Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 24 marzo 2023
Barney e signora
Proprio non ce la fa!
Niente da fare! Proprio non ce la fa! Sta provando, con ottimi risultati, a fare l'europeista convinta, la Nato-servente, è adulata dai suoi adepti, in prevalenza industriali ma pure illuminati rapto-finanzieri, evasori, fobicibalzellisti, ma non riesce a fingere di agevolare quel senso di democrazia che un/una/il/gli/le premier dovrebbe avere.
E così oggi, nel settantanovesimo anniversario delle Fosse Ardeatine, ha rilasciato questa dichiarazione:
"Oggi l'Italia onora le vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine - ricorda la premier con una nota - Una strage che ha segnato una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale: 335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani."
Con il dovuto rispetto cara, per modo dire, la nostra, anzi la vostra, premier: eunbelpaiodiciufoli, mi permetta!
I 335 martiri innocenti, trucidati da quei bastardi dei nazisti alleati ai criminali nostrani, sono stati ammazzati perché antifascisti!
Viva la Costituzione antifascista!
Viva la Libertà!
Viva l'Italia liberata dal fascismo!
Suppostine
giovedì 23 marzo 2023
L'Amaca
Un reato ambientale
DI MICHELE SERRA
Si immagina la sorpresa dei tre tifosi nazi della Lazio radiati a vita dallo stadio (decisione della società biancoceleste) e inquisiti per odio razziale dalla Procura di Roma. Ma perché proprio noi — penseranno i tre — visto e considerato che il saluto romano, i cori antisemiti, l’odio razziale sono una pratica di massa non solo in quella curva, ma in moltissime altre, in Italia e in Europa? Che c’è di così strano, visto che in mezzo a questi cori, a questo clima, a queste bardature e a questi striscioni noi ci siamo nati, e non è un modo di dire: proprio nati, e poi serenamente cresciuti?
Se fossi il loro avvocato invocherei l’attenuante ambientale. Da tempo immemorabile (trent’anni? quaranta?) le curve godono di una sostanziale extraterritorialità. Non vigono, in quei luoghi, le leggi in vigore altrove. La casistica di violenze e illegalità è chilometrica, impossibile da riassumere. Limitiamoci a ricordare che un derby romano fu interrotto su decisione dei capi ultras (che diedero direttive, per l’occasione, alle autorità della capitale) e che la curva dell’Inter fu sgomberata a forza, pochi mesi fa, da un gruppo ultras per onorare la morte del loro capo storico, un boss del crimine.
Uno dei tre nazisti laziali venne inquisito nel 2009 (quattordici anni fa!) per invasione di campo. L’impresa non gli costò, evidentemente, né il posto in curva né la solida convinzione che, in curva, la sola legge che vale è la legge del branco. E se il branco canta “finirete nei forni” lo si canta in felice sintonia. Sradicare una mala erba si può fare. Ma sradicare una foresta, cresciuta florida e indisturbata, con fior di onorati campioni che proprio sotto quella foresta, ad ogni gol, vanno a esultare? Troppo tardi, credetemi. È troppo tardi.
Solo 886?
Gli stipendifici di Stato quelle 886 scatole vuote che esistono solo per arricchire i cda
ROMA — L’ultimo carrozzone lo ha appena rimesso in vita il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: la società Stretto di Messina spa nata nel 1981 e che negli ultimi anni ha avuto zero dipendenti ma ha pagato un liquidatore e una manciata di consulenti e revisori dei conti vari. Adesso il leader della Lega l’ha rimessa in piena attività per realizzare, si fa per dire, il Ponte per unire Sicilia e Calabria. Ma difficilmente ci riuscirà, considerando che non c’è traccia dei dieci miliardi di euro per mettere in piedi la grande opera. Si crea la scatola vuota, intanto, che si va a sommare alle 886 società pubbliche controllate da ministeri, Regioni, Comuni ed enti vari che hanno più amministratori che dipendenti.
Anzi, alcune di queste non hanno nemmeno un addetto ma pagano una pletora di componenti di cda, revisori dei conti ed esperti. In alcuni casi per compiti che potrebbero essere svolti dagli enti proprietari stessi o che poco o nulla hanno a che fare con il servizio pubblico. Si va dalla società che gestisce un aeroporto turistico per pochi intimi all’ente che dal 1979 andrebbe chiuso e che invece continua a restare in piedi malconcio. E, ancora, ci sono consorzi di Comuni che servono ad organizzare qualche sagra, ma anche una miriade di sigle sconosciute ai più e di cui si sono dimenticati in alcuni casi anche gli enti controllanti: ma non la politica che poi puntuale piazza qualche amico nel sottobosco di governo.
I numeri delle scatole vuote di Stato li ha messi nero su bianco l’ultima relazione del Servizio di controllo parlamentare della Camera sulla galassia delle società pubbliche. Si legge nel dossier, che riprende anche alcuni studi del ministero dell’Economia: «Su un totale di 3.240 società partecipate, 886 società, pari al 27,35 per cento, risultano prive di dipendenti (559) o con un numero di dipendenti inferiore al numero degli amministratori (327)». La legge Madia del 2016 prevede la chiusura per le societàche non rispettano alcuni parametri, a partire dal rapporto tra dipendenti e amministratori. Ma nonostante i rilievi della Corte dei conti, in Italia esistono ancora quasi 900 carrozzoni che pagano altrettanti amministratori per una spesa difficile da stimare (considerando che in diversi casi non c’è traccia di bilanci recenti): il valore del patrimonio amministrato comunque si aggira intorno al miliardo di euro (ma non produce alcun valore aggiunto), i costi vari si stimano intorno ai100 milioni di euro e solo per gli emolumenti la spesa è di circa 9 milioni.
Alcune storie sono davvero singolari. Scorrendo l’elenco del ministero dell’Economia, in base al quale l’Ufficio parlamentare ha calcolato il numero dei carrozzoni, ci si imbatte in sigle sconosciute ai più: chi si ricorda, a esempio, del Consorzio aziende sanitarie siciliane? Nessuno, nemmeno nelle Asp dell’Isola. Certo difficile arrivare al record dell’Eipli, l’Ente nazionaleper l’irrigazione e la trasformazione fondiaria di Potenza ma con sedi anche in Campania e Puglia: messo in liquidazione nel lontano 1979 è stato salvato e prorogato grazie a 31 decreti ministeriali. E ancora ha in capo un amministratore con compenso da 50 mila euro all’anno. In alcuni casi si assiste al miracolo della rinascita, come per la Stretto di Messina spa: è accaduto a esempio all’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica. E a proposito di Stretto di Messina: qui l’ultimo compenso per il liquidatore era di 160 mila euro all’anno e per il nuovo cda è stata prevista pure la deroga al tetto dei 240 mila euro.
Nella galassia delle controllate con più amministratori che dipendenti c’è poi l’aeroporto Duca d’Aosta di Gorizia: una striscia di terra dove atterrano solo aerei da turismo, ogni tanto, con un hangar che ospita 15 piccoli aerei privati. In compenso ci sono tre componenti di cda e sei componenti del collegio sindacale: «Speriamo in un rilancio della struttura, i soci stanno approvando un nuovo piano», dicono al telefono. I soci? Sono più degli aerei che vi atterrano giornalmente: i Comuni di Gorizia e di Savogna d’Isonzo, la Provincia di Gorizia e le Camere di commercio di Gorizia e Trieste. Nemmeno l’aeroporto di Fiumicino, 30 milioni di passeggeri, ha così tanti soci. Ma nell’elenco delle scatole con più amministratori che addetti compare anche il Consorzio turistico della via lattea: tra le news sul sito una notizia medica del novembre scorso e un’altra sui certificati online del 2021. Un’attività intensa insomma.
Poi ci sono il Gal i Luoghi del Mito o il Gal dell’Oltrepo Pavese, la Società consortile del Gran Sasso di Laga, il Consorzio nazionale per la ricerca per la gambericoltura, l’autodromo del Veneto, la società agricola di Cittadella. C’è di tutto tra le attività delle controllate pubbliche: pesce, grano, auto. Poco importa che di queste oltre 200 siano in perdita: tanto alla fine chi paga?
Fine pensiero
