Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 16 dicembre 2020
Pagliaccio!
M’inchino al Maestro, non al Pagliaccio!
La Vispa Teresa
di Marco Travaglio
Lo spettacolo d’arte varia chiamato prima “rimpasto”, poi “verifica” e domani forse “crisi di governo” si arricchisce di un nuovo numero d’alta scuola: l’incontro fra Conte e il nulla cosmico detto ossimoricamente Italia Viva è rinviato a data da destinarsi perché la cosiddetta ministra Bellanova ha scoperto con sua grande sorpresa di essere a Bruxelles, per la gioia delle restanti capitali europee. Un impegno talmente inderogabile, per le sue braccia rubate all’agricoltura, da far slittare sine die l’incontro a Palazzo Chigi dell’intera delegazione di Iv, dove com’è noto decide tutto la Bellanova. L’Ansa parla di un imprescindibile vertice Ue su “un tema strategico per i prodotti alimentari italiani: la questione dei semafori” e delle etichettature. La versione 2.0 dei “legittimi impedimenti” di B. per scappare dai tribunali. Infatti il 4 dicembre la stessa Bellanova annunciava che “l’Italia non proseguirà nel negoziato europeo per un testo sulle etichettature alimentari” perché “le trattative a Bruxelles non sono state ispirate a un approccio neutrale e hanno confermato l’impossibilità di un’intesa”.
Insomma, un’inutile passerella. Infatti la Vispa Teresa ha parlato 5 minuti e ora dovrà tornare a piedi per giustificare il rinvio di due giorni della verifica. Utilissimo per non dover spiegare che diavolo vogliono quelli di Iv, ora che persino il Pd ha capito di non potersi fidare di loro, Salvini (che incredibilmente si fidava) è stato stoppato dalla Meloni e tutte le scuse inventate per le minacce di crisi si sono rivelate false. Falso che il governo non sia mai stato consultato sul Recovery Plan: 16 incontri al ministero su governance e ripartizione dei fondi. Falso che la task force sia nata nottetempo in uno stanzino dalle menti malate di Conte e Casalino per aggirare governo e Parlamento: l’ha chiesta l’Ue e ne avrà una ogni Paese (l’ha confermato Sassoli), non progetterà né attuerà le opere ma ne monitorerà l’esecuzione (affidata a ministeri, regioni e comuni, su progetti del governo approvati dal Parlamento). Ora l’Innominabile vuole un “salto di qualità del governo” e, siccome nessuno sa cosa sia, annuncia “un documento scritto” per la sua “battaglia per le idee, non per le poltrone”, tant’è che le ministre Bellanova e Bonetti “sono pronte a dimettersi”. Ogni sua minaccia è una speranza. Come quando provò a spaventarci col ritiro suo e della Boschi in caso di No al referendum. Anziché sprofondare nello sconforto, gli italiani corsero in massa a votare No sperando che fosse di parola. Ora gli inconsolabili per la dipartita di Bellanova&Bonetti si contano sulle dita di quattro mani: quelle della Bellanova e della Bonetti. Tutti gli altri sanno bene che la minaccia è troppo bella per essere vera.
Tanti auguri Ludovico!
Oggi caro e "buon vecchio Ludovico Van" (cit.) fanno 250 anni dalla tua nascita, ed io povero ed adiposo tuo fan oltre ad esprimere la gioia e la festa per l'evento, vorrei anche ringraziarti per come mi hai avviluppato alla sapienza e meraviglia risiedenti, mai ondivaghe, nei meandri dei tuoi spartiti. Ignorante come una capra ed uno Sgarbi, in materia di educazione civica, ammetto senza ritrosia di averti conosciuto tramite Alex, si Alex DeLarge, il ragazzaccio frequentatore del Korova Milk Bar, quello che teneva il serpente in casa, hai presente? M'aggrottai interiormente quel giorno di Arancia ed iniziai a cercar cassette, era un'altra epoca, per far gozzovigliare il mangianastri con i tuoi effluvi, senza serpente naturalmente! Ed oggi eccomi qui nel genetliaco del grande Ludwig a corroborare immeritatamente l'evento, sperando che molti ti possano scoprire, ascoltare, comprendere e, soprattutto, amare per la tua musica, a te in parte sconosciuta sonoramente a causa del difetto che ben sappiamo, ma proprio per questo scoperchiante quella flebile brezza divina che rende l'Arte capace di travalicare gli impicci umani per un'elevazione verso il Bello non dipendente dalla caducità.
Non sono Paolo Isotta che oggi ti celebra sul Fatto con un sontuoso articolo scatenante in me rabbia cosmica riguardo all’incolmabile ignoranza; non sono un critico, né un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete (cit.), mi identifico come un inconsapevole recettore di bellezza, sia musicale che visiva, ed ho ascoltato negli anni quasi tutta la tua produzione immensa ed immortale. Ed ho, come conviene da sempre, il preferito, il brano del cuore, specialmente agevolato all'alba, un rinforzino per il cuore e l'umore pronti per la battaglia pro die.
No Ludwig, non fa parte del canonico, non è il ta-ta-ta-tàà di none, quinte e via andare. E' un tuo pezzo scritto in onore del conte di Egmont, l'olandese che sacrificò la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola - non ti sorprendere Ludovico! Sto leggendo da Wikipedia, non sono così colto! -
E quell'Overture dell'Opera 84, Egmont appunto, m'agevola tantissimo ad inizio giornata, come una salutare spremuta d'emozioni risveglianti senno, quel poco che ne è rimasto, ed immaginazione, a cui tengo molto. La melodia mi porta infatti a vedere nel cuore la luce che abbatte le tenebre, lo stormo felice dei volatili ebbri per l'arrivo della Palla infuocata, il cambio d'abito delle nubi, quel rosso fuoco preannunciante quotidianamente quel "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" stimolo alla speranza di questi tempi di attesa, di dinamismo e di lotta che, come ben saprai, sono essenziali per abbattere il bastardo insinuatosi nelle nostre vite.
Grazie di tutto e auguri "buon vecchio Ludovico Van" (cit.)
martedì 15 dicembre 2020
Airimember
Dopo tanto tempo sono ritornato nell’opificio di denaro dell’United of Dollars of Riccastron, leggasi autogrill: quanti ricordi, ad iniziare da quel caffè che tu sai che è caffè solo perché hai chiesto un caffè; e quel fragrante connubio tra bruciacchiato e strutto che le solerti signorine fanno passare come brioche, e che vedi entrare nelle fauci convinto che lo stranissimo bolo generatosi sosterà decenni nell’estenuato tenue. E poi loro, i bagni! Quanti ricordi durante i molteplici viaggi di una volta! Le mosse simil tango per attivare la fotocellula per lo sciacquone essenziale per certe sedute “sostenute” dagli scampoli di addominali per non toccare la tazza, le giaculatorie per trovare l’inizio del rotolo, l’arte silenziatoria per non spaventare il vicino di bisogni, separato da un flebile lamierino, le roteate delle mani davanti al dispenser del sapone, la felicità nel trovare un rubinetto funzionante, il getto d’aria asciugante con annessa la necrosi di falange per congelamento. Che ricordi!
Ecco a voi un imbecille!
E niente, rimetto in valigia i buoni propositi natalizi, i fioretti, il volemosene bene jingle bells, il presepe, i festoni, per prepararmi adeguatamente a mandare a fare in culo questo ominide, al secolo Domenico Guzzini, un concentrato unico d'imbecillità difficilmente riscontrabile sulla sfera terraquea se non al grattacielo della Regione Lombardia e nell'inquilino scomodo della Casa Bianca per fortuna in procinto di essere celermente disinfestata.
"Anche se qualcuno morirà pazienza."
Questa frase pronunciata dall'idiota è il nettare, il simposio di quella vaga idea di umanità attraversante i molti cretini che si credono illuminati ed in realtà sono sprofondati nella squallida ombra glaciale della nullità.
Ad essere cattivi ci sarebbe da augurargli una cosuccia, una coabitazione. Ma non arrivo a tali scempiaggini.
Prendo solo il libretto dei canti e sulla melodia tipica di questo tempo gli auguro di passare delle buone feste, meditando su quanto sia deleterio ridursi in questo stato di prostrazione intellettuale. Va a ciapar i rat!
Lo si sospettava
IL COMMENTO
“Così fan tutti”. L’assuefazione e la scomparsa dei fatti
di Maddalena Oliva
“Così fan tutti”. Quando, in gergo tecnico, nelle redazioni dei giornali, si vuole “ammazzare” una notizia (specie se ad averla pubblicata è qualcun altro), le formule che si riescono a trovare possono essere le più varie. “Parliamo di fatti vecchi”. “Non vedo un reato, e poi anche se fosse sarebbe già prescritto”. “E allora il Pd? E allora il M5S con Rousseau?”. E così, nel mezzo di una domenica pre-natalizia, tra ipotesi di zone rosse per le vacanze e spauracchi di rimpasti di governo, il “delitto” si è compiuto, e la notizia su soldi & poltrone in casa Lega, svelata da Stefano Vergine sul Fatto di domenica, è scomparsa. Non pervenuta, o quasi, sui siti d’informazione. Non ripresa, o quasi, sui giornali di ieri (fanno eccezione Il Domani e, a suo modo, La Verità). Che, per un nominato “in quota” in un’azienda sanitaria piuttosto che in una società pubblica o in una partecipata della Regione (non quindi un eletto di quel partito né un dirigente con incarico nello stesso partito), si preveda la retrocessione, per “dovere morale”, in media “del 15% di quanto introitato” – cito testuale il verbale di un consiglio federale della Lega nel 2011 – resta però un fatto. Che questo sistema riguardi un meccanismo rodato fino ai nostri giorni (come raccontiamo in queste pagine), pure. Che ad adottarlo sia stato il partito che era nato proprio sulle ceneri di Tangentopoli, per giunta al grido di “Roma ladrona”, anche. Che si tratti di una spartizione di poltrone per manager di asl, aziende sanitarie, asp, fondazioni, società pubbliche, partecipate, fondazioni controllate dalle Regioni, è sotto gli occhi di tutti: basta riuscire a usarli per leggere gli stralci degli elenchi che anche oggi pubblichiamo. “Dai il contributo, altrimenti la prossima volta non vieni più nominato. Era diciamo su base volontaria, che poi volontaria non era. Il discorso era: ‘La Lega ti ha messo lì e tu devi contribuire’”, ha raccontato al Fatto un’ex segretaria della Lega. Un mercimonio di incarichi – retribuiti con soldi pubblici – per manager che vorremmo essere certi siano stati tutti nominati sulla base dei propri meriti professionali e delle proprie competenze. Qualche dubbio potrebbero averlo persino i pessimisti più accaniti, quelli convinti che la politica “è tutta così”, persino i più grandi detrattori di “certe inchieste da Babbo Natale”. Vorrebbe dire, forse, che non siamo del tutto assuefatti. Che abbiamo ancora uno scudo contro la nostra indifferenza. Come cittadini, prima ancora che come ogni altra cosa.
lunedì 14 dicembre 2020
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