domenica 16 aprile 2023

Certo





Click



Che splendido scatto, quanta fragranza emana questa foto, che sentimenti scaturiscono dalla tenerezza della premier che ha ancora in simbolo quella fiamma ricordante quel fascismo autore dell’eccidio etiope, nostra vergogna eterna, per il quale la tenerona si è guardata bene dal scusarsi per non inimicarsi una buona fetta dei suoi elettori, nostalgici, che inducono a suggerire ai bimbi in foto che la recitazione a servizio di click di stato, confonde ed ottenebra la luce della verità!

Dai che ci siamo!



Per chi come me dubitò istantaneamente del personaggio ai tempi dell’Era del Ballismo, queste dichiarazioni post scissione del terzo polo, che poi era il quinto, lasciano il tempo che trovano. Fa parte del personaggio, dell’Egoriferito sempre pronto a papparsi qualsiasi fatto, ad indossare il costume di vittima, di statista, di conferenziere, di neo direttore di giornale, di padre della patria, di pacifista, di fine filosofo, a seconda delle necessità, solo ed esclusivamente per placare l’abnorme appetito dell’io che lo possiede, alterandone la psiche. Responsabile del più grande disastro politico, del ratto dirompente ed annichilente “quella vaga idea di socialismo”, triturante conquiste sociali ottenute col sacrificio di molti eroi del passato, questo signore che starebbe bene in qualsiasi bar di paese ad intrattenere allegramente con le sue panzanate chicchessia in attesa del caffè, terrorizzato dall’idea di rimanere fuori dal parlamento assieme ai suoi sodali, pensò bene di accalappiare un’altra macchietta gironzolante sul proscenio di questa mefitica politica nostrana, mostrandogli ninnoli abbacinanti, futuri luminosi, percentuali da ago della bilancia che solo la fantasia di Salgari avrebbe ipotizzato, ripetendo lo stesso schema della legislatura precedente, con la scissione dal martoriato, da lui medesimo, PD nel post voto, una volta assicuratosi lo scranno grazie ai seggi blindati dall’anti democratica legge elettorale capestro, confezionata da un suo adepto meschino, che consentì pure alla sua bella e fedele compagna di partito, girovaga prima nel Trentino e poi nel sud profondo per ovvie ragioni di simpatia - se avesse provato nella sua Arezzo forse non avrebbe preso neppure una decina di voti - di riottenere la tanto agognata visibilità. Ad ogni nefandezza  egocentrica segue una dichiarazione ecumenica, costituzionale, altisonante, quasi scaturente dal francescanesimo, come il canovaccio del suo saltimbanchismo richiede. L‘accortezza in questi frangenti e di non considerarlo minimamente, ben sapendo che riproverà ad attirare l’attenzione dei media con altre imprese, vedasi il ruolo di direttore del Riformista tanto esilarante da sembrar cogitato dai Fratelli Marx, ripercorrendo in toto ciò che l’allegro intrattenitore nei bar locali compie quotidianamente allorché se il dire “ieri sera ho visto De Niro uscire da una macchina in piazzetta” non suscitasse l’ilarità dovuta, lo porterebbe ad asserire che “oggi in trattoria pranzeranno segretamente Macron e Edwige Fenech!”
Quindi serve pazienza e compatimento, con annesse caritatevoli carezze in cervice; vedrete che a breve guarderà finalmente verso i suoi veri lidi natii, le terre arse e riprovevoli di questa destra intenta pedissequamente a fingersi democratica. Trasmigrerà prima o poi nelle braccia della Nera Caciottara e noi, finalmente liberi da cotanta pacchianeria, brinderemo per essercelo tolto definitivamente dalle gonadi!

Zio Adry…


Cattiveria




Demoliti giornalisticamente


La mitica Daniela fotografa alla perfezione i due smargiassi. E il Bomba Xylella del PD è da standing ovation!!!

Ora Calenda ci revela chi è Renzi. E viceversa.

di Daniela Ranieri

Se non fosse per la musichetta da circo in sottofondo, verrebbe da prendere sul serio lo spettacolo che stanno dando i due servitori dello Stato, senatori della Repubblica, stipendiati lautamente dagli italiani (uno anche dai non italiani) Renzi e Calenda. Si tratta pur sempre di una dimostrazione eloquente della loro personale concezione della disciplina e dell’onore con cui in teoria sarebbero chiamati ad adempiere alle loro funzioni pubbliche.
Dentro la macelleria di reputazione che è Twitter (e dove sennò? Azione e Italia viva sono scatole vuote, ologrammi pompati dai media), il combattimento tra i due boriosi galli procede però asimmetricamente: Renzi “fa filtrare”, “affida alle chat”, “riunisce i suoi”, manda avanti Bonifazi, Boschi, i suoi sgherri e altre frattaglie, e resta a guardare (anche se La Stampa “ruba” una sua frase: “Calenda è pazzo, ha sbagliato pillole”); Calenda, tragicomicamente, annuncia e impone ai suoi un “rigido silenzio stampa”, che vìola subito dopo lasciandosi andare a un’incontinente raffica di tweet con cui ci spiega com’è fatto Renzi, di cosa è capace e perché è altamente sconsigliabile avere a che fare con lui, tutte cose che anche noi, come lui, ignoravamo, credendolo la reincarnazione di De Gasperi.
Siccome non ci sta a passare per scemo, Calenda – come se fosse ancora in tempo per evitarlo – twitta: “Non ho mai ricevuto avvisi di garanzia/rinvii a giudizio/condanne”, con il che ci informa che invece Renzi sì (è imputato per il reato di finanziamento illecito nel processo Open), circostanza che Calenda deve aver appreso l’altro ieri; scrivendo “non ho accettato soldi a titolo personale da nessuno, tanto meno da dittatori e autocrati stranieri” ci notifica invece di aver appena scoperto che Renzi arrotonda con questa singolare attività lucrativa (a Calenda bastava leggere il Fatto: noi scriviamo da anni che Renzi ha un tariffario tipo cantante neomelodico ai matrimoni e per soldi chiama “amico” i peggiori ceffi del Golfo). Poi lo accusa di aver preso finanziamenti da “speculatori stranieri e intrallazzatori”, incontrato magistrati non per ragioni di servizio, aver brigato per le lottizzazioni del Csm (sembra la scena di Amore e guerra in cui Woody Allen affronta Napoleone: “Lei è un tiranno e un dittatore e dichiara guerre”, e Napoleone: “Perché sta elencando i miei meriti?”), fino all’apoteosi: “Quando non ero in Senato non ero a Miami con il genero di Trump o in Arabia a prendere soldi dall’assassino di Khashoggi”. Ma senti senti. Il candido Calenda ci sta dicendo: 1) di sapere chi è l’assassino del giornalista del Washington Post, ucciso e fatto a pezzi nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, delitto su cui la Cia e l’MI6 hanno solidi sospetti e l’Onu “prove credibili di responsabilità” ma non certezze (spoiler: Mohammad bin Salman); 2) di essersi alleato con uno che prende soldi da un assassino, come se additare Renzi come un nefando furbastro dica qualcosa di nuovo su Renzi e niente su Calenda. Ma Carlo ha altri scoop: i renziani hanno votato La Russa alla presidenza del Senato per avere la presidenza della Vigilanza; ma al tempo Calenda, quando tutta Italia guardava a Renzi per la losca elezione, dava la colpa a Pd e 5Stelle (“Non esiste che noi votiamo un post-fascista, non abbiamo i numeri”). Mentiva allora o mente oggi? Non solo: Renzi ha “un esercito di troll” addestrati per diffamare sui social chiunque attenti alla reputazione del capo (come se non l’avesse già accoppata Renzi stesso), cosa che a Calenda faceva comodo, però, quando i troll linciavano i giornalisti che criticavano il loro aborto di partito. Ovviamente Renzi gli rinfaccia di averlo creato lui: “Se sono un mostro oggi, lo ero anche quando ho sostenuto Calenda” – segue lista dei regali. È vero: il viziato politico dei quartieri alti, ex di Confindustria, Ferrari, Sky, Montezemolo, Monti, fu nominato da Renzi viceministro, poi Rappresentante permanente presso la Ue (230 diplomatici scrissero imbufaliti a Renzi: “Non ci s’improvvisa ambasciatori”), poi ministro e persino capo del “Programma Capitale Umano”, con cui il governo avrebbe finanziato 4-5 università d’eccellenza e scovato nei licei 500 geni, o “plusdotati”, o “gifted”, che lo Stato avrebbe adottato per farli diventare tanti piccoli renzian-calendini.
Davanti all’epilogo scontato dell’alleanza tra i due palloni gonfiati, i giornali lacrimano: ci hanno creduto due milioni e mezzo di elettori! Repubblica raccoglie il grido di dolore del “gotha dell’imprenditoria”, ricconi che avevano puntato sul “Terzo” Polo elargendo bigliettoni dai 100 mila euro in su, povere bestie. Ora che anche Calenda, buon ultimo, ha capito che Renzi ama parassitare gli organismi che lo ospitano (è stato la Xylella del Pd), aspettiamo il prossimo gonzo. Intanto milioni di italiani possono essere orgogliosi di non aver creduto per un attimo a nessuno dei due.

Travaglio!


Le innocenti evasioni

di Marco Travaglio

Ci eravamo appena ripresi dalle risate per il cabaret di Wanno Calenda&Mago do Rinascimiento quand’ecco un altro classico dell’avanspettacolo: lo scaricabarile sull’evasione di Artem Uss, oligarca putiniano arrestato a Malpensa su ordine Usa, spedito ai domiciliari in una megavilla con braccialetto elettronico senza Gps (una cavigliera giocattolo trovata nell’uovo di Pasqua) e fuggito su un’auto slovena in ex Jugoslavia e poi a Mosca sotto il naso del governo favorito al premio Cameriere Atlantista dell’Anno. Il tutto all’insaputa dei Servizi, anch’essi di provata fede yankee grazie alla cura Draghi che li disinfestò dalle quinte colonne putiniste-trumpiane-cinesi infiltrate da Conte. Così almeno garantivano i cantori dei Migliori quando Super Mario cacciò il capo del Dis Gennaro Vecchione che, in combutta col suo mandante Giuseppov, aveva trasformato l’Italia in “ventre molle della Nato” e “paradiso delle spie russe”. Il risultato della svolta atlantista si vide subito: l’arresto del capitano di fregata Walter Biot da Pomezia, la spia che venne dall’Agro Romano, catturato a Spinaceto mentre vendeva terribili segreti Nato a due russi in cambio di 5 mila euro in una scatola da scarpe per pagarsi il mutuo e le medicine, poi condannato a 30 anni.
Sgomenti nello scoprire che in Italia ci sono spie russe, i segugi dell’atlantismo de noantri spiegarono la sorprendente circostanza col fatto che fino a poco prima c’era il governo Conte. Iacoboni (Stampa): “Da almeno tre anni, quelli che ci separano dal trionfo dei due partiti populisti e filorussi, l’Italia è diventata terra di pascolo di spie russe… Lo spionaggio russo in Italia si è intensificato nell’anno del governo Lega-5S e ha avuto un punto di svolta ulteriore nei controversi marzo e aprile 2020” (sic) con “la missione degli ‘aiuti russi’ per il Covid”. Già, perché i famigerati 32 medici inviati da Putin all’ospedale di Bergamo erano spie, anche se il Copasir l’ha escluso e nessuno dei nostri Le Carré ha mai spiegato che minchia spiassero a Bergamo (dissero il Covid, che però mieteva vittime anche in Russia; dissero la base Nato di Ghedi, che però è a Brescia; dissero la base Nato di Amendola, che però è in Puglia). “Militari che scorrazzavano in Italia, convocati dal nostro governo con Di Maio a fare da dama di compagnia”, ironizzò l’umorista Mattia Feltri. Rep rincarò: “Il governo populista ha reso il Paese anello debole della Nato”. Paolo Guzzanti in Mitrokhin e Claudia Fusani in Pio Pompa confermarono con sapidi dettagli. Poi il cambio di governo e 007 ci riportò in Occidente. Ora resta da spiegare la fuga di Uss, ma qualcosa s’inventeranno. Tre le ipotesi più accreditate: la Wagner; l’orso Jj4; e Conte alla guida dell’auto slovena.