venerdì 26 novembre 2021

Messaggio

 


Ebbasta!


Io a Marco Liccione lo obbligherei a stare per tre notti a fianco di un poveretto col tubo in gola per ingurgitar ossigeno. Dopo il post che ha fatto con foto di famiglia ebrea con stella di David sul petto, paragonandolo all’attuale emergenza, sarebbe il minimo. Se non sapete chi è Liccione, bignamizzo: un coglione!

giovedì 25 novembre 2021

Wired!

 Astrologi, fattucchiere, maghi, visionari, predizioni, futurologi: niente di niente al confronto con ciò che scrisse nel 1997 una rivista statunitense, Wired e che oggi l'Internazionale riporta nel suo primo articolo. 

La rivista della Silicon Valley californiana usci con la copertina intitolata "Il lungo boom", dove prevedeva 25 anni di benessere per tutti. Tuttavia indicò dieci cose che avrebbero potuto rendere la vita molto più amara. Dieci punti. 

Pronti?

1- Le tensioni tra Cina e Stati Uniti si intensificheranno rasentando la guerra fredda, tendente alla calda. 

2- Le nuove tecnologie si riveleranno un fallimento, non aumentando produttività e miglioramento economico.

3- La Russia si trasformerà in un regime corrotto gestito da mafie o si ritirerà in un nazionalismo minacciante l'Europa. 

4- Il processo di integrazione europeo si bloccherà, con l'Europa orientale che non si amalgamerà con quella occidentale, rischiando di bloccare il processo d'unione. 

5- Una grande crisi ecologica causerà un cambiamento climatico globale, con carestie e aumento dei prezzi dei generi alimentari

6- Un forte aumento della criminalità e del terrorismo costringerà il mondo a chiudersi per timore di attentati, mettendo le persone nello stato d'animo di aprirsi, dialogando. 

7- L'aumento dell'inquinamento causerà una drammatica crescita dei tumori. 

8- I prezzi dell'energia andranno alle stelle. Le fonti alternative stenteranno a crescere.

9- Una moderna epidemia di influenza o un suo equivalente si diffonderanno a macchia d'olio uccidendo più di 200 milione di persone. 

10- Un contraccolpo sociale e culturale arresterà il progresso, ponendo gli esseri umani davanti a scelte critiche per andare avanti. E non è detto che ci riusciranno. 

Che dite? Pare incredibile. Quasi quasi telefono a Fox dicendogli di imparare da Wired! 

Altro punto di vista.

 

VITO MANCUSO Il teologo: "Il principio dell'autodeterminazione non è in contrasto con la dottrina cattolica "

"Su etica e diritti la Chiesa non brilla la vita è sacra, ma solo se è libera"

Domenico Agasso

Non esiste persona che non voglia vivere. L'istinto di sopravvivenza è la forza più radicata che esista. Se uno come "Mario" giunge a volere il suicidio assistito non è perché vuole morire, ma perché vuole vivere, vivere anche la sua morte. Questo è decisivo da capire. La morte è inevitabile, ma la si può affrontare da persona consapevole anche in condizioni fisicamente drammatiche». Lo esclama con forza Vito Mancuso, teologo e filosofo cattolico ritenuto da una gran parte della galassia ecclesiale un «eretico».

Come definisce la decisione del Comitato etico su "Mario", tetraplegico da 10 anni?

«Inevitabile. Doveva avvenire ed è avvenuta. Esiste una logica dentro cui l'umanità vive che si chiama evoluzione, processo, trasformazione. Quindi penso che oggi l'esercizio dell'etica nel nostro tempo non possa prescindere dall'autodeterminazione su se stessi, che tra l'altro, come ricordava Hans Kung, non è in contrasto con la dottrina cattolica».

«Inevitabile» significa che è arrivata in ritardo?

«Forse siamo puntuali. Nel senso che per arrivare a ottenere un ampio consenso della nostra società su questioni così delicate era necessario passare da dove siamo passati. Questo riconoscimento è ciò di cui la nostra comunità ha bisogno perché ci possa essere etica e libertà. Altrimenti ci sarebbe solo imposizione».

La Chiesa sostiene che la via per i casi come "Mario" siano le cure palliative: basterebbero?

«Per alcuni malati sì. Per altri no. E non può che essere la coscienza dell'individuo coinvolto in casi così delicati a dire se sono sufficienti. La Chiesa purtroppo su una serie di questioni di morale individuale e prima ancora di diritti umani non ha sempre brillato per essere all'avanguardia. Proprio la Chiesa che dovrebbe essere trainante e illuminante nella cura della vita cosciente e libera spesso gioca una partita di retroguardia».

Ma allora su questi temi quale dovrebbe essere il punto di riferimento per un cittadino cattolico?

«È la coscienza, che secondo il Concilio Vaticano II è il vero e proprio luogo in cui lo spirito di Dio parla all'uomo, una specie di santuario che ogni essere umano ha dentro di sé. Quando siamo in presenza di uno Stato come il nostro che garantisce l'esercizio della libertà di coscienza siamo fortunati. Quindi penso che i cattolici siano chiamati a essere fedeli alla retta coscienza. E che cosa sia giusto o sbagliato quando si tratta dell'esistenza fisica gravemente sofferente lo può giudicare solo chi è nella situazione concreta».

Per la Chiesa la vita è sacra e inviolabile. E la libertà individuale?

«Ma di che vita stiamo parlando? Di quella di un essere umano, che non è solo esistenza biologica, ma è anche spirituale. E allora che cos'è davvero sacro e inviolabile? La coscienza, che è l'espressione dell'anima spirituale, che si determina a volte anche contro la vita biologica, contro il proprio corpo. E questa è manifestazione di libertà, che deve essere altrettanto inviolabile».

Può esserci un compromesso in uno Stato laico?

«Custodire la libertà di coscienza. Sono d'accordo con la sacralità della vita, ma bisogna aggiungere della vita cosciente e libera. E il rispetto della sacralità della vita deve essere così alto da portare al rispetto della decisione di ogni singolo essere umano, soprattutto quando attiene alla sua esistenza segnata dal dolore atroce a causa di una malattia irreversibile». 

Punto di vista

 

La lunga morte

di Mattia Feltri 

Commentando la vicenda del tetraplegico marchigiano cui è stato concesso il suicidio assistito, Eugenia Roccella, donna per cui provo affetto e stima, ha individuato l'obiettivo culturale: distruggere l'idea di intangibilità della vita. Mi è subito venuta in mente una frase da me appena letta, e scritta da Seneca duemila anni fa in una lettera all'amico Lucilio: impara a morire anziché a uccidere. L'intangibilità della vita, credo, sta tutta in quella frase, perché intangibile è la vita che non ci appartiene, cioè la vita altrui. Ma qui la distanza fra chi crede e chi non crede si fa irrimediabile. Chi crede in Dio sa che nemmeno la vita propria gli appartiene, lo ha detto con schiettezza a questo giornale monsignor Suetta, non appartiene né alla società né al singolo, appartiene a Dio ed è Dio a sapere quando comincia e quando finisce (spero di non aver proposto una sintesi troppo dozzinale). Ma chi non crede in Dio crede nella somma libertà di disporre della propria vita. E ho sempre trovato disastrosamente paradossale che chiunque – abbia un rapporto con Dio o no – possa disporre della sua vita finché dispone del suo corpo, ma se non dispone del suo corpo, come il tetraplegico marchigiano, gli è impedito anche di disporre della sua vita. Poiché non c'è un Dio nel mio cuore, mi consolo con le parole di Seneca, per il quale abbiamo una ragione di non lamentarci della vita: non trattiene nessuno, e il saggio vive quanto deve non quanto può. Bisogna imparare a morire, diceva, perché in certi casi prolungare la vita significa prolungare la morte. Prolungare la morte a chi non può darsela, questo mi sembra disumano.

Una grande Amaca

 

Una preghiera per i crociati

di Michele Serra

Di fronte al leader dei No Vax veneti, religiosissimo, incazzatissimo, che si contagia durante un pellegrinaggio a Medjugorje e adesso è in terapia sub-intensiva, dunque in condizioni gravi, l’istinto, inevitabile, è allargare le braccia e passare, dopo il dovuto amen, ad altro argomento.

Poi però si pensa alla sofferenza, sua e di chi gli vuole bene, e al bisogno di rimanere umani che può salvarci non tanto dai No Vax, quanto da noi stessi. Si sosta dunque, metaforicamente, al capezzale di questo sventurato, di questo scervellato, e più di ogni altra cosa ci si domanda: ma avrà capito? Attribuirà a un disegno divino la sua malattia, oppure sarà capace di fare due più due e considerare la sua improvvida maniera di affrontare un virus che a tutti noi, poveri cristi, normali cristi, perplessi cristi, umili cristi, suscita paura, e bisogno di cura, e bisogno di vaccino, e a quelli come lui invece ha suscitato, fin qui, solo bizzarre dicerie, arroganti accuse, spocchiose illazioni?

Lui non lo sa, forse non lo saprà mai, ma anche dal suo ritorno alla ragione dipende la nostra residua speranza. Nessuno si salva da solo, e tantomeno ci piacerà salvarci vedendo rantolare e crepare i fichissimi e le fichissime ai quali il vaccino (popolarissimo, richiestissimo) invece fa schifo, perché è direttamente da Dio e da Maria Vergine, beati loro, che questi eletti attingono grazia e guarigione. È pazzesco, se ci pensate: uno come me, ateo e disarmato, oggi prega per la salute, fisica e psichica, di un crociato che è rimasto infilzato nella sua stessa spada.