sabato 23 aprile 2022

Ohhh!

 


In effetti...

 

Per eliminare Conte, provate con il polonio
di Antonio Padellaro
Che non ci sia niente di personale negli attacchi alzo zero che Giuseppe Conte subisce nelle sue uscite televisive è probabile poiché siamo convinti che se, per dire, egli parlasse a nome del Pd (con cui pure ebbe una qualche lontana frequentazione) potrebbe di diritto beneficiare del trattamento lingua di velluto. Purtroppo per lui Conte si trova a guidare il M5S che è il vero bersaglio del fuoco concentrico, nemico ma soprattutto amico, finalizzato a togliere di mezzo una volta per tutte tale incomprensibile anomalia della politica italiana. Un non previsto incidente della storia che dal 2018 ha rotto gli equilibri consolidati tra i partiti (e a molti anche gli zebedei). Per comprendere appieno la ragione di tanto accanimento basterebbe dare ascolto a Matteo Renzi e Carlo Calenda (vasto programma) che profetizzano il dissolvimento del Movimento nelle politiche del 2023. Con la successiva spartizione delle relative spoglie elettorali nel nuovo Parlamento che, ricordiamolo, avrà un terzo di posti in meno (maledetti grillini).
A parte la stravagante ipotesi che ci siano frotte di elettori impazienti di correre tra le braccia di Cric e Croc (che insieme fanno meno punti della Salernitana) la suggestione di un’Italia senza i 5Stelle ricorda quel film degli anni ’60 nel quale un commissario di polizia di stanza in Sicilia copriva con la mano l’isola sulla carta geografica sognando così l’automatica fine dei suoi problemi. Indubbiamente, per dirne una, senza il M5S il governo Draghi non avrebbe avuto ostacoli di sorta nel sottoscrivere tutte le spese militari richieste dalla Nato. Va detto che nel pretendere un minimo di decenza davanti a quel 2% del Pil in armamenti, Conte non mostrava certo la grinta di un Brenno ma tanto è bastato per indicarlo come oggettivamente putiniano. E anche oggettivamente lepenista per non aver gridato Macron je t’aime. E pure oggettivamente trumpiano, in conseguenza di quello scandalo Barr che come il rum Pampero appassiona gli avventori dei peggiori bar di Caracas. Il problema è che a furia di essere accusato, insultato, deriso (“Giuseppi, ah ah”), Conte conserva quasi tutto il gradimento accumulato da presidente del Consiglio. Mentre, malgrado l’autolesionismo compulsivo i maledetti 5Stelle viaggiano ancora nei sondaggi intorno a un miracoloso 15 per cento che permetterebbe loro di tornare, e in numero consistente, a rompere i coglioni anche nella prossima legislatura. Forse bisognerebbe provare col cianuro. O col polonio.

Che fantastico paese!

 

Eurovision, la beffa dei biglietti.
Troppi omaggi a politici e manager.
di Bernardo Basilici Menini
TORINO
La beffa dei biglietti per Eurovision: mentre persone da tutta Italia e dal resto del continente sono rimaste a bocca asciutta e hanno dovuto rinunciare a vedere il Song Contest, Comune di Torino e Regione Piemonte si sono riservati in fase di trattativa circa 1.500 tagliandi sui 25 mila totali andati a ruba in pochi minuti. E, come se non bastasse, Palazzo Civico ne ha destinati centinaia agli esponenti della politica e delle istituzioni locali. Quasi 240 andranno a Consiglieri comunali, assessori, presidenti di Circoscrizione e ai loro amici e parenti. Poi - novità di ieri - due biglietti per ogni dirigente comunale e uno per ogni funzionario di alto livello. Più esponenti delle società partecipate e delle fondazioni, oltre a 15 inviti istituzionali aggiuntivi che ogni assessore può fare. Facendo i conti, al Pala Alpitour ci saranno più "ospiti" del Comune che giornalisti provenienti da ogni angolo del globo. Insomma, i timori sono che il Song Contest, più che essere un palcoscenico in cui la città si mostra al mondo, diventi una platea per i "soliti noti". La Regione, dal canto suo, ancora non ha sciolto le riserve su cosa farà dei suoi tagliandi. Ieri il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto sull'argomento, parlando di «un'informazione sbagliata»: «La Città e la Regione si stanno comportando come sempre capita. Non mi sento in colpa ad aver invitato i sindaci di Milano e Roma e gli amministratori delle grandi imprese. Questi eventi costano tanto e devono essere una vetrina e un luogo di relazioni». Il fatto è che i biglietti gratis del Comune andranno a oltre 600 persone, buona parte delle quali sono torinesi - e non persone che vengono da fuori, a cui mostrare Torino -, nell'orbita della politica cittadina, che beneficeranno pure dei tagliandi per le proprie famiglie. Certo, sempre ieri il sindaco ha comunicato che un biglietto a testa verrà dato anche ai volontari che in quei giorni lavoreranno gratuitamente allo svolgimento del Song Contest. «I miei vip sono loro, insieme ai dipendenti comunali che si stanno occupando dei preparativi», ha aggiunto Lo Russo. Ma questo non basta a calmare i malumori, soprattutto quelli delle categorie economiche, che si sono viste sfumare centinaia di potenziali visitatori disposti a spendere grosse cifre, che invece rimarranno nei loro Paesi, visto che non hanno i biglietti. Sulla vicenda il Comune non sembra intenzionato a fare passi indietro e le speranze sono che la Regione si muova diversamente, dedicando ingressi appositi alla società civile, invece che ai «suoi». E mentre l'organizzazione lavora per trovare altri posti, all'orizzonte di chi vuole a tutti i costi sedere al Pala Alpitour si prospetta una soluzione estrema: la pratica - illegale - del bagarinaggio. Sui siti dedicati, infatti, stanno spuntando tagliandi che vanno dai 300 euro (per le prove e gli spettacoli per famiglie) fino ai 2.400 necessari per assistere alla finale nei posti migliori. -

venerdì 22 aprile 2022

Detto tutto



Stefano Cappellini di Repubblica - Agnelli - Iveco - Leonardo giudica osceno il manifesto della marcia di domenica Perugia - Assisi. Perché? Probabilmente per le pallottole che arrivano da ambo le parti. 
Fermo restando che Putin sia un assassino, e lo dico da tempo immemore quando molti lo definivano uno dei migliori statisti in circolazione, occorre che focalizzi alcune cose, visto che mi sto incazzando:

L’Ucraina è stata assalita da un assassino.

Zelensky ha rotto i coglioni nel chiedere armi a chicchessia.

La Pace non può essere concepita, pregata, richiesta, cercata tramite l’uso, la vendita, la regalia di armi.

Biden  cerca di allungare il conflitto e tanti babbani gli vanno dietro. 

Draghi si sta rivelando un armaiolo della peggiore specie e si è accodato come un babbeo dietro al dicktat americano. 

L’Ucraina compì efferati assassini nel Donbass tra l’indifferenza generale e il battaglione Azov è pregno di nazisti.

La Nato con la sua spasmodica voglia espansiva ha rotto i coglioni.

In questo clima di corsa alle armi sono riusciti persino ad oscurare le parole del Papa, l’unico che ha definito la vendita di armi una pazzia.

L‘Europa è un baraccone burocratico senza testa né coda. Per fortuna Francia e Germania si stanno svegliando.

L’Onu è un circo di periferia e non ha nessuna influenza politica.

Il Ri-Garante della Costituzione non ha preso nessuna posizione protettiva riguardo all’articolo 11. 

W la Marcia di Assisi!

Già!




Dai non prendetevela!

 






Boom!

 

Parlando in Gramellinese
di Marco Travaglio
Noi, gramelliniani della prima ora, siamo affascinati dalla rubrica fissa che il sempre spiritoso banalista del Corriere dedica ogni giorno al professor Orsini. E ci interroghiamo sulle cause di quest’ossessione che porta le meglio firme del bigoncio a sognarselo ogni notte e a tentare di demolirlo ogni giorno, con l’unico risultato di renderne ancor più proibite (dunque accattivanti) le tesi. Il sospetto è che questi noti frequentatori di se stessi, che appena mettono il naso in tv sortiscono effetti più definitivi dei diserbanti e dei narcotici, non si diano pace (absit iniuria verbis) per gli ascolti all’insù di Orsini e i sondaggi all’ingiù dei bellicisti. Il guaio è che, portando l’elmetto sulle ventitré, hanno la visuale ridotta e non notano la ridicolaggine dei loro argomenti. La Tocci intimò a Orsini di non parlare di Russia e Ucraina perché non c’era mai stato (un po’ come il Papa quando parla dell’Aldilà e della Croce). L’ambasciatore Sessa affermò di saperne più di Orsini perché, essendo più anziano, ha studiato più di lui (io, per dire, ho la patente da 39 anni e Leclerc solo da sei, quindi guido meglio io).
Ora Gramellini dà del “gran paraculo” a Orsini per aver detto: “Io sono antifascista, nessuno è più antifascista di me, eppure mio nonno durante il fascismo ha avuto una vita felice”. Purtroppo Orsini non l’ha mai detto. Ha detto – insidiando pericolosamente Massimo Catalano (“meglio sposare una donna bella, giovane e ricca che una donna racchia, vecchia e povera”) – che per un bambino è meglio vivere sotto una dittatura che morire sotto le bombe: infatti suo nonno, da bambino, fu felice nei primi anni del fascismo, che iniziò le sue guerre quando era già adulto. Solo un imbecille o un paraculo potrebbe vedere in questa indiscutibile ovvietà una riabilitazione del fascismo: infatti Gramellini l’ha vista. Purtroppo l’elmetto sugli occhi gli ha impedito di vedere un vero riabilitatore dei nazisti: Gramellini, che un mese fa su Rai3, pagato coi nostri soldi (diversamente da Orsini), sciolse un epinicio all’eroico comandante nazista del battaglione Azov, la simpatica milizia ucraina con le svastiche stilizzate che da 8 anni viene denunciata da Onu, Osce e Amnesty per crimini di guerra e torture nel Donbass ai danni dei civili russofoni e ora, armata fino ai denti dai buoni, s’è asserragliata nell’acciaieria di Mariupol con centinaia di donne e bambini da usare come scudi umani. Sono i bimbi che tanto preoccupano quel fascista paraculo di Orsini e che presto l’intrepido antifascista Gramellini esalterà come mascotte volontarie della Azov Jugend, fiere di resistere nell’acciaieria con la svastichetta sul bavaglino. Ora indovinate un po’ chi è il fascista. E soprattutto il paraculo.