domenica 27 marzo 2022

Ottimo Marco!

 

Fermiamoli
di Marco Travaglio
Se pensiamo che Putin, autocrate criminale e guerrafondaio (da 20 anni, però), abbia invaso l’Ucraina per prendersela tutta, ingoiarsi l’intera ex-Urss e poi, novello Hitler, “arrivare a Lisbona” (l’autorevole Severgnini), dobbiamo essere conseguenti: freghiamocene dei trattati, che ci vietano persino di inviare armi all’Ucraina, e scateniamo la terza guerra mondiale: No-fly zone, missili anche atomici e truppe. Non le invierebbero gli Usa, che adorano appiccare fuochi ai nostri usci e lasciarci raccogliere cocci, morti e profughi; ma quell’esaltato di BoJo, gli invasati polacchi e i servi sciocchi italioti non vedono l’ora. Se invece, come scrive il Fatto dal primo giorno e ora pure i giornaloni (ma per dire che i russi sconfitti battono in ritirata), Putin punta ai territori russofoni di Crimea, Donbass e corridoio sul mar Nero che già controlla, alla neutralità e al disarmo dell’Ucraina, dobbiamo porci qualche domanda. Che senso ha imbottire di armi l’Ucraina, cioè perlopiù milizie mercenarie che dopo una tregua sarà difficilissimo disarmare? Che senso hanno gl’insulti di Biden che, novello Bush jr., riparla di “esportare la democrazia” e illude gli ucraini sulla riconquista di tutti i territori e pure sulla caduta di Putin, contro ogni evidenza e a prezzo di altre stragi e distruzioni? Cosa vogliono gli opinionisti embedded (quasi tutti) che, a chi evoca un compromesso che garantisca la sovranità dell’Ucraina rimasta e la sicurezza degli altri attori dell’area, rispondono come al primo giorno di guerra, e cioè che ogni concessione negherebbe che gli aggressori sono i russi (cosa che tutti sanno e dicono)? E che senso ha insistere su un vecchio impegno del governo Renzi con la Nato per passare da 25 a 38 miliardi l’anno in armi, anziché ridiscuterlo alla luce del progetto di esercito Ue che costerebbe molto meno a ogni Stato membro?
Leggete il generale Mini a pagg. 4-5: tallonato dal Congresso e dai media della lobby delle armi, Biden ignora i report del Pentagono sulle vere intenzioni di Putin, per allungare e allargare la guerra. E chi in Europa gli va dietro, da BoJo a Draghi, è – come dice il Papa – “un pazzo”. La maggioranza degli italiani non segue i media da sbarco: vedi i sondaggi. L’unico leader che contrasta la deriva bellicista è Conte, che oggi e domani si spera otterrà molti voti online per rafforzarsi dentro e fuori il M5S e resistere alle pressioni indicibili che subisce perché si arruoli. Poi ci sono SI di Fratoianni, Alternativa, le voci isolate nel Pd (Delrio, Bindi, Boldrini) e nella Lega, e l’associazionismo (Pax Christi, Anpi, Emergency, Cgil, Uil, pacifisti e ambientalisti…): vanno sostenuti tutti, per rompere il fronte Sturmtruppen che, ridendo e scherzando, lavora alla terza guerra mondiale.

sabato 26 marzo 2022

Ottimo vendicativo


Dopo aver gettato via la tesserina della spazzatura ed aver tenuto il sacchetto in mano con sguardo inebetito, convinto che oramai la canizie stia prendendo il sopravvento, mi sono recato a Spezia Risorse per il duplicato, assaporando la celerità con cui mi hanno consegnato la nuova tessera della spazzatura. Uscito soddisfatto però c’era qualcosa che non tornava, un ronzio che s’incuneava in cervice, derivante dal fatto che non mi avessero chiesto un documento d’identità, fidandosi della mia parola sulle generalità… ottimo a sapersi per il futuro, nel caso qualcuno mi rompa i maroni oltremodo: mi spaccerei per lui ed ogni sera aprirei in suo nome il cassonetto a pagamento dell’indifferenziata! Tiè!

A grande richiesta il Pagliaccio Cazzaro!

 


Vai Daniela!

 

La cretinata asimmetrica per linciare il prof. Orsini
DI DANIELA RANIERI
Nel giorno in cui il professor Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss, si è visto rescindere il contratto con Cartabianca perché non gradito ad alcuni politici e all’intellighenzia liberale italiana, lo stesso Orsini è stato invitato a Piazzapulita, dove, poiché viviamo in una democrazia e non in Russia, ha potuto democraticamente esprimere il suo pensiero insieme a giornalisti e analisti.
Introduce Formigli: “Per aver detto ‘siamo sicuri che dare più armi all’Ucraina non porti più massacri?’ Orsini è diventato un criminale, che non ha diritto di parola”. Mario Calabresi è sarcastico: “Orsini è tanto demonizzato e ostracizzato che le trasmissioni fanno a pugni per averlo ospite”, e lo indica come a dire che infatti sta lì, ancora respira, per di più. Quindi: uno a cui si vuole impedire di parlare in Rai e che è costretto a rinunciare al compenso non è ostracizzato, anzi; altra cosa sarebbe se fosse attaccato a un palo con una patata in bocca come i presunti ladri in Ucraina, allora si potrebbe forse dire che qualcuno lo demonizza.
Qui da noi è fin troppo coccolato: per il deputato del Pd Andrea Romano, storico e all’occorrenza picchiatore web (lo diciamo con cognizione di causa), Orsini è un “pifferaio di Putin”. Per Anzaldi (Iv) è “un’opinionista filo-Putin che recita una parte”. Per Repubblica è “filo-Putin” tout court; per il Corriere, via Gramellini, “ha una faccia sofferta” e una voce “tra l’assertivo e il piagnucoloso”; per molti è “una quinta colonna di Putin”. Perciò secondo Calabresi Orsini deve solo rallegrarsi: “Nella Russia di Putin sarebbe stato prelevato e sarebbe scomparso”, invece qui può ancora parlare (forse perché non comandano Romano, Anzaldi, etc.). Sarà per la libertà di cui gode che è l’unico, tra tutti gli ospiti di talk show, a dover dichiarare il suo orientamento politico. Dice di avere una formazione “francescana e socialista-liberale”: praticamente una confessione di nazionalismo panrusso. A scanso di equivoci, dice pure di non avere mai messo piede in Russia e di non avere amici russi.
La politologa Tocci, membro del Cda di Eni, dice che poiché Orsini non ha mai messo piede in Russia non dovrebbe parlare della guerra in Ucraina. L’accusa diuturna rivolta a Orsini di avere rapporti con la Russia e di esserne una specie di spia ora è diventata: non è mai stato in Russia, quindi non può parlare di Russia (pregansi adeguarsi tutte le redazioni). Difatti noi sappiamo che gli astrofisici prima di parlare di Marte hanno calpestato il suolo marziano. Orsini obietta che allora nessuno potrebbe parlare di Seconda guerra mondiale. Tocci: “Io non andrei mai in televisione a parlare di Seconda guerra mondiale!”. Orsini prova a spiegare che non è una cosa personale, nessuno nato dopo il 1945 potrebbe parlarne. Tocci insiste: in Russia “un ricercatore ci va, parla con le persone”. Raccoglie vox populi, insomma, e questa – spiega – è “la competenza”.
Formigli cita quella che per molti è la pistola fumante del suo filoputinismo: aver pubblicato sul sito di geopolitica che dirige un articolo sul lancio del vaccino russo Sputnik. Un analista di sicurezza non avrebbe dovuto occuparsi di sicurezza in epoca pandemica per non essere sospettato di intelligenza col nemico; fermo restando che se si non si fosse occupato di sicurezza non sarebbe stato titolato a parlare di sicurezza, sub specie Toccis et cetera, che invece possono parlarne senza limiti. Puro Comma 22.
Fubini (Corriere) dice che “possono esserci opinioni diverse”, bontà sua, ma “i fatti devono essere quelli per tutti”. Decide il Corriere quali sono i fatti: secondo il Corriere Orsini non ha mai condannato Putin; però Orsini l’ha condannato, quindi non si capisce cosa avrebbe dovuto fare, forse farsi paracadutare sul Cremlino con una cintura esplosiva. Calabresi è in grado di rivelare il “sottinteso” dei discorsi di Orsini, cioè “che Putin non bisogna provocarlo”. Orsini dice che non è vero. Calabresi lo deride: “Allora non abbiamo capito niente io, il Corriere, Repubblica…”, che sarebbe pure una possibilità. Tocci ridacchia. Al che Orsini dice la cosa peggiore che potesse dire: “Il mio pensiero è complesso”. Dio ci scampi! La complessità è il nemico uno per gli editorialisti italiani! Gramellini l’ha sbeffeggiata su Corriere, accostando Orsini a Povia (come per Repubblica Barbara Spinelli è simile a Savoini). Dire “è complesso” equivale a dire “speriamo vinca Putin uccidendo tutti i bambini ucraini”. Orsini riesce a dire: “Putin vuole prendersi l’Ucraina”. Calabresi: “Quindi va bene che prenda l’Ucraina??”. Orsini si ribella all’illazione. Calabresi banalizza: “Mentre lei mette sul tavolo la popolazione, l’esercito, la demografia (cioè quello che dovrebbe fare un ricercatore universitario, ndr), quello coi carrarmati entrava in Ucraina!”. Manca solo lo strale “contro i professoroni”, che siccome Calabresi è di sinistra arriva in termini più eleganti: “Non esiste solo l’accademia, c’è la realtà!”. La stampa italiana tutta, schierata a favore della guerra, a destra di Luttwak, crivella di colpi (non fisici, ma neanche dialettici: non si sente una sola contro-argomentazione valida) un professore che dice quel che dice il Papa; quindi o Orsini è papale, o il papa è filo-Putin.
Inutile ribattere, in base alla legge di Brandolini (nota anche come “bullshit asymmetry principle”, principio della stronzata asimmetrica): “l’energia necessaria a confutare una sciocchezza è superiore a quella necessaria a produrla”. La stronzata è la più efficace arma nucleare: meglio arrendersi.

Da non credere!

 


Travaglio!

 

Tank show
di Marco Travaglio
Gustavo Zagrebelsky cita spesso un aforisma contro la guerra attribuito a Karl Kraus: “Quando squillano le trombe, si fanno avanti le trombette”. Il che spiega il titolo del Corriere sul no di Conte al quasi raddoppio delle spese militari: “Escalation anti armi del capo M5S” (a saperlo, Orwell l’avrebbe aggiunto agli slogan della neolingua del Ministero della Verità: “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”). Ma spiega anche la presenza nei talk di Nathalie Tocci, che l’altra sera a Piazzapulita linciava Alessandro Orsini mentre Fu(r)bini e Calabresi lo tenevano fermo. Testuale: “Orsini non ha mai messo piede in Russia, non ha amici né colleghi russi, quindi non so perché parli di Russia”. Direttrice dello Iai (fondato dall’incolpevole Altiero Spinelli, che non ebbe la prontezza di portarselo nella tomba) e Cda dell’Eni, esperta di Russia e Ucraina perché c’è stata o ha amici in loco (probabilmente benzinai), la signora parlava “in veste di ricercatrice” (dell’Eni, il che fa di lei la meno titolata per parlare e sgasare di Russia). Infatti ha spalancato alla ricerca scientifica nuove frontiere inesplorate, abolendo la storia, la storia della letteratura e dell’arte, ma anche l’astrofisica. Come si permette un Canfora di scrivere biografie di Giulio Cesare senz’averlo mai conosciuto? E di che cazzo parlano tutti questi dantisti fuori tempo massimo se con l’Alighieri non hanno preso neppure un caffè (anche perché nei bar di Firenze non era ancora arrivato)? Per non dire del Papa, che parla di Dio senz’averlo mai visto neppure in cartolina, anche se molti vorrebbero anticipargli l’incontro.
All’ovvia obiezione di Orsini che, allora, nessuno può parlare di Napoleone o di guerre mondiali (e, a maggior ragione, puniche), la ricercatrice per insufficienza di prove ha risposto che infatti lei non parla di Napoleone né di guerre mondiali, dimostrando di non aver afferrato il concetto (ma lo sta ricercando). Dunque si confronterà sulla Russia solo con tour operator, oligarchi, fotomodelle, piloti, steward e hostess della rotta Roma-Mosca. Senza dimenticare B., Salvini e Savoini. Non vediamo l’ora di un bel talk (anzi tank) show per soli competenti: cioè la Tocci con Al Bano e Romina, Toto Cutugno, Pupo e la Muti, che in Russia erano di casa, la qual cosa fa di loro automaticamente degli esperti di geopolitica. Orsini invece no, anche se fu tra i primi (insieme a Giulietto Chiesa) a prevedere l’invasione russa in Ucraina già nel 2018 e, da putiniano doc, raccomandò all’Occidente di mantenere le sanzioni a Putin. Un altro grande umorista, non avendo fatto in tempo a conoscere la Tocci, disse che nessuno dovrebbe parlare di ippica se non è un cavallo. Ma per gli asini avrebbe fatto senz’altro un’eccezione.

L'Amaca

 

Non siamo mica in Russia
di Michele Serra
Vorrei abbracciare la giovane presidente dell’Anpi di Caltanissetta, Claudia Cammarata, per le chiarissime parole riportate da Concetto Vecchio ( Repubblica di ieri): «Chi cerca gli amici di Putin deve bussare alle porte della destra. Non qui. Non siamo stati noi a stendere i tappeti rossi sotto i piedi di Putin. Non è amico dei comunisti, è amico dei fascisti. Salvini andava in giro con la maglietta “Più Putin meno Mattarella”.
Perché allora ve la prendete con noi?
Che fosse un despota lo si sapeva. Invece ci hanno fatto gli affari».
Le accuse di «equidistanza» all’Anpi sono dolorose. Investono un vasto campo etico, politico, storico e sentimentale: l’antifascismo, la democrazia, le guerre di liberazione, il pacifismo e la sua mission impossible di fronte a un’aggressione armata, l’autodeterminazione dei popoli, il rapporto indocile della sinistra con l’egemonia degli Stai Uniti. Se all’autorità morale del Papa nessuno si permette di imputare come «equidistante» il secco rifiuto dell’aumento delle spese militari («io mi vergogno»), non gode di uguale comprensione il travaglio di chi sta con l’Ucraina aggredita (da un amico dei fascisti, brava Claudia) ma manifesta dubbi sul riarmo, sulle risposte da dare, sulla strategia da adottare per fermare il massacro delle città ucraine e spegnere l’incendio in Europa.
Capita che si discuta animatamente sul da farsi anche tra gli strateghi militari, nel segreto degli Stati Maggiori: e non si dubita che lavorino tutti per cercare di vincere. Non si vede perché non debba essere concesso, avere dubbi e discuterne, anche alla società civile, ai partiti, alle associazioni, al mondo intellettuale. Come si diceva una volta: non siamo mica in Russia.