mercoledì 9 giugno 2021

Per fortuna!




Citazione


La posizione di Confindustria non cambia. Il presidente Carlo Bonomi ha detto: “Non ci sono motivi per proseguire il blocco dei licenziamenti. Le imprese hanno bisogno di assumere, non di licenziare”. Traduzione: “Vogliamo licenziare chi cazzo vogliamo quando cazzo ci pare, ma pensiamo che siate così tonti da potervi confondere usando un sillogismo del cazzo”.
(Daniele Luttazzi)

Ingratitudine

 


Bentornato Presidente!

 Ieri sera ho rivisto il Presidente Conte, finalmente, intervistato da Floris con il vampiro Sallusti neo direttore di Libero -sai che culo! - impegnato ad innervosirlo, probabilmente per invidia perché un uomo libero rende un garzone molto suscettibile. Ho gustato della fermezza, della cultura democratica, del senso di appartenenza dell'ex Premier, in forma smagliante con la sua progettualità atta a riportare nella devastata politica nostrana, quell'effervescenza basilare per tener lontani cazzari e fascisti dal potere. 

Strideva molto quella minuziosità con cui gli astanti tentavano di ridimensionarlo, col pusillanime di Libero intento a parlar di giustizia, con che coraggio dopo aver retto la sottana per decenni ad un pluri inquisito in odor di mafia! Le domandine attorno ai rimborsi, alle due legislature quale termine della vita politica del pentastellato tipico, l'insistenza su come l'egregio tenterà di porre fine ai dissapori interni, alle lotte a parer loro fratricide e così andare, come se attorno al movimento da rifondare, coesistessero formazioni politiche serie, determinate, non dedite agli affaracci e, sopratutto, infarcite di dignità.

Ma il Premier migliore degli ultimi secoli ha tenuto botta, illustrando semplicemente la possibilità che possa esistere anche nella nostra nazione un modo nuovo di far politica, sempre promesso da tutti nelle tremebonde campagne elettorali e mai messo in pratica: al servizio dei cittadini, per la ricerca di un benessere sociale generale azzerante le malefiche e mefitiche disparità socioeconomiche. 

Bentornato Presidente!        

L'Amaca

 

Anime nella corrente
di Michele Serra
Se uno non sa bene che fare nella vita, può sempre fondare una corrente del Pd.
È a costo zero, non si rischia niente, ci sono riusciti anche perfetti sconosciuti.
Pare che ce ne siano undici, ma dev’essere una battuta di spirito. Undici correnti, infatti, non si contano neppure mettendo insieme Prima, Seconda, Terza e Quarta Internazionale: dal socialismo delle origini a Bakunin, Lenin, Stalin, Trotzkij. Ma forse neppure annettendo Spartaco e i Gracchi alla grandiosa storia del socialismo, si riesce ad arrivare a undici.
Questo può voler dire due cose. La prima: che il Pd è un così grandioso, plastico affresco di tutte le istanze di libertà e uguaglianza fin qui raccolte dall’umanità nel suo cammino, che può ben permettersi undici correnti, e volendo anche dodici o tredici, toh . La seconda: che nel Pd esiste una forma di pazzia ancora non classificata, una specie di smania dissolutrice, di demenza spappolante, nei confronti della quale evidentemente non esiste cura. Pare si stia sperimentando un vaccino, su sollecitazione di Letta (che dicono stia cercando nuovamente casa a Parigi). Ma i tempi sono inevitabilmente lunghi, perché prima ci sono da risolvere, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, centoquattro patologie più importanti. Il correntismo del Pd viene solo al centocinquesimo posto, e per quanto desti apprensione nei parenti e negli amici, non si può dire che levi il sonno ai circa otto miliardi di esseri umani non iscritti al Pd. Perfino io, che da quelle parti ho sempre dato il mio voto, sono più in ansia per la campagna acquisti e vendite dell’Inter che per le sorti della corrente di Goffredo Bettini.

martedì 8 giugno 2021

E parla!

 


Verità travagliate

 

Il grillino buono
di Marco Travaglio
La scena di Marcello De Vito, grillino della prima ora, presidente del Consiglio comunale di Roma prima, durante e dopo l’arresto per corruzione, che passa a Forza Italia in una solenne cerimonia officiata da Tajani e Gasparri e confessa di sentirsi finalmente a casa perché “Berlusconi è decisamente meglio di Grillo”, conferma due cose. 1) I 5Stelle sbagliano classe dirigente almeno una volta su due. 2) I forzisti non la sbagliano mai. Se non sei imputato o almeno indagato per tangenti, non ti calcolano proprio. Se poi addirittura ti arrestano e ti processano, fai proprio al caso loro. Noi abbiamo sempre nutrito seri dubbi sull’arresto di De Vito su richiesta della Procura di Roma, che sui 5Stelle capitolini non ne ha mai azzeccata una. Gli incarichi professionali affidati a De Vito dal costruttore Parnasi che trattava col Campidoglio per lo stadio della Roma, configurano un plateale conflitto d’interessi che avrebbe dovuto provocarne l’espulsione dal M5S per opportunità politica, non penale. Ma che siano tangenti, in mancanza di contropartite, è piuttosto opinabile, infatti la Cassazione bocciò i suoi tre mesi e più di custodia cautelare. De Vito notoriamente è un avversario interno della Raggi e non ha alcuna influenza sulla giunta, che anzi fa regolarmente l’opposto di quel che dice lui.
Ma queste sottigliezze ai forzisti interessano poco: sono uomini di principio. Un principio semplice ed elementare: ogni grillino è, per definizione, un incompetente populista giustizialista manettaro pauperista e pure comunista, insomma feccia umana (“li manderei tutti a pulire i cessi di Mediaset”, disse B. a corto di stallieri); ma, se lo arrestano e/o lo processano, diventa un tipo interessante. Infatti i talent scout berlusconiani avevano adocchiato Marcello fin dal giorno delle manette. Vuoi vedere – si dicevano – che non è onesto come gli altri grillini? Vedi che, scava scava, può esserci del buono anche in quel covo di pericolosi incensurati? Figurarsi la delusione quando la Cassazione definì il suo arresto “immotivato” e frutto di “congetture”: fu un duro colpo, che frenò per un bel po’ le loro avance. Con tutti i problemi che ha FI, manca solo quello di mettersi in casa un innocente. Creando, fra l’altro, un pericoloso precedente. Poi arrivò la richiesta di rinvio a giudizio e i contatti ripresero festosi, sino al lieto fine di ieri: se qualcuno protesta, si risponde che il nuovo acquisto è imputato, quindi ha tutte le carte in regola. Almeno come soldato semplice. Se poi arriva la condanna (che sarebbe proprio l’ideale), ma anche la prescrizione (che fa comunque punteggio), scatta la promozione. Se invece lo assolvono, il codice etico forzista non perdona: espulsione immediata.