giovedì 3 giugno 2021

Dovrebbe essere una festa...

 Le spettacolari immagini delle Frecce Tricolori sopra l'Altare della Patria dovrebbero indurci a festeggiare questa tanto amata quanto bistrattata Repubblica. 

Per una volta almeno cerchiamo di essere seri: l'evasione fiscale ha raggiunto vette, pardon: abissi inimmaginabili; i privilegi aumentano, "lorsignori" sono riusciti ad affossare i tentativi di riportare la forbice delle diseguaglianze entro canoni accettabili, vedasi l'indecoroso acquietamento degli appartenenti al M5S; le regioni hanno riportato in auge i vitalizi: la Campania ha deciso di ripristinarli ai vedovi e alle vedove degli ex parlamentari regionali, i tagli agli assegni fatti precedentemente stanno per essere annullati in varie regioni come Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige. 

I segnali provenienti dalla cosiddetta ripartenza non fanno dormire sogni tranquilli: aumento delle percentuali di subappalto, gestione dei fondi europei guidati dalla mano longa longa di Confindustria, investimenti a pioggia con pochi controlli, Alta Velocità ovunque mentre ci sono ancora innumerevoli tratte non elettrificate, pensierino al Ponte sullo Stretto mentre per andare da Ragusa a Palermo ci si impiega quattro ore e in altri tratti ferroviari i treni non circolano più. Salari al minimo, a proposito: non sarà che non si trovano camerieri per il fatto che vengano sottopagati, a volte pure in nero, per un orario di lavoro sfondante le 10 ore pro die con festività obbligatorie? Mentre contiamo mediamente un morto al giorno sul lavoro, sembra che si tenda a ridurne il costo con la conseguente riduzione della sicurezza, già di per sé molto precaria.

Concludendo: a parte le Frecce Tricolori, ma cosa dovremmo festeggiare nella nostra Repubblica?    

Trava..lio..

 

Erori di stumpa
di Marco Travaglio
Scandalo nazionale, onta indelebile, sdegno unanime. Cosa è accaduto? Il governo dei migliori che fa il condonetto fiscale? No, quello non fa notizia. Il ministro della Transizione Ecologica apre al nucleare e agli inceneritori? No, anzi, ci facciamo l’aerosol. L’ex Ilva continua ad avvelenare e ad ammazzare malgrado i sequestri e le sentenze giudiziarie neutralizzate da quattro governi dal 2011 al 2016? No, quelle son quisquilie. Il generalissimo Figliuolo banchetta in un locale chiuso e parlotta senza mascherina in barba alle leggi del suo governo? No, lui è lui e noi non siamo un cazzo. I politici vogliono tappar la bocca ai pochi mafiosi che ancora parlano? No, questo è garantismo. Abbiamo più morti per Covid oggi coi vaccini che un anno fa senza e tutti gridano al miracolo? Che sarà mai: effetti collaterali. No, lo scandalo mondiale è che un pirla del Comune di Roma addetto alle targhe stradali ha scritto su quella di Ciampi “Azelio” anziché “Azeglio”. Apriti cielo. Sapidi calembour sulle prime pagine di Corriere (“Azelio e la povera Itaglia”), Repubblica (“La farsa del Raggio magico”), Stampa (“Se a Roma Ciampi diventa ‘Azelio’”), Giornale (“Se ‘Virgigna’ scivola su ‘Azelio’”), Libero (“La Raggi non sa scrivere, Mattarella furioso”), Foglio (“Onore all’Azelio” e intervista al figlio di Ciampi: “A mio padre non sarebbe accaduto”). Il Tempo ci apre financo il giornale: “Poveraccio paga la gaffe Raggi”. Quindi è ufficiale: è la sindaca che, con 22 mila dipendenti, scalpella personalmente le targhe stradali a una a una. Del resto, se sono colpa sua pure i cinghiali a Formello, Vernazzola, Cremona, Firenze, Palermo ecc. e nessuno tira in ballo i sindaci locali, ma solo lei, ignorando che la competenza sugli animali selvatici è regionale (come quella sui siti di smaltimento rifiuti), deve rassegnarsi: qualunque evento anche fortuito o atmosferico sull’orbe terracqueo, se negativo è colpa sua e se positivo è merito di Draghi.
Per lei è un bel progresso: sembra ieri che era una tangentista matricolata, una “patata bollente” e una Messalina impenitente, con un piede in galera e l’altro nella fossa. Insomma, il livello della polemica si è di molto elevato. Resta da capire dove abbia letto che Ciampi si chiamava Azelio. Un’idea ce la fornisce un lettore, inviandoci il link del sito della Presidenza della Repubblica, in cui si legge che il 23 gennaio 1989 il presidente Cossiga “riceve in udienza il Dott. Carlo Azelio Ciampi, Governatore della Banca d’Italia”. Calcolando che da allora si sono succeduti quattro presidenti senza che nessuno correggesse il refuso, può avere inizio la caccia ai putribondi mandanti della scalpellatrice Virgigna: Scarfaro, Ciumpi, Napolitagno e Matarela. Forza ragazzi, giù botte.

mercoledì 2 giugno 2021

Un enorme imbarazzo

 


Come sia stato possibile che la famiglia Riccastron, o Benetton che dir si voglia, dopo essere stata palesemente colta con le mani nella marmellata, e che marmellata, dopo aver tentato pateticamente di addossare le colpe all'ex ad Castellucci "ucci -ucci" il quale, pur essendo un acclarato bifolco ha pur sempre agito per esaudire i desideri dei propri "badroni" assetati perennemente di lucro (è agli atti l'intercettazione dell'ex ad di Edizioni, che controllava Atlantia: “Le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo meno facevamo … cosi distribuiamo più utili … e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti“); non è dunque mistero, anche se gli arzigogoli inseriti ad hoc nei contratti han tentato di obnubilare il tutto, visto che l'accordo affonda gli artigli grazie a quel miasma insalubre di sistema che stoicamente continuiamo a definire politica.
Già il governo Prodi aveva allungato il brodo delle Concessioni autostradali, un esempio eclatante di come dei balordi auto elettisi in nome e per conto del popolo italiano, agiscano infischiandosene della cura e gestione del bene pubblico, come appunto la rete autostradale.
Grazie alla Concessione i Riccastron hanno goduto di uno stratosferico bancomat: Atlantia, e di conseguenza i Riccastron, tra il 2009 e il 2018 si sono cuccati qualcosa come 6 miliardi di dividendi.
Una grossa mano gliela diede il governo guidato nel 2008 dal Pregiudicato attualmente scansante i processi con certificati medici a gò gò. Grazie a questo articolo inserito notte tempo come la Befana in una obbrobriosa legge contenitore:
All'articolo aggiuntivo 8. 012. (nuova formulazione) del Governo, sostituire il comma 2 con il seguente:
2. In attuazione del comma 1, per la convenzione autostradale tra Anas s.p.a. ed Autostrade per l'Italia s.p.a. stipulata il 12 ottobre 2007 si applicano le disposizioni di cui al comma 82 e seguenti dell'articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni.
Arzigogolato ad hoc per non essere compresa da noi allocchi, questa norma “prevedeva l'approvazione per legge di tutte le nuove convenzioni con i concessionari autostradali già sottoscritte da Anas (proprietaria) con le società concessionarie (come Autostrade per l'Italia), ma che ancora non avevano ricevuto il parere favorevole di Nars, Cipe e 8 commissioni parlamentari”. Compresa quella con Autostrade per l'Italia.
Chi la votò? Il centrodestra compreso i 50 voti della Lega e, conseguentemente, anche tale Matteo Salvini, che forse i più non riconosceranno col suo vero nome, essendo da molti lustri riconosciuto come il Cazzaro Verde.
Grazie al Governo Gentiloni - ronf ronf - "il 24 gennaio 2018, al concessionario della gestione autostradale è stata pure evitata la responsabilità per inadempimento dei propri doveri e si è stabilito che, in caso di revoca, lo stesso avesse diritto ad una indennità, la quale, secondo gli attuali prezzi di mercato sarebbe stata di 23 miliardi, come precisato, a suo tempo, dall’Avvocatura dello Stato, e che comunque, dopo lunghe trattative, è stata ridotta a 9,5 miliardi, con i quali la famiglia Benetton pagherà i suoi debiti e resterà con in mano 4 miliardi per investirli secondo le scelte che a lei sembreranno più fruttuose, tenuto anche conto che intanto le quotazioni delle sue azioni hanno avuto sui mercati un bel balzo in avanti" (Paolo Maddalena - Il Fatto Quotidiano - 01.06.21)
Quando il ponte Morandi crollò causando la morte di 43 persone, la pubblica opinione insorse, giustamente, invocando galera, richiesta di danni e chiusura immediata della concessione autostradale ai Riccastron. Ma non si potè procedere, perché "qualcuno" a suo tempo blindò il contratto capestro; qualcuno, lo ripeto, che avrebbe dovuto agire per conto del popolo italiano e non per preservare gli inauditi interessi della "famigliola veneta."
Ed ora il gran finale: ora che il consorzio formato da Cassa depositi e prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie ha acquistato Autostrade, ai Riccastron andranno quasi 2,5 miliardi di euro, che le serviranno per appianare debiti e per ripartire con nuovi investimenti.
In uno stato serio tutto questo non sarebbe mai accaduto. Ma siamo tutto, ma proprio tutto, meno che un paese serio.
Concludo quest'ennesima prova di squallida inettitudine, ricordando ed omaggiando le quarantatré persone che hanno perso la loro vita a causa del lucro, dell'impunità e dei miasmi provenienti dal nostro sistema politico:
Cristian Cecala, la moglie Dawna e la figlia Kristal, di 9 anni, di Oleggio (Novara).
Mirko Vicini, 30 anni, di Genova, operaio Amiu.
Marian Rosca, camionista romeno di 36 anni
Anatoli Malai, di 44 anni
Andrea Vittone, nato a Venaria Reale, 50 anni, la moglie Claudia Possetti, nata a Pinerolo, 48 anni, i figli della donna Manuele e Camilla di 16 e 12 anni.
Un'altra famiglia sterminata da ponte Morandi è quella dei Robbiano che vivevano a Campomorone (Genova): il padre Roberto, 44 anni, nato a Genova, la madre Ersilia Piccinino, 41 anni, nata a Fersale (Catanzaro), il figlio Samuele, 8 anni.
Andrea Cerulli, 48 anni, di Genova;
Elisa Bozzo, 34 anni, nata a Genova e residente a Busalla (Genova);
Francesco Bello, 42 anni, di Serrà Riccò (Genova);
Alberto Fanfani, 32 anni, nato a Firenze, fidanzato con Marta Danisi, 29 anni, nata a Sant'Agata di Militello (Messina);
Stella Boccia, 24 anni, nata a Napoli e residente a Civitella Val di Chiana e il fidanzato Carlos Jesus Erazo Truji, 27 anni peruviano.
I quattro amici di Torre del Greco (Napoli): Giovanni Battiloro 29 anni, Antonio Stanzione, 29 anni, Gerardo Esposito, 27 anni e Matteo Bertonati, 27 anni.
Giorgio Donaggio, 57 anni, nato a Genova e residente a Toirano (Savona),
Alessandro Campora, 55 anni, nato a Genova,
Giovanna Bottaro, 43 anni, di Novi Ligure (Alessandria),
Vincenzo Licata, 58 anni, nato a Grotte (Agrigento),
Luigi Matti Altadonna, 35 anni, nata a Genova,
Angela Zerilli, 58 anni, nata a Corsico (Milano),
Gennaro Sarnataro, 43 anni, nato a Volla (Napoli),
Alessandro Robotti, 50 anni, nato a Alessandria,
Bruno Casagrande, 57 anni, nato a Antonimina (Reggio Calabria)
Axelle Place 20 anni, Nathan Gusman 20 anni,
Melissa Artus 22 anni, William Pouza 22 anni.
Juan Ruben Figueroa Carrasco 59 anni residente a Genova,
Leyla Nora Rivera Castillo 48 anni,
Juan Carlos Pastenes 64 anni
Admir Bokrina 32 anni,
Marius Djerri 22 anni.
Henry Diaz Henao, 38 anni.