sabato 12 marzo 2022

Dall'esterno

 






La penso come Antonio!

 

L’invasione e lo stupore dei “buoni”
di Antonio Padellaro
L’invasione russa dell’Ucraina era solo una questione di tempo, scrive il generale Fabio Mini su Limes, nell’articolo anticipato ieri dal Fatto. Dal momento che, a partire dal 1997, la progressiva espansione della Nato, secondo i più accreditati osservatori occidentali (compreso William Perry, ex Segretario alla Difesa durante la presidenza Clinton), sarebbe stata inevitabilmente considerata dai russi una minaccia, “e che andare avanti avrebbe avvelenato le relazioni con Mosca”.
Ora, tutto ciò nulla toglie ai crimini contro l’umanità di cui si sta macchiando Putin, mentre ci dice qualcosa sulla cecità dei “buoni” che non avendo calcolato, per oltre un ventennio, le conseguenze dei propri atti subiscono oggi la sanguinaria ritorsione dei “cattivi”. E lo fanno chiedendosi come diavolo sia potuto accadere. Detto che i “buoni” continueranno a sentirsi infallibili (e Dio ci aiuti), sia però consentito interrogarsi sull’utilità del vecchio espediente retorico che consiste nel considerare un pazzo furioso chiunque non si comporti secondo le nostre attese, soprattutto quando sbagliatissime. Leggiamo, infatti, sulla stampa belligerante, dotte analisi sulle disastrose condizioni in cui versa l’autocrate. Con titoli del tipo: “Dal cancro alla pazzia, le intelligence occidentali s’interrogano sulla salute fisica e mentale di Putin” (Repubblica).
Secondo il Daily Star (ripreso dal Giornale), Mad Vlad “prova costante dolore e potrebbe avere problemi di non poco conto che spaziano dalla follia a un tumore all’intestino”. Si cita una fonte, naturalmente anonima, del Pentagono, secondo cui “in passato lo abbiamo visto sorridere, ma nel 2022 ci sono poche foto in cui sembra felice”. Non basta, “perché addirittura alcuni pensano che come ultima traccia da lasciare sulla Terra prima della sua morte ci sia stata l’invasione dell’Ucraina”. Tutto molto credibile: infatti, chi prima di tirare le cuoia come estremo desiderio non vorrebbe appiccare il fuoco all’appartamento del vicino o magari bombardare Kiev?
È vero che gli abbiamo piazzato qualche testata nucleare con vista Cremlino, però lui è sempre così malmostoso. Mai una bella risata, e che diamine.

Commentatori con elmetto

 

Penne armate che sparano contro i pacifisti

La guerra nei talk e sui giornali - Bollano come filo-Putin chiunque osi opporsi agli aiuti militari e cerchi un’altra via per risolvere il conflitto. Sono editorialisti o generali?


DI SALVATORE CANNAVÒ


I giornalisti sognano la guerra più dei generali. Se quest’ultimi (vedi il generale Fabio Mini, il generale Marco Bertolini e altri) hanno preferito la cautela, autorevoli colleghi come Paolo Mieli, Gianni Riotta, Ezio Mauro, Aldo Cazzullo sono impegnati pancia a terra a redarguire i pacifisti accusati di schierarsi a mezza strada tra l’aggressione russa e la difesa ucraina.

Anche se quelli in realtà si oppongono all’invio di armi dietro cui vedono il coinvolgimento della Nato, la loro posizione viene rappresentata tout court come filo-Putin. Riotta ha affibbiato loro l’appellativo di Putinversteher, quelli che se la intendono con il presidente russo. Il clima è questo.

I pensieri basici

Un punto alto dell’avversione, che rasenta il disprezzo, verso posizioni pacifiste integrali si è raggiunto giovedì sera a Piazzapulita contro la professoressa Donatella Di Cesare e il professore Alessandro Orsini accerchiati dai giornalisti con l’elmetto, Paolo Mieli e Mario Calabresi. “Il cinismo dei pacifisti”, spiega l’ex direttore del Corriere della Sera, che su questo tema aveva già scritto una chiara, ma non dichiarata, polemica con il direttore del Fatto Quotidiano, “è quello di chi dice agli ucraini ‘non vi aiutiamo per il vostro bene’”, una caricatura delle reali posizioni che si accoppia al sarcasmo con cui replica alle pacate analisi del professor Orsini. Mario Calabresi, dopo aver professato il suo fascino per chi vuole “comprendere perché i fenomeni accadono” a una Di Cesare che invita a comprendere tutte le motivazioni della guerra, risponde con un ragionamento che definisce “basico”: “Se uno ti spacca la testa con una mazza da baseball non è che stai lì a chiederti le sue ragioni”. E se la filosofa bolla come “propaganda” il ragionamento a base di mazze da baseball, subito interviene Mieli a redarguirla: “Non offenda, non parli di propaganda”.

Dibattiti da talk show, in cui lo scontro prevale sull’interlocuzione, ma che aiutano a cogliere il tono di fondo che nel migliore dei casi è un fraintendimento e più spesso è un’ipocrisia. Nessun pacifista ha detto, infatti, “né con Putin, né con Zelensky”, nessuno si è messo a metà strada tra i contendenti. Il dubbio sull’invio di armi rimanda al giudizio sulla Nato, all’inutile ruolo politico dell’Unione europea, alla disattivazione decennale di strumenti per la risoluzione delle controversie. E quello che dà fastidio ai giornalisti con l’elmetto è la messa in discussione del sancta sanctorum occidentale, la Nato come atto di fede, il ricorso alla guerra come soluzione sempre e comunque. Fu così nel 1991 in Iraq, nel 1995 in Serbia, nel 1999 in Kosovo, nel 2001 in Afghanistan, nel 2003 ancora in Iraq. Un refrain insistito che ha collezionato sconfitte, fallimenti ma riproposto all’infinito.

Gli insulti di Riotta 

Per questo Riotta decide di maltrattare la nostra Barbara Spinelli, sottolineando come il suo saggio per il quotidiano Il Fatto venga rilanciato, con applausi, dai social media dell’Ambasciata russa a Roma, “Putinversteher con bollo diplomatico” (Repubblica). Un modo per infilarla a forza in una lista di filo-putiniani che aggrega no vax, sovranisti e intellettuali di prestigio (Massimo Cacciari, Lucio Caracciolo) e lei stessa, analista e intellettuale impegnata da sempre su limpide posizioni progressiste.

Spinelli, però, è colpevole di aver criticato la strategia di allargamento a Est della Nato, nonostante la tesi sia stata elaborata dal fior fiore del pensiero geopolitico statunitense.

Mauro senza pace 

Lo stesso atteggiamento viene scaraventato contro il pacifismo sceso in piazza il 5 marzo a Roma. Scrive Ezio Mauro: “La ‘neutralità attiva’ di fronte all’evidenza dell’aggressione di Putin all’Ucraina è una formula non soltanto sterile, ma ingannevole, dunque sbagliata”. E “rifiutando di vederla, noi rimettiamo in cammino l’eterno fantasma d’Europa: il quinto Procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato”. Pacifisti che se ne lavano le mani, l’accusa più infida.

Posizione ripresa dal Corriere della Sera, che ha schierato nei giorni scorsi un tridente composto da Antonio Polito, Aldo Cazzullo e il già citato Paolo Mieli.

Polito punta il dito 

Antonio Polito alle posizioni pacifiste risponde: “La frase chiave di questo argomento dice: ‘La pace è più importante di tutto, anche della libertà’. È più o meno ciò che pensava la folla plaudente che accompagnò nel 1938 Neville Chamberlain, premier britannico, alla partenza per la Conferenza di Monaco”. Il paragone con Hitler e i Sudeti è immancabile, come se Putin avesse già scritto un suo Mein Kampf e avesse il piano segreto di conquistare l’intera Europa. Ma c’è anche un altro scioglilingua che in certa stampa rappresenta un evergreen, “la riedizione di un vecchio e famigerato slogan degli anni di piombo, ‘né con lo Stato né con le Br’ (ancora Polito). Calabresi a Piazzapulita lo declina a modo suo: “Mi ricordate quelli che giustificano le Brigate rosse con la strage di piazza Fontana”. Tic e riflessi di un modo di ragionare che è sempre lo stesso, liquida i dissensi schiacciandoli su posizioni mai espresse e rinvia a schemi incistati della storia italiana.

Deinde filosofare 

Aldo Cazzullo, ancora sul Corriere, la liquida in modo “basico”, come direbbe Calabresi: “La guerra di Putin uccide ogni giorno decine se non centinaia di vecchi, donne, bambini; ma noi filosofeggiamo, poiché non esistono il bene e il male, il torto e la ragione, il bianco e il nero; esiste solo il grigio, in cui tutto può essere giustificato”. Nessuno in realtà giustifica la guerra, solo chiede di affrontarla in altro modo che non sia l’escalation della guerra stessa. Poi si passa a una retorica da vecchia sinistra che dovrebbe convincere gli attuali ‘compagni che sbagliano’, vedi la Cgil o l’Anpi.

W la Resistenza 

Per Luigi Manconi, ancora Repubblica, i ragionamenti che rifiutano di fornire armi mostrano una logica per la quale “si sarebbe dovuto rinunciare a gran parte delle azioni armate della Resistenza”. Ragionamento simile a quello di Adriano Sofri (Il Foglio) che paragona l’invio delle armi all’Ucraina alla sottoscrizione organizzata da Lotta Continua nel 1973 per inviare armi al Mir cileno contro il golpe di Augusto Pinochet.

Ma Pinochet rappresentava un colpo di Stato interno, che apriva una fase di guerra civile (in realtà rapidamente soffocata) mentre sulla Resistenza Alessandro Portelli (il manifesto) ricorda molto chiaramente che gli Alleati che fornivano armi ai partigiani “erano già in guerra con la Germania, la guerra la stavano vincendo e, particolare non secondario, avevano già ‘gli stivali sul terreno’”. La Nato i “boots on the grounds” non li ha ancora, ma in realtà il desiderio inconfessabile dei giornalisti con l’elmetto è questo. Più oltranzisti dei generali.

Quello è pazzo!

 

Ma quel pazzo del prof Orsini cosa osa dire? Non sa il professore che studia le guerre, che è pagato per questo e che non ha mai partecipato a talk show ad arzigogolare su Covid, pasta con le alici, il bicarbonato, gli anziani soli, le sorgenti dei fiumi inaridite, i cambi di stagione, ebbene: lo sa il prof che la soluzione resta quella di armare sempre più gli aggrediti per fare più morti e prolungare l'assassinio? Così la pensano i peripatetici a gettone che fino a ieri ciacolavano su Green pass e sulla diversificazione dei vaccini, pervicacemente ad minchiam.
“Se inviamo altre armi aumenteranno i morti: si rischia una nuova Siria”
“Molto meglio utilizzare sanzioni legate alle uccisioni di bambini, come in Yemen”
DI LORENZO GIARELLI
“Condanno l’invasione russa in Ucraina e sono schierato dalla parte del blocco Occidentale, ma il mio compito è comprendere le cause di questa aggressione, nella speranza di capire quali errori non commettere in futuro”. Di questi tempi la premessa è d’obbligo, vista la generale omologazione del dibattito intorno alla guerra. Ma Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss e Research Affiliate al Mit di Boston, avanza un’analisi critica: “La responsabilità militare è ovviamente della Russia, ma la responsabilità politica del crollo della pace è soprattutto dell’Ue”.
Professor Orsini, perché ritiene che l’Europa abbia fallito?
Avrebbe dovuto proteggere il territorio e gli europei, impedendo politiche che hanno compromesso la pace. Non doveva prestarsi alle pressioni della Nato, opponendosi agli Usa e rendendosi conto che le sue politiche avrebbero messo in pericolo gli stessi europei. L’Ue avrebbe dovuto fare anche una stima dei potenziali morti nel caso di guerra in Ucraina, come la Casa Bianca ha fatto quando Trump valutò di attaccare la Corea del Nord.
A cosa si riferisce?
Per stare ai fatti più recenti, nel 2021 la Nato ha svolto tre esercitazioni militari con scenario di guerra in Ucraina. A giugno la Sea breeze ha coinvolto 32 Paesi. La seconda, a luglio, si chiamava Three swords e la terza, a settembre, Rapid trident. In una di queste, la Russia ha denunciato di aver sparato colpi di avvertimento contro una nave inglese e Londra ha risposto che la Russia faceva bene a preoccuparsi della potenza della Nato, così sarebbe stata dissuasa dall’attaccare l’Ucraina. Ancora: la Nato ha danneggiato gli interessi di Putin in Siria, Iran, Iraq e Georgia.
In che modo?
In Siria, alleato della Russia, ha alimentato la guerra civile per rovesciare Assad e sostituirlo con un presidente filo-Usa. Quanto all’Iran, altro alleato di Mosca, Trump ha cercato di soffocarlo arrivando persino a uccidere il Generale Soleimani. L’Iraq è stato invaso nel 2003 con la ferma opposizione di Putin, mentre in Georgia la Nato ha condotto un’esercitazione militare nel luglio 2021.
Ma armare gli ucraini è un dovere?
Dobbiamo perlomeno considerare due conseguenze. La prima è che avremo una sirianizzazione del conflitto, cioè una guerra prolungata e sanguinosa che coinvolgerà molto di più la popolazione civile. E poi, armando i civili, Putin non riuscirà più a distinguere chiaramente i militari ucraini dai civili armati, dunque scaricherà la responsabilità dei morti sull’Occidente che ha armato l’Ucraina. Dobbiamo sapere che vendere più armi agli ucraini aumenterà il numero di caduti. Quello che mi spaventa è il rifiuto o addirittura la censura verso queste considerazioni critiche.
Le sanzioni funzionano?
Mi sembra che Putin avanzi imperterrito. Non si può volere tutto e subito. Se minacciamo di alzare le sanzioni a ogni avanzamento, non otterremo nulla. La mia priorità è salvare i bambini. Bisogna allora vincolare l’inasprimento delle sanzioni al numero di bambini uccisi da Putin, piuttosto che al conflitto complessivo.
Porterebbe risultati?
Quando avviarono i bombardamenti in Yemen, i sauditi sganciavano missili all’impazzata, colpendo molti civili. Dopo essere stata inserita, nel 2016, nella lista nera dell’Onu per il numero di bambini uccisi, l’Arabia Saudita istituì il Jiat, un organismo che si occupa delle violazioni del diritto internazionale da parte della stessa coalizione saudita. Grazie al Jiat, c’è stato un crollo nel numero dei bambini uccisi, al punto che, nel giugno 2020, l’Onu ha rimosso l’Arabia dalla lista dei Paesi accusati di crimini contro i bambini. E siccome i bambini vivono con i genitori e non nelle caserme, c’è stata un’attenuazione complessiva delle devastazioni.

Ha detto tutto!

 

La campagna di rutto
di Marco Travaglio
L’altra sera, masochisti come siamo, non contenti di vedere i re fannulloni d’Europa riuniti nella reggia di Versailles che se la ridevano beoti con la guerra in casa e l’aria da “E che so’ Pasquale, io?”, ci siamo sciroppati un pezzetto del talk show del conduttore democratico e pensoso che ospitava eroicamente la filosofa pacifista e il prof zittito dalla Luiss per renitenza alla leva atlantista. I due reprobi avevano di fronte un plotoncino d’esecuzione di benpensanti: il giornalista pacioso e pacato che ora fa i podcast, il giornalista-storico-bonzo che fa il cerchiobottista quando le guerre le scatenano i nostri e il partigiano della resistenza quando le scatenano gli altri; e la donna-stratega di scuola Eni con le vene del collo gonfie di petrolio. Lo schema era quello già collaudato su Covid, vaccini e Green pass: il tirassegno dei buoni (gli amici ieri della Scienza e ora dell’Occidente) sui cattivi (i nemici ieri della Scienza e ora dell’Occidente) che sì, povere bestie, devono parlare anche loro sennò il Wwf protesta, ma a patto che facciano la figura degli scemi del villaggio. Purtroppo qualcosa si è inceppato e i due cattivi han fatto fare ai tre buoni la figura degli scemi di guerra. È stato quando il prof, che si sperava difendesse Putin e le sue stragi di innocenti, ha ribadito l’ovvietà che la Russia ha aggredito l’Ucraina e ha proditoriamente aggiunto: “Noi siamo pagati per ragionare, analizzare e descrivere fenomeni complessi come la guerra”.
Alla parola “complessi”, panico in studio: i tre buoni hanno continuato a emettere concetti basici, frasette primitive, pensierini da prima elementare, slogan da stadio e bar sport: abbasso Putin, brutto, cattivo, stronzo, Hitler, merda. Come Andy Luotto, che a L’altra domenica faceva il cugino americano di Arbore e riusciva a dire solo “buono-no buono”. Il pensiero più complesso che il trust di cervelli riusciva ad articolare è che non si tratta con Putin perché ha fatto la guerra. Senza peraltro spiegare con chi si dovrebbe trattare: con mia zia? I tre atlantisti, dunque filoisraeliani, dovrebbero almeno sapere che Begin, Shamir e Sharon, non proprio delle mammolette, i negoziati di pace li fecero coi peggiori nemici. Rabin, ex generale, Nobel per la Pace con Arafat, diceva che “la pace si fa coi nemici, non con gli amici”: concetto ai tempi piuttosto ovvio, ma rivoluzionario nell’attuale regressione all’infanzia (mamma-cacca), anzi all’età della pietra del dibattito pubblico, che conosce solo la diplomazia della clava (io buono-tu cattivo) e il linguaggio cavernicolo da graffito preistorico (pumpum-ratatatatà), con frasette brevi e vuote perfette per Twitter e le pareti dei cessi pubblici. Di questo passo i talk show dureranno sempre meno: sigla, pumpum, rutto, sigla.

venerdì 11 marzo 2022

Non ci posso credere!!



I Ragazzi ritornano? Dicono “non ti senti bussare?” E quella lingua su Milano… ovunque presente!!❤️❤️❤️

Appunti sul malvagio anno

 

Che dire? La distribuzione delle calamità è leggermente tendente al parossismo, guerra, Covid che sta rialzando la testa, siccità, crisi energetica, la benzina oltre i due euro, il clima. Che fare dunque se non appuntarsi dei commenti per diradare l'aria insalubre offuscante le nostre cervici? 

Bene: il processo utilissimo che oramai faccio mio è quello che mi porta a distaccarmi dalla realtà in cerca di risposte globali. 

Esempi? Partiamo dalla guerra: i cinesi non dicono falsità, almeno in questa occasione, accusando gli Stati Uniti e la Nato di aver responsabilità sul merdaio scatenato dall'ex Kgb, che da sempre è un ex-Kgb, anche quando molti lo idolatravano, Cazzaro e Puttaniere in primis, come il nuovo statista granitico capace di portare ventate di freschezza sul panorama mondiale... col Kaz..Kgb! E' da sempre un responsabile di eccidi, di liberticidi, di oppressioni, di infangamento delle regole umanitarie governanti il pianeta. E anche se fu donatore del lettone al Pregiudicato, se il suo aspetto ridanciano esteriore lo faceva apparire come un vincente, sarebbe stato molto utile aver chiesto informazioni a tutti coloro che furono avvelenati, incatenati solo per aver manifestato opposizione alla dittatura tutt'ora in corso. 

E gli oligarchi? Scimmie ammaestrate che si sono pappate tutte le risorse statali in mano a quei finti compagni che per decenni deturparono il mondo dietro alla famigerata bandiera rossa, infangante il vero senso del comunismo. Talmente ricchi e sfrontati da deturpare il pianeta, ma anche lì! Gli abbiamo osannati, riservandogli aree pubbliche di inestimabile valore; si è insinuato in noi il batterio levigante il disprezzo per quell'opulenza portatrice di divaricazioni sociali inaudite. Questi riccastri hanno ingurgitato risorse e baie che dovrebbero essere di tutti; con le loro navi camuffate da yatch sono stati agevolati a tiranneggiare epulonamente davanti alla nostra flaccida e placida indifferenza. 

Ritengo infatti che non dovrebbe essere concesso a nessuno di issarsi a dio onnipotente grazie a ruberie colossali! 

Ed invece ora piangono gli esclusivi hotels, già frignanti in tempi pandemici, e i loro latrati sono condivisi dai proprietari degli stabilimenti balneari già scossi dalla prospettiva di mettere il demanio, che significa terra di tutti, a gara per concessioni che in ogni altro luogo rispettano le regole democratiche europee. Già le regole! Quelle cosucce provocanti eczemi a chi crede di essere signore e duca su queste lande, senza opprimenti arzigogolamenti limitanti il diritto naturale a sopprimere gli altri, scaturente dal signore di questi tempi: il portafogli pregno di denari! 

Crisi energetica: lo dico in poche parole. Abbiamo passato decine di anni a seguire le gesta di un signorotto lombardo dedito all'evasione e alla soppressione della libertà mediatica, senza che nessuno, di destra, di centro, di sinistra, che poi si è rivelata anch'essa destra, si fosse degnato di guardare oltre la siepe per cercare nuove forme di energia, che in una penisola come la nostra con vento e mare a gò gò, ammesso che la lungimiranza della politica - ahahahah politica, la nostra politica! Mi scompiscio pensando alla nostra politica -  avesse traguardato obbiettivi di sinergia atti a ridurre la dipendenza dagli altri, come il 40% di gas comprato dall'ex Kgb insegna. E invece non abbiamo fatto un kazzo in materia, scusate il francesismo, anzi: abbiamo ostacolato le fonti pulite - sapete ad esempio che per installare una pala eolica occorre aspettare quasi nove anni per la burocrazia che ci ruota attorno?  - come se carbone, gas e petrolio arricchissero qualcuno... come se.. 

Aumentando il costo dei carburanti va in difficoltà il trasporto merci. Graziealkazzo! E' da vent'anni che prediligiamo - chissà perché - il trasporto delle merci su ruote! Il 95% delle merci viene trasportato su camion, non so se mi spiego! Hanno sviato le buone proposte, tra cui raddoppi di linea ferroviaria - faccio un esempio su tutti che ogni tanto vivo in prima persona: da La Spezia a Parma, cento km, in treno ci si mette due ore e venti, lo stesso tempo, più o meno, che si impiegava nel 1950 e forse anche prima. E questo per la mancanza del raddoppio della linea. Senza guardare poi al meridione dove ci sono ancora le littorine a gasolio, con ponti crollati, in Sicilia, e mai più ricostruiti. Ma se ascoltiamo il regime cleptotecnofinanziario che ci governa, risultiamo all'avanguardia, nel futuro, perché voliamo a trecento km/h con i FrecciaRossa e in tre ore e venti copriamo il tratto Roma Milano, il cui costo linea al chilometro risulta essere tre volte di quello francese e circa cinque di quello tedesco... chissà perché .... chissà perché...

Termino questi appunti immerso nel dolore: per i morti della guerra, per i già dimenticati defunti della pandemia, per l'insensatezza dei politici attuali, per la voglia diabolica che riscontro in ogni dove di farsi gli affaracci propri a scapito dell'altro. 

Ci meritiamo questo, e concludo, perché abbiamo delegato troppo e mai combattuto l'aria statica che da troppo tempo deteriora, l'Italia, l'Europa, gran parte del pianeta: aria prevaricatrice, mescolata ad un servilismo sfociante nella schiavitù, a danno di molti per il bene di pochi. Oligarchici, spocchiosi, dannosi alla salute del mondo.