domenica 17 luglio 2022

La visione di Marco

 

Le Brigate Conte
di Marco Travaglio
Ci avete convinti, ci arrendiamo. La crisi di governo non l’ha causata Draghi, dimettendosi subito dopo la fiducia della maggioranza assoluta di Camera e Senato; bensì i 5Stelle, che non l’hanno sfiduciato, ma si sono astenuti su un decreto-porcata, come avevano già fatto i loro ministri in Cdm senza che il premier facesse una piega (e come in precedenza avevano già fatto Lega e Iv senza che il premier facesse un plissé). È tutta colpa di Conte, che pareva tanto una brava persona (con quella pochette, poi) e invece, all’improvviso, s’è radicalizzato nella moschea di Volturara Appula e fa il kamikaze aggirandosi nel palazzo col cinturone imbottito di tritolo, pronto a farsi esplodere alla prima occasione. Nell’attesa, “ostaggio degli estremisti” (Rep) e dei “falchi” (Stampa), il “CamaleConte antisistema” (Stampa) recluta “un’Armata Brancaleone” (Corriere). Infatti ha presentato a Draghi nove richieste che vanno ben oltre l’eversione: tipo il cashback (che digitalizza l’Italia e combatte l’evasione, tipico dell’Isis), il salario minimo (che esiste in tutta l’Ue, ma è un’idea di Putin), il superbonus (che per Nomisma ha prodotto un valore economico di 124,8 miliardi pari al 7% di Pil, creato 634mila nuovi occupati, ridotto le bollette e abbattuto di 979mila tonnellate le emissioni di Co2, come già chiedeva la buonanima di bin Laden) e altri deliri bombaroli.
Non a caso il Pd vuole espellerlo dal Campo Largo, Letta sogna di governare solo con “un pezzo del M5S” (il pezzo senza Conte), destre e centrini lo insultano, giornaloni e talk lo sbeffeggiano, Giggino ‘a Pultrona dice che “fa il gioco di Putin” e “mette a rischio la sicurezza nazionale”, il capogruppo 5S Davide Crippa – detto Antonio La Crippa per l’elevatezza degli ideali – organizza la resistenza clandestina. Il mondo è nel terrore, infatti Draghi è molto più popolare a Washington e a Bruxelles che in Italia, dove da sette mesi tenta la fuga per scansare i forconi. O gli attentati delle Brigate Conte. O entrambe le cose. Ma anche qui si moltiplicano tridui, novene e macumbe per “salvare SuperMario” dal terrorista ceceno-foggiano, “appelli di sindaci, medici, camionisti e imprenditori” (Corriere), “del Partito del Pil, da Confindustria all’Ance, da Federacciai alle piccole imprese e poi agricoltori, aziende, manager, assicuratori, architetti, economisti” (Foglio), per non parlare di “fuochisti, macchinisti, ferrovieri, frenatori, scambisti, lampisti, facchini, uomini di fatica, collaterali, affini” (Totò). Resta da capire un piccolo dettaglio: se i 5Stelle sono da sempre “nel caos”, “incompetenti” e ovviamente “morti”, perché gli altri, che finalmente hanno i numeri per buttarli fuori, non fanno un governo senza di loro e ci salvano da quella terrificante peste bubbonica?

sabato 16 luglio 2022

Dubbio



Sarà per il senso dello stato o per il rischio estinzione?

Leggo e cogito



Nell’Era della Bêtise (sto leggendo Flaubert, si vede?) trasformata e portata all’idolatria maxima, m’immedesimo nel proprietario della barca a sinistra, avvertendone le sofferenze, le angosce, l’inutilità del suo operato vista l’eclatante sconfitta dimensionale. Questo simbolo è tormento per molti, affinché la bêtise si possa espandere sempre più, i suoi gangli affondare nella società effimera, stagnante, immota ma pervicacemente convinta di essere al galoppo.

Cit Cit!

 

Ah! Senza la pipa la vita sarebbe arida, senza il sigaro sarebbe incolore, senza la cicca sarebbe intollerabile! Gli imbecilli vi dicono sempre. «Piacere strano! Tutto se ne va in fumo!». Come se tutto quello che c’è di più bello non se ne andasse in fumo! E la gloria? E l’amore? E i sogni, dove se ne vanno amici miei? Ditemi se gli spasimi più belli degli adolescenti, se i più grandi
baci
degli Italiani, se i più grandi colpi di spada degli eroi hanno lasciato qualcosa di diverso nel mondo di quello che vi ha lasciato la mia ultima pipata. Bisogna ammettere che i seri sono grotteschi e che i pochi elementi comici che questo secolo possiede vengono appunto da loro. Non c’è per me prete sull’altare, asino carico di letame, poeta irto di metafore, né donna onesta che mi sembrino comici quanto un uomo serio.

(Lettera a Ernest Chevalier 15.03.1842 di Gustave Flaubert. L'opera e il suo doppio)

Tomaso Montanari

 

Grazie ai 5S, il re Draghi è nudo. Ora si torni alla Costituzione
DI TOMASO MONTANARI
Dunque, i barbari non si sono del tutto civilizzati. È con queste, rammaricate, parole che l’eterno establishment della Città Eterna commenta in queste ore il colpo di coda di Conte e del Movimento 5 Stelle. La scissione telecomandata di Di Maio non è bastata a disinnescare la mina: e il resto l’ha fatto l’intemperanza del presidente del Consiglio. Non sapevano trovare le parole per dirlo, i grandi giornali genuflessi al doppio soglio chigiano e quirinalizio: ma si è capito che questa volta i due nonni della patria non sono in perfetto accordo, con Mattarella che prova a ricordare a Draghi che la fiducia l’ha avuta, e Draghi che non depone la stizza nemmeno quando il capo dello Stato lo manda “a riflettere” (come si fa con i bambini della scuola materna). Draghi non è uomo abituato ad essere contraddetto, si è chiosato con la solita untuosa cortigianeria. E dunque ciò che davvero è imperdonabile, ciò che determina davvero la crisi di governo, è la lesa maestà: e, si sa, per il crimen maiestatis le teste dei rei devono rotolare senza indugio.
È proprio questa la nudità del re Draghi che gli incorreggibili grillini hanno svelato: e cioè la dimensione personale, personalistica, di questa leadership “che tutto il mondo ci invidia”. Questo significava, dunque, la famosa formula di “un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica” usata dal presidente Mattarella. L’assenza di formula politica significa che se una delle forze politiche che sono chiamate a dare la fiducia al governo (questo fastidioso rituale che re Draghi si degna di accettare purché sia un simbolico residuo di un passato in cui vigeva quella curiosa e sorpassata usanza che i libri di storia chiamano “democrazia”) si permette di condizionare quella fiducia ad una specifica piattaforma politica che sottopone al presidente del Consiglio attendendone una risposta, e se poi, in assenza di risposta, quella forza politica non partecipa al voto di fiducia, non volendo sfiduciare il governo ma nemmeno accordargli di nuovo la fiducia senza aver avuto risposte chiare e impegnative: ebbene, allora si compie il crimine di lesa maestà, e il monarca sdegnato spezza lo scettro e maledice i reprobi fino alla quarta generazione.
Lo scandalo è che il partito uscito dalle urne come quello di maggioranza relativa in Parlamento pretenda di influenzare la politica del governo che sostiene, perché – come ha scritto Conte nel documento consegnato a Draghi – “non ci sentiamo più di rinunciare a esprimere e a far valere le nostre posizioni, in nome di una generica ‘responsabilità’, che di fatto rischia di coincidere con un atteggiamento remissivo e ciecamente confidente rispetto a processi decisionali di cui, purtroppo, veniamo messi al corrente solo all’ultimo”. E qui non rileva neppure che i punti di quel documento siano tutti (dalla difesa del reddito di cittadinanza al salario minimo, all’avversione al riarmo al blocco dei licenziamenti, al contrasto al precariato) perfettamente legittimi (e anzi in linea, a dirla tutta, con i valori fondanti della Costituzione della Repubblica). Il punto, ancora più a monte, è che l’esistenza stessa di questo documento contesta di fatto una prassi di governo fuori da ogni fisiologia costituzionale, tutta affidata a un uomo solo e al suo staff, completamente fuori dal controllo delle forze politiche e del Parlamento. È questo l’imperdonabile peccato di hybris per cui il sommo sacerdote dell’oligarchia si è stracciato le vesti gridando alla bestemmia: e quella bestemmia si chiama democrazia parlamentare.
Se le cose stanno così, e cioè se il re accetta di rimettersi la corona solo a patto che il suo regno sia assoluto, il Movimento farebbe malissimo a rimangiarsi la pur timida voce con cui, dopo un anno e mezzo, ha finalmente sussurrato che quel re è nudo.

Travaglio

 

C’è vita oltre Draghi
di Marco Travaglio
Unendoci al cordoglio delle prefiche inconsolabili che strillano per la prematura dipartita di Mario Antonietta, partecipiamo alle esequie con due domandine facili facili.
1. Posto che il capo dello Stato scioglie anzitempo le Camere solo quando non c’è più una maggioranza per formare un governo, in che senso “dopo Draghi c’è solo il voto”? Con l’astensione M5S, il governo Draghi ha appena avuto la fiducia dalla maggioranza assoluta di entrambi i rami del Parlamento. Ma, siccome è capriccioso, o s’è stufato, o teme i forconi, o ha pilates, il premier s’è dimesso. Mattarella ha respinto le dimissioni e l’ha rispedito alle Camere per mercoledì. E lì l’unico rischio che non corre è non avere la fiducia: avrà quella extralarge col M5S se accoglierà le 9 proposte di Conte; o quella più ridotta, ma comunque sufficiente, con tutti gli attuali alleati senza M5S. In questo caso dovrebbe fare ciò che si fa sempre: sostituire i ministri 5Stelle e continuare a governare. Ma potrebbe pure ritentare la fuga con dimissioni irrevocabili. Però la maggioranza esisterebbe comunque, salvo che un altro partitone (la Lega?) si sfilasse: nel qual caso, fine della maggioranza e della legislatura. Ma, se nessuno a parte il M5S si sfila, non si vede perché l’addio di Draghi porti alle urne. Mattarella dovrebbe proporre un altro premier alla maggioranza e lasciar decidere al Parlamento. Se i 5Stelle sono inaffidabili e infrequentabili, che aspettano gli altri a fare un governo senza di loro? Non ci pare di aver letto nella Costituzione che l’unico italiano su 59 milioni abilitato alla premiership sia Draghi: anzi, la Carta non fa proprio nomi.
2. L’indispensabilità di Draghi nasce da bizzarre leggende metropolitane sui suoi poteri taumaturgici al governo (in 17 mesi non ha combinato quasi nulla e quel poco era sbagliato, dalla giustizia al Covid, dalla guerra al riarmo al 2% del Pil stoppato da Conte) e sui mercati (lo spread è più basso ora che s’è dimesso di quando era in carica). Ma è stata smentita da lui stesso a Natale quando, per un altro capriccio, annunciò che la sua missione era compiuta e, da “nonno al servizio delle istituzioni” (o viceversa), ambiva a traslocare al Quirinale. E tutta la stampa, che fino ad allora voleva imbullonarlo al governo in saecula saeculorum, prese a bombardarci le palle per spedirlo a tagliar nastri lassù. Tanto, per Palazzo Chigi, uno valeva uno: andava bene pure tal Daniele Franco. Conte e Salvini si opposero perché un governo-ammucchiata guidato da altri era improbabile, se non impossibile. E furono lapidati. Ora, di grazia, com’è che il nonnetto che tutti volevano sloggiare da Palazzo Chigi e imbalsamare sul Colle è l’unico italiano su 59 milioni in grado di fare il presidente del Consiglio?

L'Amaca

 

I mercanti nel tempio
DI MICHELE SERRA
I virologi hanno preso esempio dai meteorologi, annota sconsolato il professor Burioni. E così abbiamo la prima variante del Covid che può fregiarsi di un nome epico-mitologico (Centaurus) così come le ondate di calore si chiamano Caronte, Nerone, Lucifero, per esaltarne la potenza nefasta e le terrifiche intenzioni.
“Narrazione più creativa — commenta Burioni — da parte di chi ha necessità di creare il panico e turbare la tranquillità della gente”. Mi permetto di dissentire da quest’ultima affermazione. A confezionare quelle che dovrebbero essere notizie scientifiche con un linguaggio da serie noir per adolescenti, non è l’intenzione di creare il panico. È il rastrellamento disperato, forsennato, con qualunque mezzo, dei clic che servono a monetizzare la notizia. Se i titoli delle edizioni on line dei quotidiani evolvono, implacabilmente, verso i modelli linguistici del giornalismo pulp del passato (tipo: sgozza la moglie davanti al babbo morente e poi va a ballare il twist con l’amante), è perché quel modello (a ben vedere ridicolo) ha sbaragliato ogni residua illusione che informare voglia dire informare, dunque non attirare l’attenzione a qualunque costo, e con qualunque mezzo, ma fornire una materia prima decente a chi vuole saperne di più e orientarsi. In questo quadro anche l’informazione scientifica (quella medico-sanitaria come quella meteorologica) purtroppo tende ad adeguarsi. È un business ingordo e secondo me disperato, perché avvelena i pozzi rendendo, alla lunga, poco credibile e poco appetibile la merce venduta. Ma funziona così. Per dirla secca, bisognerebbe cacciare i mercanti dal tempio: a patto di credere che ancora esistano templi, e valga la pena battersi per la loro salvezza.