lunedì 15 marzo 2021

Silenzi e Ribaldi

 Se qualcuno si fosse arrabbiato per non vedere nulla in cantina nel 1879, maledicendo il fato e curandosi i bernoccoli, e successivamente il vicino di casa avesse invece benedetto il chiarore dato dalle prime lampade incandescenti di Edison, non avrebbe egli ricevuto dal rintronato nel buio un sonorissimo "Egraziealkazzo!"? 

E se per ipotesi negli anni venti un pover'uomo che avesse ammassato da tempo nel suo granaio i pesanti sacchi di semenze, camallandoseli sulla schiena per posizionarli in alti scaffali, fosse stato sbeffeggiato da un amico, testimone della fatica degli anni passati, visto che tale Clark aveva in quei giorni inventato il "muletto", ebbene: l'affaticato sarebbe stato abilitato a spettinarlo con un encomiabile "Egraziealkazzo??"

Ancora, sempre per ipotesi: se dal 1920 un giovane amante del sole e del mare, si fosse ustionato parecchie volte a causa della sabbia incandescente e nel 1926 un suo coetaneo gli avesse domandato come mai non utilizzasse la sdraio, inventata però solo in quell'anno, concordate che il bruciacchiato avrebbe potuto tramortirlo con l'oramai consueto "Egraziealkazzo?" 

Concludendo: non ci troviamo di questi tempi nella medesima situazione visto che Cazzari, Ebetini, Giornaloni, Ribaldi stanno sperticandosi in ovazioni verso il divino dragoniano e il suo plurimedagliato generale Figliuolo, promettenti vaccinazioni globali nel momento in cui gli scrigni travestiti da multinazionali farmaceutiche stanno per inondarci di vaccini, rarità in dicembre - gennaio quando ancora al timone vi era la persona per bene? 

Generale Figliuolo: Egraziealkazzo!       

Inqualificabile



Ma come si permette Cragno di mettersi i calzettoni neri??? E per di più di fare questa sciagurata uscita kamikaze! Nella sua area! Dovevano espellerlo questo sciagurato portiere! No caro il mio Cragno! Non PORTO pazienza, questa è un’uscita da rosso!

Punti di vista


Agnelli e Renzi d’Arabia: il Rinascimento diffamato
PURE LA STORIA HA UNA REPUTAZIONE. BIN SALMAN E L’UOMO DELLA FIAT SONO LONTANISSIMI DAL GLORIOSO PASSATO. COSIMO DE’ MEDICI SI SENTIVA IN COLPA PER LA SUA RICCHEZZA E DONÒ UNA FORTUNA A FIRENZE

di Tomaso Montanari

Per un certo senatore del contado fiorentino tra i tiranni sanguinari dell’Arabia Saudita è sbocciato un Nuovo Rinascimento. E quel «terrorista internazionale che risponde al nome di Henry Kissinger» (Luis Sépulveda) torna a parlare agli italiani per dire che Gianni Agnelli «era uomo del Rinascimento”. Il Rinascimento, è vero, non può querelare, ma non per questo è giusto lasciarlo massacrare.

C’è qualcosa di sordido in questa continua strumentalizzazione, fondata sulla più crassa ignoranza. E viene da risponder che è meglio vedere crudamente la decadenza infinita di questo nostro tempo, che imbellettare un cadavere per presentarlo in costume rinascimentale.

Un fiorentino che il Rinascimento lo conosceva davvero, Piero Calamandrei, dopo aver pianto le rovine dei ponti e del centro di Firenze fatti saltare dai nazisti, aggiungeva: “Eppure tutto questo non è stato il peggio: perché l’Italia in questi anni ha dovuto soffrire strazi anche più profondi. Questi ponti frantumati, queste case d’Oltrarno che ora precipitano nel fiume come una valanga di macerie, sono resti sacri, rivestiti, nel loro cordoglio di dignità e fierezza: quasi vien voglia, quando vediamo queste rovine, di inginocchiarci e baciarle. Ma poi ricordiamo la vergogna delle case d’Oltrarno ritinte e dei ponti ripuliti con colori di finto antico per presentarli in bella apparenza al barbaro padrone che veniva a visitare il suo feudo (…). E ripensando a quegli anni di umiliazione, ecco, noi sentiamo che le nostre città preferiamo cento volte vederle in rovina ma fiere come sono ora, piuttosto che vendute e mascherate e insozzate come sono state per vent’anni. Questi gaglioffi ladri e sanguinari hanno nascosto per vent’anni al mondo civile il volto dell’Italia vera”.

Calamandrei preferiva il Rinascimento in macerie a quella oscena mascherata del finto Rinascimento che fu allestito nel 1938 per la visita a Firenze di Hitler. Eterna retorica dei nuovi Rinascimenti al servizio dei nuovi padroni: non importa quanto indegni. Di fronte alle riproposizioni attuali di questa micidiale miscela di ignoranza e servilismo, non vale certo la pena di disturbare l’alto dibattito sulla genesi del mito del Rinascimento che tra Otto e Novecento vide impegnati Burckhardt, Huizinga, Cantimori e tanti altri. È infatti evidente che le fonti dei settatori di questi nuovi rinascimenti prêt-à-porter sono semmai le fiction tv sui Borgia, e i polpettoni di Dan Brown. Epperò qualcosa sul vero Rinascimento converrà pur dirla, visto che rischia di passare l’idea che in fondo anche quei celebrati protagonisti del nostro Quattrocento fossero nient’altro che una manica di torturatori, parassiti, ereditieri indolenti: a un passo dal far immaginare Lorenzo il Magnifico con l’orologio indossato sopra il polso del lucco, o con in testa il ghutra saudita al posto del mazzocchio.

Il punto vero riguarda proprio il rapporto tra discorso pubblico e comune senso della decenza, della moralità pubblica. Non c’è alcun dubbio che potere, denaro e violenza siano impastati nella storia del Rinascimento: come in quelle di qualsiasi periodo storico, presente compreso. Ma quel che colpisce, conoscendo le vite e le mentalità degli inventori del Rinascimento (a partire da Cosimo de’ Medici), è proprio il rapporto tra la consapevolezza delle proprie colpe e l’urgenza di riparare ad esse attraverso la restituzione alla collettività di ciò che essi sentivano di aver indebitamente sottratto per sé stessi.

Cosimo era un uomo tormentato, assillato: “Le sue stesse ricchezze – ha scritto Ernst Gombrich – lo accusavano; non era possibile essere un banchiere senza infrangere le disposizioni contro l’usura, di qualunque tipo fossero i sotterfugi tecnici per eluderle (…) l’unico modo per sfuggire al marchio d’infamia (…) era ridar tutto ai poveri”. Cosimo era probabilmente l’uomo più ricco del mondo: andando a letto ogni sera, egli pensava ai propri peccati, e aveva la lucida onestà di riconoscere che quei soldi non erano del tutto suoi, e non erano del tutto puliti. Quando il nipote, Lorenzo il Magnifico, si congedò dai propri figli, indicò loro un certo “quadernuccio”: in quelle pagine consunte erano annotate le cifre astronomiche che il padre e il nonno avevano donato – meglio, avevano restituito – a Firenze in atti di carità e in edifici pubblici (i capolavori architettonici del Rinascimento, appunto): nel giro di sessant’anni la famiglia Medici restituì alla città di Firenze più di tre volte il patrimonio del suo fondatore.

Esattamente il contrario di ciò che pensano gli attuali protagonisti dei Nuovi Rinascimenti, che vorrebbero esser fatti “santi subito” non espiando, ma anzi autocelebrando, la loro accanita coltivazione dei propri interessi a scapito, quando non in danno, degli interessi pubblici. Privatizzando tutto: anche il Rinascimento.

domenica 14 marzo 2021

Ragogna supercazzolata

 


L'Amaca

 

Un errore di traduzione
di Michele Serra
Non si riesce a credere che Viking Books, editore della poeta americana Amanda Gorman, ammetta solo traduttori, nelle varie lingue, che siano, nell’ordine: donna, giovane, attivista, preferibilmente di colore. (Non vengono specificati peso, altezza e gruppo sanguigno). Dev’esserci un errore di traduzione. Oppure è una manipolazione dolosa, la fake di una centrale reazionaria che vuole gettare discredito sulla lunga e gloriosa lotta contro la discriminazione etnica e di genere.
Oppure ancora è uno scherzo, una intelligente autoparodia di ambienti molto politically correct che hanno deciso, saggiamente, di prendersi gioco delle proprie ossessioni… Le osservazioni nel merito potrebbero riempire un volume.
Almeno due delle qualità richieste — giovane e attivista — sono così insensate da levare il fiato.
Una o un cinquantenne non attivista politico, o attivista dismesso, non è in grado di tradurre, leggendo il testo e conoscendo il contesto, l’opera di una scrittrice afroamericana ventenne? Poiché si dice che Omero fosse cieco, l’Iliade può essere tradotta solo da ciechi? Pasolini solo da omosessuali, Pound solo da fascisti, Collodi solo da persone che hanno vissuto sulla loro pelle l’esperienza della falegnameria? Ma poi, la traduzione! Uno dei processi più "contaminati" della cultura umana, da lingua a lingua, da popolo a popolo, per definizione un transito, una mutazione: come può venire in mente la pretesa di traduttori-clone? E dove trovarli, tra l’altro? Su questo crinale, il politically correct all’americana minaccia di diventare un agglomerato di conventicole di puristi. La sola consolazione è che, per loro natura, le conventicole si odieranno l’una con l’altra, tentando di distruggersi.

Figliuolo, c'è Travaglio!

 

Quante dosi, Figliuolo?
di Marco Travaglio
Se Gozzano fosse vivo, aggiornerebbe il catalogo del salotto di nonna Speranza. “Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)… i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco…”. E poi il Mes e la prescrizione (ah le mozioni italovive in Parlamento!). I Dpcm incostituzionali di Cassese (oh la sentenza della Consulta che ora li giudica doverosi!). Il Sussidistan del sciùr Bonomi (ieri così incazzoso sui bonus e, ora che ne arrivano altri 50 miliardi, quasi impagliato come il Loreto!). L’orrido Ecobonus dell’incompetente Fraccaro (ora meravigliosa per il Sole 24 ore, evviva!). La fetida task force del Recovery (brutta con Conte perché aveva 300 tecnici, troppi; bella con Draghi perché ne ha 500, troppo pochi!). La strage degli innocenti nelle carceri perpetrata dal troglodita Bonafede (ora elogiato pure da Antigone su Rep, oh gioia e tripudio!). I videomessaggi del tiranno Giuseppi, novello Pinochet o Chàvez, che per ben due volte non chiamò i giornalisti (ora inutili intralci ai democratici monologhi del Sempre Sia Lodato!).
Però che palle ‘sto salotto di nonno Mario. Usciamo a prendere un po’ d’aria. E chi ti incontriamo? Il Gen. Comm. Grand’Uff. Francesco Paolo Figliuolo. Si vede subito che è un tipo sveglio: a lui non la si fa. Infatti spiega in esclusiva al Corriere “la strategia ‘in due pilastri’ studiata dal governo” per le vaccinazioni. E i due pilastri – tenetevi forte – sono: “da una parte la disponibilità e l’afflusso dei vaccini; e dall’altra la capacità di somministrarli”. Esattamente in quest’ordine, casomai a qualcuno venisse in mente di iniettarli prima di riceverli. Non a caso lui “ha tre lauree e ha comandato le truppe in Afghanistan e Kosovo”. Sennò magari non ci pensava che i vaccini, se non li ricevi, non puoi somministrarli. Il Foglio nota
“una discontinuità col predecessore Arcuri (una laurea e zero guerre, nda). Figliuolo tende a sottolineare un altro aspetto: ‘L’importante non sono io, ma lo Stato. Vedrete, vincerà l’Italia’”. Non il Madagascar, come diceva sempre quell’altro. Altro pilastro: “Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi”. Se faranno dopo, un po’ meno. Questo sì che si chiama programmare. “La chiave è: comando accentrato, esecuzione decentrata”. A meno che non riesca a fare 100 milioni di punture tutte da solo. Ma attenzione: “Johnson&Johnson ci consegnerà 25 milioni di dosi e, poiché se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni” (una delle tre lauree dev’essere in matematica). Non so voi, ma io mi sento già molto meglio. Con un fastidioso effetto collaterale, però: un’inspiegabile nostalgia per Giulio Gallera.