venerdì 8 aprile 2022

Limite indecoroso

 


Superba!

 

Disertori da aria condizionata: la lotta di Draghi a noi viziati
DI DANIELA RANIERI
Va bene che la complessità è putiniana, ma abbiamo il sospetto che il presidente Draghi abbia semplificato un po’ troppo le cose, nella sua diciamo conferenza stampa sul Def (“diciamo”, perché continua a recensire le domande e a usare il sarcasmo quando sarebbe obbligato a un registro più rigoroso). Rispondendo a Carlo Di Foggia su quale sia la posizione del governo in merito al blocco dell’import di gas russo e se c’è un piano per gestire il razionamento dei consumi energetici, ha detto: “Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Lei cosa si risponde: preferisce la pace o il condizionatore acceso?”. Rinunciare al gas russo, per Draghi, equivale a privarci di qualche comfort. Non voler entrare in guerra, scenario che si sta preparando attraverso una campagna stampa martellante e manipolatoria, significa voler stare al fresco mentre gli ucraini crepano. Lungi da noi spiegare a Draghi le conseguenze economiche del blocco del gas. Quel che interessa è capire come si permetta di prenderci tutti per scemi. La costante del suo modo di comunicare a quel popolo che è stato chiamato a governare per scienza infusa è una desolante sottovalutazione degli interlocutori: lui proferisce il verbo, quasi sempre ambiguo e sibillino; il giornalista che ha fatto la domanda incassa e porta a casa col dileggio dei fan draghisti, sedotti dalla sua albagia; il popolo subisce, intortato ex cathedra.
Draghi è forte in finanza e debolissimo in oratoria. Ricorderete quando disse: “Il Green pass dà la garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose” (s’è visto). O che si faceva somministrare il cosiddetto cocktail vaccinale, Pfizer dopo il poi ritirato AstraZeneca, perché aveva gli anticorpi bassi (mentre gli altri anziani non presidenti del Consiglio potevano tranquillamente rifarsi Az). O quando si candidò al Quirinale pretendendo di dettare la maggioranza che ne sarebbe seguita. Attenzione al frame che si sta cercando di imporre: opporsi al riarmo e all’inasprimento delle sanzioni alla Russia deriva dal capriccio da viziati di voler stare al fresco sul divano mentre piovono bombe russe (magari prendendo pure il reddito di cittadinanza). Ogni dubbio, ogni indugio, è una forma di collaborazionismo con Putin. Si dà ad intendere che fare a meno del gas russo voglia dire privarci del superfluo, non chiusure delle fabbriche, disoccupazione, arresto dei consumi, aumento dei prezzi, recessione, collasso di ospedali, scuole, magazzini, forniture, trasporti, etc. L’Alto Rappresentante per la Politica Estera della Ue Borrell ha detto che in un mese di guerra abbiamo finanziato l’Ucraina con 1 miliardo, e ne abbiamo dati 35 alla Russia per il gas. Le menti semplici ne inferiscono: allora smettiamo di prendere il gas dalla Russia e diamo più armi all’Ucraina! È il tipico pensiero binario di chi non si misura con le conseguenze delle proprie azioni. Se il governo intende affamare la Russia dovrebbe spiegare che l’obiettivo si raggiunge solo affamando prima l’Italia. Invece colpevolizza chi non condivide la propaganda bellicista, indicato come responsabile della prosecuzione della guerra. Siamo alla caccia al disertore con aria condizionata. Dopo aver adorato e perpetrato per decenni un modello di sviluppo di crescita abnorme con cui si sono sfruttate persone e risorse, la crema della crema neoliberista viene a dire ai cittadini (anche ai 6 milioni di poveri che non possono fare due pasti al giorno, figuriamoci refrigerarsi) di darsi alla decrescita felice sudando un po’. Ricordate? “È il momento di dare, non di prendere” (chiediamo ai nostri lettori di farci sapere se in tasca gliene è venuto qualcosa): trionfo del populismo in bocca al Migliore, il banchiere socialdemocratico, l’allievo di Federico Caffè che Keynes (autore de Le conseguenze economiche della pace) l’ha studiato, ma forse dimenticato all’ingresso degli uffici (condizionati) di Goldman Sachs.

Superbo!

 

Il tecnico del gas
di Marco Travaglio
Finora, nella crisi ucraina, Draghi non toccava palla. Poi l’altroieri l’ha toccata, ma per tirarla nella sua porta, che purtroppo è anche la nostra. È stato quando ci ha detto che “sull’embargo al gas russo seguiremo le decisioni della Ue” e ci ha posto l’aut-aut “fra la pace e i condizionatori accesi”, costringendoci a scegliere fra due possibili reazioni. La più irresistibile: una pernacchia. E la più faticosa: prenderlo sul serio. Proprio perché è lui, tentiamo la seconda. L’embargo sul gas russo, da cui dipendiamo per il 46,6%, ci costerebbe fino a 2,3 punti di Pil (75 miliardi), cioè crescita zero, metano a 200 /kwh, mezzo milione di disoccupati in più, migliaia di aziende che chiudono. Una cosetta, che però ingrasserebbe gli Usa. Dunque Draghi annuncia che, “se l’Ue ci propone l’embargo sul gas, noi saremo ben contenti di seguirla”. Ben gentile. Ma l’Ue non siamo anche noi, anzi soprattutto noi, da quando le gazzette draghiane ci assicurarono che la neopensionata Merkel passava lo scettro del comando a SuperMario? Qualcuno glielo dica: l’Ue sei tu, torna a bordo, cazzo!
Al nostro Di Foggia che osa fargli una domanda il premier risponde piccato: “Preferisce la pace o il condizionatore acceso? È questa la domanda che ci dobbiamo porre”. Veramente la domanda che ci dobbiamo porre è come sia possibile che uno che parla così venga scambiato da 14 mesi per un fenomeno, anzi il Migliore.
1) Come gli rammenta un basito Lucio Caracciolo, “non esiste l’alternativa pace-gas: non ricordo un conflitto di qualche rilievo interrotto da sanzioni e i russi hanno dimostrato di saper rinunciare a moltissimo pur di non perdere una guerra”. A furia di sanzioni inflitte dai governi che han fatto come o peggio di lui in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia, Putin è balzato all’83% di consensi.
2) Il premier è lì per risolverci i problemi, non per illustrarceli come se stesse al bar per farli risolvere a noi e farci pure sentire in colpa come sabotatori della pace perché accendiamo lo split.
3) In un referendum tra pace e condizionatori, specie se si tenesse a Ferragosto, vincerebbero i secondi (possibilmente accesi), perché tutti sanno che la pace non si agevola tagliandoci il gas da soli, ma smettendo di riempire di armi il campo di battaglia, che ne è già pieno zeppo, evitando di seguire Usa&Nato nell’ideona di allungare il conflitto e riprendendo l’esile filo del negoziato.
4) Abbiamo sempre considerato Draghi un grande sopravvalutato, ma sottovalutavamo la sopravvalutazione. Ora chi gli vuol bene dovrebbe spiegargli un paio di cose, anche con disegnini. Possibilmente prima che ci ponga i prossimi aut-aut fra la tregua e Alexa, fra il genocidio e l’aspirapolvere, fra l’atomica e il tostapane.

L'Amaca

 

Quando il nemico è in soprannumero
di Michele Serra
Tra i documenti fondativi della nuova Nato mondiale, atlantica ma anche pacifica (dall’omonimo oceano), inserirei di straforo questo bigliettino, poco più di un post-it, sperando che venga preso come un consiglio partecipe, non come una considerazione ostile.
“Promemoria. Usa 325 milioni di abitanti.
Unione Europea 447 milioni. Gran Bretagna 67 milioni. Giappone 125 milioni. Corea del Sud 50 milioni. Australia e Nuova Zelanda 30 milioni. Totale 1064 milioni di terrestri partecipanti alla Nato allargata. Poiché la popolazione mondiale (con le esotiche Asia e Africa e la turbolenta America Latina) ammonta a otto miliardi circa, ne discende che ciò che chiamiamo “campo occidentale”, sia pure esteso ai nuovi partner orientali (l’Occidente non è un’espressione geografica) vale il 13 per cento del totale. Che fare degli altri sette miliardi di abitanti del pianeta, che sono l’87 per cento del genere umano? Come rapportarsi a loro? Che cosa raccontargli di noi? Tentare di fare amicizia, addirittura di “imparare l’uno dall’altro, con uno sforzo per ascoltarci” come disse Obama nel memorabile quanto inutile discorso del 2009 al Cairo? Oppure trattarli da zotici da civilizzare, con le buone o con le cattive? E in questo secondo caso, come ovviare alla evidente disparità di forze, un miliardo di “noi” contro sette miliardi di “loro”?
Post scriptum. Tra le letture di formazione del Personale Occidentale, che possano fortificarlo nel duro confronto con le popolazioni aliene, si suggeriscono tra gli altri Bertrand Russell, Claude Lévi-Strauss, Voltaire, Alexander Langer, Tiziano Terzani. Tipici esponenti del pensiero occidentale”.

giovedì 7 aprile 2022

Lucro Bellico

 



Armi e gas: i colossi Usa guadagnano dal conflitto e gli Stati Ue sono clienti
EFFETTI COLLATERALI - I rialzi maggiori in Borsa. I big della Difesa fanno festa con aumenti a 2 cifre. Il metano russo sostituito da esportatori americani
DI NICOLA BORZI
L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio, pare lontana dalla fine, ma ha già vincitori e vinti. Se non sul campo, almeno sul piano economico: i mercati hanno prezzato alcuni dei suoi effetti. L’analisi del Fatto sulle azioni di 24 tra le imprese più rilevanti nel settore delle armi e dell’energia, mostra che a trarre profitto sono multinazionali che producono sistemi per la difesa, statunitensi in primis ma non solo, e i grandi esportatori americani di gas naturale liquefatto (Lng), chiamati a rimpiazzare progressivamente le forniture di metano russo dalle quali l’Europa dipende per il 40% del suo fabbisogno. Non sono ovviamente ancora noti aumenti di ordini, fatturato o utili, ma i rialzi dei titoli segnalano le attese degli investitori.
Le armi. L’“operazione militare speciale” di Putin ai danni di Kiev ha cambiato le dinamiche geopolitiche. La Germania ha stanziato 100 miliardi per il riarmo, altri 19 Paesi della Nato (tra i quali l’Italia) sono pronti a portare le spese militari al 2% del Pil con un incremento dei budget di 73,3 miliardi di euro l’anno, al quale si aggiungeranno i maggiori stanziamenti Usa e di altri Paesi. Molti titoli del settore avevano già iniziato a segnare rialzi prima del 24 febbraio, quando il dispiegamento di truppe russe segnalava il conflitto in arrivo. L’asticella la fissa l’indice S&P 500 delle maggiori azioni di Wall Street che tra il 23 febbraio, ultima chiusura prima della guerra, e il 6 aprile ha segnato +5,7%. Nello stesso periodo alcune aziende hanno ottenuto performance più elevate: tutte sono fornitrici del Pentagono e dei Paesi Nato. La prima, a sorpresa, è l’italiana Leonardo che ha visto un rialzo del 43,9% da 6,4 a 9,2 euro. Seguono Bwx Technologies (+26,3%), società della Virginia che fornisce componenti e combustibile nucleare al governo Usa, e Booz Allen Hamilton (+25,2%), gigante della consulenza strategica in stretti rapporti con il Dipartimento della Difesa di Washington. Poi Bae Systems (+23,3%), gigante britannico del settore, la sconosciuta ai più L3Harris (+16,8%), società tecnologica contractor della Marina Usa, e i colossi americani Northrop Grumman, che produce aerei e droni come il Global Hawk (+15,8%), Heico (+14,2%) che realizza motori di aerei e avionica, Lockheed Martin (dai caccia F-35 ai missili anticarro Javelin, +14,2%), General Dynamics (dai sottomarini delle classi Virginia e Columbia ai carriarmati M1 Abrams, +10,6%) e Honeywell International (droni per esercito e marina, +9,6%). Dalla bonanza è rimasta fuori la francese Safran, attiva nei caccia, che ha perso in Borsa l’8,15%.
Il gas. L’altro settore che mostra il cambio di paradigma geopolitico è quello dei produttori ed esportatori di gas naturale liquefatto (Lng), specie di shale gas, il combustibile ottenuto dal fracking delle rocce di scisto, considerata una delle attività più dannose per il clima e l’ambiente, la cui produzione è aumentata del 70% dal 2010. Gli esportatori statunitensi di Lng stanno emergendo come i veri grandi vincitori della crisi dell’approvvigionamento del Vecchio continente, poiché per il terzo trimestre consecutivo hanno esportato volumi record nell’Unione europea e a prezzi decollati dopo l’invasione russa dell’Ucraina, scattata proprio quando gli esportatori Usa di Lng avevano completato progetti di sviluppo pluriennali per esportare grosse quantità. A dicembre gli Usa hanno venduto all’estero il 13% della propria produzione di Lng, con una crescita di sette volte rispetto a cinque anni prima. Già a dicembre, prima della guerra ma nel pieno dei rincari del gas in Europa, gli Usa avevano superato il Qatar come maggior esportatore mondiale di Lng. Ma i qatarioti stanno preparando investimenti giganteschi per riprendersi la leadership. Il più grande esportatore statunitense è Cheniere Energy, seconda società al mondo dopo la compagnia nazionale emiratina Qatar Energy per capacità di export (35 milioni di tonnellate l’anno), i cui titoli in Borsa dal 23 febbraio non a caso hanno segnato +18,9%.
Tra le altre società Usa del settore che ne hanno beneficiato in Borsa ci sono i giganti Chevron (+20,5%) e, in misura minore, ExxonMobil (+7,8%). Male invece la malese Petronas (-2,1%), la britannica Bp (-4,6%) e la francese TotalEnergies (-10,8%). A fare la differenza sono la presenza geografica e le infrastrutture. I costi industriali di raffreddamento, stoccaggio, trasporto e rigassificazione peseranno sul conto finale per i clienti europei, decretando un maggior o minor rincaro rispetto al gas russo, di certo più conveniente. Ma la misura non è determinabile anche per la segretezza dei contratti di fornitura stipulati con Mosca. Come impararono a loro spese già i Romani, vae victis.

Wow!

 

L’inutile idiota
di Marco Travaglio
I rastrellatori di Rep scrivono ogni giorno lo stesso pezzo sui presunti “putiniani” d’Italia. Ma, siccome in 42 giorni di guerra non han trovato nessuno che giustifichi Putin, inventano. Dopo la lista di proscrizione di Johnny Riotta tocca, buon ultimo, a Francesco Merlo, che è un po’ il colonnello Buttiglione (o, a giudicare dalla prosa malferma, il generale Damigiani) di Ri-pubblica. Vaneggia di un “laboratorio dove Putin rimescola la politica italiana in vista delle elezioni” (quando le vince chi non garba a lui, c’è dietro Putin): la “Federazione negazionisti equidistanti”, la “Cosa Putiniana”, la “Gioiosa Macchina Antiguerra” dei “Né Né”. Il “leader predestinato” è Conte, “antiamericano e negazionista” (non si sa di cosa, visto che ha condannato Putin decine di volte ed evocato l’Aja ancor prima di Bucha), “pronto a un nuovo assalto alla democrazia in sintonia con la guerra di Putin” (pare che voglia candidarsi alle elezioni). Ed ecco i cosacchi: Orsini, Dibba, Freccero, Cacciari, Landini, Salvini (la Meloni no, il suo “atlantismo è solido”), Travaglio, Anpi, Leu, “Articolo 21” (sic), SI, centri sociali, insomma “gli utili idioti” che Letta, dall’alto della sua “statura morale”, deve “cacciare via dalla sinistra come furono cacciati i mercanti dal tempio” da un oscuro collega del segretario Pd, Gesù.
Mancano i due vecchi amori merliani: B., l’unico che in 42 giorni non ha mai citato Putin; e Renzi, che nel 2015 (dopo la Crimea) disse di “fidarsi di Putin” e fino al 24 febbraio sedeva nel Cda di Delimobil, partecipata dalla banca di Putin. E manca soprattutto Rep, che dal 2010 al ’16 allegava l’inserto Russia Oggi a cura e a spese del Cremlino. Per sei anni, oltre a ciucciarsi Merlo, i lettori voltavano pagina e si sorbivano pure i soffietti a Putin. Che “disprezza l’ipocrisia e ritiene la sincerità una virtù”. “Record di vendite senza precedenti per Lada Kalina, la piccola utilitaria con cui Putin ha macinato ad agosto oltre 2mila km”. “Concorso web per dare un nome al nuovo cane di Putin”, che “leggerà le proposte e deciderà. Poi farà conoscere il piccolo pastore bulgaro alla labrador Connie”. Che tenero. E giù botte all’“errore delle sanzioni”, ai “perfidi pregiudizi occidentali” sullo zar garante del “pluralismo politico” (con gli oppositori morti ammazzati o in galera). Senza dimenticare le good news: “L’armata russa sceglie i blindati Made in Italy”. Cioè i “Lince” Iveco (gruppo Agnelli, editore di Rep), venduti a Putin sotto Monti, Letta e Renzi (quelli della “statura morale”). E Merlo, intanto? Coabitava col Minculpop russo, ritirava lo stipendio finanziato pro quota da Mosca e soffriva in silenzio. Non sospettava che sei anni dopo, per molto meno, si sarebbe dato dell’“utile idiota”, fra l’altro esagerando con l’utile.

mercoledì 6 aprile 2022

Alcuni appunti

 Mi sono meravigliato alquanto allorché ho visto un presidente di una nazione aggredita, svagarsi prendendosi qualche momento di relax, andando dentro ad un Circo. 

Zelensky all'Onu = Zelensky al Circo. 

Perché di smargiasso circo parliamo ogniqualvolta s'intravede la sagoma dell'abnorme sala congressi delle Nazioni Unite, un coacervo d'inutilità, di sepolcrismo imbiancato unico nel suo genere. Il presidente ucraino l'ha pure teatralmente dichiarato durante la sua audizione via web. A che serve un carrozzone di simile e mastodontica dimensione se non a far gozzovigliare migliaia di diversamente impegnati attorno all'aria fritta? Può un'organizzazione finanziata dagli stessi aderenti rimanere salda e con alto profilo morale? Zelensky con le sua accuse ha tentato di levare quella spessa coltre di melma burocratese che per molti è ragione di vita e di portafogli. Sul conflitto in sé occorrerebbe che la stessa attenzione, sacrosanta, venisse usata per tutti gli altri innumerevoli scenari bellicosi attualmente in corso che, non è più mistero, rappresentano un'immensa fonte di guadagno per le solite multinazionali note. 

La decisione dell'Europa di bloccare l'importazione di carbone russo è la classica battufolosa risposta di chi, nullafacente da sempre in merito, dipende ancora troppo da governi dittatoriali come quello russo. Il carbone rappresenta infatti un commercio di 4 miliardi, sui 100 totali. Una bazzecola che serve solo a ripulire coscienze fino a poco tempo fa amicone del killer biondastro. 

Mi è affiorata un'immagine di quando ero giovane, con le dispute tra amici per il pallone o per delle bravate di qualcuno ai danni della compagnia; c'era sempre quello "forte" che prendeva in mano la situazione e che, quando iniziava a discutere col cattivello di turno, subito veniva affiancato da altri, sonnecchiosi di natura, che gli si accodavano dietro pronunciando insulti al marachelloso, forti della protezione del capo branco. Ecco ho pensato a questo nel vedere Luigino che tronfio annunciava l'espulsione di qualche decina di funzionari dell'ambasciata russa dall'Italia. Chissà perché...