mercoledì 20 luglio 2022

Sensazioni


Ascolto l’intervento della Bernini del partito del Guappo e mi viene voglia di andare sui monti, anche se incendiati.

Pensieri




A questo siamo giunti!



Siamo dunque arrivati al capolinea! E qui si scende! Se Giorgia, che continua ad allevare nel suo partito rancorosi del “nero perdi sempre”, arriva a dire che sono le autocrazie che rivendicano di rappresentare il popolo senza farlo votare, e non le democrazie occidentali, se lo dice lei, bene, anzi, male, malissimo: fatemi scendere! Voglio scendere! Ho suonato, aprite le porte! Mistificare il M5S nel suo sacrosanto diritto di dissentire, denigrandolo, porta a questo! A nostalgici che, visto la canonica e periodica sbandata dell’elettorato per il forte, per il risoluto, come da sempre si verifica qui in Alloccalia, si ergono a democratici, allora non ci resta che scendere e prepararsi per anni di isolamento. Drinn! Aprite le porte! Fatemi scendere!

L'ho sentito!

 

Quasi in diretta ho avuto la fortuna di sentire un senatore della Repubblica Italiana commentare così le recenti scelte del presidente Conte: "Conte è uno che agisce in base ai sondaggi!"

Bene! Non ci sarebbe nulla da dire, visto che siamo in democrazia, così almeno ci dicono; se non fosse che il senatore in questione è un ex presidente del Consiglio che ha da sempre sbeffeggiato la verità solo ed esclusivamente perché si appoggiava e s'appoggia sul gradimento, nel suo caso da bar. E questo clown è stato responsabile della caduta del governo retto dal dott Conte, in piena pandemia, ritirando i suoi ministri. 

Non credo abbiate dubbi in merito all'identificazione di questo amante del Rinascimento arabo! 

Resta sempre e comunque uno straordinario uomo di spettacolo. Comico.  

Il Che ci sveglia!

 


Tutti pazzi di Marione!

 

Appelli, sgusciatori di cozze, marziani e parcheggiatori: tutti pazzi per Mario
di Alessandro Robecchi
Coraggio, smettetela coi cardiotonici e le cure per l’ansia, oggi sapremo. In questa gloriosa giornata di luglio, infine, si spera, conosceremo la nostra sorte: se potremo continuare a vantarci di essere la Superpotenza che conosciamo, quella con Brunetta ministro, oppure se sprofonderemo nel baratro dei popoli tristi e imbelli che – con grande spregio della democrazia – si avviano alle elezioni dopo una crisi di governo innestata dalle dimissioni di un capo di governo con fiducia abbondante e maggioranza parlamentare sicura. Ma intanto, godiamoci la festa di popolo in sostegno di Mario Draghi: manifestazioni oceaniche in tutta Italia, da Roma a Milano, poderose e immense, alcune in grado di occupare addirittura due panchine, e il resto in piedi, fino a quarantadue persone (ventotto secondo la questura).
Dunque siamo ancora – fino alle comunicazioni alle Camere di oggi – con un piede nella Gloria e uno nella Disgrazia, per metà illuminati dal faro della Saggezza e per l’altra metà avvolti dal buio delle Tenebre. Speriamo bene, sarebbe un delitto perdere il “Bonus zanzariere e tende da sole” (detrazione Irpef 50 per cento fino a 60.000 euro nel 2022) o il “Bonus condizionatori” (detrazione Irpef 50 per cento fino a 10.000 euro), il Paese non se lo può permettere. In più c’è la guerra, quindi niente crisi (come in Gran Bretagna, barbari) e niente elezioni (come in Francia, dilettanti).
Ma portiamoci avanti col lavoro: cosa resterà di questi giorni furenti e spaventosi? Forse l’appello di Emanuele, senzatetto romano, che confermando la sua presenza alla manifestazione con decine e decine di persone, assicura (virgolette a cura di AdnKronos) che “Mario Draghi ha fatto molto per noi clochard”.
Per fortuna oggi sapremo, meno male. Così ci evitiamo il nuovo strabiliante ritrovamento delle mirabili iscrizioni di Pompei: “Mane nobiscum, heroicum Mario”, nella ritrovata villa sede della Confmiliardari distrutta dal Vesuvio. E forse ci risparmieremo anche il misterioso suono captato dalle profondità dello spazio – pare venga dalla Ztl della galassia di Andromeda –, un ipnotico ripetersi di impulsi che ha viaggiato nel buio stellato per dodici miliardi di anni e che ora, tradotto, suona così: “Resta, Mario Draghi, unico terrestre competente”.
Ancora due giorni di thrilling e le avremmo avute sicuramente, forse insieme alle accorate preghiere delle poche categorie che mancano all’appello dei firmatari di appelli: “Rapinatori di banche per Draghi”, “Sgusciatori di ostriche per Draghi”, “Ausiliari della sosta per Draghi”, mai visto un popolo più compatto dietro alla sua punta di diamante.
Forse servirà un po’ di distanza per apprezzare le impennate popolari di questi giorni, il fremito democratico, la rabbia di quella decina di milioni di italiani che non vogliono perdere il privilegio dei loro mille euro lordi al mese ottenuti dopo otto ore e più di lavoro svolto con la gioia di chi sa di essere utile al Paese. E si capisce che nei sogni della parte sinistra del draghismo-dadaismo si faccia strada il sogno definitivo di una grande manifestazione, immensa e infinita, dei “Lavoratori poveri per Draghi”, aperta da un enorme striscione: “Grazie di tutto”. Sogni, appunto, che svaniranno oggi, quando sapremo se i nostri appelli hanno funzionato, e se quella firma finale (cfr: Massimo Troisi e Roberto Benigni nella lettera a Savonarola), “Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo”, avrà raggiunto il suo obiettivo.

Dizionario Travagliato

 

Nuovo Devoto-Draghi
di Marco Travaglio
Dizionario della neolingua italiana alla luce degli ultimi sviluppi politici. Pregasi sostituire vecchi vocaboli con quelli nuovi indicati qui sotto.
Antifascismo
(già fascismo). Abolire le elezioni per evitare che le vincano gli altri.
Sfiducia (già fiducia). Il governo riceve la fiducia dalla maggioranza assoluta delle due Camere, ma il premier si autosfiducia e si dimette perché ha le sue cose. E tutti incolpano un altro.
Pragmatismo (già paraculismo). Il premier che si dimette dopo la fiducia della maggioranza assoluta e giura che con lui “non esiste un governo senza 5Stelle”, nel caso in cui resti al governo anche senza i 5Stelle (Repubblica: “Il premier verso l’aula con pragmatismo. Serve sostegno largo”).
Italia (già Ancien Régime). Le lobby e lobbine che firmano appelli contro i nemici inesistenti del premier autosfiduciato (Rep: “’L’Italia non vuole la crisi’”).
Paese (già deretano). Soprannome dato alle proprie terga da miserabili politicanti morituri per conservare un altro po’ la poltrona, le prebende e l’auto blu.
Maggioranza silenziosa (già minoranza vociante). Quattro gatti che strillano in piazza con Calenda, la Boschi, alcuni barboni reclutati sotto i ponti e minori strappati alla playstation (Renzi: “La maggioranza silenziosa dica a Draghi di tornare a Palazzo Chigi”. Domani: “Dai sindaci agli anziani: appelli a Draghi”. Corriere: “I neuroscienziati: ‘Continuare a lavorare per attuare il Pnrr’”).
Moderati (già trasformisti, voltagabbana, scilipoti, ciampolillo). Chi si vende al governo dei padroni tradendo gli elettori del partito anti-padroni (Corriere: “M5S, l’ultimo miglio dei moderati: si a Draghi o scissione”).
Maggioranza (già minoranza). I 64 fuggiaschi al seguito di Di Maio e i 23-24 ansiosi di imitarli al seguito di tal Crippa sono i veri 5Stelle, anche se ne sono usciti o vogliono uscirne, mentre i 140 parlamentari 5Stelle fedeli al capo 5Stelle sono i falsi 5Stelle (Cassese, Corriere: “Il M5S ha sostenuto comunque il governo Draghi per un terzo alla Camera e per un settimo al Senato e altri scissionisti si stanno aggiungendo alle schiere di Di Maio (che fa riferimento al ‘partito di Conte’ rivendicando implicitamente di rappresentare lui il M5S più di Conte). Chi può dire se la maggioranza dei 5S sta più di qua o di là?”).
Ciccia (già dittatura). Calenda: “Draghi vada alle Camere e dica: ‘Il mio programma è continuare ad aiutare l’Ucraina in accordo con Ue/Nato; fare infrastrutture, termovalorizzatori e rigassificatori; finanziaria responsabile; niente controriforma delle pensioni; riforma Rdc. Così o ciccia”. Ma forse parla della sua.
Pertugio (già fregatura). Rep: “Letta: ‘C’è un pertugio’”. Quello invece dev’essere il nostro.