venerdì 7 gennaio 2022

Peccato!

 


Quando ce vò...

 


Far Cat Day

 


Spett.le Ribaldo

 



Ribaldo,
nonostante che le terapie intensive si riempiano nuovamente, che i morti abbiano sfondato il muro dei duecento quotidiani, nonostante tutto questo tu, Ribaldo, hai frenato le misure già di per sé "pannicello caldo" che il tuo governo dei migliori, di 'sta ceppa, aveva tentato di introdurre per frenare la nuova ondata. E, come al solito, Ribaldo, il tuo ragliare è stato unicamente per far consensi, di allocchi, infischiandotene della pandemia, degli ospedali stracolmi, dei morti, come d'altronde hai sempre fatto, Ribaldo.
Il tuo Giorgetti che passa per uno statista solo per il fatto che lo confrontano con la Nullità di cui sei rigonfio, ha addirittura saltato il consiglio dei ministri, per problemi familiari (di 'sta ceppa2).
Ribaldo, hai il mio disprezzo più spontaneo e sentito. Sei la feccia di questa politica dei migliori (di 'sta ceppa3)
Ti auguro il dissolvimento politico assieme a quell'altro tuo sodale, che ancora in molti reputano intelligente e sveglio, l'amicone dell'assassino arabo, per intenderci.
E ora mi raccomando, spendi le tue inezie neuronali per cercare di portare al Quirinale il Pregiudicato Maximo, pagatore seriale di tangenti alla mafia! Senza alcuna stima ti saluto, Ribaldo!

Cialtronismo

 


Mi hai convinto!

 

Draghi non è Superman: qualcuno glielo spieghi
DI DANIELA RANIERI
Vi ricordate il Timoniere del Titanic Italia? Il fuoriclasse, grande comunicatore, comandante, ultima chance, campione certificato che sistemerà la Patria, in una parola the best? (definizioni realmente uscite sui giornali dal 3 febbraio 2021, giorno dell’incarico a Draghi da parte di Mattarella). Ecco, è istruttivo vedere oggi quegli stessi giornali impegnati nello sforzo di rendere conto del disastro in cui siamo precipitati fingendo che la responsabilità non sia di Draghi, ma della imprevedibile variante Omicron (per difendere lui e le sue misure risibili minimizzano la variante, declassata a “raffreddore”). Così possono continuare a muovere questo loro pupazzetto di Superman, alle prese coi partiti infidi che ne sabotano il genio e vogliono pure impedirgli di diventare presidente della Repubblica com’egli desidera. Il decreto appena varato per far fronte all’emergenza Covid (infatti entrerà in vigore dal 15 febbraio, con calma) ribadisce la linea del governo nella lotta al virus: puntare tutto su Green pass e vaccini, stabilendone l’obbligo sopra i 50 anni (ma non avevamo raggiunto l’immunità di gregge a ottobre?), anche se ormai è chiaro che da soli non impediscono il dilagare dei contagi e quindi il disastro sanitario ed economico. Tutte le altre misure di contrasto al virus – tracciamento, tamponi, quarantene, smart working, Dad – sono saltate, perché non sono state disposte per tempo, o perché insidiano il Pil, o perché il ministro Brunetta non le gradisce. Allora il governo dei Competenti manda in giro milioni di persone positive, testate con tamponi rapidi affidabili al 50% (le stesse probabilità di fare testa o croce lanciando una monetina), accorcia la quarantena ai contatti stretti per non “bloccare l’Italia” (col risultato certo di doverla bloccare quando quelle stesse persone, che nel frattempo ne avranno contagiato altre, finiranno a casa o in ospedale malate), affida tutto all’autosorverglianza di cittadini taglieggiati dai laboratori per un molecolare e annaspa coi vaccini di cui pure impone l’obbligo. 

Naturalmente le cose peggioreranno: gli ospedali hanno le terapie intensive piene, rimandano gli interventi, chiudono reparti (ai Migliori sfugge l’aritmetica di base: se una percentuale anche piccola dei contagiati da questo “raffreddore” va in terapia intensiva, al salire dei contagi saliranno anche gli intubati e i morti), ma ormai il governo deve tenere il punto per “non creare allarmismo” (morti di allarmismo: zero; morti di Covid: 5 milioni e mezzo). È uno choc per i giornali veder cadere il loro idolo di carta: non ammetteranno mai che il Salvatore della Patria, il genio del “rischio ragionato”, è un vanitoso che voleva solo un trampolino per il Quirinale; che l’allievo keynesiano di Federico Caffè adotta misure ultraliberiste fregandosene dei poveri; che l’allievo dei gesuiti, in teoria obbligato alla parresia, il dovere di dire la verità a ogni costo, appena può si dilegua e non si abbassa a parlare al popolo che sta mandando allo sbaraglio per salvare il Pil. Mentre Conte faceva conferenze stampa in orari che gli editorialisti ritenevano offensivi, Draghi si è scoperto un pessimo oratore (memorabile la frase: “Il Green pass dà la garanzia di essere tra persone non contagiose”) e ormai se ne guarda bene dal farne. A meno di non chiamare conferenza stampa quella patetica sceneggiata coi tre ministri mandati per strada a illustrare il decreto. Speranza: “Abbiamo varato misure all’unanimità per contrastare il virus”. Lo conosciamo come una persona seria, esaurita da due anni di strazio: perché non si dimette, dissociandosi da queste misure alla brasiliana?
Il ministro “Aprire le finestre” Bianchi: “Si torna a scuola in presenza. Per i bambini 5-11 anni quando c’è un caso si fa un test di verifica. Abbiamo dato a Figliuolo 92 milioni” (a proposito: che fine ha fatto il “piano anti-Dad di Figliuolo” col “team di soldati a domicilio”? Non ha funzionato?), come se il problema fosse solo il contagio in classe e non anche sui mezzi pubblici. Menzione a parte merita Brunetta: lo avete ascoltato? Vi sembra una persona in possesso delle qualità di equilibrio e serenità per partecipare alle decisioni di questo momento? Si sente già premier, rivendica il primato dell’Italia nell’obbligo come se stesse infliggendo una punizione: vi sembra interessato più alla salute dei lavoratori pubblici o al suo riscatto personale? (Abbiamo avuto una demo del governo Brunetta, se Draghi riesce a coronare il suo sogno quirinalesco).
Infine: come sarà fatto rispettare l’obbligo vaccinale? E ammesso che si riesca a vaccinare il 100% della popolazione senza disordini sociali, poi cosa si fa? Una chiave per capire come siamo finiti in questo disastro la fornisce inopinatamente proprio Brunetta: “Quella che stiamo vivendo è una sfida tra l’intelligenza di chi governa e l’intelligenza del virus”. Allora si spiega tutto.

Anto'

 

La casa brucia, in silenzio scappa Draghi
DI ANTONIO PADELLARO
Le immagini, abbastanza spettrali, dei ministri Speranza, Brunetta e Bianchi colti in diretta tv all’uscita di Palazzo Chigi – pallidi, stremati, impegnati a proclamare l’unanimità dell’esecutivo sull’obbligo vaccinale quando tutto il mondo sapeva dello strappo leghista – rendono inevitabile la battutaccia di un governo finito in mezzo a una strada. Una comunicazione improvvisata male e interpretata peggio, decisa quando “visto il clima elettrico si decide di far saltare la conferenza stampa” (Corriere della Sera). Un evidente infortunio mediatico nelle ore più ansiogene del picco Covid, destinato, secondo gli esperti, a trasformarsi entro la fine di gennaio in uno tsunami di contagi e terapie intensive. Ma, soprattutto, un clamoroso errore politico quando cioè il Paese aveva assoluta necessità di ascoltare la voce più autorevole e rassicurante sulle misure adottate, quanto mai emergenziali: quella del presidente del Consiglio. E, magari, in un luogo istituzionale acconcio e non con qualche battuta sbiascicata tra i passanti. Ci fu un tempo in cui la stampa del tutto va bene madama la marchesa si sdilinquiva davanti ai silenzi di Mario Draghi. Dal suono, signora mia, così armonioso e prestigioso perché bisogna essere davvero dei fuoriclasse per tacere così bene. Niente a che vedere, per carità, con l’esibizionismo compulsivo di quel Giuseppe Conte, con la sua mania di metterci la faccia nell’annunciare sciocchezzuole come il lockdown e, sempre, ma tu guarda, all’ora di cena. Ora che siamo davanti a provvedimenti così rigorosi e complessi, che pongono serissimi problemi di applicazione e perfino di legittimità costituzionale (“l’obbligo non si può imporre senza una revisione del consenso informato”, ha detto Andrea Crisanti a proposito dell’“improvvisazione” governativa) non sarebbe opportuno che i cittadini apprendessero direttamente dalla voce del premier il come e il perché delle misure adottate? E che cosa dobbiamo ancora aspettarci? Per essere pronti? Infatti, signor presidente del Consiglio, il suo “salvare vite” è un concetto troppo allarmante e vitale per affidarlo alle poche righe di un comunicato. Serpeggia uno stato di panico che va tenuto sotto controllo. Il Quirinale può attendere.