Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 29 dicembre 2022
A proposito di decreti legge
Una misura odiosa
DI CARLO BONINI
Diciamolo per quello che è. Il decreto migranti – che è più esatto definire il decreto Ong – licenziato dal Consiglio dei ministri – è una misura di bandiera ed è, per giunta, una misura odiosa. Nel metodo e nel merito. Un governo privo anche solo di un semplice straccio di disegno politico utile a fronteggiare una vicenda epocale e complessa come quella dei flussi migratori dal Sud del mondo, sceglie infatti la scorciatoia autarchica di ridurre la questione a un regolamento di conti con le Organizzazioni non governative, già additate a feticcio di campagna elettorale. E, per farlo e per giustificare il ricorso allo strumento della decretazione di urgenza, trasforma le attività di soccorso umanitario nel basso Tirreno in potenziale minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza nazionale. Anche a dispetto del dato oggettivo che le vuole responsabili soltanto di un modesto 11 per cento del totale degli arrivi di migranti nel nostro Paese. Di più: nel farlo, impone per legge norme di comportamento e relative sanzioni che hanno una funzione esclusivamente afflittiva. Non dunque quella – ragionevole - di incardinare il soccorso umanitario in una cornice più ampia di coordinamento del soccorso in mare. Ma, più crudelmente, di rendere quell’attività umanitaria sempre più difficile. Se non impossibile. Con un unico risultato: svuotare il Mediterraneo di occhi e orecchie in grado di testimoniare o anche solo di provare a impedire che il nostro mare continui ad essere un immane e silenzioso cimitero di innocenti.
Né è utile a ripulire il decreto dall’odioso cinismo che lo ispira l’affermazione, ripetuta dal governo dal giorno uno del suo insediamento, che le nuove norme siano necessarie a colmare un vuoto regolamentare di cui le Ong avrebbero abusato nelle loro operazioni di soccorso. Per un semplice motivo.
Che un codice di comportamento “pattizio” tra Stati e Ong esiste da tempo, è stato adottato dai 27 Paesi dell’Ue ed è regolarmente richiamato in ogni summit dedicato al tema dei migranti.
Il ministro dell’Interno sa bene che il decreto che rende impossibile la vita agli equipaggi delle navi delle Ong non solo non risolve il tema dei flussi e degli sbarchi (la cui geografia si è per altro modificata nel tempo, come testimonia l’aumento degli approdi sulle coste calabresi). Ma, soprattutto, sa bene, per esperienza, che non esiste una “via italiana” alla questione migratoria. Mettere dunque la faccia e il suo nome su questa misura non solo non gli renderà il lavoro più agevole ma, se possibile, glielo renderà ancora più complicato. Il messaggio che, da ieri sera, Meloni torna a mandare all’Europa è infatti quello di un Paese, l’Italia, la cui supponenza autarchica è pari solo al suo isolamento. Introdurre la possibilità di chiedere asilo politico al Paese la cui bandiera batte la nave Ong, battezzare come “porto sicuro” l’approdo possibilmente più lontano dal punto di primo salvataggio, serve infatti solo a riproporre un’idea infantile, coatta, dei rapporti tra Stati partner in Europa. Per altro, dimostrando di non aver imparato nulla dalla crisi con Francia e Germania del mese scorso. Quando il braccio di ferro con Parigi e Berlino è servito solo a non ottenere alcunché in sede europea e a ricacciare in fondo all’agenda di Bruxelles il tema dei migranti.
È quello che accade a chi, come Meloni, si illude che il vuoto pneumatico di visione, progetto e ascolto di un governo, possa essere riempito, appunto, da qualche norma di bandiera da agitare di fronte agli occhi della propria base elettorale. Soprattutto se accompagnata da qualche indecente spin da veicolare sui social.
Sarebbe confortante sapere che qualcuno, a Palazzo Chigi, abbia la voglia e la forza di bucare la bolla di devozione narcisista in cui la premier è assisa per interrompere questa drammatica coazione a ripetere. Che oggi misuriamo sui migranti e, da domani, misureremo con la minaccia che il Covid torna a portare alle nostre esistenze. Ma questo presupporrebbe la consapevolezza che un governo, per quanto politico, ha il dovere di rispondere anche e soprattutto a chi non lo ha scelto ed opera in un quadro che non è delimitato soltanto dalle nostre acque territoriali o dai nostri confini terrestri.
Evidentemente, non accadrà. Nel frattempo, potremo addormentarci ogni sera sapendo che abbiamo reso la roulette russa con la vita di chi prende il mare fuggendo dalla disperazione una sfida ancora più impari. Che poi saperci feroci non ci avrà reso più forti è naturalmente un dettaglio.
Il sistema contro i poveri
Viva i ladri vaccinati
di Marco Travaglio
Lo dicevo io che, alla fine della fiera, l’unica delinquente resterà la cantante Madame, che va cacciata immantinente dal Concertone di Capodanno a Roma e pure dal Festival di Sanremo per omessa puntura. Lo dice quel buontempone dell’assessore laziale D’Amato, condannato dalla Corte dei Conti a risarcire 275 mila euro sgraffignati alla Regione e dunque candidato di Pd, Azione e Iv a presidente della Regione. E lo dice la capogruppo di Azione in Comune, Flavia De Gregorio: siccome i calendiani sono garantisti, per la presunzione di innocenza e per la candidabilità dei condannati fino alla Cassazione, per l’indagata Madame “è più opportuno rinviare la sua presenza al concertone di Capodanno” (testuale: tanto per lorsignori è Capodanno tutto l’anno). Intanto, per coerenza, Azione si dà un gran daffare per anticipare le destre nell’impresa di spazzare via la Spazzacorrotti e riesumare la prescrizione che inceneriva 200mila processi l’anno. Siccome la legge Bonafede blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, la Cartabia lanciò il salvagente dell’“improcedibilità” ai colpevoli che non potevano più farla franca in appello e in Cassazione allungando i tempi dei processi: ora, se riescono a far durare il secondo grado due anni e il terzo un anno, vivranno tutti felici, contenti e improcedibili.
Ma resta da garantire l’impunità durante le indagini, l’udienza preliminare e il giudizio di primo grado: a quello provvede il calendiano Enrico Costa, già forzista e autore di splendide leggi ad Nanum, che infila nella fogna del dl Rave un ordine del giorno per impegnare il governo “al ripristino della prescrizione sostanziale in tutti i gradi di giudizio”. Il pregiato scampolo di prosa, firmato da tutti i parlamentari di Azione&Iv, osa financo rammentare che “l’allungamento dei tempi processuali collide con gli obiettivi del Pnrr che ne impongono una significativa riduzione, e contrasta con i princìpi costituzionali”. Se non fosse gente senza vergogna (sennò non si chiamerebbe Calenda o Renzi o non starebbe con loro), si potrebbe ricordarle che il primo a promettere di abolire la prescrizione era stato il rignanese quando era premier e il pariolino era suo ministro al Mise; e che i tempi processuali si allungano proprio perché l’imputato mira alla prescrizione o all’improcedibilità. Basta levargli entrambe le aspettative e nessun imputato sicuro di arrivare a sentenza definitiva avrebbe interesse a pagarsi l’avvocato più a lungo del normale. Ma sono cose che questi impuniti sanno benissimo, solo che non possono ammetterlo e preferiscono mentire. Il loro unico obiettivo di finti oppositori è lo stesso del governo Meloni: risparmiare la galera ai ladri di Stato. Purché siano vaccinati, si capisce.
mercoledì 28 dicembre 2022
Sfera Robecchi
Previsioni serie per il 2023 “Andrà tutto bene”, come dissero a Pompei
di Alessandro Robecchi
Finisce il 2022, ed è probabilmente l’unica buona notizia del 2022. Il 2023 s’avanza a lunghi passi distesi, mancano pochissimi giorni, e quindi è il momento delle previsioni, dei buoni propositi, delle necessarie illusioni e dell’“andrà tutto bene”, come dissero a Pompei guardando il primo filo di fumo del Vesuvio.
Prima regola: davanti a un anno nuovo non bisogna essere prevenuti e avere un atteggiamento negativo, no, bisogna aspettare almeno il 15 gennaio, e poi si può cominciare con il pessimismo. Un solo pensiero deve occupare la mente dell’italiano che guarda davanti a sé: cosa potrebbe andare storto? E dunque stilare un elenco infinito di cose, faccenda che potrebbe occuparlo fino alla fine dell’anno, distraendolo da disastri più o meno annunciati. Per esempio, il congresso del Pd, che segnerà il 2023 come l’anno in cui il Pd scelse un nuovo segretario, che sarebbe il decimo in 15 anni di vita (e non conto i bis e gli interim). Forte di questa incredibile novità – un segretario nuovo di zecca che vanta nel curriculum una vittoria per un pugno di voti contro Lucia Borgonzoni, e ancora ne parla come fosse la battaglia di Okinawa – il Pd potrà affrontare il futuro con piglio deciso e autorevole insieme ai suoi duecentocinque elettori. Purtroppo, l’asse della politica penderà ancora verso destra: Meloni, cognato, Crosetto e altri bellimbusti, più il duo comico del Terzo Polo, al momento (fine 2022) un po’ seccato perché a Palazzo Chigi non hanno ascoltato i suoi consigli. Ora, per tutto il 2023, tenteranno di compiacere Meloni in tutti i modi, un po’ per candidarsi a stampella del governo, un po’ per farsi notare. Fiume Italiana, Nizza e Savoia, magari la befana fascista o gli esercizi ginnici il sabato: già pare di vedere Calenda che parla di “tradizioni liberali” come l’oro alla patria o le bonifiche delle paludi.
Proseguirà la riforma della giustizia con decisive novità sulle intercettazioni: saranno tutte autorizzate quelle a carico di giudici e pm, che saranno intercettati regolarmente. E finalmente ecco la separazione delle carriere: la carriera di colletto bianco, dirigente, manager, politico, separata da quella di imputato, definitiva dimostrazione che in Italia il garantismo si applica per reddito.
Continuerà, nel 2023, l’entusiasmante guerra ai poveri che tante soddisfazioni ha dato alla destra, alla sinistra (parlandone da viva), ai grandi giornali, alle televisioni, a Matteo Renzi che teorizza di educare i poveri con la sofferenza, sennò che gusto c’è. Dopo aver tolto il Reddito di cittadinanza a migliaia di indigenti ribattezzandoli “occupabili”, si studierà di escludere anche quelli con una gamba sola (“saltellabili”) e quelli senza fissa dimora (“barbonabili”). Sono allo studio misure restrittive anche per altre categorie di nullatenenti, spiantati, disperati a cui non è giusto garantire sussidi statali, almeno finché hanno ancora degli organi (“asportabili”). Queste norme permetteranno di risparmiare alcune decine di milioni che potrebbero più proficuamente essere destinate alla ricopertura in broccato e oro delle poltroncine delle tribune vip degli stadi di calcio, un aiuto concreto a presidenti di squadre che attraversano purtroppo una drammatica crisi.
Come si vede, le sfide del 2023 saranno numerose e impegnative, ma ci tempreranno e ci renderanno migliori, più consapevoli e più generosi nei confronti di alcune categorie in sofferenza, come ad esempio i produttori di armi, a cui regaleremo un’ottantina di miliardi in più. Auguri a tutti.
Travagliamente
La vera delinquente
di Marco Travaglio
Notizie sparse, ma emblematiche di quest’orrendo 2022 fortunatamente agli sgoccioli. Madame, cantautrice sopraffina di 20 anni, forse non si è vaccinata ed è indagata con l’accusa di aver usato un falso Green Pass da un medico compiacente. Ergo c’è chi vorrebbe escluderla non da un simposio di virologia e infettivologia, ma dal concerto di Capodanno a Roma e dal festival di Sanremo (anche se per ora Amadeus resiste). Luciano Moggi, il burattinaio di Calciopoli radiato dalla Federcalcio, condannato in primo e secondo grado per frode sportiva e poi salvato dalla galera dalla solita prescrizione in Cassazione, pontifica all’assemblea della Juventus che insedia il nuovo Cda perché quello vecchio rischiava di finire in carcere. Berlusconi viene intervistato da Repubblica che, al posto delle “Dieci domande” di Giuseppe D’Avanzo, gliene fa 16 genuflesse. Leggendaria la numero 7: “Vi è stata intestata la battaglia per lo scudo fiscale, poi accantonato. Rivendica quella misura?”. E quando lui risponde che occorre “sanare il passato nelle more di una grande riforma del fisco”, nonché “la riforma della giustizia di Nordio, basata su una solida cultura garantista che è anche la nostra”, all’intervistatore non viene in mente di rammentargli, a proposito del passato da sanare e della solida cultura garantista, la sua condanna definitiva per una frode fiscale da 368 milioni di dollari (poi ridotti dalla prescrizione a 7,3 milioni di euro): il doppio di tutte le frodi fin qui scoperte sul reddito di cittadinanza.
Domanda, da vaccinati e vaccinisti convinti, ma contrari ai vaccini forzati a pena di multe, discriminazioni e nuovi reati: ma com’è possibile che, in un Paese democratico come l’Italia, chi non si fa due o tre punture senza fare nulla di male a nessuno (i contagi da Covid vengono sia dai Vax sia dai No Vax) passi per un delinquente, mentre criminali conclamati scorrazzano indisturbati nelle istituzioni, nella vita pubblica e sui media, magari discettando di riforme del fisco e della giustizia? Un lettore ci ha inviato alcune foto segnaletiche, tipo Far West, esposte negli aeroporti tedeschi per catturare i ricercati per evasione fiscale accanto a quelle dei terroristi e degli omicidi. Del resto, dai dati sulle carceri europee del 2020, risulta che in Italia i colletti bianchi detenuti sono lo 0,9% del totale, contro il 16,8% della Slovenia, il 10,1 della Lettonia, il 9,8 della Germania, il 7,1 della Francia. E saranno ancor meno in futuro, visto che la sola Finanziaria del governo Meloni contiene ben 14 fra condoni e sanatorie fiscali. Quindi è deciso: a Sanremo, al posto della “No Vax” Madame, ci mandiamo B., Moggi e i loro simili, che saranno senz’altro plurivaccinati. Così magari cantano.
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