Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 9 marzo 2023
Minoli travagliato
Nota di servizio
Segnatevi questo nome: Hotel Colbricon di S.Martino di Castrozza, un quattro stelle. Non sceglietelo, depennatelo nel caso programmaste una vacanza in quei luoghi magnifici. Perché questo hotel ha preferito l'emarginazione alla libertà. Ha preferito dire alla mamma di Tommaso che alcuni ospiti si erano lamentati la sera precedente della presenza di Tommaso nella sala da pranzo. E invece di chiedere ai protestanti trogloditi culturalmente di lasciare la struttura, perché bisognosi di cure sociali, hanno scelto di proporre alla madre di Tommaso, una nuova location per i pasti, separata da un vetro mosaico. Nel 2023 esistono ancora queste forme di demenza culturale, di escalation di quella subdola forma di ignoranza che ci porta a confondere la propria posizione sociale con la perfezione genetica che in verità non esiste, che biforca la dignità di noi tutti. Tommaso comunica in altri modi ed è fucina di beltà per i cosiddetti normodotati, mentre il diverso è sempre colui che spinge ad esaltare forme di normalità pregne di stereotipi d'esclusione sociale, tra cui il non vedere per procrastinare la fede in una società perfetta, vippistica, modaiola e perennemente in baldoria. Occasione persa per il Colbricon e per gli inetti desiderosi di divisorio offuscante Tommaso. Il quale probabilmente riderà sguaiatamente nel constatare quanta stupidità vi sia ancora attorno a lui.
L'Amaca
L’importanza di chiamarsi vip
DI MICHELE SERRA
Leggo di incresciosi fatti di cronaca in una “palestra dei vip” e mi domando quali attributi — architettonici, igienici, ginnici — distinguano le palestre dei vip da quelle normali. Mi ero fatto la stessa domanda pochi giorni fa alla notizia che un “dentista dei vip” era nei guai: che trapano userà, su quali poltrone favolose farà sedere i pazienti, e quale camice indosserà mai, un dentista dei vip?
Anche quando andò in fiamme, a Milano, “il condominio dei vip”, un onesto grattacielo di periferia, fermai la macchina — giuro — nelle vicinanze per valutare l’imponente sagomatura dell’edificio, le lussuose rifiniture e il circostante splendore: senza trovarne traccia.
Il termine vip (acronimo divery important person) si diffuse ormai mezzo secolo fa.
E nonostante sia una paroletta al tempo stesso scema e classista, o forse proprio per questo, ebbe un travolgente e durevole successo giornalistico. La categoria, in origine, comprendeva star del cinema, cantanti, volti della televisione, principesse, playboy e miliardari celebri.
Il cosiddetto jet-set. Via via ha inglobato anche miliardari non celebri, concorrenti di reality show (anche quelli eliminati dopo un quarto d’ora), influencer, fidanzate di calciatori, ballerini di TikTok, cani eroi, chiunque sia riuscito a ritagliarsi i suoi dieci minuti non di celebrità, come si suole dire distrattamente, ma di esistenza pubblica, che è tutt’altra cosa.
Propongo una via d’uscita. Si decida una buona volta che, grazie al prodigioso evolversi dei media, e specialmente dei social, tutti sono vip. Così che qualunque palestra, qualunque dentista, qualunque condominio sia “dei vip”. Fino a rendere, piano piano, inutile specificarlo.
mercoledì 8 marzo 2023
Robecchi



