giovedì 4 novembre 2021

Marco

 

L’ultimo incantesimo
di Marco Travaglio
L’“informazione” ormai fabbrica incantesimi: crea un mondo di fantasia a suon di magie, anzi bugie, ci convince che quella è l’unica realtà possibile e auspicabile; poi qualcosa rompe l’incantesimo e torniamo sulla terraferma, ma senza neppure il tempo di riprenderci, già rapiti come siamo da un nuovo sortilegio. Quello di B. durò 17 anni sia per i berlusconiani sia per gli oppositori, convinti che lui fosse il nonplusultra della modernità e dediti a berlusconizzarsi sotto mentite spoglie di blairismo, riformismo e garantismo. Poi bastò un pugno di mignotte (ben più gravi di tutto il resto) per rompere l’incantesimo. Ma eravamo già tutti avvolti dal sacro loden di Monti: altri due anni buttati. Poi tutti ai piedi di Re Giorgio, che non poteva lasciare il Colle a nessun altro in nome del Pil, dello spread, dell’Ue, degli Usa, del mondo, per salvarci dalla catastrofe. Di cui però non si vide traccia quando, dopo 21 mesi di bis, Napolitano se ne andò e arrivò Mattarella. Intanto erano già tutti persi dietro il Rottamatore che, come il Papi putativo, doveva inaugurare un nuovo ventennio (almeno): durò un biennio.
Allora tutti a vaticinare l’apocalisse prossima ventura per le orde populiste alle elezioni del 2018 e i governi Conte a trazione grillina: l’Italia fuori dall’euro, anzi dall’Ue, anzi dalla Nato, procedure d’infrazione, spread, Troika e ventennio salviniano. Invece nulla di tutto questo: ottime riforme tranne un paio, spread giù, due procedure Ue sventate, Italia decisiva per l’elezione di Ursula, Salvini scoppiato, buona gestione della pandemia, 209 miliardi di Recovery. Un anno fa, il nuovo incantesimo a suon di balle: Pnrr in ritardo e bocciato dall’Ue, vulnus democratico per Dpcm, stato di emergenza, delega ai servizi, banchi a rotelle, vaccini flop; e tutto il mondo in preghiera per il Nuovo Avvento da Città della Pieve. Ora siamo all’ultimo sortilegio. Dopo il flop del G20 e i complimenti di Draghi a Draghi per il “successo” di Draghi, molti iniziano a domandarsi: ma che ha fatto di memorabile in 9 mesi? Perciò tv e giornali ripetono ossessivamente che ci ha salvati da non si sa bene cosa, ma avremo ancora bisogno di essere salvati per una decina d’anni (almeno), infatti il Pil, lo spread, l’Ue, gli Usa, il mondo, senza scordare Giorgetti, Brunetta e Di Maio, lo vogliono a Palazzo Chigi e al Quirinale, magari contemporaneamente: se ci lascia, è finita. Come B., Monti, Renzi e Napolitano. Che però ci lasciarono tutti e la vita continuò nell’indifferenza generale. Come nel resto del mondo, dove i governi li decidono gli elettori senza chiedere il permesso al Pil, allo spread, all’Ue, agli Usa, al mondo. Forse perché, essendo maggiorenni, hanno smesso da un pezzo di credere alle fiabe.

Motivi e orticelli

 


Perché dovremmo credere alle favole? Il Milan è fuori dalla Champions per una serie di motivi, primo fra tutti quello di essere forte solo nel suo orticello, che è il campionato italiano. Basta infatti incontrare un Porto qualsiasi per constatarne la differenza. Quest'anno l'obiettivo è uno ed uno solo, il resto non conta e non può contare se non per motivi di cassa. Partito ai sorteggi in quarta fascia - cara Uefa una squadra che ne ha vinte sette, diconsi sette, non dovrebbe mai partire dalla quarta fascia - ha subito degli svarioni arbitrali degni di un film horror - ancora ricordo la professione della madre del turco al proposito - e si è raffrontata col calcio estero che al momento è troppo più forte di quello italico. Ieri sera dopo cinque minuti ad esempio, si dovevano fare degli immediati cambi tattici, perché i portoghesi pressavano, rompendo le gonadi, in modalità parossistica. E allora Giraud, che deve ancora comprendere i movimenti per evitare il fuorigioco - Pippo dove sei? - c'entrava come i cavoli a merenda; meglio infatti un falso nueve per evitare il soffocamento tattico degli avversari. E poi Calabria - deve aver lasciato i neuroni negli spogliatoi - l'assenza di Simon vero condottiero preservato per la sfida di domenica con l'altra squadra di Milano. Non avrei neppure fatto entrare in campo Sua Soavità, preservandolo al meglio per il derby.
Usciamo a testa alta per svarioni arbitrali, dovremmo pure evitare di andare in Europa Legue, per sgombrare la testa da altri problemi, concentrandoci solo su l'Obiettivo, il nostro orticello, sperando poi di crescere in tattica e tecnica. Perché fuori dall'orticello, sviluppano Calcio.

mercoledì 3 novembre 2021

Calcoli glaciali




Travaglio


L’erba convoglio

di Marco Travaglio

Proseguono titanici gli sforzi della classe politica per riavvicinarsi al “paese reale” e recuperare il 60 per cento di astenuti, soprattutto giovani. Grande entusiasmo sta riscuotendo la candidatura al Quirinale di un vecchio pregiudicato puttaniere e finanziatore della mafia che, non avendo udienze alle viste, si dice in gran forma anche se è totalmente sordo e dice che è colpa degli aerei anche prima di prenderli. Delirio nelle periferie, con assembramenti, rave party e transenne, per gli ultimi sviluppi del dibattito interno al Pd, magistralmente sintetizzati dal titolo di Repubblica “Lo strappo con Iv agita il Pd. Base riformista: ‘Avanti col campo largo’. La frenata del Nazareno: ‘Sì al Nuovo Ulivo anche senza Renzi’”, che suscita vivaci dibattiti anche nei reparti psichiatrici. Lunedì il pubblico femminile ha adorato l’Innominabile che spiegava a Report i suoi tour birichini nel Nuovo Rinascimento saudita: “Lì adesso le donne possono guidare”, sempreché abbiano ancora le mani e non siano state arrestate, torturate con scosse elettriche, frustate e violentate.

Molto apprezzati, specie nei reparti geriatrici, gli spingitori di candidati al Quirinale in via provvisoria, a tempo, per tenere in caldo la poltrona all’unico italiano su 60 milioni degno di sedervi: Draghi, e chi sennò? Chi preme su Mattarella e chi – come il Foglio – lancia “la soluzione ponte” di Giuliano Amato (candidato fisso al Colle fin dagli anni 80 del secolo scorso), che “spunta, ma per 2 anni”. Non sia mai che gli passi qualche grillo per la testa, tipo restare 7 anni come prescrive la Costituzione. La Presidenza della Repubblica, da massima istituzione dello Stato, viene degradata ad albergo a ore e il capo dello Stato a surrogato dello scaldino o della borsa dell’acqua calda per le terga di chi sappiamo. Prospettive radiose che già inducono la gran parte dei 30 milioni di astensionisti a pentirsi e a scaldare i motori per le prossime elezioni. Ma la spinta decisiva alla riconciliazione fra Palazzo e Popolo verrà dal nuovo libro di Vespa, di cui giornali e agenzie hanno iniziato a distillare le quotidiane anticipazioni. Tipo Giorgetti che riforma la Costituzione senza cambiarla con un simpatico golpetto: SuperMario subito al Quirinale e un suo prestanome a Palazzo Chigi, così “Draghi potrebbe guidare il convoglio anche da fuori” (il convoglio sarebbe l’Italia) e “badare all’economia”. E con quali poteri? “Sarebbe un semipresidenzialismo de facto: il presidente della Repubblica allarga le sue funzioni approfittando di una politica debole”. Una delizia. Ah, il libro s’intitola Perché Mussolini rovinò l’Italia (e perché Draghi la sta risanando): la proposta Giorgetti rientra nella prima parte, fuori parentesi.

martedì 2 novembre 2021

Eccoli



Sorridenti sulle loro macerie. 
Quello a sinistra è platealmente un pericoloso psicolabile. A destra invece il nulla.

Dai via per favore!

 



Se sull'uscio di un’ipotetica stanza, dopo che dei giovani all'interno avessero gozzovigliato, fumando, mangiando e sporcando, coloro che ne volessero a loro volta usufruirne per un’altra festa, si sentissero dire da quelli uscenti “ragazzi cercate di giocare solo a scacchi perché sporcare non è bello”, costoro risponderebbero nella stessa modalità con cui ieri l’India e altri paesi emergenti hanno ribattuto alla proposta di emissioni zero entro il 2050: 

“Stikazzi!”

Dopo che dal 1751, come il grafico testimonia, gli Stati Uniti e l’Europa hanno inquinato per quasi la metà questo pianeta, oggi, improvvisamente, trasformatisi in araldi dell’ambientalismo, fiutandone il business, pretenderebbero che paesi da poco assaporanti la crescita industriale, cessassero di sparare CO2 per il bene di tutti.
Non è questa la strada da percorrere, come gli eventi del Cop26 dimostrano. Occorrerebbe prima di tutto un mea culpa con spargimento di cenere sul capo da parte di chi è maggiormente responsabile del degrado atmosferico terrestre. La Cina è un discorso a parte, non si può purtroppo dir nulla ad un paese che ha 1,5 miliardi di abitanti, dispotico ed ultra militarizzato. Occorre solo sperare che comprendano la situazione ed agiscano di conseguenza.
Probabilmente una sincera e sacrosanta ammissione di colpa da parte degli occidentali renderebbe il clima dell’evento attualmente in corso, più sereno.
Paesi emergenti, l’India è uno di quelli che sta macinando Pil inquinando sempre più l’aria, credo sarebbero disposti a collaborare solo nel caso che i responsabili di 266 anni di inquinamento, si accollassero i costi della trasformazione energetica. Un costo proibitivo sicuramente, ma l’unica via per evitare il tracollo ambientale ormai certo.
“Ragazzi scusate ma siccome siamo noi che abbiamo nei secoli precedenti agevolato la crescita della temperatura media mondiale, provvederemo a coprire i costi necessari per abbandonare il carbone, sperando che voi partecipiate alla grandiosa metamorfosi.”
E probabilmente ciò agevolerebbe la ricerca di un'azione comune, per il bene di tutti.

L'Amaca

 

I compari della distruzione
di Michele Serra
Sembra di capire che la speranza, anche tra i cosiddetti potenti della Terra (normali governanti di normali popoli) sia che il circolo vizioso dello sviluppo si trasformi in circolo virtuoso.
Di speranze si vive, e dunque evviva. Ma modi e tempi di questa riconversione, che avrebbe del miracoloso, sono tutt’altro che chiari, e dunque sono oggetto di disputa e di divisione. Quanto alla portata del processo (in due righe: si tratterebbe di trasformare otto miliardi di umani, presto dieci miliardi, da fattore di distruzione in fattore di risanamento), è così ambizioso e mirabolante che al confronto le utopie fin qui praticate, dal Regno dei Cieli al Sol dell’Avvenire, sono robetta.
Che deve fare, dunque, un pessimista però pieno di buona volontà e magari con figli e nipoti che i conti con il disastro dovranno farli, poveretti, quando noi saremo già al sicuro, cenere al vento? Deve, per prima cosa, cercare di aiutare quei politici che, in tutto il mondo, credono davvero in uno sviluppo differente, qualunque cosa voglia dire questa fumosa espressione; e combattere quei politici (vedi il veneto onorario Bolsonaro, ma che vergogna, che squallore) che invece non ci credono, e sono compari della distruzione, o per stupidità o per interesse economico.
Devono dunque sapere che non una concordia di facciata, ma un consapevole conflitto sarà il metodo necessario, per non dire obbligatorio, per tenere vivo almeno un briciolo di speranza. E devono insegnarlo a figli e nipoti. Conoscere, distinguere, prendere parte, se necessario battersi. Forse così si salverà homo sapiens .
Quanto alla Terra, si salverà comunque.