mercoledì 5 aprile 2023

Auguri Francesco!


“Mi commuove l’età. Mi commuovono i vecchi e i bambini. Perché dai vecchi e dai bambini si vede il percorso di un uomo o di una donna, si vede il passaggio di una vita. Drammi, dolori, gioie, puoi immaginare tutto quello che quel bambino attraverserà e quello che ha già attraversato.

L’età cambia il fisico. Se adesso mi cadono le chiavi di casa per terra, ora ci penso. Adesso dico ‘porca miseria, la prossima volta devo starci più attento’. Dieci anni fa nemmeno mi rendevo conto. C’è una frattura forte tra quello che mi immagino essere e il fisico che mi ricorda quello che sono. Ma è sempre meglio del contrario: essere un vecchio nella testa e avere un fisico giovane.”

- Le parole di Francesco De Gregori, che oggi ha compiuto 72 anni 👏🏼

Meraviglioso!



Davvero non vedevo l’ora, come d’altronde tutto il panorama mediatico che necessitava di un supporto così munifico, donante finalmente una salubre scossa alla libera informazione. Un direttore così, con una visione internazionale entusiasmante, un alto senso della politica, una difesa strenua ed appassionata della verità, era quello che s’auspicava per affrontare le future sfide sociali. Leggerò sicuramente il Ballista…ops! Il Riformista, e soprattutto i fantasmagorici articoli del neo direttore, già pregustando fin d‘ora una sublime descrizione del risveglio culturale in quel d’Arabia, nuova culla dell’umanità!

Peter

 

Un “fantasma” gira per l’Europa: parla di qualità della vita

di Peter Gomez 

Un fantasma si aggira per l’Europa. Un fantasma che parla di vita e di persone. Di tempo riconquistato per crescere, studiare, divertirsi, amare, fantasticare, leggere, guardare un film, giocare a carte, allevare i propri figli, occuparsi di se stessi, fare sport, accudire gli altri, riposare. Un fantasma che parla di tempo per vivere e non di tempo per morire. Perché la nostra esistenza non può e non deve essere fatta solo di lavoro. E il lavoro non può essere sempre più precario e malpagato.

Se vai in questi giorni a Parigi, il fantasma lo senti che ti sfiora nelle piazze perché lì la gente manifesta contro l’innalzamento dell’età pensionabile e intanto coltiva il sogno. Lo vedi che aleggia tra i cassonetti della spazzatura bruciati, le cariche della polizia, i manganelli, gli slogan e i lacrimogeni. Lo respiri pure in Germania, dove la scorsa settimana per chiedere aumenti superiori al 10 per cento (che in Italia sarebbero eresia) si sono fermati treni, metropolitane, autobus, porti e aeroporti. Lo spettro, poi, lo scorgi nelle scuole e nelle università. Anche in quelle italiane, dove in tanti scoprono che qualcosa non funziona. “La laurea, la corona d’alloro non deve significare competizione sfrenata. Deve essere simbolo del completamento di un percorso di liberazione attraverso il sapere. Sentiamo il peso di aspettative asfissianti che non tengono conto del bisogno umano di procedere con i propri tempi e i propri modi. Viviamo in un sistema che baratta la persona con la performance” dice durante l’inaugurazione dell’anno accademico Emma Ruzzon, la rappresentante degli studenti all’Università di Padova.

Così il fantasma si alza, volteggia, si eleva ancora, cambia colore, forma, dimensione, ma è lì. Sempre lì. È in mezzo a loro e a tutti noi. È un fantasma che ci ripete: “La vita è breve, la vita è breve, la vita è breve”. Troppo breve perché tutti debbano e vogliano spenderla lavorando dalla mattina alla sera, fino alla vecchiaia, anche quando il loro mestiere spezza la schiena ed è noioso e odioso.

Perché il fantasma racconta come altri modelli siano possibili. Spiega quanto sia falso ripetere che non ci sono alternative perché l’economia ti impone di essere competitivo e quindi di tener bassi i salari e precari i posti di lavoro. Dice: è falso che le cose possano andare solo così; non è vero che non ci siano altre strade. Le strade ci sono. Ma ci sono pure persone, in genere ai posti di comando, che non hanno il coraggio o la convenienza di provare a percorrerle. Perché la vita è breve pure per loro e loro non possono e non vogliono mettere a rischio ciò che già hanno. Per questo ogni soluzione diversa che si proponga di discutere lo status quo per andare incontro ai desideri e ai bisogni della maggioranza dei cittadini viene bollata per utopistica, irrealizzabile, populista o peggio ancora comunista. Mentre tutto ciò che mantiene l’attuale sistema viene definito di buon senso, compatibile con i bilanci dello Stato, doveroso per far fronte ai mercati.

Noi qui non sappiamo come andrà finire. Quello che sappiamo però è che lo spettro esiste. E che il contagio delle idee tra i cittadini delle varie nazioni democratiche è inevitabile. La pandemia ha dimostrato a tutti quanto le nostre esistenze siano effimere. Quanto le nostre vite vadano vissute tutte e fino in fondo. Chi, non solo in Italia, è pro tempore al governo farebbe bene a non scordarlo mai. Perché il fantasma c’è e prima poi chiederà a tutti loro il conto.

Da non credere!

 


L'Amaca

 

Il tribunale del popolo
DI MICHELE SERRA
Nessuno si chiede se Trump meriti l’arresto, oppure no, per ragioni strettamente giudiziarie. Ovvero se sia un crimine, oppure no, per un candidato alla Casa Bianca, comperare il silenzio di un’amante e farlo senza rendicontare, come la legge americana prevede, una “spesa elettorale” così anomala.
Il dibattito è attorno a tutt’altro: se la sua incriminazione convenga a lui o ai democratici. Ovvero, quale ricaduta politica abbia la vicenda giudiziaria.
Ci siamo già passati, noi italiani. E abbiamo potuto sperimentare quanto la sostanza giudiziaria sia debole, minima, ininfluente rispetto al peso micidiale della politica. Se è Cesare, a uscire dalle regole, cambia tutto. Non è più sulle regole che ci si accapiglia: è su Cesare.
Il nostro Trump l’abbiamo avuto, in brillante anticipo sui tempi, e l’Italia si divise non a seconda del giudizio sui suoi atti, ma a seconda che il giudicato le fosse simpatico o antipatico, utile per i propri comodi oppure no. Per i suoi sodali, la nipote di Mubarak era davvero la nipote di Mubarak, lo sancirono fior di rappresentanti del popolo in Parlamento.
Cosa volete che conti, la verità, di fronte alla devozione politica. Per i suoi avversari, le “cene eleganti” non erano imbarazzanti adunate di cafoni arricchiti e di ragazzette aspiranti, erano veri e propri crimini.
Il vero dramma — anche nella vicenda di Trump — è che la volgarità e la pretesa di impunità (“io so’ io, voi non siete un cazzo”) arrivano al potere perché piacciono a moltitudini di persone. Ben prima che la giustizia agisca, e anche dopo che ha agito, la sentenza la emette il popolo quando vota, determinando il corso delle cose più di qualunque tribunale.

Post Friuli

 

Le lezioni regionali
di Marco Travaglio
Come a ogni elezione regionale, anche stavolta gli aruspici ricavano dal voto in Friuli-Venezia Giulia dotti presagi sui leader nazionali, le alleanze politiche e il governo dell’Italia. Invece era un referendum pro o contro Fedriga. E due votanti su tre l’hanno promosso, premiando la sua lista e quella del suo partito, la Lega (votate anche da molti che alle Politiche avevano scelto FdI, perché a Salvini preferiscono la Meloni, ma alla Meloni preferiscono Fedriga). Gli anti-Fedriga hanno votato il principale avversario: il civico ambientalista Moretuzzo, sostenuto da Pd e M5S. Gli anti-tutto si sono astenuti (il 55% degli elettori) o han votato la no-vax anti-sistema Tripoli. Non c’è alcuno spazio – né “praterie” né sgabuzzini – per il fantomatico “centro”, detto comicamente “terzo polo”, che esiste solo sui tg e i giornaloni. Chi se la prende con la Schlein per il mancato “effetto Elly” delira: il Pd in FVG è ancora l’ex presidente Serracchiani, che cinque anni fa neppure si ripresentò. Vanno malissimo pure i 5Stelle, ma non certo per colpa dell’alleanza col Pd: correndo da soli avrebbero magari rosicchiato qualcosa alla Tripoli e all’astensione, ma non avrebbero certo rimediato alla storica inconsistenza nel Lombardo-Veneto. Né alla tradizionale debolezza nelle elezioni locali: il voto di opinione, libero e non controllato, li premia alle Politiche, ma in Comuni e Regioni evapora perché lì le clientele e gli scambi penalizzano chi non ha mai governato o non ricorre a certe pratiche.
Tutto ciò non esime Pd e M5S da un esame di coscienza sulla sconfitta. L’unica lezione che arriva dal FVG è che la gente se ne frega dei discorsi a freddo sulle alleanze, ma è molto interessata ai candidati e alle identità forti. Con Fedriga, la destra aveva entrambe le cose. Il Pd e il M5S, sui territori, hanno handicap opposti: il primo ha troppa classe dirigente, quasi sempre detestata; il secondo non ce l’ha più, o non ancora. Schlein deve smantellarla e rinnovarla dalle fondamenta. Conte (con i nuovi referenti regionali) deve inventarla da zero. Solo battendo a tappeto i territori e coinvolgendo i cittadini in iniziative di opposizione (per esempio i referendum contro il decreto Armi del governo Meloni, almeno per il M5S e per SI-Verdi che non l’hanno votato), si possono trovare nella società le forze nuove e fresche da candidare quando i Fedriga tramonteranno. Ma Conte e Schlein devono farlo separatamente, per marcare le rispettive identità, ora che l’opposizione non li obbliga ad allearsi. Il tempo, anche se i sondaggi sembrano scoraggianti, gioca a loro favore: il governo Meloni è talmente catastrofico che presto i voti per chi si oppone non saranno un problema. Il problema sarà farsi trovare pronti per intercettarli.

Selvaggia!

 

Tra grilli e zanzare il mondo capovolto di Giorgia e i suoi
IL GOVERNO, IL BENE E IL MALE - In stato confusionale o forse no. La premier ci diceva che “tutti devono avere stesse possibilità a prescindere dalla famiglia in cui si nasce”. Poi vedi Lollobrigida: il suo nutriscore è cognato
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Non so voi, ma io con questo governo non sto capendo più niente. Prima che arrivassero Giorgia Meloni e tutti i suoi scudieri ero convinta di avere un’idea perlomeno approssimativa di dove stessero il bene e dove il male, Eros e Thanatos, amore e odio, vita e morte. Ora mi addormento la sera, mi risveglio il mattino e mi ritrovo un mondo capovolto, in cui le persone cattive sono buone e le buone cattive e quello che andava fatto non si deve più fare e io ora ho paura di sbagliare tutto, qualsiasi cosa, sempre. Prendete il ministro Sangiuliano. Per farci sapere che la cultura è un bene sacro e i giovani devono imparare a rispettare i beni culturali, decide di mandare in onda cosa? Un audio del programma radio La Zanzara in cui uno dei conduttori lo difende. La Zanzara, nota fonte della cultura italica con l’anziano bestemmiatore, Mohamed che rutta e Giovanni che loda Hitler, da cui i giovani si abbeverano quotidianamente. Il prossimo convegno sull’egemonia culturale della destra lo organizzerà allo Zoo di 105. Del resto, nel mondo capovolto di Sangiuliano bisogna punire con sanzioni salate gli ambientalisti che buttano carbone vegetale nella Barcaccia, ma l’annerimento dei marmi e l’erosione dei beni culturali dovuti all’inquinamento non sembrano preoccuparlo. Sommergiamo di multe chi ci sta dicendo che Venezia con tutte le sue meraviglie verrà sommersa, mi sembra lineare.
Ferrei decreti che complicano solo la giustizia
E a proposito di inflessibilità dello Stato, io avevo capito che questo governo avesse in testa di depenalizzare, snellire le vie tortuose della giustizia e invece ci ritroviamo decreti anti-rave nonché proposte di introdurre l’omicidio nautico, l’idea di una Procura nazionale anti-stragi e il reato di istigazione all’anoressia, roba che mezzo Paese si ritroverà a denunciare Chiara Ferragni e la sua taglia 38. Più, ovviamente, la proposta geniale di sanzionare con multe da 5.000 a 100.000 euro chi dovesse tradire l’italico idioma. Cioè, gli italiani sono gli ultimi in Europa nella conoscenza della lingua inglese, tra le più importanti economie dell’Eurozona siamo quelli che parlano meno la lingua del commercio, tutti ci hanno sempre detto che dobbiamo studiare meglio e di più l’inglese e ora se uno dice “The pen is on the table” gli fanno 2.000 euro di multa? Io non capisco più niente. E perché, le sanzioni per chi produce la carne sintetica? Se si riuscisse a mangiare la carne senza dover macellare 700 milioni di animali l’anno come avviene oggi in Italia e senza produrre l’inquinamento atmosferico che avvelena per esempio la Pianura Padana, non mi sembrerebbe il male assoluto. Ma ripeto, io non capisco più nulla. O meglio, capisco che si vogliano difendere gli interessi degli allevatori, di Coldiretti e del cibo made in Italy, peccato che 15.000 allevamenti italiani riforniscano la carne a chi? A McDonald’s, la nota italica catena con menù tipico della tradizione nostrana. Fanno i ministri della sovranità alimentare e poi spezzano le reni a chi minaccia il McChicken. McChicken fatto con un pollo Broiler selezionato geneticamente e macellato a sei settimane di vita (in pratica è un pulcino sovralimentato) e poi dicono pure “che schifezza la carne sintetica”. Io mi sforzo, lo giuro, ma non lo capisco questo governo Meloni. Sembra sempre che se la prendano con la parte giusta della storia, ma forse sono io a essere quella confusa. Per dire, gli antenati di mio padre erano tutti contadini abruzzesi, suo padre però aveva studiato, lui ha studiato, con me ha insistito perché facessi il liceo classico. Tanti genitori hanno insistito perché studiassimo materie umanistiche. Ora viene fuori che dovevamo tutti fare l’agrario. Io vi giuro che se Giorgia Meloni tra 10 anni non iscrive sua figlia all’Its e a 18 anni la ragazzina non è capace di riparare un aratro rotativo pianto un casino. Anche la storia dei grilli e delle etichette. A parte che non ho capito perché i grilli sarebbero una minaccia per il cibo italico. È pieno di grilli italiani, secondo me se certe sere d’estate uno li ascoltasse bene, nella quiete della campagna, scoprirebbe che qualcuno frinisce pure l’inno di Mameli. Detto questo, il ministro Lollobrigida dichiara guerra alla farina di grilli e impone la vendita in scaffali ad hoc con speciale etichettatura. E uno dice: vabbè, questo Lollobrigida è proprio scrupoloso. Poi però si oppone all’etichetta “nutriscore”, che è una specie di preziosissimo bollino che indica i profili nutrizionali del cibo. “L’Italia è una superpotenza, il nutriscore è pericoloso!”, ha tuonato.
Ok alle merendine piene di zuccheri, conservanti, grassi
E anche qui aiutatemi a capire. Perché attorno allo scaffale della farina di grillo, che per carità, può farvi schifo, ma ha ottimi valori nutrizionali, mettiamo le reti elettrificate e davanti alla merendina piena di zuccheri, conservanti e grassi l’etichetta Nutriscore sarebbe pericolosa? Ah certo, forse perché potrebbe avvisarci del fatto che non tutto il made in Italy è puro distillato di salute. E qui entro di nuovo in confusione: ma il governo non dovrebbe preoccuparsi più della salute degli italiani che del fatturato di tutte le multinazionali del cibo? O almeno un po’ e un po’, non dico tanto. Per dire. Ci sono 8,6 milioni di italiani a rischio salute per eccesso di consumo di alcol. Da Meloni a Crosetto a Lollobrigida erano tutti al Vinitaly a brindare, dopo che Lollobrigida è riuscito a far scampare al Paese l’ennesimo pericolo: l’etichettatura “nuoce alla salute” sulle bottiglie di vino. E qui torna la domanda: perché i grilli sono delle merde insidiosissime e il vino, gli zuccheri industriali, 700.000 milioni di animali allevati in allevamenti intensivi e abbattuti, i menu americani di McDonald’s, l’inquinamento da CO2 e il nustriscore sono il bene? Forse per la stessa ragione per cui Giorgia Meloni punta a rendere alcuni reati tributari non punibili, niente giudizio penale per chi si accorderà con il Fisco e verserà tutto il dovuto, ma per carità, basta Reddito di cittadinanza. O per la stessa ragione per cui incontra i superstiti di Cutro e chiede: “Ma non conoscevate i rischi delle traversate?”. O per la stessa ragione per cui Giorgia Meloni ci raccontava che “Merito e uguaglianza non sono nemici, sono uno fratello dell’altra. L’uguaglianza va garantita nel punto di partenza. Nella scuola pubblica tutti devono avere le stesse possibilità indipendentemente dalla famiglia nella quale si nasce” e poi piazza i parenti nel suo governo. Ecco, il ministro Lollobrigida è l’incarnazione perfetta del credo Meloni: se i ministri dovessero girare con l’etichetta nustriscore appuntata sulla giacca lui avrebbe la scritta “cognato”.
Insomma, alla fine dei conti non sono così confusa: a questo governo va bene tutto tranne i poveri e i grilli. Che poi, metaforicamente parlando, sono la stessa cosa: né il bene, né il male. Semplicemente gli ultimi.