoma all’85%. I miei giornalisti sono tutti di sinistra. Fede è un eroe. Putin è un amico fraterno, un dono del Signore, ha sentimenti delicati, un vero democratico. L’amico George W.. Ai consìder sdesd ov Iunade Steiz nos onli a fleg ov e cantri…
Gheddafi è un leader di libertà. Le tangenti alla Guardia di Finanza, nel sentire della gente, non sono considerate reato. Dell’Utri è persona di così profonda moralità e religiosità da non poter essere connivente, non ha attaccamento al denaro, molte volte gli dico: non fare come Giorgio Washington che curava gli interessi dello Stato e mandava in malora la famiglia. Non farò condoni. Concordato e scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. Signor Schulz, la suggerirò per il ruolo di kapò. Siete turisti della democrazia. Romolo e Remolo. L’Islam civiltà inferiore. Tutta colpa dell’euro. Le corna. il cucù alla Merkel. La mafia, poche centinaia di persone. Gli ellepì con Apicella. L’elisir di Scapagnini. Rasmussen è meglio di Cacciari, gli presenterò mia moglie. Mangano è un eroe, non ha parlato: si comportava bene,faceva la comunione nella cappella di Arcore. Il Contratto con gli italiani. Un milione di posti di lavoro. Meno tasse per tutti. Le grandi opere. Il Ponte sullo Stretto. Sono stato frainteso. Biagi, Santoro e come si chiama l’altro… Luttazzi hanno fatto un uso criminoso della televisione pagata coi soldi di tutti. Montanelli e Biagi erano invidiosi di me. La Piovra rovina l’Italia all’estero. Il falso in bilancio. La Cirami. Il lodo Maccanico. Il lodo Schifani. La Cirielli. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.
Ciampi comunista. La legge Gasparri. Il salva-Rete4. L’Economist comunista. Signora, che ne direbbe di una ciulatina? Bertolaso uomo della Provvidenza. Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sarò felicissimo di conoscere il papà dei fratelli Cervi, a cui va tutta la mia ammirazione. Caro Blair, sono laburista anch’io. La giustizia a orologeria. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. La Mitrokhin. I brogli di Prodi. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi con mille giudici. Sono sempre stato assolto. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani. Il Popolo della Libertà. La bandana e il trapianto pilifero. Obama è bello e abbronzato. Il miracolo dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale nel cuore degli uomini. Le mani nelle tasche degli italiani. La magistratura è un cancro da estirpare, peggio delle Br, come la banda della Uno bianca. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo tombeur de femmes.
Agostino, la Antonella: sta diventando pericolosa, s’è messa a dire cose pazzesche in giro. Il lodo Alfano. La prescrizione breve. Il processo breve. Il legittimo impedimento. La Consulta comunista. Il Partito dell’Amore e la sinistra dell’odio. Mai frequentato minorenni. Il padre di Noemi Letizia era l’autista di Craxi. La signora Lario mente. Patrizia, tu devi toccarti. La statuetta ad altezza Duomo. Dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Gli amici Gianpi, Lavitola, De Gregorio e Lele. Nicole Minetti è un’igienista dentale. Ruby è la nipote di Mubarak. Il Bunga bunga. Ho una fidanzatina. Solo cene eleganti. Siamo tutti intercettati. Pagavo Ruby perché non si prostituisse. Pagavo le ragazze perché i pm le hanno rovinate. Santità, siamo i difensori della civiltà cristiana e della famiglia tradizionale. Ho otto zie suore di Maria Consolatrice. Il Family Day. Ragazze, mi toccate il culo? La culona inchiavabile. La mia condanna è un golpe. L’uveite. La pompetta. Mister Obamaaaaa! La sapete quella della mela? E quella degli ebrei e i campi di sterminio? Sono il miglior premier degli ultimi 150 anni. Non mi dimetterò mai. Mi dimetto. I grillini li mandiamo a pulire i cessi di Mediaset. Le finte nozze. Il mio Covid aveva la carica virale più alta del mondo. La signora Meloni è supponente, prepotente, arrogante, offensiva, ridicola. Putin voleva solo sostituire il signor Zelensky con persone perbene. Bisogna convincere Zagrebelsky a trattare. Vi mando un pullman di troie. Ho fatto finire la guerra fredda e ottenuto in Europa i miliardi del Pnrr. Ricordo le mie riforme del 208. Tik Tok Taaaaak. Vi tulipano tutti. Me ne vado da questo Paese di merda.

lunedì 12 giugno 2023

Prime sensazioni

 


Trent'anni sono lunghi, rappresentano una grossa fetta di vita dei suoi contemporanei; Silvio Berlusconi scomparso questa mattina lascia un paese diverso, trasformato, direi di più: devastato. Esagero? Probabilmente, ma se riflettiamo con lucidità, parolone di questi tempi, emerge tutto quello che la sua scaltrezza, la sua abilità ha provocato nel tessuto sociale italiano. 

Il suo periodo, l'Era del Puttanesimo, ha rimbambito, ammorbidito, confuso tanti di noi; le sue tv, mai combattute democraticamente da nessuno, specialmente da quelli che fingevano di essere suoi avversari politici, hanno appassito quel sano frizzantino mentale che ancor oggi possiamo riscontrare nei nostri vicini d'oltralpe; i Drive In, le ballerine, le commedie, le serie, tutte rivolte verso il successo, la visibilità, l'apparire come unica strada per il benessere della società, ci hanno prostrato in psiche oltremodo. 

Entrato in politica perché vicino al default, si è confezionato leggi su misura, pacchianate politiche agevolate dai suoi adepti che oggi lo piangono e rimpiangono, estikazzi!, equiparando la dignità della nazione a quella di un circo. Come non ricordare le barze al sapore di culo, le corna, la Culona inchiavabile, il rimprovero regale all'urlo post foto "Mr Obamaaa", le cene eleganti, le sceneggiate per ritardare i propri processi, le uveiti, insomma la Macchietta al comando!

E il popolo stravedeva per lui, lo coccolava, ignaro di quanto sommessamente avrebbe pagato nel futuro per le sue scorribande costituzionali: ordinamento giuridico sbeffeggiato, condoni enormi, istigazione all'evasione, alterazione della verità, dei fatti, attraverso le sue reti televisive sommate a quelle di stato allorché era in tolda; e poi le epurazioni di chi non la pensava come lui, Enzo Biagi in primis, la ricerca costante del tornaconto personale che ha permesso alla sua famiglia di accumulare un enorme tesoro anche grazie alla piegatura ai suoi voleri dell'intera nazione. 

Ho tralasciato volutamente gli inizi, perché molto sgradevoli; quel sospetto di usare denari sporchi, il furto del villone alla povera ereditiera perpetrato in combutta con l'avvocato di parte, tale Cesare Previti, poi divenuto suo amico e ad un passo dal ministero della Difesa, bloccato dall'allora presidente Scalfaro. 

Marachelle, strafalcioni politici, cene con tanto di palo da lap dance, la nipote di Mubarak, la minorenne molestata, la lettera di Veronica Lario a Repubblica, i denari off shore. A chi oggi lo vorrebbe santo gli occorrerebbe rileggersi la storia. Il presidente Mattarella lo onora oggi come uomo che ha segnato una grossa parte della nostra recente storia. Andare oltre potrebbe legalizzare parte del malaffare che imperversò in quei lustri. 

Per ultimo, la camera ardente non sarà preparata né a Palazzo Marino, né al Senato. Gli studi di Cologno Monzese avrebbero dovuto accogliere la salma per l'ultimo saluto, ma è stato tutto annullato per ragioni di sicurezza; subliminalmente sarebbe stato il gran finale,  la consacrazione del suo Castello Dorato, tristemente rattrappente da trent’anni la nostra democrazia.        

Adieu Silvio





Ziliani

 

Superlega addio. Uefa, abbiamo scherzato: meglio tener stretta la bombola Champions
di Paolo Ziliani
Era il 19 ottobre 2022 quando il tedesco Bernd Reichart, nuovo Ceo della società “A22 Sports” promotrice del Progetto Superlega che raggruppa Juventus, Real Madrid e Barcellona, rilanciava in grande stile, dopo il lancio abortito del 20 aprile 2021, il piano di cambiamento del football che l’avvento del Nuovo Torneo avrebbe determinato. Siccome il progetto originario si era dimostrato una fetecchia, la A22 aveva provveduto a un suo profondo restyling. “Abbiamo fatto tabula rasa, anche i fan proveranno molta simpatia per l’idea. C’è una mossa dichiarata verso un formato aperto e l’adesione permanente al torneo non è più un tema sul tavolo”, confidava Reichart al Financial Times. Tutto molto vago. E quando pensate di partire? “L’aspettativa ragionevole – era la risposta – è per la stagione 2024-25”.
Il che destava un certo stupore: perché l’Uefa aveva annunciato il cambio di format della Champions, con aumento delle partite da 125 a 189 e aumento sostanziale del già ricco montepremi, proprio a partire dal 2024-25. Insomma: com’era possibile immaginare al via, contemporaneamente, la Champions col suo agguerrito plotone di top club e la Superlega che per statuto ammette solo pezzi da 90? Qualcuno stava raccontando una balla.
Sono passati poco più di sette mesi e il Progetto Superlega non sembra passarsela tanto bene. Intanto perché il 15 dicembre l’avvocato generale della Ue, Athanasios Rantos, in attesa del pronunciamento della Corte Europea era intervenuto per dire che l’Uefa non esercita alcun monopolio sul calcio: chiunque è libero di organizzare tornei alternativi a patto di uscire dall’Uefa e dalla Federazione di cui fa parte. Se Juventus, Real e Barcellona desiderano dar vita alla Superlega, è sufficiente che escano da Serie A, Liga e Uefa e possono fare tutto quel che vogliono; se invece pretendono di farlo rimanendo affiliati si pongono al di fuori delle regole e l’Uefa ha il diritto e il potere di sanzionarli. E sorvolando sul fatto che i governi di tutti i Paesi europei, Italia compreso, avevano già espresso alla Corte Ue, dietro richiesta, il gradimento per il calcio “made in Uefa” e il rigetto del modello Superlega, succede che proprio in questi giorni, con un coup de théâtre degno di miglior causa, uno dei tre club del Progetto Superlega, la Juventus, abbia annunciato il proposito di abbandonare i compagni d’avventura Real e Barça sfilandosi dall’impresa. Teme infatti che la Uefa, per svariate malefatte commesse che nulla hanno a che fare con la Superlega, la escluda per più anni dalle coppe privandola di introiti che sono da sempre la sua principale fonte di ricavo; e abiurare la Superlega potrebbe impietosire l’Uefa motivandola a non calcare troppo la mano.
Insomma, la Champions era la bombola d’ossigeno che teneva in vita il club; ma il club ne pretendeva un’altra, con maggiore capacità di ossigeno, ritenendo fosse suo diritto pompare nutrimento sia da un boccaglio che dall’altro. Morale della favola: la Juventus si è accorta che si stava meglio quando si stava peggio; la Superlega è definitivamente collassata; e ora Madama implora in ginocchio l’Uefa di non cacciarla dal paradiso terrestre della Champions, su cui fino a ieri sputava, e non esita a scaricare in autostrada, abbandonandoli al loro destino, i compagni di viaggio Real e Barcellona. Sempre che il contratto di adesione all’A22 non la costringa a sanguinosi risarcimenti da riconoscere ai club traditi. Dal pianeta calcio è tutto: linea allo stadio (pardon, studio).

Vespa pensava che...

 

Armi: Conte punge Vespa e l’intervista diventa zuffa
MARCHETTE - Il conduttore Rai immaginava un incontro morbido con il leader dei 5 Stelle, ma l’ex premier lo ha incalzato su tutti i punti, rubandogli la scena
DI ANTONELLO CAPORALE
La situazione si è intorcigliata, come quando il gomitolo vomita i suoi fili e li disperde ovunque. Fatto sta che Bruno Vespa si è trasformato – senza intenzione – in un Mario Sechi al quadrato, il collega portavoce di Giorgia Meloni e Giuseppe Conte, volendolo eccome, ha assunto le sembianze del Bisconte, come lo chiama Giuliano Ferrara e ha infilzato il padrone di casa con la lama tagliente della provocazione: “Ma di cosa avete paura? Della pace?”. Ha chiesto lui, il Giuseppi nazionale, a Bruno stupefatto, a proposito dell’Ucraina. Ed è stata davvero una puntura di Vespa al contrario. Infatti il collaudato giornalista: “Ma certo che no, ma assolutamente!”. Conte, ora Bisconte di lotta e di governo, continuando a darci dentro: “Mi sta dando del filoputiniano? Lo dica allora”. E l’altro: “Ma certo che no, ma ci mancherebbe!”. Conte: “Ha letto Rasmussen sul Guardian? Ha detto che ci sono paesi Nato che vogliono mandare le truppe. Entriamo proprio in guerra allora, lo dicevo io a proposito degli aerei”. Vespa, nervoso: “Fosse stato per me gli aerei li avrei mandati pure prima”.
Era previsto l’atterraggio morbido del leader dell’opposizione, in mancanza di Elly Schlein, nella masseria del giornalista più potente, collaudato e affluente di questo tempo. Conte era chiamato a ciabattare un po’ e restituire al padrone di casa il favore che gli aveva reso, incoronandolo come guida di coloro che vorrebbero tener testa al centrodestra. E pareva che le cose andassero per il verso della giusta camomilla, perché i sorrisi si sono sprecati e anche le riverenze. Il ministro Adolfo Urso: “Vorrei dire una cosa al premier Conte”. Il suo collega Gennaro Sangiuliano: “Posso intervistarlo io?”.
Sorrisi, dunque. Invece il presidente dei Cinquestelle ieri era senza pochette e ha iniziato a provocare Vespa, al quale – ricordiamolo – aveva aperto le porte dei suoi segreti durante un Porta a Porta sfilando dal portafogli il santino di padre Pio che lo accompagna in ogni dove. “Sono state dette delle cose inesatte a proposito del Pnrr, e offerto una versione edulcorata e distorta”. Bruno, indispettito: “A cosa si riferisce?” “A quel che ha detto Meloni e riportato dai giornali che la responsabilità è mia”. Lui, nelle vesti di un superSechi: “Questo la premier non l’ha detto”. Il Bisconte: “E lei come lo sa che non l’ha detto, c’era?”. Lui, superSechi: “C’ero, io sono ovunque”.
Il confronto, l’intervista dialogante, l’amichevole chiacchiera, ha preso le pieghe di una zuffarella appena mascherata. Di nuovo Conte: “L’Istat ci dice che abbiamo subito un colpo enorme nella produzione industriale”. Di nuovo Vespa: “Su, non esageriamo è stato appena riferito dal ministro Urso la reale dimensione di quella cifra”. Vespa, in alleggerimento: “Con il Pd ci sarà un’alleanza organica?”. Lui, disinvolto: “Nessuna alleanza organica ma su singoli temi avvieremo discussioni comuni”. Vespa, più disponibile: “Almeno è contento che il G7 l’anno prossimo si terrà in Puglia, la sua regione?”. Conte, molto su con lo spirito combattivo: “Sperando che restiamo nel G7 nel prossimo futuro”. Vespa, molto incacchiato: “U mamma mia, ma ha visto le cifre della nostra crescita? Adesso non arriviamo a tanto”.
Sotto la pagoda, mentre il cielo si oscurava e la consueta pioggerella apriva le ore del pomeriggio, si è come ridestata da un torpore dovuto all’indigestione da forum e molti dei presenti, compresi i tanti destinati al servizio d’ordine, hanno iniziato ad appassionarsi al match.
“Sapete che il governo non è mai venuto ad illustrare il Piano di ripresa in Parlamento?”. Ha detto Conte ai presenti. “E sapete che la presidente del Consiglio ha rifiutato anche la nostra collaborazione?”. “E sapete che in televisione sembra che vada tutto bene, ma siamo all’opposto della verità?”. “E sapete che il 17 giugno faremo una grande manifestazione e dovete venire, protestare, far sentire la vostra voce. Altrimenti se sarò da solo in piazza poi faranno come gli pare?”. A Vespa: “Ha letto l’ultimo accordo che a Bruxelles abbiamo siglato sui migranti? Mi sembra che ci sia poco da essere soddisfatti. Ci siamo incaprettati ancor di più, piegati all’obbligo che abbiamo di dare ricovero a chi raggiunge le nostre coste. E i Paesi del nord hanno fatto in modo di serrare ancora di più le loro frontiere”.
Il pranzo era pronto, le cucine avviate, la masseria efficiente, ma Conte aveva la pancia piena di tutte quelle parole e ha preferito salutare. Bye, bye.