Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 12 marzo 2022
La penso come Antonio!
Commentatori con elmetto
Penne armate che sparano contro i pacifisti
La guerra nei talk e sui giornali - Bollano come filo-Putin chiunque osi opporsi agli aiuti militari e cerchi un’altra via per risolvere il conflitto. Sono editorialisti o generali?
I giornalisti sognano la guerra più dei generali. Se quest’ultimi (vedi il generale Fabio Mini, il generale Marco Bertolini e altri) hanno preferito la cautela, autorevoli colleghi come Paolo Mieli, Gianni Riotta, Ezio Mauro, Aldo Cazzullo sono impegnati pancia a terra a redarguire i pacifisti accusati di schierarsi a mezza strada tra l’aggressione russa e la difesa ucraina.
Anche se quelli in realtà si oppongono all’invio di armi dietro cui vedono il coinvolgimento della Nato, la loro posizione viene rappresentata tout court come filo-Putin. Riotta ha affibbiato loro l’appellativo di Putinversteher, quelli che se la intendono con il presidente russo. Il clima è questo.
I pensieri basici
Un punto alto dell’avversione, che rasenta il disprezzo, verso posizioni pacifiste integrali si è raggiunto giovedì sera a Piazzapulita contro la professoressa Donatella Di Cesare e il professore Alessandro Orsini accerchiati dai giornalisti con l’elmetto, Paolo Mieli e Mario Calabresi. “Il cinismo dei pacifisti”, spiega l’ex direttore del Corriere della Sera, che su questo tema aveva già scritto una chiara, ma non dichiarata, polemica con il direttore del Fatto Quotidiano, “è quello di chi dice agli ucraini ‘non vi aiutiamo per il vostro bene’”, una caricatura delle reali posizioni che si accoppia al sarcasmo con cui replica alle pacate analisi del professor Orsini. Mario Calabresi, dopo aver professato il suo fascino per chi vuole “comprendere perché i fenomeni accadono” a una Di Cesare che invita a comprendere tutte le motivazioni della guerra, risponde con un ragionamento che definisce “basico”: “Se uno ti spacca la testa con una mazza da baseball non è che stai lì a chiederti le sue ragioni”. E se la filosofa bolla come “propaganda” il ragionamento a base di mazze da baseball, subito interviene Mieli a redarguirla: “Non offenda, non parli di propaganda”.
Dibattiti da talk show, in cui lo scontro prevale sull’interlocuzione, ma che aiutano a cogliere il tono di fondo che nel migliore dei casi è un fraintendimento e più spesso è un’ipocrisia. Nessun pacifista ha detto, infatti, “né con Putin, né con Zelensky”, nessuno si è messo a metà strada tra i contendenti. Il dubbio sull’invio di armi rimanda al giudizio sulla Nato, all’inutile ruolo politico dell’Unione europea, alla disattivazione decennale di strumenti per la risoluzione delle controversie. E quello che dà fastidio ai giornalisti con l’elmetto è la messa in discussione del sancta sanctorum occidentale, la Nato come atto di fede, il ricorso alla guerra come soluzione sempre e comunque. Fu così nel 1991 in Iraq, nel 1995 in Serbia, nel 1999 in Kosovo, nel 2001 in Afghanistan, nel 2003 ancora in Iraq. Un refrain insistito che ha collezionato sconfitte, fallimenti ma riproposto all’infinito.
Gli insulti di Riotta
Per questo Riotta decide di maltrattare la nostra Barbara Spinelli, sottolineando come il suo saggio per il quotidiano Il Fatto venga rilanciato, con applausi, dai social media dell’Ambasciata russa a Roma, “Putinversteher con bollo diplomatico” (Repubblica). Un modo per infilarla a forza in una lista di filo-putiniani che aggrega no vax, sovranisti e intellettuali di prestigio (Massimo Cacciari, Lucio Caracciolo) e lei stessa, analista e intellettuale impegnata da sempre su limpide posizioni progressiste.
Spinelli, però, è colpevole di aver criticato la strategia di allargamento a Est della Nato, nonostante la tesi sia stata elaborata dal fior fiore del pensiero geopolitico statunitense.
Mauro senza pace
Lo stesso atteggiamento viene scaraventato contro il pacifismo sceso in piazza il 5 marzo a Roma. Scrive Ezio Mauro: “La ‘neutralità attiva’ di fronte all’evidenza dell’aggressione di Putin all’Ucraina è una formula non soltanto sterile, ma ingannevole, dunque sbagliata”. E “rifiutando di vederla, noi rimettiamo in cammino l’eterno fantasma d’Europa: il quinto Procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato”. Pacifisti che se ne lavano le mani, l’accusa più infida.
Posizione ripresa dal Corriere della Sera, che ha schierato nei giorni scorsi un tridente composto da Antonio Polito, Aldo Cazzullo e il già citato Paolo Mieli.
Polito punta il dito
Antonio Polito alle posizioni pacifiste risponde: “La frase chiave di questo argomento dice: ‘La pace è più importante di tutto, anche della libertà’. È più o meno ciò che pensava la folla plaudente che accompagnò nel 1938 Neville Chamberlain, premier britannico, alla partenza per la Conferenza di Monaco”. Il paragone con Hitler e i Sudeti è immancabile, come se Putin avesse già scritto un suo Mein Kampf e avesse il piano segreto di conquistare l’intera Europa. Ma c’è anche un altro scioglilingua che in certa stampa rappresenta un evergreen, “la riedizione di un vecchio e famigerato slogan degli anni di piombo, ‘né con lo Stato né con le Br’ (ancora Polito). Calabresi a Piazzapulita lo declina a modo suo: “Mi ricordate quelli che giustificano le Brigate rosse con la strage di piazza Fontana”. Tic e riflessi di un modo di ragionare che è sempre lo stesso, liquida i dissensi schiacciandoli su posizioni mai espresse e rinvia a schemi incistati della storia italiana.
Deinde filosofare
Aldo Cazzullo, ancora sul Corriere, la liquida in modo “basico”, come direbbe Calabresi: “La guerra di Putin uccide ogni giorno decine se non centinaia di vecchi, donne, bambini; ma noi filosofeggiamo, poiché non esistono il bene e il male, il torto e la ragione, il bianco e il nero; esiste solo il grigio, in cui tutto può essere giustificato”. Nessuno in realtà giustifica la guerra, solo chiede di affrontarla in altro modo che non sia l’escalation della guerra stessa. Poi si passa a una retorica da vecchia sinistra che dovrebbe convincere gli attuali ‘compagni che sbagliano’, vedi la Cgil o l’Anpi.
W la Resistenza
Per Luigi Manconi, ancora Repubblica, i ragionamenti che rifiutano di fornire armi mostrano una logica per la quale “si sarebbe dovuto rinunciare a gran parte delle azioni armate della Resistenza”. Ragionamento simile a quello di Adriano Sofri (Il Foglio) che paragona l’invio delle armi all’Ucraina alla sottoscrizione organizzata da Lotta Continua nel 1973 per inviare armi al Mir cileno contro il golpe di Augusto Pinochet.
Ma Pinochet rappresentava un colpo di Stato interno, che apriva una fase di guerra civile (in realtà rapidamente soffocata) mentre sulla Resistenza Alessandro Portelli (il manifesto) ricorda molto chiaramente che gli Alleati che fornivano armi ai partigiani “erano già in guerra con la Germania, la guerra la stavano vincendo e, particolare non secondario, avevano già ‘gli stivali sul terreno’”. La Nato i “boots on the grounds” non li ha ancora, ma in realtà il desiderio inconfessabile dei giornalisti con l’elmetto è questo. Più oltranzisti dei generali.
Quello è pazzo!
Ha detto tutto!
venerdì 11 marzo 2022
Non ci posso credere!!
Appunti sul malvagio anno
Che dire? La distribuzione delle calamità è leggermente tendente al parossismo, guerra, Covid che sta rialzando la testa, siccità, crisi energetica, la benzina oltre i due euro, il clima. Che fare dunque se non appuntarsi dei commenti per diradare l'aria insalubre offuscante le nostre cervici?
Bene: il processo utilissimo che oramai faccio mio è quello che mi porta a distaccarmi dalla realtà in cerca di risposte globali.
Esempi? Partiamo dalla guerra: i cinesi non dicono falsità, almeno in questa occasione, accusando gli Stati Uniti e la Nato di aver responsabilità sul merdaio scatenato dall'ex Kgb, che da sempre è un ex-Kgb, anche quando molti lo idolatravano, Cazzaro e Puttaniere in primis, come il nuovo statista granitico capace di portare ventate di freschezza sul panorama mondiale... col Kaz..Kgb! E' da sempre un responsabile di eccidi, di liberticidi, di oppressioni, di infangamento delle regole umanitarie governanti il pianeta. E anche se fu donatore del lettone al Pregiudicato, se il suo aspetto ridanciano esteriore lo faceva apparire come un vincente, sarebbe stato molto utile aver chiesto informazioni a tutti coloro che furono avvelenati, incatenati solo per aver manifestato opposizione alla dittatura tutt'ora in corso.
E gli oligarchi? Scimmie ammaestrate che si sono pappate tutte le risorse statali in mano a quei finti compagni che per decenni deturparono il mondo dietro alla famigerata bandiera rossa, infangante il vero senso del comunismo. Talmente ricchi e sfrontati da deturpare il pianeta, ma anche lì! Gli abbiamo osannati, riservandogli aree pubbliche di inestimabile valore; si è insinuato in noi il batterio levigante il disprezzo per quell'opulenza portatrice di divaricazioni sociali inaudite. Questi riccastri hanno ingurgitato risorse e baie che dovrebbero essere di tutti; con le loro navi camuffate da yatch sono stati agevolati a tiranneggiare epulonamente davanti alla nostra flaccida e placida indifferenza.
Ritengo infatti che non dovrebbe essere concesso a nessuno di issarsi a dio onnipotente grazie a ruberie colossali!
Ed invece ora piangono gli esclusivi hotels, già frignanti in tempi pandemici, e i loro latrati sono condivisi dai proprietari degli stabilimenti balneari già scossi dalla prospettiva di mettere il demanio, che significa terra di tutti, a gara per concessioni che in ogni altro luogo rispettano le regole democratiche europee. Già le regole! Quelle cosucce provocanti eczemi a chi crede di essere signore e duca su queste lande, senza opprimenti arzigogolamenti limitanti il diritto naturale a sopprimere gli altri, scaturente dal signore di questi tempi: il portafogli pregno di denari!
Crisi energetica: lo dico in poche parole. Abbiamo passato decine di anni a seguire le gesta di un signorotto lombardo dedito all'evasione e alla soppressione della libertà mediatica, senza che nessuno, di destra, di centro, di sinistra, che poi si è rivelata anch'essa destra, si fosse degnato di guardare oltre la siepe per cercare nuove forme di energia, che in una penisola come la nostra con vento e mare a gò gò, ammesso che la lungimiranza della politica - ahahahah politica, la nostra politica! Mi scompiscio pensando alla nostra politica - avesse traguardato obbiettivi di sinergia atti a ridurre la dipendenza dagli altri, come il 40% di gas comprato dall'ex Kgb insegna. E invece non abbiamo fatto un kazzo in materia, scusate il francesismo, anzi: abbiamo ostacolato le fonti pulite - sapete ad esempio che per installare una pala eolica occorre aspettare quasi nove anni per la burocrazia che ci ruota attorno? - come se carbone, gas e petrolio arricchissero qualcuno... come se..
Aumentando il costo dei carburanti va in difficoltà il trasporto merci. Graziealkazzo! E' da vent'anni che prediligiamo - chissà perché - il trasporto delle merci su ruote! Il 95% delle merci viene trasportato su camion, non so se mi spiego! Hanno sviato le buone proposte, tra cui raddoppi di linea ferroviaria - faccio un esempio su tutti che ogni tanto vivo in prima persona: da La Spezia a Parma, cento km, in treno ci si mette due ore e venti, lo stesso tempo, più o meno, che si impiegava nel 1950 e forse anche prima. E questo per la mancanza del raddoppio della linea. Senza guardare poi al meridione dove ci sono ancora le littorine a gasolio, con ponti crollati, in Sicilia, e mai più ricostruiti. Ma se ascoltiamo il regime cleptotecnofinanziario che ci governa, risultiamo all'avanguardia, nel futuro, perché voliamo a trecento km/h con i FrecciaRossa e in tre ore e venti copriamo il tratto Roma Milano, il cui costo linea al chilometro risulta essere tre volte di quello francese e circa cinque di quello tedesco... chissà perché .... chissà perché...
Termino questi appunti immerso nel dolore: per i morti della guerra, per i già dimenticati defunti della pandemia, per l'insensatezza dei politici attuali, per la voglia diabolica che riscontro in ogni dove di farsi gli affaracci propri a scapito dell'altro.
Ci meritiamo questo, e concludo, perché abbiamo delegato troppo e mai combattuto l'aria statica che da troppo tempo deteriora, l'Italia, l'Europa, gran parte del pianeta: aria prevaricatrice, mescolata ad un servilismo sfociante nella schiavitù, a danno di molti per il bene di pochi. Oligarchici, spocchiosi, dannosi alla salute del mondo.