venerdì 21 maggio 2021

In effetti...

 


L'Amaca

 

Il peccato e il peccatore
di Michele Serra
Se mi sequestrano la patente per una grave infrazione stradale, devo smettere di scrivere l’Amaca ? Se un calciatore ha lo sfratto perché non ha pagato l’affitto, deve essere espulso dall’arbitro e messo fuori squadra? Me lo sono chiesto dopo avere letto la storia di Roberto Angelini, musicista a Propaganda Live . Multato per non avere messo in regola una sua dipendente (multa salata, e dovuta) in un suo ristorante, ha scelto di interrompere il suo lavoro televisivo perché non reggeva più le furibonde polemiche social. Qualcosa non quadra, davvero non quadra, nel rapporto tra il peccato e il peccatore.
Le multe, le sanzioni, nei casi più gravi le reclusioni, sono state inventate apposta perché il concetto di colpa abbia una sua equa misurazione. Lo smisurato stigma social che si abbatte sui colpevoli, anche se rei confessi, e dispiaciuti di esserlo, non ha invece confine, né ambito, né scadenze: segno inequivocabile che a quelle turbe nevrasteniche non interessa sanare il peccato, interessa linciare il peccatore. È una caccia all’uomo costante e quotidiana, in un fiorire di "vergogna!"
e "sparisci!" che non ha parentela alcuna con il bisogno di giustizia, e ha molto a che fare con la voglia di forca. Angelini ha detto di avere sbagliato, pagherà la multa: che accidenti c’entra, con tutto questo, il suo lavoro in televisione? Forse che il solo spettacolo che si confà al nuovo puritanesimo da tastiera è una processione di immacolati?
Io ve lo dico fin da ora: guido piano, e dunque è difficile che mi sequestrino la patente.
Ma se me la sequestrano, l’Amaca la scrivo lo stesso. Forza Angelini, paga la multa, non leggere i social e torna a suonare.

mercoledì 19 maggio 2021

E' tempo di resocontare

 Sarà la volta buona? Speriamo, speriamo davvero: i contagi calano, sgommano quasi tutti per ritornare a come eravamo, già qui la prima dabbenaggine. Tra non molto, se il fato c'assiste, potremmo anche iniziare a guardarci indietro, piangendo anzitutto chi è scomparso per mano pandemica. Secondariamente dovremmo farci forza, andando a scavare tra le moltitudini di nefandezze che ampliarono l'ecatombe. 

Iniziando da qui: 


Dal sito TPI, molto ben fatto che consiglio, ecco emergere la lettera del direttore medico di Alzano Lombardo, Giuseppe Marzulli. 

Stazionavano pazienti contagiati ad Alzano. Il Pronto Soccorso fu chiuso e riaperto dopo tre ore, qualcuno remava contro, la decisione di chiudere tutto fu terribilmente rimandata, il personale medico s'infettò in gran parte, un'infermiera dichiarò che fu costretta a rimanere nel turno con un medico contagiato per tutta la notte. E poi infermieri, medici, pazienti, parenti tornarono a casa, sparsero il virus ovunque e il focolaio divampò come da nessun altro luogo in Europa. 

Ci furono quindi ribaldi che in nome della produzione misero i bastoni tra le ruote alla ragione, alla scienza, agevolando la strage che ancora scorre negli occhi di molti di noi. 

La regione Lombardia aspettava il Governo. Il Governo ricordò che se avesse voluto la Regione avrebbe potuto chiudere Alzano. Ma nulla si fece. Molti se ne andarono. Ed oggi, inebriati dalla ripartenza s'avverte un'insana voglia di scordare il passato. 

Ma non sarà così. Lo dobbiamo a tutti coloro che se ne andarono senza neppure un saluto dei loro cari. Lasciarono questo mondo nel freddo della solitudine, nel silenzio criminale di gentaglia senza scrupoli, ancora intenta a godere del proprio potere. 

Vigliacchi!   

martedì 18 maggio 2021

Quando ci vuole...

 


Oggi più di ieri



E si che avevano un nome, erano piccoli, probabilmente se ne sono andati senza conoscere nell’ampiezza a loro riservata, il significato di “felicità”
Hanno sbagliato a nascere in quel posto maledetto, dove le ragioni, in verità pazzie, hanno da sempre il sopravvento sulla vita, sulla fratellanza, sull’amore. L’arzillo vegliardo, sostituto del pazzo biondastro, ha appena venduto altre armi al già potentissimo esercito israeliano, quasi ad ammonirci che la strada tracciata da decenni è la via maestra per continuare a sopprimere un popolo, i loro bimbi, le loro speranze. Una tragedia della collettività, un vomitevole esempio di quanto l’uomo sia in grado di compiere, riponendo in soffitta la ragione. E la misericordia. 

Riposa in pace, Maestro!




Impenitente