giovedì 13 aprile 2023

Finirà così!



Luglio 2024:
Il Direttore del Riformista, in trasferta in Arabia per narrare la beltà del Rinascimento locale, annuncia che il suo partito, al 2,15%, ha stretto alleanza politica con il “movimento salvaguardia della marmotta”, e che prevede che il “terzo polo bis” arriverà al 18% in pochi mesi. Il segretario Auronzo del movimento a tutela delle mermotte si dichiara entusiasta dell’alleanza. 

Settembre 2024
Auronzo nominato dal senatore Bomba a segretario del “terzo polo bis” getta la spugna, manifestando rabbia per come siano stati gestiti i fondi del partito, accusando il direttore del Riformista di scialacquare le risorse in fetecchie.

Febbraio 2025: l’ex direttore del Riformista, che vendeva 165 copie pro die, nonché senatore, ed anche conferenziere al soldo di Sim Sala Bim, annuncia che il suo partito, dato al 1,24%, si unirà a breve con l’Associazione Ruttologi Italiani, e che la nuova coalizione “terzo polo tris” supererà a breve il 15%. Il presidente dei Ruttologi, Roboante, si dichiara ottimista al riguardo e che si sente onorato di essere stato nominato segretario dal senatore-conferenziere-ex direttore.

Luglio 2025: il segretario del terzo polo tris Roboante annuncia la fine del partito unico con il senatore-conferenziere-ex direttore, al secolo Bomba. “Con le spese sostenute dal senatore non potevamo neppure organizzare il Festival del Rutto di Poggibonsi! È un’indecenza!” 

Gennaio 2026: il senatore-conferenziere-amante del Rinascimento arabo, annuncia che il suo partito, dato allo 0,03%, cerca un alleato serio per sparigliare il centro della politica con una coalizione capace di ottenere un 35%
Al momento pare che abbiano dato disponibilità il “club della Pinnacola” di Oristano e gli Scoreggioni un complessino folk dell’ entroterra savonese. 
La deputata Boschi, nel frattempo candidatasi nel Gennargentu, difende a spada tratta il senatore-conferenziere: “la nazione non merita un politico così umile e capace. Probabilmente ci trasferiremo tutti da Sim Sala Bin, dove si respira aria fresca di vera democrazia!”

L'Amaca

 

Il miracolo di Bruno Vespa

DI MICHELE SERRA

Perdendo la sua flemma curiale, Bruno Vespa si è molto spazientito perché un ospite di Porta a porta si è permesso di apparentare, come fenomeni di credulità popolare, una Madonna molto illustre, quella di Lourdes, alla maldestra debuttante di Trevignano.
Vespa si rassegni — la rassegnazione essendo una virtù cristiana, nonché un dovere del servizio pubblico. Esiste, effettivamente, un punto di vista razionalista, irriducibile ma non per questo illegittimo, secondo il quale i cosiddetti eventi miracolosi non hanno origine sovrannaturale, non esistendo, al di fuori o al di sotto o al di sopra della natura, alcunché di percepibile. E da quel punto di vista non è facile fare differenze tra culti mariani imponenti e “ufficiali” (Lourdes, Fatima, Medjugorje) e fenomeni minori.
Lo stesso Vespa, del resto, si occupò con una certa indulgenza di una precedente simulazione miracolosa, la Madonnina di Civitavecchia, che si ritirò dalle scene dopo una parentesi meno breve, però quasi altrettanto indecorosa, di quella di Trevignano: una perizia stabilì che si trattava di sangue umano maschile, probabilmente applicato con un contagocce.
Correvano gli spumeggianti anni Novanta. In quell’occasione ricordo un memorabile scambio tra il medesimo Vespa (identico a ora, identico da sessant’anni: ecco il miracolo vero) e Roberto Vacca, grande scettico. Nel caso l’avessi già scritto, pazienza: merita la ripetizione. Vespa chiese a Vacca: ma lei, mi scusi, se vedesse una Madonna che piange, proprio davanti a lei, che cosa farebbe? Vacca rispose: «Mi allontanerei rapidamente».

Ma per favore Mnemonica!




Grande!


Il Polo superfluo

di Marco Travaglio

La morte annunciata del Terzo Pelo o Terzo Coso è ancor più trascurabile della sua nascita. Trattandosi di un polo superfluo, il divorzio fra il De Gaulle dei Parioli e il De Rege di Rignano è molto meno allarmante di quello fra Boldi e De Sica. Molto più affascinanti sono gli spingitori dei due Nessuno: giornaloni, tg e talk che li han pompati fino a convincerli di essere qualcuno: campioni del Riformismo, alfieri del Moderatismo, idoli del Grande Centro. Sono loro che li hanno rovinati, chiamandoli “Terzo Polo” sulla fiducia e illudendoli di avere “praterie” sterminate: bastava che si accoppiassero per crescere e moltiplicarsi. Vincono i 5Stelle? Praterie. Cade il Conte-1? Praterie. Nascono Azione e Italia Viva? Praterie. Cade il Conte-2? Praterie. Arriva Draghi? Praterie. Cade Draghi? Praterie. Calenda va con Letta? Praterie. Calenda va con Renzi? Praterie. Vince Meloni? Praterie. Schlein leader Pd? Praterie. B. ricoverato? Praterie. Dove siano esattamente queste praterie, sfugge ai più. L’unica certezza è che, se esistono, sono disabitate. O popolate di gente che ha sulle palle sia Ollio sia Ollio: persone normali. Resta da capire chi frequentino i giornalisti per convincersi che i due caratteristi abbiano un radioso futuro.
È vero che Carletto sparava: “Puntiamo al 13%, Meloni non governerà mai e tornerà Draghi”, salvo poi incolpare gli elettori perché votano tutti fuorché lui. È vero che il fu Matteo vaticinava: “Facciamo il botto, nel 2024 saremo primo partito, il M5S è morto”. Ma, anziché ridergli in faccia e relegarli nelle brevi, i media li prendevano sul serio. Corriere a tutta prima: “Ciclone Calenda sul centrosinistra” (non scoreggina: ciclone), “Strategia di Renzi per una svolta ‘alla Pirlo’” (con la o). Folli: “Il magnete Calenda” (non pongo: magnete). Il profeta Riotta: “Il centro di Calenda e Renzi sembra ben vivo… potrebbe animare a sorpresa la scena politica”. Foglio: “Il Centrocampo Calenda” (3 pagine su 4). Polito el Drito: “L’accordo Letta-Calenda riequilibra in parte una gara sbilanciata a favore del centrodestra”. Francesco Merlo e la sua lingua: “Calenda aspira all’eredità dei papi laici o forse luterani, Ugo LaMalfa, Visentini, Spadolini, la buona amministrazione, il rigore dei conti e il cattivo carattere che è stato una grande risorsa italiana, una specie di lievito di progresso” (o di birra). Paginone sulla Stampa: “Cantiere Draghi bis”. Paginone su Rep: “Calenda, l’uomo mercato corteggiato da tutti”, con foto dei suoi tatuaggi (“La A di Azione presa dagli Avengers, lo squalo e SPQR”), dettagli biografici (“A 16 anni fece una figlia”) e rivelazioni dell’eroico ragazzo padre: “Le cambiavo i pannolini e la allattavo”. Precoce com’è, aveva già le tette. Ora si allatta da solo.

Olè!

 


mercoledì 12 aprile 2023

L'Amaca

 

Taci, la Tesla ti ascolta!
DI MICHELE SERRA
Per centinaia di generazioni la grande maggioranza degli uomini ha avuto la certezza di vivere sotto lo sguardo di Dio, così che nessuna delle proprie azioni potesse sfuggire al suo vaglio. Il celebre “Dio ti guarda, Stalin no”, slogan della Dc nella sua vittoriosa campagna elettorale del 1948, è un’applicazione un po’ terra terra, e però efficace, della soggezione umana nei confronti di un superpotere divino che nemmeno il più intrusivo e dispotico dei poteri politici potrà mai illudersi di emulare.
Ma poi, a mettere in riga Dio e Stalin, occupando trionfalmente il primo gradino del podio, è arrivata la tecnologia, che di noi sa davvero tutto, in tempo reale, e non per giudicarci (l’etica è un’usanza desueta) ma per comprarci e venderci. I vari garanti della privacy sono nobili cavalieri di una causa persa. Li ammiro, ma credo non abbiano speranze.
Così capita che in America alcuni proprietari di Tesla (l’automobile) si siano accorti che Tesla (l’azienda) li spiava a bordo della propria macchina, mentre facevano le cose che ognuno di noi fa e dice quando è in macchina, sentendosi in un guscio protetto, in una nicchia privata. Questi automobilisti si sono molto arrabbiati a faranno causa a Tesla — in America ci sono più avvocati che americani. Ma la loro è, comunque vada, una rivolta inutile. La fitta rete di dispositivi che ci circonda di noi sa tutto.
Ci siamo consegnati a loro mani e piedi.
La via d’uscita è una sola: comportarci come se fossimo soli (per esempio, continuando a metterci le dita nel naso in macchina) e fare finta di niente. Nel 1948, del resto, avrei votato Fronte Popolare anche se Dio mi guardava.
Figurarsi quanto me ne può importare se mi guarda Elon Musk.

Robecchi e gli allocchi

 

La statua che piange. Siamo a Totò, Peppino e il medioevo dello scontento
di Alessandro Robecchi
C’è qualcosa di meravigliosamente stordente, a suo modo sublime, italianissimo e al tempo stesso satirico, però anche mistico e grandioso, nelle cronache che vengono da Trevignano Romano. La statua della Madonna che piange sangue, l’ex vescovo che la porta in chiesa, le trasmissioni televisive di gossip aumentato che danno corda alla storia, la santona che si rende irreperibile, i fedeli che ci ripensano. Un florilegio che incrocia anni Cinquanta, Totò e Peppino, speculazione edilizia, acquisto di terreni. E voi, allocchi, che credevate alle favole mistiche dell’intelligenza artificiale, ChatGPT, microchip ed elettronica ciberpunk, lo spazio, il futuro… bene, rieccovi nel Medioevo del nostro scontento.
Tutto fa ridere, tutto è amabilmente deprimente, a partire dal fatto che le statue piangenti sarebbero cinque o sei che si dividono i compiti: un paio lacrimano sangue (parrebbe di maiale, il che sarebbe ancor più miracoloso, in effetti), e le altre olio (parrebbe santo, ma vai a sapere); e dicono i testimoni che la veggente Maria Giuseppa Scarpulla, nome d’arte Gisella Cardia, prima di mostrarle si chiudeva un quarto d’ora nella stanza, da sola, lei e le statue. E intanto ampliava il terreno, raccoglieva offerte, mentre i non credenti del luogo, laicamente, deploravano la difficoltà di parcheggio causa assembramenti sacri, chissà se qualcuno pregava per trovare un posto auto libero, sarebbe consono allo spirito dei tempi. Tutto questo da anni e anni, sotto gli occhi di tutti, il 3 di ogni mese.
Quanto a miracoli, pare pochini: molte promesse ma zero risultati, non fosse per il dolore (vero) e la disperazione (vera) di alcuni che chiedevano guarigioni insperate, siamo in piena commedia all’italiana: la veggente assicurava la moltiplicazione delle focacce e degli gnocchi (giuro), che però un fedele e finanziatore della prima ora, Roberto Rossiello, dice di non aver mai visto. Dannazione.
Ma cosa veggeva la veggente? “Minacciava il Papa, parlava di braccia tagliate ai sacerdoti. Ci siamo messi paura”. E te credo, ci manca solo la Madonna hater!
Insomma, come nei veri film dell’orrore si fatica a staccarsi dai racconti e dalle testimonianze, c’è una repulsione che attrae, che solletica vecchi istinti, oltre al timore di constatare che siamo ancora un po’ questa cosa qua, che c’è una (piccola, si spera) frazione del Paese che puoi convincere di ogni cosa, se gliela vendi bene, ma anche se gliela vendi male. Un’ignoranza atavica impastata con uno sconforto che è parente della resa senza condizioni. Se c’è gente che crede alle statue che piangono, figurati cosa puoi fare con un buon apparato mediatico su cose un filino più serie, le crisi, le guerre, l’ottundimento del senso critico in ogni angolo di un Paese che si favoleggia laico e moderno. Il tutto mentre alla maestra di Oristano che nelle ore di lezione ungeva i bambini con l’olio santo di Medjugorje (lei dice che ha portato l’olio, poi si ungevano loro, da soli) vengono offerti ruoli di consulente (regione Sicilia) o invitata al ministero (Sgarbi) per essere “risarcita” dopo la sospensione di venti giorni dall’incarico.
Tutti santi, tutti devoti, tutti volti all’inginocchiatoio, tranne quando il Papa invita un ragazzo russo alla via Crucis, e allora apriti cielo: il mistico piace molto e non impegna, ma solo finché non dice la parola “pace”, allora si storce il naso e lo si confina nei trafiletti di dieci righe a pagina nove e nella coda dei telegiornali, ché suona fastidioso, e rovina la narrazione.