domenica 11 settembre 2022

Pensiero

 


Differenze

 


L'Amaca

 

Guadagnare poco e non parlarne mai
DI MICHELE SERRA
Che i giovani italiani siano sottopagati, i loro stipendi i più bassi d’Europa, e gli stipendi italiani in generale gli unici, nei Paesi industrializzati, a essere diminuiti dal 1990 a oggi (in Francia e in Germania, nello stesso periodo, sono aumentati di più di un terzo), non è una novità: è sicuramente il macro-dato senza il quale nessuna percezione del presente, della vita sociale, della vita quotidiana, dello stato d’animo del nostro Paese, è possibile.
La sola domanda che dobbiamo farci, dunque, è come mai questo macrodato non sia stato costantemente, drammaticamente al centro del discorso politico e mediatico, se non per sporadiche “emergenze” (le turbolenze nella logistica, lo sfruttamento arcaico dei braccianti, la ribellione de riders, eccetera) o per provvedimenti, come il Jobs Act o il reddito di cittadinanza, comunque evasivi rispetto al grande tema dei salari miserabili.
Le grandi divisioni politiche del Novecento vertevano, tutte o quasi, sul conflitto sociale e sulla questione salariale. Gli effetti collaterali negativi di quella che si chiamò “lotta di classe” (l’asprezza ideologica, la violenza politica) non impedirono il netto miglioramento delle condizioni di lavoro, a partire dal potere d’acquisto dei ceti popolari. Di qui alla quasi rimozione della questione il passo è stato indietro, non avanti.
In questi ultimi anni abbiamo parlato molto degli influencer, poco dei riders, molto del metaverso, poco del muletto e della fresa.
Molto, anzi moltissimo, di amori ed emozioni, di sentimenti e di psicologie, poco della vita materiale che li genera. Ma la vita materiale ha il difetto, e il pregio, di richiamarci brutalmente ai fondamentali.

sabato 10 settembre 2022

Effettivamente...

 


Senti senti...

 


Leggete leggete...

 

Al sud ancora si crepa (di fame) e i leader attaccano il reddito
DI VERONICA TOMASSINI
Li senti parlare dalle poltroncine dei talk. C’è l’ex uomo nuovo. Dicono che non abbia mai lavorato un giorno. Gagliardo, punta il ditino arrotato ai no democratici contro il reddito di cittadinanza. Bacerei la mano di Conte, in questo stesso istante. Però attenzione c’è l’ex uomo nuovo. L’ex uomo nuovo scuote la testa per la terrificante carità, gli occhi vispi da mr Bean, una bella “O” stampata sul volto a indicare sgomento o qualsiasi variazione sul tema. Poi c’è l’aspirante leader, la donna che vorrebbe asfaltare persino la parola, il pensiero, la deduzione di un qualsiasi reddito che finisca nelle oscene tasche di un pusillanime, un ratto nullatenente. Esoticamente fanno campagna elettorale: hanno conversato irosamente e schifiltosamente di welfare, o sud, o terroni, come piaceva tanto una volta berciando sulla discarica del mondo? Non credo. Conoscono il sud come un giapponese l’abbacchio. Al sud crepano sui campi di patate, coltivatori, 15 euro a giornata, non per forza immigrati. Sotto i 50 gradi di agosto, o giù di lì, schiattano, a lavorar qualcosa sui campi, non per forza sono immigrati. Al sud hai un reddito, una passabile distribuzione di equità (ho un mazzo di fiori per Conte), e certo sistema malato, di subordinazione, ricatto, sfruttamento, vorrebbe fartela pagare. Però vedete senza reddito di cittadinanza, non arrivi a fine mese. Non ti restituiscono mai nulla, quaggiù al sud, lo devi scontare, con mille impicci, buste paga adulterate, una marea di rogne e inesattezze. Questo è il sud. Con il reddito di cittadinanza non arrivi a fine a mese, ma puoi entrare in un supermercato e commuoverti della laconica autonomia. Eppure, non ti fanno lavorare, perché lo Stato ti destina il reddito. Sono mance, o poco meno. Non arrivi lo stesso a fine mese. Al sud un povero è povero due volte. È una sciarada. L’ex uomo nuovo con la grande “O” stampata sul volto come una maschera di intontita sorpresa potrebbe non capire. Cosa sia il sud, lui che dicono non abbia mai lavorato un giorno.
Però di questi tempi un povero, al sud, è un povero più felice, malgrado guerre, carestie, e portatori di iella che latrano dai talk. Mi si strizza il cuore a vederli, pagare in cassa, impacciati, dignitosi come gli altri. E questo deve fare un po’ senso all’ex uomo nuovo, alla risoluta aspirante premier, con la furia di disossare ogni residuo di giustizia sociale, brani brevissimi di una giustizia sociale, sufficienti tuttavia. Severi con i pusillanimi, evangelicamente sono i piccoli. Forti coi deboli. Che cuor di leone ci aspettano al Governo. Parleranno con i brianzoli quando acceriti non sanno come sputare addosso alla sola dimostrazione di civiltà e compartecipazione che un parlamento sia riuscito a dimostrare negli ultimi cinquant’anni, di più? Quanto schifo gli deve fare che una seppur minima prebenda rovini nelle mani luride di un sottoproletariato. Il sud è il disegno nascosto, da leggere in controluce, al fuoco di una candela. Traduce il patto amorale che dobbiamo stringere ogni volta con individui rimpannucciati di gagliardetti apologetici a cui non crede nemmeno il tipografo che ne stampa i caratteri. Programmi di partito confezionati per una élite dove se vogliamo il più pulito ha la rogna.
Quindi come fare, per seppellire Conte ad esempio? Per un povero, Conte e il reddito e chi lo ha immaginato, sono una lanterna. Invece dai talk tocca pararsi il viso dai latrati di un gruppo di favolosi caprioli, una visione delicata in fondo, favolosi caprioli con un Rolex al polso, non so. E la sanno lunga eh. Su ’sti morti de fame, truffatori delle risorse dello stato, faccendieri della malasorte che a forza di sgraffignare, lasceranno in mutande l’ex uomo nuovo, l’epigono della donna di ferro, i vari occhi di tigre. Tutta sta bella gente. Non erano meglio le mortadelle lanciate dagli scranni?

Orsini

 

Bugie da establishment sul crollo della Russia
DI ALESSANDRO ORSINI
Nessun italiano vorrebbe che la guerra in Ucraina si prolungasse per molti anni come accade in Siria che sanguina ininterrottamente dal 2011. Tuttavia, la strategia del sanguinamento della Russia, una vera e propria strategia geopolitica contenuta nei migliori manuali di guerra, è quella che il blocco occidentale ha deciso di applicare in Ucraina. Il problema è che l’Unione europea deve creare il consenso intorno alla strategia del sanguinamento; deve convincere i cittadini che sia la strada giusta, l’unica percorribile. Il che richiede due condizioni di base.
La prima è la chiusura di ogni ipotesi di dialogo: chiunque parli di “accordo”, “mediazione”, “concessione”, “punto d’incontro” con la Russia, deve essere aggredito e diffamato. La seconda è la distorsione dell’informazione per indurre gli italiani a credere che il crollo della Russia sia imminente. Una volta costruita questa cornice cognitiva attraverso i media dominanti, milioni di italiani si convinceranno che “anche oggi la Russia cadrà domani”. La caduta imminente della Russia, che però non cade mai, fa apparire più razionale la condotta dei “falchi”, un’espressione con cui indichiamo quei leader politici convinti di risolvere la crisi soltanto con le armi, come Biden, Draghi e Stoltenberg.
Proviamo a indicare un caso di manipolazione dell’informazione avvenuto in questi giorni sui media dominanti utilizzando il metodo comparato ovvero confrontando una notizia che riguarda la Russia con una notizia analoga relativa agli Stati Uniti.
La notizia che la Russia starebbe acquistando munizioni dalla Corea del Nord è stata commentata così da un noto settimanale italiano di politica internazionale: “La Russia è chiaramente in difficoltà, sta esaurendo le munizioni”. Stando alle parole del comandante supremo dell’esercito tedesco, Eberhard Zorn, non sembra affatto vero. In un’intervista del 31 agosto scorso, Zorn ha dichiarato che la Russia dispone di uno sproposito di munizioni. L’acquisto russo potrebbe essere spiegato in molti modi. Potremmo ipotizzare che la Russia compri le munizioni nordcoreane per combattere in Siria o perché pianifica un attacco futuro contro la Finlandia o la Georgia sempre più vicine alla Nato, ma i media dominanti hanno concluso che quell’acquisto è la prova che la Russia sta precipitando.
Di contro, i generali americani dichiarano di essere preoccupati perché i loro magazzini si stanno svuotando di armi strategiche regalate agli ucraini. Quelle armi – dicono – devono essere rimpiazzate perché gli Stati Uniti non possono farne a meno. I media italiani non hanno commentato queste dichiarazioni con un drammatico: “Gli Stati Uniti stanno per crollare” oppure “non hanno armi sufficienti per aiutare l’Ucraina”. Una prova ulteriore del fatto che l’informazione in Italia sulla guerra è ampiamente distorta e spesso manipolata proviene dal fronte meridionale ucraino in cui è in atto la controffensiva di Zelensky. Le notizie giunte finora dicono che l’Ucraina non ha le forze per liberare l’Oblast di Kherson o la Crimea. Il Washington Post ha appena pubblicato un servizio in cui intervista nove soldati ucraini mutilati dai russi durante la controffensiva. I nove feriti non possono essere sospettati di avere parlato sotto minaccia di morte da parte dei russi, perché sono ricoverati in due ospedali di Odessa che è sotto il controllo ucraino. Questi soldati dicono che la controffensiva di Zelensky è un fallimento, perché la sproporzione tra le forze russe e quelle ucraine è enorme. Ma questo non può essere detto agli italiani, i quali devono pensare che anche oggi la Russia cadrà domani.