lunedì 20 giugno 2022

Diecimila!!!!

 

Pepepereppepèèèèè!!!! 

Audite audite! 

Sapete che numero è questo post?!?

Diecimila!!! Diecimila post dalla nascita di Prolasso alle Gònadi!!! 

Meraviglioso non trovate? 

E allora si faccia festa, si suonino le trombe! 

Ma soprattutto: GRAZIE! Per la pazienza e la costanza! 

Ricordo sempre che tengo in vita questo blog solo per piacere, senza alcun ritorno economico. Come è giusto che sia! 

Buona vita a tutti! 

Di Maio

 Sono d'accordo con la scelta del movimento di mettere all'angolo l'attuale ministro degli Esteri, non foss'altro perché se il M5S non si stacca da quell'accozzaglia con cui ha accettato di condividere l'esperienza governativa, il destino sarà sicuramente orientato all'estinzione. 

Non è ammissibile condividere gli stessi traguardi con il cazzaro e il pregiudicato. 

Non è ammissibile continuare ad accettare che s'inviino armi all'Ucraina per poi piangere altri morti. 

Il Movimento 5 Stelle deve riappiopparsi della propria identità. 

Senza Di Maio, veleggiante verso nuove a dorate poltrone. 

Adieu Bibitaro! 

Che asini!



Ehh ma il marxismo da sempre è una boiata, senza senso, fuori dalla storia… hiiiiii-ohhhhh… hiiiiiiii-ohhhhh

Difficile scelta

 


domenica 19 giugno 2022

Libera opinione



Oggi mentre roditori incalliti auspicherebbero una linea unica di pensiero, a cinquant’anni dalla trivellazione magistrale di Bob Woodward e Carl Bernstein con il consequenziale affossamento di Nixon, mentre un eroe dell’indagine nei meandri degli abominevoli eccidi di massa a stelle e strisce sta per essere deportato nel sepolcro imbiancato di apparente libertà chiamati States, quale modo migliore di questo per farsi un’opinione libera nella canicola balneare?

Il Bibitaro Travagliato

 

Il disallineato
di Marco Travaglio
Oltre al razionamento dell’energia e dell’acqua, le autosanzioni occidentali, la battaglia del gas e del grano, la cobelligeranza per difendere il Donbass a sua (e nostra) insaputa, la siccità, il revival del Covid e del carbone, i rincari di bollette, benzina e materie prime, l’inflazione, la recessione, i cinghiali, i rifiuti a 35 gradi all’ombra, le cavallette in Sardegna e il governo Draghi in tutta Italia, attendevamo la mazzata finale. E prontamente ce l’ha inferta il ministro Di Maio: “È a repentaglio la sicurezza dell’Italia”. E perché mai? Per “una bozza di risoluzione che ci disallinea dall’alleanza della Ue e della Nato”, che notoriamente “è un’alleanza difensiva” (come ben sanno Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia e altri beneficiari del nostro difensivismo). Prima di piazzare i cavalli di frisia agli usci e i sacchi di sabbia alle finestre, è bene individuare il nemico alle porte: il M5S, che vorrebbe inserire nella risoluzione di maggioranza per il dibattito parlamentare di martedì una frase che impegni il governo a non inviare altre armi in Ucraina o almeno a far prima votare le Camere. Il che, per il Draghetto Grisù, comporterebbe l’immediata uscita (pardon, “disallineamento”: fa più fine) dalla Nato e dall’Ue.
Abbiamo sempre difeso Di Maio da chi lo caricaturava come un bibitaro bifolco, anche se ora non ne ha più bisogno: gli bastano i baci della morte di Ballusti, Minzolingua, Sambuca, Merlo, Folli, Franco, rag. Cerasa, pidini, forzisti e renziani. Ma temiamo gli sfuggano un paio di particolari che un ministro degli Esteri dovrebbe conoscere: nella Nato e nell’Ue siedono diversi Paesi che non hanno inviato a Kiev nemmeno una fionda e/o non hanno sanzionato la Russia. Eppure nessuno li ha espulsi per “disallineamento”. Quindi non si comprende quali pericoli correrebbe la sicurezza nazionale se l’Italia tornasse all’art. 11 della Costituzione e la smettesse di armare un paese non alleato: cosa che non ha mai fatto prima con altri popoli aggrediti, dai curdi ai russofoni del Donbass massacrati per otto anni dalle truppe ucraine. Non solo l’Italia non rischierebbe nulla, ma tornerebbe protagonista di una svolta europea (come due anni fa col Recovery): si accrediterebbe, insieme ai paesi che la seguirebbero, come mediatore del negoziato Kiev-Mosca. Tutti ormai sanno che è inevitabile, per gli ucraini che contano 500-1000 morti al giorno e per i danni devastanti di una guerra lunga sull’economia europea. Ma nessuno fa il primo passo. Ora il M5S, finché è il primo gruppo parlamentare, potrebbe intestarsi anche quel merito. Se invece il “disallineamento” che teme il Draghetto Grisù è quello tra le sue terga e la poltrona, dispiace, per carità. Ma abbiamo problemi lievemente più seri.

L'Amaca

 

Lavorare meno e meglio
DI MICHELE SERRA
Anche Gardaland fatica a trovare lavoratori stagionali, così possiamo aggiornare l’annosa polemica sui “giovani che non vogliono lavorare”. A patto di aggiornarla senza barare (in molti casi orari folli e stipendi bassi non sono un incentivo), è una discussione molto interessante e tutt’altro che “stagionale”. Indica una “perdita di importanza” del lavoro nella vita delle persone giovani, almeno nelle società del benessere.
Che questo dipenda dalla bassa qualità dell’offerta o anche da qualcosa di più strutturale — per esempio una concezione della vita meno incentrata sul sacrificio — credo stentino a capirlo anche sociologhi, sindacalisti, imprenditori.
Sta di fatto che lavorare meno, e possibilmente meglio, sembra essere un’ambizione diffusa.
Se ne deve prendere atto senza moralismi, specialmente noi boomer che, tra tanti torti, abbiamo il merito di avere lavorato molto, e in genere anche volentieri, forse perché l’idea che il mondo fosse tutto da costruire era tipica dei nostri anni di formazione, e molto coinvolgente. Non è più così, al “dover lavorare” non corrisponde più la stessa gratificazione sociale e personale. È inutile lagnarsene, ma è inevitabile chiedersi in quale modo potrà ricomporsi il rapporto tra ciò che si produce e ciò che si consuma, tra ciò che si dà e ciò che si chiede, tra i doveri e i bisogni.
E questo è un mistero la cui soluzione è nelle mani e nelle menti di chi verrà dopo di noi.
Consumare di meno? Vivere più sobriamente, ma con più spazio e tempo per se stessi?
Confidare nell’automazione come motore di ricchezza, ammesso che la distribuzione della medesima sia poi larga ed equa? Sperare che i Paesi poveri continuino a fornire braccia e sudore ancora per qualche secolo? Varrebbe la pena campare almeno un’altra vita per sapere come andrà a finire.