sabato 16 aprile 2022

Marco

 

La fiera del tartufo
di Marco Travaglio
Alla fin della fiera, questa drôle de guerre italiota da divano tra putiniani inesistenti e antiputiniani fuori tempo massimo dipende tutta da un vizio di fondo: giudicare la guerra – quella vera – con i criteri della morale. L’ha spiegato Gustavo Zagrebelsky su Rep, incenerendone la linea senza farsene accorgere: “I potenti che in tempo di guerra brandiscono una superiorità morale” a colpi di “valori si espongono a facili ironie e non favoriscono la pace. Alzano barriere… creano incomunicabilità e ostilità. Alimentano fanatismo, conformismo e ‘partiti unici’”, anziché “smascherare l’uso dei valori, che stanno in cielo, guardando i morti e le sofferenze, che stanno in terra… La guerra c’è, e ci sono gli aggressori e gli aggrediti. È l’unica certezza… Ma una cosa è aiutare le vittime promuovendo la pace, altra cosa è aizzare i fanatici”. È da un pezzo che non esistono guerre morali, anche perché nessuno può fare la morale sulle guerre. Mussolini toccò l’apice del consenso nel 1935-’36 con la campagna d’Etiopia e le sanzioni delle potenze coloniali all’Italia che osava prendersi l’ultima fettina d’Africa lasciata libera da loro: un’ipocrisia che indusse pure Croce e Albertini, antifascisti doc a donare l’oro alla Patria.
La stessa ipocrisia oggi gonfia la propaganda di Putin ogni volta che un paese Nato, Usa in testa, estrae i sacri valori contro la sua sporca guerra. Se il nostro faro morale è la pace, perché abbiamo scatenato tante guerre? Se è la vita umana, perché ne abbiamo sterminate 1 milione in Afghanistan e Iraq (e se 2 mila morti in Ucraina sono un genocidio, quelli cos’erano)? Se è il divieto di tortura e armi chimiche, perché le abbiamo usate ad Abu Ghraib e a Nassiriya? Se è la democrazia, che ci fa Erdogan nella Nato? Se è la resistenza dei popoli aggrediti, perché inviamo armi non agli yemeniti o ai curdi, ma all’Arabia, agli Emirati e alla Turchia che li bombardano? Se è la libera stampa, perché Biden vuole arrestare un’altra volta Assange (e che differenza c’è fra lui e Navalny)? Se è la difesa dei diritti civili, perché pendiamo dalle labbra della Polonia? Se è l’autodeterminazione dei popoli, perché c’infischiamo da otto anni del Donbass massacrato dagli ucraini? Se è l’antifascismo, perché ci stanno bene pure i nazisti di Azov? La morale è affare troppo serio per lasciarlo in mano ai moralisti da strapazzo.
Ps. Letta è indignato perché compriamo gas dall’Egitto che ha ucciso Regeni (e forse non lo sa, ma gli vendiamo pure le armi) e per il Dpcm di Draghi sulla base militare a San Rossore coi fondi del Pnrr. Gli diamo altre tre notizie sconvolgenti, così s’indigna un altro po’: il Dpcm l’ha proposto il ministro della Difesa Guerini; Guerini è del Pd; Letta è segretario del Pd. E parlarsi, alle volte?

Moha e il cuore!

 




venerdì 15 aprile 2022

Attacco al drago

 

Chi l’ha visto?
di Marco Travaglio
Qualcuno ha notizie di SuperMario, il Migliore che aveva ereditato dalla Merkel lo scettro dell’Europa e doveva guidare l’Italia fino al 2023, anzi al 2028 (senza neppure il fastidio di candidarsi alle elezioni), anzi finché era vivo e forse pure da morto? Sul fronte interno – da quando l’hanno trombato al Quirinale, che è un po’ il suo Papeete – è passato dal “tutti pro” al “tutti contro”: i magistrati annunciano lo sciopero contro la schiforma del Csm (così imparano a trattar meglio Bonafede, il miglior ministro della Giustizia dalla notte dei tempi); i sindacati sono sul piede di guerra; Confindustria, che ce l’aveva regalato issandolo sulle lingue dei suoi giornaloni, l’accusa di dimenticare le imprese; persino il sindaco-aedo Sala si sente tradito; cittadini e imprenditori alle prese con le bollette raddoppiate, così come il mondo della scuola e della sanità, si chiedono dove pensasse di trovare i 15 miliardi in più per le spese militari visto che a loro riserva spiccioli se va bene e tagli se va male; lo sbraco sulle regole anti-Covid ci regala 150 morti al dì; e la maggioranza più ampia mai vista (col consenso più basso mai visto) lo costringe a continue fiducie, più del Prodi-2 e del Conte-2 (che si reggevano su un pugno di voti). A parte gli evasori, grati per il condono e l’abolizione del cashback, gli è rimasto solo il Pd, che però deve spiegare agli eventuali elettori l’asservimento alla Nato.
Sul fronte estero, se possibile, ancora peggio. Draghi annuncia che andrà alla cena di lavoro all’Eliseo con Macron, Scholz e Ursula, poi che parteciperà via Zoom (a una cena!), infine che non potrà collegarsi per “problemi tecnici”. Sapete quali? Che nessuno l’ha invitato. Manda armi all’Ucraina fregandosene della Costituzione (che lo vieta). Impiega 40 giorni per telefonare a Putin e poi racconta che ci ha parlato un’oretta, ma non è sicuro di aver capito ciò che quello gli ha detto su un dettaglio come i pagamenti del gas in euro o in rubli (e domandarglielo?). Su quell’altra cosuccia dell’embargo al gas russo, dice che “deciderà l’Europa” (come se l’Italia non c’entrasse) e noi dobbiamo scegliere “fra pace e condizionatori” (come se le due cose fossero incompatibili). Biden manda in vacca i negoziati annunciando un golpe a Mosca e accusando Putin di genocidio: viene scaricato da Macron e Scholz, smentito dal suo portavoce e dal segretario di Stato, criticato persino da Letta e Calenda, ma Draghi tace come Fantozzi col Megadirettore galattico. Tanto contiamo un po’ meno di Malta. Anche i suoi lecchini preferiti sono rassegnati a salutarlo dopo il voto del 2023. Ma un anno è un’eternità: sicuri di poterci permettere altri 12 mesi di agonia? Non è meglio congedarlo subito? Chi non vuol farlo per noi lo faccia per lui.

Stercosi ed immondi

 


giovedì 14 aprile 2022

Eccollooo

 

Begli amici
di Marco Travaglio
Più passano i giorni, più si avvera la frase dell’antropologo Antonello Ciccozzi: “In Ucraina, agli invasi e agli invasori, dovremmo aggiungere gli invasati”. Che popolano le file sia degli invasori sia degli invasi e dei loro alleati. Nelle ultime 48 ore, sia Putin sia Biden hanno evocato un “genocidio”: quello in Donbass per mano degli ucraini e quello in Ucraina per mano dei russi. Ora, il genocidio è l’annientamento sistematico di un popolo, un’etnia, una religione: gli ebrei per mano dei nazisti con la Shoah-Olocausto (un unicum nella storia), i pellerossa e altri aborigeni per mano dei colonialisti, gli armeni per mano degli ottomani. Per definire i massacri ucraini contro i russofoni e russofili in Donbass (15 mila morti circa in 7 anni) e quelli russi in Ucraina (2 mila morti circa in 49 giorni, secondo l’Onu) basta e avanza il termine “guerra”, anche se il primo tempo (iniziato nel 2014) viene pervicacemente negato da chi vede solo il secondo (iniziato il 24.2.2022). Perché allora insistere sul “genocidio”? Putin lo fa per giustificare l’ingiustificabile aggressione dell’Ucraina. Biden – sbugiardato da Macron e Scholz, cioè dagli alleati a schiena dritta, quindi non da Draghi – deve alzare ogni giorno l’asticella dell’escalation verbale a supporto di quella armata che deve impedire ciò che più teme: che la guerra finisca presto. Infatti, dopo le sue sparate sul golpe in Russia contro il “macellaio”, nessuno parla più di negoziati. Nemmeno l’Ue che, diversamente da lui, avrebbe tutto l’interesse a riallacciare i fili al più presto.
Il guaio di Biden e dei suoi servi sciocchi e furbi è che, col trascorrere dei giorni e l’aumentare dei morti e delle distruzioni, l’opinione pubblica occidentale è sempre meno intruppata e sempre più scettica sulla corsa al riarmo. Ormai lo capiscono anche i paracarri che si tenta di spacciare un conflitto regionale sul Donbass per una guerra mondiale contro tutta l’Ue, anzi tutto l’Occidente: altrimenti i governi che riempiono di armi l’Ucraina senza domandarsi che fine fanno in piena guerra e che fine faranno a fine guerra sarebbero già stati cacciati coi forconi; o almeno costretti a levarsi dalla testa la tafazziana ideona di privare i propri cittadini e imprese del gas russo, con recessione, razionamenti energetici, fallimenti di grandi e piccole aziende, boom dei disoccupati e dei poveri, solo perché glielo chiedono Zelensky (che al gas russo non rinuncia, e neppure al miliardo e mezzo di euro l’anno di diritti di transito del gasdotto) e Biden (che vuole rifilarci il suo, molto più caro, scarso e inquinante). Ieri su Rep si leggeva l’ultima good news: “Gas russo, gli Usa minacciano le società Ue che lo acquistano”. Che carini. Meno male che sono amici, sennò li avremmo già bombardati.

L'annuale insulto

 


Ogni anno, di questi tempi, all'uscita dei dati, mi sveglio con il canonico insulto proveniente dalle sfere celesti, inviatomi da qualche entità soprintendente la quotidianità; un epico insulto rivolto a me che come tanti altri subisco di default il prelievo alla fonte delle tasse, che tra l'altro credo che pagherei pure se avessi partita Iva, ma non è detto perché, lo ammetto, bisognerebbe trovarcisi in quella situazione in cui, se si seguisse la norma, vedresti evaporare quasi la metà dei tuoi guadagni dell'anno. Ma tant'è che l'urlo alla Munch mi rintrona alle mie colpe, perché per molti il pagar balzello è un crimine contro l'umanità, pur continuando ad affollare i pronto soccorso, a importunare il medico di famiglia per le ricette, scorrazzare nei parchi illuminati sedendosi su una panchina e portando i figli alle scuole dell'obbligo; ogni anno quindi vengo assalito dal canonico urlo subliminale "Coglione!", mentre assisto impotente allo snocciolamento dei dati riportati in vignetta. Pur vedendo Suv a nastro, localoni alla moda pregni di entusiasti frequentatori, il lusso in ogni dove, l'esodo per vacanze da sogno, solo, dico solo, il 4 per cento degli italiani miei compagni di avventura su questa palla, dichiara più di settantamila euro all'anno! 

Il 70 per cento dei miei connazionali dichiara tra i 15 e i settantamila euro.  

Il 27 per cento ne dichiara non più di 15 mila euro.

E ci sono più di dieci milioni di persone che sono in povertà assoluta e non dichiarano nulla. 

Gli imprenditori con ditte individuali dichiara 19.900 euro all'anno (ragazzi fatevi sentire che qualche biglietto da 50 ve lo allungo!) 

Ed ora probabilmente inizieranno a fare le multe ai commercianti che non utilizzano il POS, sempre che i partiti che proteggono gli evasori, non faccio nomi ma è lampante chi siano, lo permettano. 

E quindi il ritorno della botta annuale di "Coglione!" è nuovamente riecheggiata in cervice, mentre assisto ai dividendi di 250 milioni per gli azionisti Ferrari, al 37 percento in più di ricavi delle maison del lusso alla Piquadro, all'assalto alle firme della moda, al tutto esaurito in hotel da una sagomata di stelle, al pullulare di barchette con tanto di schiavi a bordo quali optional, alla lotta fratricida per sedersi in uno di quei luoghi alla moda dove per assaporare le invenzioni culinarie disperse e solitarie nella ceramica nobile dei mastodontici piatti, un normale Coglione dovrebbe assalire una fetta importante della propria busta paga. 

Ma il mondo va così, a mille ce n'è ed il prossimo governo, statene certi, metterà la lotta all'inflazione come priorità programmatica. Come han fatto tutti i governi precedenti in questa fiaba collettiva, dal sapore inconfondibile di una mastodontica presa per il culo. Buone Feste!




mercoledì 13 aprile 2022

Il Calcio



Nel calcio malmostoso nostrano, giustamente escluso dai Mondiali, pregno di sceneggiate teatrali evocanti ogni volta rotture di femori, tibie e peroni, un gesto atletico come quello di ieri sera, ad opera dell’artista trentasettenne Luca Modric, manca da tempo immemore nel nostro paese, a causa dell’aridità flaccida dovuta a mancanza di talenti e, soprattutto, gioco. 
Confrontare un match come quello di ieri sera tra spagnoli ed inglesi con le nostre disfide tutte condite da passaggi laterali ed al portiere, insuffla tristezza e rammarico. Mentalità borotalcata, insipida, insulsa. Non andiamo da nessuna parte col nostro calcio anmalorato, tutto dedito ad evitare il crollo epocale sempre più vicino per insane scelte economiche. Quel gesto del trentasettenne Modric ha illuminato il cielo madrileno, evidenziando oltremodo la nostra stantia penombra insignificante e decisamente dequalificante.