lunedì 2 maggio 2022

Verso la destra

 


Tramortiti da pandemia e guerra, afflosciati da innaturali prese di posizione, vedi Ronf Letta pro Nato, incupiti da un futuro da maggiordomi rivolti ossequiosamente ad un sonnolento vecchietto potente alla ricerca spasmodica di un conflitto nucleare, assistiamo imperterriti all'escalation politica di una diversamente fascista che, gongolante, accalappia voti di protesta, di transfughi da quell'enclave simil politica ancora retta da un debosciato infingardo dedito alla caciara populista ricercante voti con piroette insalubri contradicenti obbiettivi del giorno prima, senza che nessuno della cosiddetta opposizione, in realtà un coacervo consociativo di sfaccendanti attenzionati unicamente al proprio scranno, dica o faccia qualcosa che simuli un'azione tendente a contrastare un'ascesa che molto probabilmente, diverrebbe in poco tempo la sciagura definitiva di questo malandato paese. 

Attoniti gli antichi padri assistono a questa mefitica situazione, comprendendo come i loro sforzi per donarci la decenza e la libertà, appariranno sempre più come un inutile tentativo di portare questa nazione nell'alveo della democrazia, parola oramai desueta e mortificata.    

domenica 1 maggio 2022

Tiè!

 


Verità Travagliate

 

I liberalputiniani
di Marco Travaglio
Tra gli effetti collaterali della guerra, c’è quello di mostrarci quanto sono liberali i “liberali”. Il campione mondiale Joe Biden, stretta la mano all’ultimo fantasma, crea un “Consiglio per il controllo della disinformazione” e lo affida a una giovane supporter, Nina Jankowicz, che ha appena difeso suo figlio Hunter mettendo in dubbio lo scandalo (vero) sui suoi affari con laboratori di armi biologiche in Ucraina. Non è uno scherzo o una fake news ispirata dal ministero della Verità orwelliano: è tutto vero. Del resto il presidente uscente e capo dell’opposizione Trump, da quando ha perso le elezioni, è stato cancellato dai social dagli stessi liberali che ora strillano perché Musk compra Twitter. Va peggio ad Assange, che sta per essere consegnato in ceppi da una culla delle libertà (Uk) all’altra (Usa) per essere condannato fino a 150 anni di carcere per pubblicazione di documenti veri.
I liberali de noantri tacciono (nel migliore dei casi) sul teatro Goldoni di Livorno, che firma il contratto per una conferenza di Orsini sull’Ucraina e poi lo straccia per la gioia della giunta Pd-Iv perché lì è vietato “dibattere temi di natura politica in senso ampio” (infatti il teatro ha ospitato serate elettorali del Pd con Orlando, del M5S con Di Maio, della Lega con Borghi e Bagnai). Plaude anche Il Tirreno: “Il prof filo-zar difenderà Putin, ma nel teatro privato”. Orsini non ha mai detto una parola pro-Putin, solo contro, ma i giornaloni han deciso che è filo-Putin. E ha pure incontrato Conte, che lo candiderà perché gli ha detto “apprezzo il suo pensiero laterale” anche se non l’ha mai visto né sentito: però lo scrive Rep e tanto basta. Concita De Gregorio crede persino al suo giornale e spara su Orsini, ma senza nominarlo perché è coraggiosa: lo chiama il “pensiero laterale” e lo sbeffeggia perché dice di essere censurato, visto che gli hanno stracciato un contratto già firmato con la Rai, negato un teatro già concesso, cancellato la rubrica sul Messaggero e l’Osservatorio alla Luiss, lanciato insulti, calunnie e scemenze (“da piccolo era bullizzato”, rivela Oggi), scatenato la Vigilanza e il Copasir (“che attende risposte su Orsini dal Dis”, avverte Il Foglio). In fondo è ancora vivo: di che si lamenta? Il Foglio, palestra clandestina dei liberali de noantri, svela che “Draghi è preoccupato per lo stato della Rai” (nominata da lui), perché “Travaglio cerca di vendere perfino il suo quiz” (falso) e “la scaletta di Cartabianca viene condivisa con la consulenza telefonica del direttore del Fatto” (falso). Dunque “la Rai va trattata dal ministero della Difesa, da Guerini. È la nostra Mariupol. Va liberata con i tank”. Le mogli del battaglione Azov sono già lì: si attende l’arrivo dei mariti con la svastica, che ora avranno parecchio tempo libero.

Sempre per sfottere!

 


Finalmente!

 

L’amaca
La guerra rende stupidi
di Michele Serra
La guerra rende stupidi, e non è il minore dei suoi delitti. L’idea di indagare su alcuni ospiti filorussi, o non abbastanza antirussi, o addirittura russi, per stabilire se partecipino ai talk show in quanto giornalisti o in quanto agenti di Mosca, sembra una parodia del maccartismo (che già era una parodia della “sicurezza nazionale”).
È così goffa e controproducente da far sorgere il sospetto che siano agenti di Putin quelli che l’hanno proposta, con il fine di mettere in cattiva luce la povera Europa. Il cui grande punto di forza, e di merito, sarebbe la tolleranza, che è il contrario della fobia (segno di debolezza): si sopporta la parola nemica e la si contraddice a viso aperto, piuttosto che sopprimerla per l’incapacità di affrontarla. È sempre l’inetto che invoca la censura, non il capace.
Letta e Renzi richiamino alla calma e all’intelligenza i loro impulsivi luogotenenti incaricati della sorveglianza della Rai. Spieghino loro che siamo tutti o quasi sulla stessa barca, si cerca di fermare Putin, di proteggere gli ucraini, di evitare che la guerra degeneri, di consolidare l’Europa. È un fronte ampio che rischia di diventare meno ampio se al suo interno gli energumeni prendono il sopravvento sui ragionevoli.
Perché se vale l’idea che qualunque parola spesa al di là dell’indignazione etica e della voglia di menare le mani è “intelligenza col nemico”, allora, per fare l’esempio a noi più prossimo, si legga l’editoriale di Luca Ricolfi ieri su Repubblica , e si chieda a gran voce un’inchiesta sul medesimo: è al soldo dei russi, il Ricolfi, quando sostiene che non basta l’etica, ci vuole anche la politica, non basta la guerra, ci vuole anche la trattativa? E addirittura che gli interessi europei non sempre coincidono con quelli americani?

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