lunedì 18 luglio 2022

Ad esempio

 

Esempio di pennivendolo impegnato a smontare, denigrandolo, una persona che tutto sommato ha, da sempre, pagato di tasca propria le scelte che la sua visione politica gli ha suggerito di fare. E soprattutto lo ha fatto con dignità, parola che a Messina probabilmente suonerà imperscrutabile.
Le grandi scoperte dell’esploratore Di Battista
DI SEBASTIANO MESSINA
Meno male che c’è il subcomandante Dibba.
Perché mentre noi ce ne stiamo qui tranquilli a occuparci di banali faccenducole - governi che cadono, inflazione che galoppa e contagi che dilagano - Alessandro Di Battista viaggia senza sosta per «comprendere il mondo e raccontarlo». Oddio, non tutto il mondo: in questo momento sta girando la Russia (uno dei pochi timbri mancanti sul suo passaporto, dove ci sono già quelli di Argentina, Panama, Nicaragua, Cile, Guatemala, Cuba, Costa Rica, Colombia, Belize, Ecuador, Iran, Bolivia e Paraguay). Raccontarci l’impero di Putin. Impresa ammirevole, perché parliamo dello Stato più grande del pianeta, con 11 fusi orari diversi. E lui lo fa, generosamente, per conto di noi pigroni stanziali. Per farci conoscere «quello che pensano dall’altra parte». Rivelandoci una realtà sorprendente. Per esempio, lui che era partito da Roma convinto che le sanzioni hanno fallito e che il popolo russo è con Putin, una volta a Mosca ha scoperto - e ce lo ha raccontato in un memorabile reportage - che le sanzioni hanno fallito e il popolo russo è con Putin. Ma siccome lui è un instancabile cercatore di verità, non si è fermato qui. E senza farsi intimorire da quel regime che sbatte in cella chiunque osi mostrare inpubblico anche un cartello bianco senza alcuna scritta, l’esploratore Di Battista ha trovato le prove che «le sanzioni hanno messo d’accordo persone che prima non lo erano affatto», e che «più ci si allontana da Mosca più aumentano i supporter di Putin».
Così lui è andato il più lontano possibile. Ieri è arrivato a Irkutsk, una delle più grandi città della Siberia: la terra del gelo dove prima gli zar e poi Stalin deportarono milioni di polacchi, ceceni, caraci, ingusci, balcari, tedeschi e cabardi, e dove oggi finiscono gli ucraini trascinati via dal Donbass. Ma non sono loro, quelli che lui sta cercando a Irkutsk, dove l’Unione Sovietica sembra sopravvivere surgelata nei palazzi staliniani. No, lui cerca qualcosa di più importante. Se a Mosca le sanzioni hanno messo d’accordo gli avversari di prima, avrà pensato lui che conosce il mondo, qui che siamo a cinquemila chilometri devono essere accaduti miracoli. Lui, ne siamo sicuri, li scoprirà presto. E li rivelerà a noi uomini di poca fede: nella prossima puntata del Dibba Tour.

domenica 17 luglio 2022

Ci incontreremo…



Bello di mamma sua! Caduto nella scatoletta di tonno, avviluppato dalle spire della malapolitica, che da noi chiamano politica, il delfino tonno sognante un futuro da balena bianca pregno di privilegi, agii, elargizioni pubbliche, in perfetto aplomb forlaniano, oramai entrato di diritto e con onore nel recinto degli immoti, avente quale stella polare il Pierfi di tutti loro, da dieci lustri ancorato a poltrone di qualsiasi colore, già probabilmente al lavoro per conquistarsi, nel caso gli elettori ritrovando il senno lo sfanculino alle prossime politiche, un posto in qualche controllata simil statale, ce ne sono a bizzeffe ad uso e consumo dei tonni inscatolati, che gli consenta un futuro dorato ad oltre centomila euroni annui, l’ex coadiuvante la distribuzione di leccornie allo stadio, parla, parla, parla, ammaestrando ed insegnando ai tantissimi inferiori, che siamo noi, che “uno vale uno stokkazzo!” 
Nel mio piccolo sto mettendo da parte cavolfiori, pomodori, lattughe, scarole per quando verrà, e ci verrà prima o poi, in campagna elettorale a raccontarci le oramai sfibrate fiabe sul momento delicato inducenti tutti a fare sacrifici. Tutti tutti, per la gioia di mamma Europa e per i cari suoi amici di Leonardo, in questo frangente ostacolati da quel maramaldo di Conte nell’encomiabile missione di pace da premio Nobel, sfornate armi per ritrovare l‘amicizia tra i popoli, checché ne dica quello sciagurato d’Argentino!

Estika!

 


La visione di Marco

 

Le Brigate Conte
di Marco Travaglio
Ci avete convinti, ci arrendiamo. La crisi di governo non l’ha causata Draghi, dimettendosi subito dopo la fiducia della maggioranza assoluta di Camera e Senato; bensì i 5Stelle, che non l’hanno sfiduciato, ma si sono astenuti su un decreto-porcata, come avevano già fatto i loro ministri in Cdm senza che il premier facesse una piega (e come in precedenza avevano già fatto Lega e Iv senza che il premier facesse un plissé). È tutta colpa di Conte, che pareva tanto una brava persona (con quella pochette, poi) e invece, all’improvviso, s’è radicalizzato nella moschea di Volturara Appula e fa il kamikaze aggirandosi nel palazzo col cinturone imbottito di tritolo, pronto a farsi esplodere alla prima occasione. Nell’attesa, “ostaggio degli estremisti” (Rep) e dei “falchi” (Stampa), il “CamaleConte antisistema” (Stampa) recluta “un’Armata Brancaleone” (Corriere). Infatti ha presentato a Draghi nove richieste che vanno ben oltre l’eversione: tipo il cashback (che digitalizza l’Italia e combatte l’evasione, tipico dell’Isis), il salario minimo (che esiste in tutta l’Ue, ma è un’idea di Putin), il superbonus (che per Nomisma ha prodotto un valore economico di 124,8 miliardi pari al 7% di Pil, creato 634mila nuovi occupati, ridotto le bollette e abbattuto di 979mila tonnellate le emissioni di Co2, come già chiedeva la buonanima di bin Laden) e altri deliri bombaroli.
Non a caso il Pd vuole espellerlo dal Campo Largo, Letta sogna di governare solo con “un pezzo del M5S” (il pezzo senza Conte), destre e centrini lo insultano, giornaloni e talk lo sbeffeggiano, Giggino ‘a Pultrona dice che “fa il gioco di Putin” e “mette a rischio la sicurezza nazionale”, il capogruppo 5S Davide Crippa – detto Antonio La Crippa per l’elevatezza degli ideali – organizza la resistenza clandestina. Il mondo è nel terrore, infatti Draghi è molto più popolare a Washington e a Bruxelles che in Italia, dove da sette mesi tenta la fuga per scansare i forconi. O gli attentati delle Brigate Conte. O entrambe le cose. Ma anche qui si moltiplicano tridui, novene e macumbe per “salvare SuperMario” dal terrorista ceceno-foggiano, “appelli di sindaci, medici, camionisti e imprenditori” (Corriere), “del Partito del Pil, da Confindustria all’Ance, da Federacciai alle piccole imprese e poi agricoltori, aziende, manager, assicuratori, architetti, economisti” (Foglio), per non parlare di “fuochisti, macchinisti, ferrovieri, frenatori, scambisti, lampisti, facchini, uomini di fatica, collaterali, affini” (Totò). Resta da capire un piccolo dettaglio: se i 5Stelle sono da sempre “nel caos”, “incompetenti” e ovviamente “morti”, perché gli altri, che finalmente hanno i numeri per buttarli fuori, non fanno un governo senza di loro e ci salvano da quella terrificante peste bubbonica?

sabato 16 luglio 2022

Dubbio



Sarà per il senso dello stato o per il rischio estinzione?

Leggo e cogito



Nell’Era della Bêtise (sto leggendo Flaubert, si vede?) trasformata e portata all’idolatria maxima, m’immedesimo nel proprietario della barca a sinistra, avvertendone le sofferenze, le angosce, l’inutilità del suo operato vista l’eclatante sconfitta dimensionale. Questo simbolo è tormento per molti, affinché la bêtise si possa espandere sempre più, i suoi gangli affondare nella società effimera, stagnante, immota ma pervicacemente convinta di essere al galoppo.

Cit Cit!

 

Ah! Senza la pipa la vita sarebbe arida, senza il sigaro sarebbe incolore, senza la cicca sarebbe intollerabile! Gli imbecilli vi dicono sempre. «Piacere strano! Tutto se ne va in fumo!». Come se tutto quello che c’è di più bello non se ne andasse in fumo! E la gloria? E l’amore? E i sogni, dove se ne vanno amici miei? Ditemi se gli spasimi più belli degli adolescenti, se i più grandi
baci
degli Italiani, se i più grandi colpi di spada degli eroi hanno lasciato qualcosa di diverso nel mondo di quello che vi ha lasciato la mia ultima pipata. Bisogna ammettere che i seri sono grotteschi e che i pochi elementi comici che questo secolo possiede vengono appunto da loro. Non c’è per me prete sull’altare, asino carico di letame, poeta irto di metafore, né donna onesta che mi sembrino comici quanto un uomo serio.

(Lettera a Ernest Chevalier 15.03.1842 di Gustave Flaubert. L'opera e il suo doppio)