lunedì 29 marzo 2021

Resto silente per la quaresima


Avrei tante cose da dire, anche scurrili, sull'operato di Yoghi. Ma essendo settimana santa, preferisco il silenzio. Leggetevi l'articolo qui sotto e ricordate: è quaresima!


Genova, Toti inaugura l’hub vaccinale alla Fiera: dosi iniettate pure dai medici di Confindustria e coop. Quelli di base protestano: “La Regione ci taglia le fiale”

di Paolo Frosina 

“Il più grande hub vaccinale della Liguria è quasi pronto!”. Esulta in maiuscolo Giovanni Toti, annunciando su Facebook l’apertura del nuovo maxi-centro di somministrazione alla Fiera di Genova, il primo in Italia a gestione mista pubblico-privata. Oltre all’Azienda sanitaria locale 3 “Genovese”, infatti, a iniettare le dosi saranno medici reclutati dai dipartimenti sanitari di Confindustria, Confartigianato, Confcommercio e Legacoop: “Un accordo di cui sono particolarmente orgoglioso”, ha fatto sapere Toti. Che d’altra parte non aveva nascosto di volersi rivolgere ai privati per scalare la classifica, aggiornata quotidianamente dal ministero della Salute, in cui la Liguria è al terzultimo posto per rapporto tra dosi ricevute e somministrate (peggio fanno solo Calabria e Sardegna). Nei piani regionali, a partire da oggi, lunedì 29 marzo – giorno del taglio del nastro alla presenza del capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e del commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo – l’hub della Fiera dovrà fornire fino a 2mila dosi al giorno, decisive per raggiungere quota 11mila chiesta dal governo (al momento la media ligure è inferiore a 3mila, anche se negli ultimi giorni della scorsa settimana sono arrivati anche a 9.200 in un giorno).

L’andamento delle vaccinazioni in Liguria

La Regione ai medici: “Cancellate gli appuntamenti” – I medici Asl vaccineranno la fascia 70-79 anni con AstraZeneca, i privati gli “ultra-vulnerabili” con Pfizer. Non solo, ma la Regione sta per aprire un altro canale di iniezioni extra-pubbliche: quelle affidate alle farmacie, con 52 esercizi che inizieranno a immunizzare i 70-79enni da martedì 30 marzo. Anche qui, da “primi in Italia”, ricorda entusiasta Toti. Non tutti, però, esultano allo stesso modo. Perché complice il taglio nella fornitura di AstraZeneca – in Liguria ad aprile arriveranno 24mila dosi invece delle 80mila previste – a vedersi scippare i vaccini sotto il naso sono i medici di famiglia, a cui è stato impedito di calendarizzare nuove prenotazioni per tutto il prossimo mese. Addirittura, giovedì sera, una mail inviata a tutti i dottori di Asl 3 (che copre gran parte della provincia di Genova) ordinava di cancellare due terzi degli appuntamenti già fissati dal 29 marzo al 30 aprile: da 240 vaccinazioni al giorno per distretto sanitario a un massimo di 80, per un totale di oltre 4mila forfait nell’intero periodo. “Senza mezzo criterio per capire quali prenotazioni mantenere e quali no. Se ne lavano le mani, prima o poi ci daranno fuoco agli studi. Tutto per avere le dosi e fare bella figura alla Fiera lunedì mattina”, si sfogava in chat un giovane medico.

I rimborsi: 17 euro al privato, 12 al pubblico – Dopo ore di polemiche feroci, Asl 3 ha fatto marcia indietro, garantendo che gli appuntamenti già fissati saranno coperti con dosi di vaccino Pfizer. Ma per tutti i medici di base liguri è diventato impossibile bloccare nuovi slot fino al 30 aprile. Chi ci prova, a Genova, vede apparire questo messaggio: “Non è più possibile prenotare dal 05/04/2021 all’11/04/2021 (o per qualsiasi altra settimana, ndr) perché raggiunto il massimale di 2000 prenotazioni ammesso in tale periodo”. Non è un errore: 2mila somministrazioni alla settimana, meno di 300 al giorno, per un territorio (quello di Asl 3) che conta 739.219 abitanti, a fronte delle 2mila al giorno che invece dovrebbe garantire il mega-hub della Fiera. Con una differenza: mentre il rimborso ai medici di famiglia è di 6,16 euro a dose iniettata (12,32 per un ciclo vaccinale completo), quello, forfettario, garantito a privati e farmacisti per la doppia dose raggiunge i 17,50 euro. Così una farmacia può permettersi di offrire ai medici 4mila euro al mese (o 250 al giorno) per vaccinare i suoi clienti (è richiesto un minimo di 96 vaccini a giornata). Mentre il contratto – attraverso agenzia interinale – dei professionisti che lavoreranno in Fiera per conto delle aziende private prevede un totale mensile di 4.249 euro, al netto di indennità e straordinari.

Fimmg: “Filosofia dannosa” – C’è di più: i medici di base a cui è stato assegnato Pfizer potranno somministrare, nei prossimi giorni, soltanto la prima dose. La seconda infatti andrebbe iniettata tre settimane dopo, e non tre mesi come per AstraZeneca: ma fino al 30 aprile – abbiamo detto – le nuove prenotazioni sono bloccate. Risultato: per ottenerla i pazienti dovranno andare in pellegrinaggio proprio alla cattedrale della Fiera, unica dotata di frigoriferi per stoccare il prodotto americano. E non è ancora chiaro se a far loro la puntura saranno i medici della Asl o quelli di Confindustria, Confcommercio e così via. “La Regione ha scelto di affidare a soggetti terzi una grossa struttura in cui concentrare la campagna vaccinale. Noi avevamo chiesto di adottare un’altra filosofia, potenziando gli ambulatori territoriali e le dotazioni dei medici di base. In questo modo anziani da tutta la provincia dovranno fare viaggi anche piuttosto lunghi per andarsi a vaccinare in un ambiente anonimo, con medici che non sconoscono”, dice al fattoquotidiano.it il segretario ligure della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Andrea Stimamiglio. “I 500 colleghi genovesi finora hanno vaccinato in media 35 pazienti a testa, con un turno ogni mese, perché mancano gli ambulatori. Toglierci le dosi e bloccare le prenotazioni a 2mila alla settimana significa ridurre la nostra attività al minimo”.

Le opposizioni: “Operazione di propaganda” – Coro di indignazione anche dalla politica, con il consigliere regionale Gianni Pastorino (capogruppo della lista progressista Linea Condivisa) che annuncia un’interrogazione alla giunta sulla differenza nel rimborso delle iniezioni tra privati e medici di famiglia. “La scelta di investire tutto sull’hub gestito dai privati è scellerata e indica una strada deleteria anche sul piano nazionale”, dice al fattoquotidiano.it. E, alla vigilia dell’inaugurazione, i quattro capigruppo di minoranza in assemblea (Pastorino, l’ex candidato governatore Ferruccio Sansa, il dem Luca Garibaldi e il 5 Stelle Fabio Tosi) hanno diffuso un duro comunicato: “È un’operazione che smantella ancor di più la sanità territoriale pubblica, lasciando posto a quella privata che da sempre sostiene le campagne elettorali del centrodestra”, scrivono. “Tutta la giunta regionale, Giovanni Toti in testa, sarà in prima fila a farsi inquadrare dalle televisioni, nella speranza di crescere nei sondaggi. Non importa che decine di migliaia di dosi siano state tolte ai medici di base, mentre riempivano i frigo della Fiera del Mare dove a somministrarli saranno i privati davanti alle telecamere. Ma noi dobbiamo – è nostro dovere di cittadini e di consiglieri – denunciare gli errori, le storture, le furberie perché non si ripetano. Soprattutto, dobbiamo dire che la sanità non può essere trasformata in arma di propaganda”. 

Ci dileggiano come babbani di prim'ordine!

 

Attento a non lasciare l'auto accesa, dai compriamocene una elettrica che la calotta polare si sta sciogliendo, ehi! prendi il treno che è più verde etc. etc.

Caramelle per babbani! Dolcetti per obnubilati, carezze sul coppino per soporiferi ebeti, quali siamo noi, mi metto in prima fila al proposito: i pochi che hanno in mano noi tutti, perché siamo babbani di prim'ordine, ovverossia le banche, i fondi d'investimento, insomma i briganti dell'umanità, quest'anno investiranno 750 miliardi di dollari in più nel petrolio, nel gas e nel carbone! Mentre noi guardiamo l'ebetario mediatico, tv and company, pregne di auto elettriche, di case modificate per non inquinare, di cibi ecosolidali, ebbene mentre ci propinano queste ciliegine fingendosi buoni e verdi, ridendo spudoratamente dall'altra mano investono sempre più in fossili per assestare il colpo definitivo all'intero ambiente terrestre. 

Ci prendono, al solito, per il culo! 

Jp Morgan, 317 miliardi di dollari, lo scorso anno 51; al secondo Citi 237 in cinque anni, investendo in Exxon che ha dichiarato di aumentare le emissioni nei prossimi 5 anni. E poi Wells Fargo, e Bank of America. Nel 2020 Bnp Paribas ha aumentato di 41 miliardi di dollari verso compagnie petrolifere. E poi c'è Unicredit che nel 2020 ha investito quasi 9 miliardi portandosi a quasi 31 miliardi ed avendo un'attrazione verso le trivellazioni nell'Artico, finalmente, per loro, liberato dagli antichi ghiacciai. 

Il flusso di denaro è calato del 9% lo scorso anno ma solo per problemi legati al lockdown pandemico. 

La realtà è quindi una mastodontica presa per il culo, confermata dal fatto che ribaldi investitori puntano sul ribasso delle poche società che fanno della sostenibilità il fulcro delle loro attività. 

Nessuno nella spelonca finanziaria si preoccupa dei danni oramai visibili a tutti dello scellerato e sconsiderato uso di fossili per l'accaparramento lucroso di sempre più risorse. Nessuno teme l'ormai eclatante sconquasso ambientale derivante dall'innalzamento delle temperature. Tutti, quasi tutti, guardano solo al proprio scrigno, sempre più zeppo di dobloni, infischiandosene degli scenari apocalittici che a breve colpiranno il pianeta. A noi ebeti deleganti quei pochi, non resta che gioire per le sontuose auto elettriche proposte ogni sera mediaticamente. Un rallegramento fine a se stesso, come il babbanesimo impone.   

Vicino a don Giulio!

 

Clicca qui per articolo su don Giulio

Tra l'altro mi preme segnalare un aspetto legato ad una tematica liturgica, che tra l'altro mi sta molto a cuore: nell'articolo di Repubblica, che potete leggere qui sopra cliccando sul link, don Giulio Mignani porta in evidenza un aspetto da non sottovalutare: nella domenica delle Palme infatti, siamo abituati a portarci a casa un talismano, un portafortuna, ossia la palma con i ramoscelli di olivo che, vuoi vedere mai, potrebbero allontanare malocchio, farci vincere al Superenalotto, e arricchirci smoderatamente. Questo a causa di una stortura mai chiarita siamo portati a pensare. Ma non è così. Come don Giulio spiega, l'olivo e la palma vengono benedetti durante la processione che ricorda l'entrata di Gesù a Gerusalemme. Il significato liturgico dell'olivo benedetto è quindi un ricordo della nostra partecipazione a quell'evento. Nulla a che fare quindi con talismani e portafortuna. 

Don Giulio dichiara quindi che, venendo meno la processione per ovvii motivi pandemici, non avrebbe più senso benedire le palme. Giustissimo. Per di più ciò l'ha rallegrato, in quanto ha potuto evidenziare la stortura legata al diniego della Chiesa a benedire le coppie di fatto. Diciamo che ha colto la palla al balzo: non ha benedetto le palme perché liturgicamente non aveva senso, ed ha utilizzato tale mancanza al fine di evidenziare l'oramai arcinoto diniego a benedire le coppie gay. 

D'accordissimo quindi con don Giulio!  


Lasciatelo stare!


Par di capire quindi che Leonardo col kolossal targato Rai non c'entri una benamata mazza. Chapeau quindi agli autori che, divulgando aria fritta, scompagineranno una delle figure più grandi della nostra storia, finendo per creare quella mescita intellettuale già così ampiamente propinata ai giovani, mediante programmi che non ha senso neppure nominare. 

Mi chiedo come cavolo si possa produrre lecitamente, sviamenti su vite come quella del Genio vinciano, che senza alcun ritocco, intervento idiota, sarebbero già di per sé già lontane anni luce dia ignavia, da quel pianciomollismo tipico delle divanate pomeridiane, di cui sono stellato riconosciuto. Nella prima puntata di lunedì scorso, la giovane Caterina da Cremona storicamente non è mai esistita, né il suo omicidio, né l'arresto di Leonardo. Tutto falso, tutto ridotto a macedonia. Una vergogna infangante il Genio, checché ne dica il ministro della Cultura, di quale cultura sia ministro lo lascio immaginare. 

Sviare per fiction è un delitto, anche perché il pubblico oramai tendiamo ad immedesimarci troppo con ciò che il video appioppa, basti pensare agli insulti ricevuti da "Livia" e dal fratello dello Zinga per la fine del loro rapporto in Montalbano, o quelli presi da Tognazzi nella serie Sky sul Pupone, solo perché interpretava Spalletti! 

E i signori liofilizzati e lottizzati di Rai 1 stravolgono vite come quella di Leonardo! Mavacagher!

domenica 28 marzo 2021

Non colpevolizziamo

 


Chi si rivede!



Ma guarda chi c’è nel paddock del Gran Premio del Bahrain!!! Il Senatore, per un grandissimo Rinascimento!! Mentre noi siamo in zona arancio o rossa, lui si sollazza alla faccia nostra! Grande Senatore! E grazie!

Una storia fantastica!


Suez, la flotta gialla

La storia. Per otto anni 15 navi e i loro equipaggi vennero bloccati dalla guerra dei Sei Giorni del ‘67 nel Canale: nacque una «repubblica marinara» che organizzò giochi "olimpici" ed emise francobolli

Ottobre 1967, Canale di Suez, cargo americani, britannici e svedesi, intrappolati nell’area del «Grande Lago Amaro» 

Alberto Negri

Ma dove vanno i marinai, mascalzoni e imprudenti? Eccoli qui: sono gli equipaggi della Yellow Fleet, la Flotta Gialla del 1967. Non erano né prigionieri né ostaggi ma vissero intrappolati per alcuni anni in una situazione picaresca e paradossale che in mezzo alle tragedie del Medio Oriente diede vita a una sorta di romantica repubblica marinara nel Canale di Suez che organizzò persino i suoi giochi olimpici ed emise dei francobolli, perfettamente validi, riconosciuti dalle poste egiziane e ancora collezionati in tutto il mondo. Credo che sia stata l’unica entità mediorientale che non si sia mai sentita minacciata o in guerra con nessuno.
UFFICIALMENTE QUESTA micro-nazione di marinai, fondata sulla Melampus, naviglio battente bandiera britannica, si chiamava l’«Associazione del Grande Lago Amaro», quella parte del Canale dove per la guerra tra arabi e israeliani si trovarono bloccati senza poter navigare né avanti né indietro. Fu calcolato che in questi otto anni la Yellow Fleet consumò allegramente un milione di lattine di birra. Forse tra mille anni un archeologo che scaverà da queste parti, tra il mare e il deserto, si troverà di fronte a un rompicapo della Storia: gli egiziani costruivano canali con le lattine?
Tra il 1967 e il 1975 quindici navi provenienti da otto paesi furono intrappolate a Suez. Diventarono note come la “Flotta Gialla” per l’aspetto conferito agli scafi dalla sabbia del deserto che trasportata dai venti si depositava ovunque. Durante la guerra del ‘67 l’Egitto aveva fermato il canale per impedirne l’uso da parte di Israele che occupava il Sinai e la costa orientale di Suez. Navi affondate e mine continuarono a bloccare il trasporto fino alla guerra dello Yom Kippur del 1973 quando, dopo un paio d’anni e la smilitarizzazione del Sinai, il blocco venne revocato.
IL 5 GIUGNO 1967 le quindici navi stavano navigando verso nord attraverso il Canale: poco dopo l’alba l’aviazione israeliana attaccò a sorpresa quella egiziana annientandola a terra. Cominciava la Guerra dei Sei Giorni con cui Israele conquistò il Sinai e Gaza all’Egitto, la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania e le alture del Golan alla Siria. Le estremità del canale furono chiuse dagli egiziani con l’affondamento delle navi.
La Flotta Gialla venne così costretta all’ancora nella parte più ampia di Suez, il Grande Lago Amaro.  Con Tel Aviv in possesso della sponda orientale, il presidente egiziano Nasser come alternativa alla chiusura del Canale aveva soltanto quella di consentire agli israeliani di usarlo. Ma non poteva cedere. Nel luglio 1956 Nasser aveva nazionalizzato il Canale in cui banche e società britanniche avevano ancora una quota del 44 per cento. Israele allora occupò il Sinai mentre Francia e Gran Bretagna bombardarono l’Egitto.
NASSER RISPOSE affondando 40 navi. La crisi si concluse con l’intervento diplomatico degli Usa, preoccupati che l’Urss andasse in aiuto del Cairo, e lo schieramento della prima storica missione di pace dei caschi blu dell’Onu: il canale fu riaperto in pochi mesi. Nel ’67 le cose andarono assai diversamente.
I marinai, annusata la mala parata, si organizzarono. Nell’ottobre del 1967 tutti gli equipaggi si riunirono sulla Melampus per fondare la “Great Bitter Lake Association”, l’Associazione del Grande Lago Amaro, per darsi sostegno reciproco. C’erano navi tedesche inglesi, polacche, francesi, svedesi. Si incontravano regolarmente a bordo, organizzavano eventi sociali, avevano un attivo club nautico e in contemporanea con le Olimpiadi del 1968 a Città del Messico diedero vita ai “Giochi olimpici del Lago Amaro”.
LE DISCIPLINE erano quattordici, tra cui vela, tuffi, atletica, tiro con l’arco, salto (i materassi venivano dalle cabine), tiro e pallanuoto – la nave svedese Killara aveva una piscina – ma anche di pesca e sollevamento pesi. Come raccontano i diari di bordo, l’atmosfera era eccellente, molto olimpica, la Polonia arrivò prima nel medagliere, seguita da Germania e Regno Unito.
Ma il vero passatempo erano i party che quotidianamente animavano la vita sui ponti con bevute di birra colossali e cori a squarciagola, una nobile competizione in cui gli ultimi che restavano in piedi si occupavano di caricare gli altri sulle scialuppe che a volte si perdevano galleggiando senza meta nelle tempeste del deserto che soffiavano sul Canale. Di tornare a bordo tanto non c’era mai fretta.
LA REPUBBLICA marinara visse così anni ruggenti e ad alta gradazione alcolica. Ma col tempo vennero ridotti gli equipaggi a bordo lasciando soltanto le squadre per il mantenimento, che ruotavano ogni tre mesi.  All’inizio del 1975 Suez fu riaperto e il 24 maggio le navi Münsterland e Nordwind, le uniche ancora in grado di navigare da sole, raggiunsero il porto di Amburgo acclamate da oltre 30mila spettatori.  Per il Münsterland era la fine di un viaggio con destinazione Australia durato otto anni, tre mesi e cinque giorni. L’Associazione del Grande Lago Amaro era già stata sciolta. Ma adesso a Suez, di nuovo bloccato, dove vanno i marinai?