sabato 29 maggio 2021

Amaca


Rivalutare il conformismo

di Michele Serra
Un paio di incontri ravvicinati con persone convinte che il Covid sia una truffa del potere e sorridevano della mia mascherina e della mia recente e sospirata prima vaccinazione - mi hanno fatto capire una cosa che non avevo capito prima. La molla che li agita non è affatto la grullaggine. È il suo contrario. È il culto della (loro) intelligenza, che li solleva di qualche palmo dalla (nostra) mediocrità. Ci considerano pecoroni, creduli sudditi della dittatura sanitaria, schiavi congeniti di qualunque gerarchia.
Loro invece non la bevono. Sanno leggere tra le righe, a differenza di noi minchioni che leggiamo solo le righe. Hanno fonti di informazione “indipendenti” che noi nemmeno ci sogniamo. Sono il pensiero acuto che si distacca dal pensiero ottuso.
Camminano parecchi metri sopra la linea del nostro encefalogramma piatto. In breve: ci disprezzano, nella migliore delle ipotesi ci compatiscono.
Non si ha idea di quanti siano. Certamente una minoranza, ma una minoranza corposa: qualche milione di persone. In una certa misura è necessario ringraziarli. Ci ricordano che l’anticonformismo (in sé, un valore) può diventare una condanna. Quando è ben speso libera la mente, quando è speso male la imprigiona, e riduce a macchiette presuntuose e spesso ridicole (c’è qualcosa di più ridicolo che negare l’esistenza del Covid?). C’è soprattutto una spaventosa mancanza di umiltà, nei negazionisti. Per il terrore di essere “come gli altri” accetterebbero qualunque panzana, purché “controcorrente”, purché li faccia sentire scaltri in mezzo a un mare di sciocchi. Parlare con loro fa rivalutare il conformismo.

venerdì 28 maggio 2021

Ignobile




Molto Coraggio!



In effetti ne servirà molto di Coraggio per votarvi! Dopo “Forza” e “Viva” la povera Italia deve trovare “Coraggio” per sopportare tali personaggetti! (cit.)

giovedì 27 maggio 2021

Ciao Carla!

 


Probabilmente per salutare una dea di sì tanta grazia, occorrono le stesse parole pronunciate al tempo da un critico per il commiato ad un altro top del ballo, di un altro genere ma pur sempre immortale, Fred Astaire: "Era nata dall'amore tra una rondine e il vento"

Buon viaggio, al solito leggiadro, Carla!  

Spunto per...


Prendo spunto dall'assoluzione definitiva della sindaca di Roma per ruminare attorno al vomitevole cicaleccio, ora silenzio, che ha caratterizzato questi ultimi mesi avvolti dalla tragedia pandemica: chi ricorda il periodo attorno alla fine dell'anno scorso, quando ancora in tolda vi era la Persona per Bene, al secolo Giuseppe Conte? Gli inauditi attacchi alla sua presunta dittatura - come non far riemergere la merdosa cagnara dei giornaloni attorno ai famigerati, per loro, DPCM? Quelle nenie mefitiche che scatenarono le accuse di protagonismo, assolutismo, azzeramento delle funzioni del Parlamento, con lui, come non ricordarlo, il Carlo Bonomi di Confindustria che trafiggeva continuamente ogni, a suo dire, malefatta del precedente governo, che non si voleva inchinare ai dettami dell'organizzazione industriale? 

Senza contare la campagna mediatica folle contro Virginia Raggi: incompetente, inaffidabile, si deve dimettere perché verrà condannata... etc etc 

A dirigere gli assalti c'erano i soliti noti: il Cazzaro, Bonomi e, soprattutto, il Bomba. 

Solo gli imbecilli non capivano che tutto, ma proprio tutto, ruotava attorno alla Tortona Europea di 200 miliardi. Sarebbero infatti finiti in mani sbagliate, per loro, con rischi per la tenuta del modus fagogitante da sempre marchio del Casato Onnivoro presente sul nostro suolo da tempo immemore. 

Ma tutto si è ovattato con l'arrivo del Dragone! Il Parlamento è ridotto ad una Villa Serena qualsiasi; le decisioni vengono prese dal Premier e pochi intimi, il consiglio dei ministri, minuscolo perché anch'esso ha ridotto di molto il proprio potere, ha un ruolo di passacarte. Tutto viene deciso con l'imprimatur del mefitico Bonomi e della sua congrega. 

Ed attorno regna il silenzio: scomparsi gli attacchi ai 5 Stelle, anch'essi ridotti ormai a turisti della domenica, tonni inscatolati nelle scatole che avrebbero voluto aprire. Il PD prova a dire qualcosa di sinistra, venendo deriso dal coro generale, capitanato dal Capitano Cazzaro di 'sta ceppa, e di tutti coloro che sognano un ritorno fulmineo al prepandemico, l'oramai noto sistema tecno-rapto-pluto-finanziario. 

I segnali ci sono tutti: via libera ai licenziamenti, ulteriori smussamenti al diritto al lavoro in sicurezza, il probabile sdoganamento dei subappalti che impoverirà il lavoro di quelle norme di sicurezza basilari per depontenziare le stragi di uomini e donne sottopagate e, in molti casi, stipendiate in "nero". Senza contare che la manovra occulta di impiegare poche persone nei controlli, siano essi di natura tecnica o fiscale, continuerà ad essere mantenuta, visto gli "ottimi" risultati raggiunti in tutti questi anni, vedasi i 120 miliardi annualmente evasi e gli assassinii di poveretti costretti a lavorare senza protezioni.   

Tutto tornerà come prima, forse peggio. La domanda che sgorga dal cuore è la seguente: cosa minchia ci stanno a fare nella coalizione PD e M5S? Perché non se ne vanno sbattendo la porta? 

E per ultimo: nessuno ricorda come era prima Roma, impregnata di mafia e di parentadi assunti per non fare una mazza. Nessuno ricorda il modus operandi di affidare lavori con contratti scritti sulla carta della focaccia che ha creato deficit spaventosi nella Capitale? Tutti impegnati a lanciare strali alla Raggi, che in questi cinque anni ha cercato, in parte riuscendovi, di riportare la legalità nel comune di Roma. 

Ora che è stata assolta, costituisce un pericolo serio per il ritorno alla "normalità." Come si potrebbe infatti tornare a far contratti all'ombra di una coda alla vaccinara se venisse rieletta? Bel quesito a cui nessuno, neppure i pentastellati in vacanza foraggiata, pare aver voglia di rispondere. 

Tutto questo accade in Alloccalia, terra tormentata e tornata in mano alle solite bande truffaldine, per il sollazzo di pochi.


Antò!

 

Massimo ribasso, minima sicurezza: sai che impresa…
di Antonio Padellaro
Nel leggere l’accusa per gli arresti di Stresa – avere manomesso i freni d’emergenza per non bloccare l’impianto, e avere dunque provocato la tragedia del Mottarone – insieme al disgusto mi è venuta in mente questa frase: l’Italia del massimo ribasso. Procedura che probabilmente non c’entra nulla con la criminale decisione d’inserire sulla funivia il letale “forchettone” (termine molto italiano), ma che molto invece ha a che fare con quella cultura, diciamo così, d’impresa, che pur di aggiudicarsi un appalto – o di garantirsi gli incassi di giornata – non bada a spese. Nel senso che riduce i costi all’inverosimile, comprimendo i salari e favorendo il lavoro in nero.
Ma è soprattutto sulla minima sicurezza che si rivale il massimo ribasso, come dimostrano i numeri assurdi degli infortuni sul lavoro: 554.340 denunciati all’Inail nel 2020, leggermente in calo nell’anno della pandemia, ma con 1.270 morti, più 16,6% rispetto al 2019. Senza contare il problema delle infiltrazioni mafiose che nella deregulation trovano sempre un terreno più che fertile. Principio quello di risparmiare su tutto il risparmiabile sul quale si preferisce non sottilizzare troppo nel momento in cui l’Italia riprende a camminare. Infatti, se qualcuno prova a obiettare che la giusta necessità di accelerare il processo produttivo, evitando le lungaggini burocratiche, non può avvenire a discapito dell’incolumità dei dipendenti e degli utenti, apriti cielo. Nel migliore dei casi le osservazioni prudenziali sulla indispensabile incolumità delle persone saranno catalogate come “ideologiche” (ovvero stataliste e dunque anti-industriali). Come se chiedendo verifiche più rigorose avessi parlato male di Garibaldi.
Speriamo che dopo le aspre critiche di sindacati, Pd e sinistra sulla bozza del decreto Semplificazioni – con costi abbattuti in eccesso, subappalti a volontà e controlli affidati ai controllati – non si debba un giorno parlare del governo Draghi come del governo del massimo ribasso. E che l’auspicata ripresa non debba mai più consentire che le vite umane siano giocate sulla ruota della fortuna. Fino a quando succede che un cavo si spezza.

mercoledì 26 maggio 2021

Sinonimo

 


ZoffBurgnichFacchetti è da sempre il sinonimo di chiusura, di serrata, come dire "da qui non si passa!" Se ne è andato Tarcisio la Roccia, un baluardo calamitante garretti, perno di quella difesa che tanto piaceva in quegli anni favolosi, tanto belli e mai gracili, lontani anni luce da personaggetti fagocitanti risorse alla Raiola per intenderci. Fu lui a tentare di contrastare il Calcio nella Disfida Maxima Atzeca, allorché l'inviato degli dei col numero 10 stampato in schiena su sfondo giallo oro, staccò da terra al 19' per abbattere le normali leggi gravitazionali sospendendosi nel vuoto, in attesa della sfera, poi insaccata come la prima delle quattro pere che portarono i brasilierio ad agguantare per sempre la Rimet predecessora dell'attuale Coppa du Mundo. Fu lui che, pur essendo un ottimo saltatore, arrancò sino ad arrivare in zona collottola, col braccio disteso, del Re Do Nascimiento.

Era sì un coacervo di durezza, ma restò sempre leale, perseverante, serio. 

Tarcisio la Roccia non avrebbe potuto giocare nel calcio d'oggi, non tanto per la velocità, quanto perché non avrebbe oltremodo sopportato la becera recitazione in campo degli attuali sbilenchi attori, che appena toccati ululano e gemono come se venissero mannaiati. 

Probabilmente avrà riso di cotanta cristalleria, abituato com'era a ricevere ed assestare inauditi colpi mai privi però del rispetto per l'avversario. 

Riposa in pace Roccia!