venerdì 28 ottobre 2022

L'Amaca

 

Come i cavoli a merenda
DI MICHELE SERRA
Non è ancora del tutto sciolto, dopo giorni di dibattito, l’equivoco sul concetto di sovranità alimentare, adottato dal nuovo ministero per l’Agricoltura. Essendo di destra sia il governo sia il ministro in questione, in molti hanno voluto cogliere un’allusione al sovranismo. Ma c’entra come i cavoli a merenda (metafora agricola).
La sovranità alimentare è un concetto “di sinistra”, si rifà ai movimenti contadini che negli ultimi trent’anni, soprattutto nel mondo povero, hanno cercato di tornare padroni del loro lavoro e dei loro campi battendosi contro le multinazionali del cibo, la brevettabilità delle sementi, le monocolture, la cancellazione della biodiversità. Non si riferisce alla sovranità delle Nazioni ma a quella delle comunità contadine, e non è proprio la stessa cosa. Volendo, si richiama al vecchio slogan socialista “la terra a chi la lavora”.
Vandana Shiva, Carlo Petrini e altri leader della nuova agricoltura “buona, pulita e giusta” ne parlano da molto tempo. Se fossero stati ascoltati, oltre che da questo Papa, almeno dalla loro (teorica) parte politica, il concetto di sovranità alimentare oggi sarebbe un poco più familiare alla sinistra e all’opinione pubblica in generale. Peccato che la sinistra si sia molto interessata, negli ultimi anni, a quanto accade nella Silicon Valley e nella City di Londra, molto di meno a quello che succede nei campi e lungo la filiera del cibo, così determinante per le sorti umane.
Capitasse, dunque, che la destra scippasse alla sinistra, magari storpiandolo in chiave nazionalista, il concetto di sovranità alimentare, la colpa sarebbe soprattutto della derubata. Molto distratta.

giovedì 27 ottobre 2022

Nessuna novità

 


A chi si è sorpreso per il battuffolato discorso del viaggiatore nel Rinascimento arabo, consiglierei di rileggersi le imprese di questo funambolo della verità durante i vari percorsi storici attraversati, a partire dalla oramai famigerata Era del Ballismo.
Nulla di nuovo sotto il sole per uno come lui, da sempre affastellato in cervice per svilire, sminuire, sminuzzare quella "vaga idea di socialismo" che un tempo era un bene prezioso di un partito all'epoca roccioso, indomito, intransigente, soprattutto perché guidato da persone dignitose.
L'avvento di costui è coinciso con la perdita di valori custoditi e rispettati perché frutto di lotte e sofferenze di molti. La sua azione ha permesso di raggiungere traguardi mefitici impensabili, sciogliere tutele lavorative una volta stemmi di famiglia; ridicolizzare la lotta contro le discriminazioni, ampliando la forbice della diseguaglianza, oramai invereconda in queste lande.
E il comburente alimentante lo smisurato ego che da tempo immemore se ne è impossessato, lo porta oggi ad accarezzare l'idea, schiaffeggiante la ragione, di entrare nell'attuale e nefasto circo magico,sposando ideali che stanno alla decenza come la presenza di Gasparri e della figlie di Craxi e Rauti in Parlamento.
Non stupisce questo suo know-how in materia, non meraviglia più di tanto questo costante e graduale avvicinamento, il fare e non fare, il dire e non dire, il velare, l'arzigogolare attorno al nocciolo, leggasi poltrona. Non s'esitò un attimo nel capire che una parte dei voti necessari per eleggere alla seconda carica dello stato un fascista impenitente, provenivano da quelle zone malsane rette dal saltimbanco in questione, e la prova del nove, destinata agli allocchi, sarà la votazione per il Copasir e la commissione di vigilanza Rai; una delle due andrà quasi sicuramente alla Smaniosa Mnemonica, amicissima del devoto dell'arabo mandante di assassinio, fremente per uno spazio in tolda dopo che si è fatta garantire un seggio in Calabria, mentre alle politiche precedenti la spedirono in Trentino, visto che dalle parti natie aretine al solo proferire il suo nome si sviluppano tuttora foruncolosi su larga scala.
Nessuna novità, nessun clamore mi ha suscitato la recita al Senato, anche perché conosco alla perfezione il copione, anticipandone le mosse. Ho un unico rammarico: se non avesse trovato un pariolino disposto a farci comunella per superare lo sbarramento del 3%, probabilmente ora ne parlerei al passato, godendone, tra l'altro, molto.

L'Amaca

 

Il contrario dell’Europa

DI MICHELE SERRA

La sbalorditiva (ma non nuova) proposta leghista di alzare il tetto dei pagamenti in contanti fino a diecimila euro è spiegabile solo con l’euforia del momento: dev’essere molto eccitante ritrovarsi al governo nonostante una delle più impressionanti catastrofi elettorali della storia repubblicana (dal 17 all’8 per cento. Il derelitto Pd, al confronto, ha registrato un mezzo trionfo).

I rotoli di banconote, in tutto il mondo sviluppato, puzzano di malavita. Non di povertà, come ha sostenuto la premier ieri in Senato: le transazioni da migliaia di euro non sono attività da indigenti.

E alla luce della tecnologia hanno un che di trogloditico che da un lato fa sorridere, dall’altro induce ai peggiori processi alle intenzioni. Che scopo reale può avere — al di là delle ciance — combattere le transazioni elettroniche, se non oscurare l’economia e metterla al riparo dalle tasse, dalle leggi, dalla trasparenza, dall’odiato Stato che rimane IL nemico anche quando si è al governo, teoricamente servitori dello Stato medesimo? Che cos’hanno di così esecrabile, le transazioni elettroniche, in confronto alle mazzette e alle valigette, se non la loro nitidezza e leggibilità?

Per uscire dall’Europa, ben al di là di trattati e convenzioni, per uscirne di fatto, nella vita quotidiana, nella prassi come nello spirito, la proposta leghista è quasi insuperabile: niente è meno europeo (e più reazionario) del denaro contante. Sono mai stati a Parigi, a Edimburgo, in Estonia, a Madrid, gli economisti del Carroccio? Se ci sono stati, è per prendere appunti e fare il contrario.

L’italiano vero, se l’idea leghista dovesse avere seguito, sarebbe tutto pizza, mandolino e rotoli di banconote.

Per gli stranieri, solo folklore. Qui da noi, una penosa certificazione di arretratezza.


Via al Trofeo!

 


Osho

 


Come inizio non c'è male!

 


Grande senatore!

 

Han cercato pure di oscurarlo, questo serio e riflessivo discorso dell'ex giudice Scarpinato, ora senatore M5S. Un testo per una vera opposizione, al contrario di altre parole compiacenti eruttate da quello arrivato trafelato dal meraviglioso paese del rinascimento arabo, retto da un illuminato dedito anche alla sparizione dei propri nemici.
Questo il testo del suo intervento:

"Noi siamo le nostre scelte On.le Meloni, e lei ha scelto da tempo da che parte stare"
"Signora Presidente del Consiglio, il 22 ottobre scorso Lei e i suoi ministri avete prestato giuramento di fedeltà alla Costituzione.
Molti indici inducono a dubitare che tale giuramento sia stato sorretto da una convinta e totale condivisione dei valori della Costituzione e dell’impianto antifascista e democratico che ne costituisce l’asse portante.
Sono consapevole che nel corso della campagna elettorale, lei Signora Presidente ha testualmente dichiarato: “la destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni, condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche”.
Concetto che ha ribadito nelle sue dichiarazioni programmatiche.
Tuttavia lei sa bene che il fascismo non è stato solo un regime politico consegnato alla storia della prima metà del Novecento, ma è anche un’ideologia che è sopravvissuta al crollo della dittatura e all’avvento della Repubblica, assumendo le forme del neofascismo.
Un neofascismo che si è declinato anche nella costituzione di formazioni politiche variamente denominate che sin dai primi albori della Repubblica hanno chiamato a raccolta e hanno coagulato tutte le forze più reazionarie del paese per sabotare e sovvertire la Costituzione del 1948, anche con metodi violenti ed eversivi, non esitando ad allearsi in alcuni frangenti persino con la mafia.
Un neofascismo eversivo del nuovo ordine repubblicano che è stato coprotagonista della strategia della tensione attuata anche con una ininterrotta sequenza di stragi che non ha uguali nella storia di nessun altro paese europeo, e che ha vilmente falcidiato le vite di tanti cittadini innocenti, considerati carne da macello da sacrificare sull’altare dell’obiettivo politico di sabotare l’attuazione della Costituzione o peggio, di stravolgerla instaurando una repubblica presidenziale sull’onda dell’emergenza.
Ebbene non è a mio parere certamente indice di convinta adesione ai valori della Costituzione, la circostanza che Lei e la sua parte politica sino ad epoca recentissima abbiate significativamente eletto a figure di riferimento della vostra attività politica, alcuni personaggi che sono stati protagonisti del neofascismo e tra i più strenui nemici della nostra Costituzione.
Mi riferisco, ad esempio, a Pino Rauti, fondatore nel 1956 di Ordine Nuovo che non fu solo centro di cultura fascista, ma anche incubatore di idee messe poi in opera nella strategia della tensione da tanti soggetti, alcuni dei quali riconosciuti con sentenze definitive autori delle stragi neofasciste che hanno insanguinato il nostro paese, tra i quali, per citare solo alcuni esempi, mi limito a ricordare Franco Freda, Giovanni Ventura, Carlo Digilio, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tremonti, tutti gravitanti nell’area di Ordine Nuovo.
A proposito di padri nobili e di figure di riferimento, mi pare inquietante che il 14 aprile del 2022 il deputato di Fratelli di Italia Federico Mollicone abbia organizzato nella sala capitolare di questo Senato un convegno dedicato alla memoria del generale Gianadelio Maletti, capo del reparto controspionaggio del Sid negli anni ‘70, condannato con sentenza definitiva a 18 mesi di reclusione per favoreggiamento dei responsabili della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 che causò 17 morti e 88 feriti e che diede avvio al periodo stragista della strategia della tensione.
Proprio i depistaggi delle indagini posti in essere in quella strage e in tante altre stragi da personaggi come il generale Maletti, hanno garantito sino ad oggi l’impunità di mandanti ed esecutori, segnando l’impotenza dello Stato italiano a rendere giustizia alle vittime e verità al Paese.
Ebbene il deputato Mollicone ha definito il generale Maletti come un “uomo dello Stato che ha sempre osservato l’appartenenza alla divisa”.
Dinanzi a simili affermazioni, viene da chiedersi, Presidente Meloni, quale sia l’idea di Stato della sua parte politica.
Lo Stato di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, e di tante altre figure esemplari che hanno sacrificato le loro vite per difendere la nostra Costituzione, oppure lo Stato occulto di personaggi come Maletti, traditori della Costituzione, che hanno garantito l’impunità dei mandanti eccellenti di tante stragi e dato assistenza e copertura agli esecutori neofascisti?
E mi sembrano coerenti con il suo quadro di valori di ascendenza neofascista, antinomici a quelli costituzionali, alcune significative iniziative politiche da Lei assunte nel recente passato.
Mi riferisco, ad esempio, al suo sostegno nel 2018 alla proposta di legge di abolire la legge 25 giugno 1993, n. 205 (c.d. legge Mancino) che punisce con la reclusione chi pubblicamente esalta i metodi del fascismo e le sue finalità antidemocratiche.
E ancora, a proposito della incoerenza del suo quadro di valori con quelli costituzionali, mi pare significativa la sua proposta di abrogare il reato di tortura subito dopo che tale reato fu introdotto dal legislatore il 14 luglio 2017, a seguito della sentenza di condanna del nostro paese emessa dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo per le violenze ed i pestaggi posti in essere dalle Forze di Polizia alla Scuola Diaz in occasione del G8 svoltosi nel luglio del 2001 a Genova.
La sua parte politica definì testualmente tale nuovo reato “una infamia” e lei Presidente Meloni dichiarò che il reato di tortura impediva agli agenti di fare il proprio lavoro.
Ho citato tali precedenti perché sia chiaro che non bastano né la sua presa di distanza dal Fascismo storico, né la cortese e labiale condiscendenza del neo Presidente del Senato Ignazio La Russa al discorso di apertura dei lavori del nuovo Senato della senatrice Liliana Segre, vittima della violenza fascista, per dichiarare chiusi i conti con il passato ed inaugurare una stagione di riconciliazione nazionale, che sarà possibile solo se e quando questo paese avrà piena verità per le tutte le stragi del neofascismo e quando dal vostro Pantheon politico saranno definitivamente esclusi tutti coloro che a vario titolo si resero corresponsabili di una stagione di violenza politica che costituì l’occulta prosecuzione della violenza fascista nella storia repubblicana.
Un paese che rimuove il suo passato dietro la coltre della retorica, quella retorica di stato che Leonardo Sciascia definiva il sudario dietro il quale si celano le piaghe purulente della Nazione, è un paese di democrazia incompiuta e malata, sempre esposto al pericolo di rivivere il passato rimosso.
E a questo riguardo desta viva preoccupazione la volontà da Lei ribadita di volere mettere mano alla Costituzione per instaurare una repubblica presidenziale che in un paese di democrazia fragile ed incompiuta, in un paese nel quale non esiste purtroppo un sistema di valori condivisi, potrebbe rilevarsi un abile espediente per una torsione autoritaria del nostro sistema politico, per fare rivivere il vecchio sogno fascista dell’uomo solo al comando nella moderna forma della c.d. democratura o della democrazia illiberale.
I problemi irrisolti del passato si proiettano sul futuro anche sotto altri profili che hanno una rilevanza immediata.
Può una forza politica che si appresta a governare con simili ascendenze culturali, ampiamente condivise dalle altre forze politiche della maggioranza, Lega e Forza Italia, attuare politiche che pongano fine alla crescita delle disuguaglianze e della ingiustizia sociale che affligge il nostro paese?
La risposta è negativa.
Perché questa crescita delle disuguaglianze e della ingiustizia non è frutto di un destino cinico e baro, ma il risultato di scelte politiche a lungo praticate dall’establishment di potere di questo paese che ha surrettiziamente sostituto la tavola dei valori della Costituzione con la bibbia neoliberista, i cui principi antiegualitari e antisolidaristici sono ampiamente condivisi dal grande e piccolo padronato nazionale.
Lei signora Presidente e la sua maggioranza politica non siete l’alternativa all’ establishment.
Come attesta anche la composizione della sua squadra di governo e la crescente condiscendenza dei Palazzi del potere nei confronti del suo governo, siete piuttosto il suo ultimo travestimento che nella patria del Gattopardo consente al vecchio di celarsi dietro le maschere del nuovo, creando l’illusione del cambiamento.
Voi siete stati storicamente e resterete l’espressione degli interessi del padronato.
E quanto alla sua dichiarata intenzione di mantenere una linea di fermezza contro la mafia, mi auguro che tale fermezza sia tenuta anche nei confronti della pericolosa mafia dei colletti bianchi, che va a braccetto con la corruzione, anche se mi consenta di nutrire serie perplessità al riguardo tenuto conto che il suo governo si regge sui voti di una forza politica che ha tra i suoi soci fondatori un soggetto condannato con sentenza definitiva per collusione mafiosa che mai ha rinnegato il proprio passato, e che grazie al suo rapporto privilegiato con il leader del partito, continua a mantenere tutt’oggi una autorevolezza tale da consentirgli di dettare legge nelle strategie politiche in Sicilia.
Perplessità che si accrescono tenuto conto dell’intenzione anticipata dal neo Ministro delle Giustizia di tagliare le spese per le intercettazioni, strumenti indispensabili per le indagini in tale materia, di abrogare il reato di abuso di ufficio, e di dare corso ad una serie di iniziative che hanno tutte la caratteristica di limitare i poteri di indagine della magistratura nei confronti della criminalità dei colletti bianchi.
Noi siamo le nostre scelte On.le Meloni, e lei ha scelto da tempo da che parte stare.
Certamente non dalla parte degli ultimi, non dalla parte della Costituzione e dei suoi valori di eguaglianza e di giustizia sociale, non dalla parte dei martiri della Resistenza e di coloro che per la difesa della legalità costituzionale hanno sacrificato la propria vita."