Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 4 settembre 2022
Voto
Ha torto (e due)?
di Alessandro Di Battista
Ci chiedono sacrifici e razionamenti. Ma sono gli stessi delle grandi opere inutili, dei conflitti di interessi, dell’aumento delle spese militari, dei 2,5 miliardi di euro di finanziamento pubblico ai partiti intascato nonostante un referendum popolare lo avesse proibito.
Ci chiedono sacrifici e razionamenti. Intanto hanno smesso di pronunciare le parole pace, negoziato, compromesso, accordo.
Ci chiedono sacrifici e razionamenti ma hanno doppi, tripli, quadrupli incarichi. Campano da decenni con denaro pubblico e (salvo rari casi e sempre più in via di estinzione) non si sono mai tagliati un euro di stipendio.
Ci chiedono sacrifici e razionamenti e sono gli stessi che hanno riempito di euro Erdogan per fargli gestire i flussi migratori che le loro scelte suicide hanno provocato e continuano a provocare.
Ci chiedono sacrifici e razionamenti. Sono gli stessi che hanno preferito comprare decine di cacciabombardieri F35 e non i canadair. E poi, ogni estate, piangono lacrime di coccodrillo che non servono a spegnere gli incendi.
Ci chiedono sacrifici e razionamenti. Sono gli stessi che tra meno di un mese (quando verranno proclamati i nuovi “onorevoli”) riceveranno 43.000 euro di Tfr (a legislatura e a testa) per le loro attività parlamentari. E voglio vedere quanti saranno a restituirlo. E parlo anche di coloro che anni fa si impegnarono pubblicamente a farlo.
Se avessimo più memoria saremmo più liberi.
Ha torto?
“Volete la Pace o i condizionatori accesi?”. Ce lo chiedeva mesi fa il fenomeno da Goldman Sachs tra le ola di giubilo dei peggiori giornalisti d’Europa. Un gregge di leccaculo che ha scelto di ossequiare i potenti piuttosto che rispettare i lettori. Ora che Putin taglia il gas i “migliori” pensano al razionamento. E la Pace, ovviamente, è sempre più lontana.
In queste ultime 24 ore tutte le storielle raccontate dai Draghi e dai Di Maio (a proposito spero che i campani lo puniscano alle urne punendo anche il PD che gli ha dato un collegio quasi sicuro) si sono rivelate soltanto balle, menzogne, fakenews, inganni. Veri e propri raggiri istituzionali!
In tutto ciò, lo ricordo, la Meloni - alla quale tutti i protagonisti del governo dell’assembramento (dal PD al M5S, da Renzi a Salvini passando per il “Tinto Bass” di Arcore) hanno consegnato un pezzo di Paese - ha avallato la strategia draghiana rispetto alla guerra in Ucraina anche se ora prova a parlar d’altro. Ma qualcuno in questo Paese, grazie a Dio, conserva la memoria.
Gas Travagliato
Rovinati dalle magie
di Marco Travaglio
Non ci sono più parole, ma solo parolacce, per commentare l’insipienza di chi governa l’Europa e l’Italia sulle autosanzioni spacciate per dispetti a Putin. Come se non l’avessero già dato per fatto a giugno con trombe e trombette, ieri i giornaloni cinguettavano sul tetto europeo al prezzo del gas, che non è fatto neppure stavolta: i ministri Ue ne parleranno il 9 settembre. E mentre discutono su quanto pagare il gas russo, Gazprom ha chiuso “a tempo indefinito” il Nord Stream 1 che ce lo fornisce. Quindi la questione del prezzo che i compratori volevano imporre al venditore diventa lievemente secondaria, visto che il venditore non vende più (così il prezzo, decuplicato nell’ultimo anno, anziché scendere sale ancora). Però Rep è tutta eccitata perché l’Occidente “si ricompatta” con “mosse dirompenti“. E il Corriere si esalta per “la tenuta e la forza dei valori” occidentali e l’ennesima “dura batosta a Putin”. Che però non se n’è accorto, forse perché non legge i giornaloni. Tornano in mente le migliaia di articoli e interviste a politici ed “esperti”, i quali giuravano che dans l’espace d’un matin le astute sanzioni avrebbero portato la Russia al default, rovesciato Putin (sempreché non crepasse prima per una delle sue 80 malattie mortali), costretto l’armata russa alla resa e restituito a Zelensky l’intera Ucraina (Crimea inclusa).
Sembra ieri che Letta oracolava al Corriere: “Le sanzioni sono le più dure mai comminate… veramente devastanti… e in qualche giorno porteranno al collasso l’economia russa, che finirà in ginocchio. Gli effetti stanno già arrivando” (5.3). In qualche giorno, come no: dopo sei mesi, gli unici a rischiare il collasso sono Germania e Italia. Il 6.4 i portavoce di Draghi passavano una velina ai giornalisti, perché non lo aggredissero troppo in conferenza stampa: il Financial Times aveva scoperto che “è stato Draghi a prendere l’iniziativa contro la banca centrale russa con le sanzioni per congelare le riserve in valuta estera, cogliendo alla sprovvista Mosca e usando la sua magia con l’americana Yellen”. Una magia che avrebbe portato all’immediato default russo, poi purtroppo rinviato a data da destinarsi. “Le sanzioni sono un successo completo che non penalizza l’Italia”, giurò il mago Mario il 31.5: “Il momento di massimo impatto delle sanzioni sarà dall’estate”. Infatti stanno impattando un casino, ma contro l’Ue che si sanziona da sola. Il 21.6 l’oracolo di Città della Pieve vaticinò: “La strategia dell’Italia, in accordo con Ue e G7, si muove su due fronti: sosteniamo l’Ucraina e sanzioniamo la Russia perché cessi ostilità e accetti di sedersi al tavolo dei negoziati. Le sanzioni funzionano”. Parole sante, scolpite nell’Agenda Draghi. Praticamente la Smemoranda.
Amaca riflettente
La fine del presente
DI MICHELE SERRA
La pasta che finisce di cuocere a fuoco spento sta facendo il giro dei media, vecchi e nuovi. Difficile classificarla tra le innovazioni tecnologiche o tra le scoperte scientifiche.
Appartiene alla vasta gamma di espedienti per risparmiare che costituiva l’impianto culturale quotidiano dei nostri nonni e delle nostre nonne. Dal riutilizzo degli avanzi in cucina (base della gastronomia popolare italiana) al rammendo dei calzini, dalla risuolatura delle scarpe alle toppe sui gomiti dei maglioni, ci si arrangiava con quello che si aveva.
La poetica dei “bei tempi andati” è viziata dall’oblio. Nei bei tempi andati c’erano la guerra, la fame e il gelo, si moriva di influenza e di tisi, la mortalità infantile era dieci volte più alta e la vita media molto più breve. La povertà era la condizione normale delle moltitudini.
Il nostro problema è che i bei tempi andati sono poi stati soppiantati, almeno qui in Occidente, da una crapula mai vista sotto il cielo, fondata sull’usa e getta, sullo scialo spensierato, sull’uso indiscriminato di qualunque risorsa come se fosse una cornucopia inestinguibile: incluso il denaro, che spendiamo anche quando non c’è grazie a una confidenza con il debito che ai nostri nonni sarebbe sembrata pura follia.
Non è dunque per tornare a un ruvido passato, ma per evitare la fine del presente che dovremo tornare a dosare, a parte il gas, pure tutto il resto. Putin è solo un accidente: stare attenti a cosa si consuma sarà, per figli e nipoti, una pratica costante. Non ci piacque la decrescita come scelta, ci toccherà sorbircela come obbligo. E non è nemmeno detto che sia felice.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)