martedì 29 dicembre 2020

Che anno!

 Noi tutti, piccoli screzi nell'immensità del Cosmo, abbiamo posto dei paletti nella nostra storia evolutiva recente, freschissima, rispetto ai 17 miliardi di anni dell'Universo, che chiamiamo per convenzione anni, e a cui all'infinito che ci avvolge non frega una mazza. Ma tant'è: questo ultimo periodo temporale che ci sta lasciando è stato tremendamente violento, insano, deleterio, mortale. Si, mortale e, per rispetto a chi se ne è andato, ne collochiamo sul piedistallo il loro ricordo, il dolore dei familiari, l'assenza, l'anomalo distacco dettato dalle giuste e sacrosante regole pandemiche. Molti di noi infatti non hanno potuto accompagnare i propri cari verso il viaggio finale, non li hanno neppure potuti onorare tanto bastardo e subdolo è stato, ed è ancora, il virus che ha cambiato le nostre vite. Le ha completamente trasformate, annullando le giostre emozionali che piacevano tanto al Sistema attualmente in auge, fondato essenzialmente sulla prevaricazione dell'altro. 

Non si può certo vedere l'aspetto positivo della pandemia, ma occorre rifletterci molto, ad iniziare dallo spregevole aspetto che in molte zone del pianeta sono continuati i conflitti, le ecatombi belligere tanto ingrassanti i soliti noti, ad iniziare dall'Inquilino scomodo a stelle e strisce che, Deo Gratias, tra poco più di venti giorni si leverà finalmente dai coglioni, ops! 

Il coronavirus ha mutato i rapporti interpersonali, ha presentato il conto riguardo alla nostra incredibile instabilità, pochezza evaporante in un soffio; credevamo di essere i conduttori della vita, siamo mestamente davanti all'ineluttabile, alla caducità, alla pochezza delle nostre conquiste sociali. E' bastato un infinitesimale essere che cerca di vivere dentro di noi, per spazzare convinzioni che ritenevamo granitiche. Questo malefico anno che se ne va ha scrollato l'albero della conoscenza, ha ottenebrato quella flebile luce che si credeva essere faro imponente puntato per alterare in meglio il nostro ciclo biologico, nella fattispecie edulcorato da interventi medici ovvianti solo in apparenza la decadenza fisiologica propria della specie. 

Il virus ha come detto scrollato l'albero, ci ha ricondotto verso la nostra vera essenza di viaggiatori traballanti in quella casa comune che interessi spregevoli stanno distruggendo per le generazioni a venire, le quali si troveranno una sfera indebolita, sfruttata oltre ogni limite immaginabile, minata nelle fondamenta, ad iniziare dall'aspetto meteorologico squassato oltremodo dall'inarrestabile fobia dell'arricchimento fine a se stesso, inconcepibile per ogni intelligenza che sia consapevole del dove, come e perché.

Debellare il virus dovrebbe essere la futura conquista, comprendere che in rampa di lancio vi siano altri acerrimi nemici, pertugio per pochi. Viviamo altresì questa pandemia con la speranza di un cambiamento, di una strada comune, si constata invece il gelo determinato dai soliti noti, intenti a provocar conflitti sociali, a tralasciare il dolore continuo di chi è stato allontanato dal decoro, dalla dignità. 

Senza il baluardo della ragione non possiamo sperare in un futuro migliore, più a misura di noi creature instabili, che un soffio flebile potrebbe chissà un giorno spazzar via definitivamente, annichilendo chi ancora oggi, e sono tanti, troppi, è convinto che un robusto conto in banca sia scudo invincibile contro le avversità, probabilmente generate proprio dal loro becero comportamento sociale.   

In coda

 


lunedì 28 dicembre 2020

Abluzione

 


Yoghi e il dio cemento

Articolo del Fatto Quotidiano

Succederà che

 


Passate le feste, le riverenze cerimoniali verso i prescelti ad iniziare la vaccinazione, scatterà, s'ingigantirà, al solito, la nostra caratteristica principale, e De Luca ne è stato l'antesignano - m'immagino il suo arrivo, lo sguardo al primo della fila, le parole di circostanza classiche del momento:
"senta, mi perdoni, ho la macchina in seconda fila, se non le arreco troppo imbarazzo vorrei andare subito io, si non sono medico né infermiere, ma sono il Governatore e come disse Seneca "Governatur primus filae est!" ed inoltre devo correre in Regione che ho una basilare riunione e se m'ammalo io, quegli incapaci che la sfortuna mi ha messo accanto, sotto il predellino, non sono bbuoni a fare nulla se non esclusivamente azioni prettamente "ad minchiam"; mi perdoni quindi se approfitto del momento. Stia bene e tanti saluti a casa!"
Passata dunque la festa, imbrigliato l'evento dentro ai confini della normalità, ecco di seguito le precedenze italiche che, nel giro di qualche settimana, affioreranno, disarcionando conseguentemente le priorità imposte dal buon senso e dal ragionamento dettato dalle esigenze sociali:
1- Oltrepasseranno la fila tutti i politici di ogni ordine e grado, visto lo scatto di De Luca. Perché a lui si e a me no? sarà la nenia accompagnante la vaccinazione di tutti, ma proprio tutti, compresi gli uscieri di Montecitorio e del Senato, le loro famiglie, i loro amici, i giudici costituzionali, gli autisti, i segretari, i portaborse, insomma: tutto quanto fa politica.
2- Successivamente sarà il turno di tutti i possessori di ville montane o marine, visto che la chiusura forzata delle loro seconde, terze o quarte magioni, ne metterebbe a rischio l'integrità per il sospetto che muffe ed umidità corrodano la staticità dello stabile.
3- Sarà poi il turno dei proprietari di yacht, visto che le mucillagini alla lunga potrebbero provocare danni agli scafi; a seguire tutto il personale a servizio dei facoltosi armatori, le amanti, e il personale deputato al soddisfacimento delle necessità armatoriali.
4- Salteranno la fila pure i cardinali di paonazzo vestiti, non tutti per fortuna, e non tanto per ritrosia ai precetti evangelici ma per appartenenza ai punti 2 e 3 sopra indicati.
5- Anche i giornalisti amici dei punti 1-2-3 anticiperanno il loro turno, per il pericolo che la scomparsa del gusto e dell'olfatto provocati da Covid, possa nuocere al loro "felpaggiamento linguale" così meravigliosamente esercitato verso i loro padroni. (Anche qui, e per fortuna, molti non saranno ammessi al suddetto anticipo, essendo Giornalisti)
6- Sarà il turno degli amici degli amici: alcuni, per non dar nell'occhio, verranno assunti nottetempo da qualche Asl sconosciuta, altri si fingeranno facenti parte di un programma spaziale in partenza da lì a poco.
7- Toccherà infine ad una percentuale sensibile di orefici, ristoratori, antiquari, commercianti all'ingrosso e al dettaglio, ai principi della Roma nera, alle dame dei salotti della capitale e di quelle delle serate meneghine, a tutti coloro che non riuscendo a sbarcare il lunario, e la dichiarazione dei redditi ne è prova inconfutabile, dovranno necessariamente venire a contatto con persone di ranghi svariati ed inferiori, al fine di ricercare un'alternativa alla loro misera professione.
Dopodiché si potrà riprendere la fila e l'ordine prestabilito. Accadrà che, avvolti ed avvampati dal solleone, molti di noi diligentemente sopporteranno file infuocate, mentre tutt'attorno "lor signori" comparteciperanno flebilmente alle nostre sofferenze, tra risa ed abnormi verticali di Krug, con Re Flavio al comando dell'allegra brigata festaiola.

Nervosismo pennuto

 


In leggero anticipo