giovedì 21 gennaio 2021

Eccolo!

 


Lo attendevo al varco, sapevo che non sarebbe riuscito a restar muto. Ed infatti oggi, nel centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, ha parlato, probabilmente dopo una verticale di Krug a Cortina a parlare dei massimi sistemi, che si riferiscono fondamentalmente all'antico detto "compagno tu lavori e io magno."
Fondamentalmente arzigogolista, capace di emulare per certi aspetti le celeberrime "supercazzole" di tognazziana memoria, il compagno Fausto ha rappresentato negli anni in cui era segretario di Rifondazione Comunista, l'ipotetico spiraglio lasciante intravedere una probabile novità, una riconquista sociale delle categorie da troppo tempo sbeffeggiate nel servilismo. Ma è purtroppo realtà che lo spirito è forte e la carne manco per sogno, e lo si è visto in maniera eclatante in ambito cardinalizio, figurarsi in quello politico. Da quando Faustino con il suo porta occhiali al collo divenne Presidente della Camera, tutto svilì e si tramutò in un svilito vociare nei salotti bene, li chiamano così in realtà sono l'essenza della casta sociale, una logorroica, sviante e poliedrica fuffa attorno a concetti tento divergenti ed opinabili da rendere un imbelle mosaico ciò che rappresentava "quella vaga idea di socialismo" (cit.) ad uso e consumo di una rappresentanza trasformatasi negli anni in un club privatissimo per pochi a discapito dei tanti che credettero nella novella di Livorno.
Il dopo temporale dei "Fausto - Baffino - "abbiamo una banca" di ugole fassiniane" - è la prova madre della dispersione per privati scopi di un ideale solo in apparenza innovativo e rivoluzionario. Mancarono, e mancano ancor più oggi, gli uomini, all'Enrico per intenderci.

mercoledì 20 gennaio 2021

Addio Riccastro!




Papà Goriot

 


Questo Molinari direttore di Repubblica, mi ricorda per certi aspetti il Papà Goriot di Balzac, nel senso che anch'egli si priva dei suoi indiscutibili monili giornalistici, per soddisfare le richieste sempre più stringenti della "figlia" John Elkann, necessitante delle sue risorse per perseverare nell'abbietto progetto di indebolire l'immagine del Premier per i benefici di Famiglia, tra l'altro appena irrorata di 2,9 miliardi di dividendi dalla fusione con la Peugeot pur se - bada ben bada ben -  lo scorso anno ottennero la copertura dello Stato, di per sé già sfanculato dalla Regia Casa attraverso il mancato pagamento delle tasse, ora ed in minor quantità versate in Olanda, per un mega prestito da oltre sei miliardi (che poi nelle modeste ma dignitose magioni di noi imbelli acchetati - dove due più due fa quattro - vien pure da pensare che se invece di dividersi quasi tre miliardi, per puro spirito imprenditoriale - ekke è? par di udire sotto la Mole - ne avessero richiesti solo tre in prestito, forse avrebbero fatto una figura meno meschina) e soprattutto di partecipare, con i soliti famigerati loro araldi, alla divisione della torta europea. 

Ma Papà Goriot - Molinari si guarda bene dall'ergersi a baluardo della ragione, linea editoriale oramai relegata in soffitta dal giornale che un tempo rappresentava un faro per la cultura progressista; continua a svendere gioielli intellettuali, placidamente, consenziente a dar fuoco alle micce dell'occulta finanziarizzazione economica di cui i suoi padroni rappresentano uno stemma nobiliare, un fulcro inossidabile. Stamani con quel titolone (meglio titoletto) "Un Governo piccolo piccolo", Papà Goriot - Molinari agevola quell'insana concezione virale per cui i presunti inetti, incapaci, indecenti - lo pensano, eccome se lo pensano! - attualmente al potere, dovranno necessariamente essere spazzati via per l'escatologico concetto briatoriano che li raffigura come un enorme ostacolo alla ormai prossima abbuffata di denari post pandemici, per cui già si odono i rombi delle betoniere dei Signori dei Calcinacci, le smanie di ritornare in tolda di tutti i montezemolo nostrani, le ansie dei ricercatori di olimpiadi, l'apprensione per le Tav delle mozzarelle urgenti, l'angoscia per le nuove autostrade costruite sempre a zero costo - tanto paga lo Stato che siamo noi -  e nuovi portafogli per le dinastie benettoniane di cui siamo pregni.

Papà Goriot - Molinari con quell'aria timida, bofonchiando, par agevolare cotanto scempio, tra le lacrimevoli mestizie di tutto ciò che ancora rappresenta un oramai esiguo baluardo proteggente, con eclatante difficoltà, dal dirupo, alias l'arrivo del Cazzaro Verde.    

           

Var Quirinalizio

 



Ragogna

 


martedì 19 gennaio 2021

Sfogo


Si, si mi volevo far male! E ho ascoltato l’intervento del mega Cazzaro Verde! Che ne penso? Che sostanzialmente è un pagliaccio rigonfio di strutto, una nullità, un pus istituzionale, un asino, un imbecille della peggior specie, un cretino, un ebete, un coglione anzi: il presidente dell’associazione coglioni d’Italia, un illetterato, un beota, un infingardo, un babbeo, un arazzo con disegnato sopra un idiota, in pratica un autoritratto. E prego il Cielo che diventi finalmente Premier, per gustarmi che effetto che fa! E tra l’altro imbecille lui non è attualmente l’Avvocato Conte come lo hai chiamato sempre con disprezzo, durante quel cazzo d’intervento che la Casellati Mazzanti Vien dal Mare ti ha concesso di prolungare oltre ogni limite perché sogna che l’agevolerai verso il Colle! No, oggi non è Avvocato, idiota: è il Presidente del Consiglio! Babbeo!

Solo per quello...

 


Solo per arieggiare le stantie e invereconde stanze della Casa Bianca, lo zio Joe passerà alla storia quale il Normalizzatore post quattro anni trascorsi con al comando un eclatante psicopatico. 

"The President with the flaps in the (White) house" (scusami Joe se ti dileggio con il titolo di "Il Presidente con le pattine nella Bianca Casa" derivante dal tuo modo di camminare, dovuto all'età non propriamente giovincella, che mi ricorda appunto come camminavo in casa in modalità "passettini" con le pattine dopo che mia madre aveva passato la cera) sicuramente non inciderà oltremodo nella storia del mondo, ma già il fatto di firmare atti che aboliranno le insensatezze del suo predecessore, lo porteranno ad essere ricordato come una persona per bene.

Sai chiaro: il Presidente degli Stati Uniti da sempre sottostà a delle rigide richieste lobbistiche, prima fra tutte quella belligera. Con il costo delle campagne elettorali statunitensi potremmo mettere in ordine molte cose qui da noi. E se molte multinazionali danno finanziamenti, visto che non sono generalmente filantrope, qualcosa devono necessariamente ottenere in cambio nel corso del quadriennio.

"The President with the flaps" avrà la fortuna di avere a fianco una grande donna vicepresidente, sulla quale molti scommettono per migliorare i disastri compiuti dal Biondastro. 

A proposito del riccastro in partenza, per fortuna, dalla scena politica: gli auguro di essere futuro protagonista  di una specie di riedizione di "Una Poltrona per due", agognando pure di incocciarlo all'angolo di qualche strada con quella sua bocca a culo di gallina a domandar nichelini! A volte può accadere infatti che il fato si presenti a domandare conto delle innumerevoli scelleratezze compiute. Speriamo.