martedì 28 febbraio 2023

Grazie a Dio!

 

“Non so che Vangelo legga Salvini. Il mio è diverso”
L’INTERVISTA - "Il Viminale mi denuncia? Non ho moglie, non lascio nessuno, posso andare in galera"
DI LUCIO MUSOLINO
“Diventiamo umani”. Il parroco di Botricello, don Rosario Morrone, lo ha ripetuto più volte ieri pomeriggio per spiegare cosa ha provato davanti ai cadaveri dei primi 27 migranti.
Don Rosario, i morti sono saliti a 63. Ci ritroviamo dopo l’ennesima tragedia. Perché?
Se si tratta di fare soldi ci si ammazza. I migranti sono per tutti un prezzo e non siamo capaci di umanità. Se fossero soldi, tutti si sarebbero scomodati. I porti si devono aprire: prima si accoglie e dopo si discute in Europa. Magari pure si litiga, ma prima dobbiamo essere umani.
Lei ha detto: “Siamo italiani, accogliamo tutti”.
Abbiamo l’accoglienza nel sangue. Soprattutto in Calabria. Io ho 55 anni, Meloni 46. Vorrei parlare con lei di umanità. Salvini ne ha 49 e con lui vorrei parlare di quale Vangelo legge e quale Rosario recita, perché i miei sono diversi.
“Italiani” per molti, soprattutto a destra, significa altro…
Ma stiamo scherzando? La prima cosa che mi hanno detto i miei parrocchiani è stata: ‘Dicci cosa dobbiamo dare ai migranti. Se è necessario li portiamo nelle nostre case’. È mai possibile che quattro persone che di umanità non ne capiscono ci condizionino la vita? Sono un parroco di periferia e fino a ieri mi conoscevano solo i miei parrocchiani. Adesso ho l’urlo di quei 27 che dicevano ‘aiutateci’ e non c’eravamo.
Perché non si è riusciti a salvarli?
Non accuso nessuno. Però siamo capaci di costruire missili per colpire un bersaglio nel millimetro e non siamo capaci di vedere una rotta, di seguire i migranti e di trovare navi che superino mare forza 7. A proposito, oggi dicono che è forza 3. Perché nessuno dice che sono state sospese le perlustrazioni del mare o che hanno ostacolato le ong? Li sta sentendo i politici che dicono queste cose?
In compenso il Viminale fa sapere che sottoporrà le sue affermazioni all’Avvocatura dello Stato. Che ne pensa?
Ci hanno minacciato in diretta. Hanno detto che l’Avvocatura ci denuncerà. Lo facciano. Non metterò nemmeno l’avvocato. Tanto non ho moglie, non lascio nessuno e posso andare in galera. Ripeto: bisognerà capire che cosa è successo. Senza accuse, ma devono rendere conto tutti.
Possibile che, davanti a 63 morti, ci si preoccupi delle parole di un prete?
Ho conosciuto troppe persone nella mia vita. L’umanità ce l’abbiamo tutti. Sono stato cappellano delle carceri e dico che ce l’hanno pure i mafiosi. Facciamo un appello: diventiamo umani. Tra i cadaveri c’era una bimba di 9 anni. Fosse stata mia figlia, la figlia di Meloni, di Salvini o di un altro politico, ci saremmo straziati il cuore. Eppure non ci dovrebbe essere nessuna differenza. La preghierina senza l’amore verso l’umano è una perdita di tempo.
Cosa direbbe ai politici?
Di elaborare pensieri, idee e strategie ma per servire l’umanità. Siete lì come dei servi non come persone che si devono pavoneggiare per la poltrona. Sono abituato alla politica con la P maiuscola. A mio parere, siamo scesi di livello. Pure i comunisti. Ricordiamoci che gli accordi con la Libia li ha fatti il centrosinistra.

Elly e Marco

 

Elly, l’arma segreta
di Marco Travaglio
Anche stavolta, come a ogni elezione che guasta i piani dei padroni del vapore, stupisce lo stupore. Elly Schlein s’è presa il Pd, a cui s’era iscritta il giorno prima, con una bella impresa: per la prima volta ha ribaltato il voto degli iscritti, neutralizzando le truppe cammellate dei cacicchi. Quindi, visti i precedenti interni al Pd, non si può dire che la sua vittoria fosse prevedibile. Ma chi la dava per spacciata in partenza, scambiando i propri sogni per solide realtà, trascurava almeno due avvisaglie irresistibili.
La prima è che sono almeno dieci anni che lorsignori intimano agli italiani di votare “bene” e gli italiani votano “male”: cioè con la propria testa. Nel 2013 non dovevano votare 5Stelle: i 5Stelle arrivarono primi. Nel 2016 dovevano salvare Renzi votando Sì al referendum costituzionale: passò il No. Nel ’18 non dovevano premiare M5S e Lega: vinsero M5S e Lega. Nel ’23 dovevano affossare Meloni e Conte e premiare quelli dell’Agenda Draghi: premiarono Meloni e Conte e affossarono quelli dell’Agenda Draghi (mai trovata, fra l’altro). Il comun denominatore di questi ribaltoni, che possono stupire solo chi non frequenta le persone normali, cioè l’establishment e stampa al seguito, non è una scelta fra destra e sinistra: ma fra cambiamento e restaurazione. Non sempre chi vince è nuovo, ma lo sembra. Se poi non lo è, tramonta presto. Renzi vinse le primarie 2013 e le Europee 2014 perché sembrava nuovo (aveva lo stesso programma di Grillo), poi scelse la conservazione al posto della rottamazione e passò di moda. Salvini pareva nuovo alle Europee 2019, poi scelse il partito degli affari e ciao. Ora tocca alla Meloni che, se va avanti a botte di agenda Draghi e agendina Biden, rischia di durare poco anche lei. E nel Pd tocca a Schlein, che ha vinto le primarie aperte non tanto perché è la leader più di sinistra mai vista da quelle parti, ma soprattutto perché è la più distante dal Pd di Renzi, di Letta e anche di chi ha puntato su di lei (Franceschini, Zinga e Orlando). Chi l’ha votata pretende scelte molto più radicali di quelle fatte finora (ha persino votato il dl Armi del governo Meloni). E lei, per vincere la sua sfida, dovrà leggere bene i numeri dei gazebo, che sono una vittoria solo sua. E non dovrà leggere i giornaloni, che già le consigliano amorevolmente (straziante l’appello di Folli su Rep), di “non regalare la posizione ‘atlantica’ a Meloni”: cioè di fare la fine di Letta.
La seconda avvisaglia, che ormai è pura scienza, è Piero Fassino: “Bonaccini è la miglior garanzia di un Pd nuovo, che torna al centro della scena”, “Il riformismo di Bonaccini ci farà vincere”, “Massimo impegno per eleggere Bonaccini segretario”. Con un’arma segreta di quel calibro, come poteva non vincere Elly Schlein?

Incredibilmente

 


lunedì 27 febbraio 2023

Mestizia

 


Non fai in tempo a rallegrarti, sommessamente, molto sommessamente visto che una delle sponsor maggiori della Elly è nientepopodimeno che Lady Franceschini, ovvero la reincarnazione del Gobbo visto che non lo abbattono né trombe d'aria né maremoti, al secolo Michela Di Biase, e allora visti i trascorsi non resta che attendere gli sviluppi di quello che dovrebbe essere un nuovo corso. Ma la notizia ferale è che Beppe Fioroni pare abbia annunciato di lasciare il partito! Quale tremebonda notizia! Che sfacelo! Perdere un così grande compagno di viaggio! Beppe ripensaci! Il tuo contributo alla sinistra è stato fondamentale in questi anni. Ricordo...ricordo.. no! Non ricordo proprio un fico secco! 

E allora addio Beppe, con la speranza che molti ingombranti armadi incompatibili con una vaga idea di socialismo, ti imitino al più presto! 

Aria fresca, aria nuova, aria di sinistra! 

Sarà vero? 

Mah...

Interessante

 


Il piano di pace della Cina è già morto: per 3 motivi

di Alessandro Orsini 

Come avevo anticipato, il piano di pace della Cina è nato morto per tre ragioni principali che riassumo.

La prima è che gli Stati Uniti e la Cina si preparano per massacrarsi a vicenda. Che la guerra tra loro scoppi non è certo, ma è certo che la stiano preparando. Gli Stati Uniti non consentirebbero mai alla Cina di assumere un ruolo preminente nella contesa in Ucraina. Biden non prenderà la decisione suicida di accrescere il peso strategico di Pechino in Europa concedendo il ruolo di mediatore a Xi Jinping, “amico illimitato” di Putin.

La seconda è che gli Stati Uniti hanno voluto inserire in un documento ufficiale della Nato che la Cina è un nemico collettivo dell’Occidente contro cui tutti i membri dell’Alleanza Atlantica dovrebbero coalizzarsi. Mi riferisco al meeting della Nato del 14 giugno 2021 a Bruxelles. La Cina protestò vibratamente. La tesi di quel documento è che la Cina sia una potenza che destabilizza l’ordine internazionale: un’immagine in contrasto con il ruolo di mediatore nella guerra in Ucraina. O la Cina destabilizza o stabilizza: tertium non datur.

La terza è che la Cina è sempre più vicina a fornire aiuti militari diretti alla Russia. Almeno per il momento, l’Unione europea e Biden dichiarano di non avere prove certe, ma le probabilità che i cinesi aiutino i russi militarmente aumenteranno se Putin si trovasse in difficoltà durante la prossima grande offensiva di terra o se la crisi a Taiwan dovesse subire un’accelerazione per mano americana.

Tutto sommato, il piano di pace cinese non è un piano di pace. È semplicemente un documento in cui la Cina ha pubblicato in forma solenne la sua posizione sulla guerra in Ucraina. Nessuna buona notizia per il blocco occidentale. La Cina rifiuta di condannare l’invasione russa, ma censura la penetrazione della Nato in Ucraina attribuendole la responsabilità principale della crisi. Di più: la Cina non chiede il ritiro delle truppe russe, si astiene dalle risoluzioni Onu contro la Russia e chiede pure il ritiro delle sanzioni.

Che cosa ne sarà del piano di pace della Cina?

Probabilmente cadrà nel dimenticatoio in poco tempo oppure verrà usato cinicamente da certi governi europei per fingere di volere la pace. Alcuni di questi loderanno il finto piano di pace cinese; altri, invece, fingeranno addirittura di volerlo sostenere per indurre le loro opinioni pubbliche contrarie alla guerra a sperare invano nella pace. È un fenomeno che si è già verificato con il finto piano di pace presentato dal governo Draghi, il 19 maggio 2022: una messa in scena respinta non soltanto dal Cremlino, ma – fatto davvero imbarazzante – persino dal governo di Kiev.

È vero che la Cina ha bisogno della pace affinché le rotte della nuova via della seta in Europa possano prosperare. Tuttavia la nuova via della seta riceverebbe più vantaggi dalla vittoria di Putin che da quella di Zelensky. Ricorrendo alla sociologia comprendente di Weber, che invita ad assumere il punto di vista di chi agisce ricostruendo la sua prospettiva cognitiva, ecco la mia conclusione: la Cina ha un interesse strategico verso la pace in Europa. Tuttavia, se guerra dev’essere, allora è meglio che a perdere siano gli americani. Una vittoria di Biden in Ucraina accrescerebbe ulteriormente il potere degli Stati Uniti sull’Europa che Biden userebbe per danneggiare la nuova via della seta cinese. Ogni avanzamento della Casa Bianca in Europa verrebbe utilizzato da Biden per ostacolare la Cina. E poi esiste un problema di prospettiva futura: Xi Jinping sa che, una volta assorbita l’Ucraina, la Nato punterebbe verso la Bielorussia. Le crisi con la Russia non finirebbero, tutt’altro. In Europa, il gioco tra Stati Uniti e Cina è a somma zero: se avanza il primo, la seconda arretra. Biden si oppone al piano di pace cinese come Trump si oppose ai 10 accordi commerciali e alle 19 intese istituzionali firmati tra Giuseppe Conte e Xi Jinping a Roma, il 23 maggio 2019, noto anche come memorandum d’intesa sulla collaborazione nell’ambito della via della seta economica.

Quanto alla prospettiva americana, l’intervento militare della Cina avrebbe svantaggi e vantaggi: lo svantaggio di accrescere le probabilità di successo di Putin; il vantaggio di spingere l’Europa a recidere i rapporti commerciali anche con la Cina. Con un colpo solo, anzi, con una guerra sola, Biden farebbe fuori Russia e Cina dall’Europa. L’Unione europea, invece, perde sempre e dappertutto.

Un ricordo non mieloso

 

La frusta morbida di un qualunquista

PICCOLO SCHERMO - Sul palco era spietato con i deboli e ossequioso con i forti. Mai di sinistra – era una leggenda –, credeva un po’ comicamente nel potere taumaturgico della parola. “Se non lavoro mi annoio a morte”

di Massimo Fini 

Ho conosciuto Maurizio Costanzo nel suo momento più buio, quando si era bruciato sul braciere della P2 e tutti, anche coloro che gli avevano fin lì leccato i piedi, anzi soprattutto costoro come vuole la consuetudine flaianesca italiana (salire sul carro del vincitore, picchiare sul perdente) lo schienavano.

Il suo isolamento era impressionante, quasi un quadro di De Chirico, i personaggi si rifiutavano di andare al suo show – aveva penosamente ricominciato da Rete4 – e lui stesso si vergognava persino a uscir di casa.

La nostra conoscenza e anche un briciolo di amicizia risale a quel periodo (naturalmente ero stato molte volte al suo show, ma in quei casi i rapporti erano del tutto superficiali, Maurizio si limitava a chiedermi che cosa pensavo di dire, per appropriarsene o per tapparmi la bocca al momento opportuno a seconda che gli facesse più comodo). Gli feci quindi un’intervista post P2 per Amica in cui non gli scontavo nulla, ma davo atto a quest’uomo, precipitato da un giorno all’altro dalle vette del successo alla polvere, del lavoro, della fatica, della grandissima forza di volontà con cui stava cercando di rialzarsi. Fra i più accaniti e feroci con Costanzo c’erano i giornalisti della Rizzoli-Corriere per la quale Costanzo era stato adulato direttore dell’Occhio e della Domenica del Corriere (due fallimenti). Per questo era importante per lui ritornare, sia pur come intervistato, su un giornale del Gruppo come era Amica. E infatti Pietroni, il direttore di Amica, ebbe delle grane con i sindacalisti della Rizzoli molto predisposti al linciaggio (in questo come in altri casi, Tobagi docet). Costanzo mi è sempre stato grato per quell’articolo e, interpretando la cosa a modo suo, un po’ “mafiosetto”, come un favore mentre per me era solo un articolo scritto nei termini che mi parevano più giusti. Quando fu tornato in auge mi invitò ripetutamente al suo show per sdebitarsi di un debito che non aveva.

Nell’intimo Maurizio non era un uomo cattivo, solo un po’ vile. Non cercava mai lo scontro diretto, frontale di cui aveva orrore e un timore quasi fisico, la sua tattica era avvolgente e aveva trasmesso questo metodo anche alla moglie, Maria De Filippi (naturalmente parliamo di allora – siamo nei primi anni 90 – in seguito i rapporti di forza fra i due sarebbero cambiati, anzi si sarebbero ribaltati). Una volta che vidi la De Filippi in quel suo infame programma, Padri e Figli, le tolsi i panni di dosso sul Tempo di Roma. Lei, che non mi conosceva, mi telefonò la sera stessa, a casa, dimostrandosi dispiaciuta e attenta alle critiche che le avevo mosso. Un modo di fare democristiano, tutto sommato, visto che cosa è venuto dopo la Dc, meno sgradevole di altri.

È una comica leggenda metropolitana che Costanzo fosse un uomo di sinistra, utile a Berlusconi per dire che sulle sue Tv c’erano anche degli oppositori. Pupi Avati, che fu uno dei pochissimi amici, tre in tutto, a rimanergli vicino all’epoca dello scandalo P2, ed è quindi una fonte non sospettabile di astio, mi ha detto una volta: “Maurizio è antropologicamente fascista”. Io non mi spingo così lontano, dico che era un qualunquista della più bell’acqua. Inoltre, cosa rara per chi aveva milioni di fan adoranti, era uno che non se la dava.

Costanzo aveva il mito del lavoro, cosa singolare per un romano de Roma, si realizzava nel lavoro, fuori non esisteva. Mi capitò una volta di andarci a cena, con Nantas Salvalaggio e un altro giornalista che non ricordo, e lui fece praticamente scena muta. Del resto il suo orizzonte culturale non andava e non è mai andato oltre la Garbatella. Diventava protagonista e domatore solo sul palcoscenico, dove usava una frusta morbida, vellutata, insidiosa e spietata con i deboli, e pronto ad aprire il ventaglio dell’adulazione e dell’ossequio con i forti.

Il primo Costanzo, quello, se non ricordo male, di Bontà loro, faceva simpatia perché, con un fisico così insignificante, impersonava l’uomo della strada che punzecchiava, sia pur con prudenza, i potenti, e il pubblico si immedesimava.

Qualche anno dopo la vicenda P2, quando lui era tornato in grande spolvero, poiché passavo le vacanze nella vicina Talamone, era agosto, andai a trovarlo nella sua villa di Ansedonia, che affittava come ci tenne a precisare perché non aveva i soldi per comprarsela. Dopo aver attraversato un immenso parco, scortato dalle sue guardie del corpo e da numerosi famuli, entrai nella villa e lo vidi al centro di un grande salone, in piedi, con indosso una larghissima camicia (era già dimagrito) lunga fin quasi alle ginocchia, che gli dava un’aria da satrapo orientale, un po’ lascivo, con un telefonino in mano che non abbandonò un istante, facendo mille chiamate o ricevendone, nelle due ore che stetti lì. “Cosa vuoi, se non lavoro mi annoio a morte”, mi disse vedendo il mio sguardo perplesso e interrogativo. Durante il mese di agosto, che dovrebbe essere di riposo, organizzava il lavoro dell’annata. Sotto le sue finestre aveva uno degli angoli di mare più incantevoli d’Italia, fra l’incontaminata Feniglia e il litorale esclusivo di Ansedonia, ma non andava mai a fare il bagno. Praticamente non usciva mai, o quasi, stava lì rintanato nella sua villa o, al massimo sulla terrazza con una piscina che non usava, come un grosso ragno al centro della sua tela, e lavorava. Lei, Maria De Filippi, invece no, lei usciva, andava a cavallo, si divertiva. Quel pomeriggio la incrociai per un attimo, vestita appunto da cavallerizza, e mi parve più bella e affascinante di com’è in televisione. C’era un forte contrasto fra i tratti androgini, duri nella loro regolarità, di lei e la cedevolezza e la mollezza che era di lui. Mi parvero una buona coppia, affiatata, complice.

Avendo avuto successo con un talk show, Costanzo aveva una fiducia illimitata, infantile e un po’ comica nel potere taumaturgico della parola. Qualsiasi situazione si presentasse, la sua reazione era: “Parliamone”. Uno si è rotto la gamba? “Parliamone”.

Durante il lockdown, non avendo di meglio da fare, ho rivisto programmi del passato fra cui molti Costanzo Show. Devo dire che rivisti oggi sono, a parte l’insopportabile ‘Tv del dolore’, molto meno banali di quanto mi apparivano un tempo: persone che raccontano le loro storie, i loro drammi, il loro vissuto, artisti, politici, il tutto tenuto insieme da un filo psicanalitico o sociologico, comunque da un tema di fondo anche se non particolarmente profondo.

Non pensi il lettore che questa mia sia la solita sviolinata a un uomo che è morto. Anche questa volta non ho scontato nulla a Maurizio, come in quell’intervista su Amica in un lontano giorno di ottobre.

Mi fate commuovere!