giovedì 21 maggio 2020

Le ricorrenze oramai fastidiose


Capita ogni anno il genetliaco, la cifra s'ingrossa i sessanta sono lì ad un soffio. Attendo le alzate in bus per concedermi il posto e le lisciate in testa. Di spirito sono come il viaggiatore in treno che alzando lo sguardo inizia a guardare i propri bagagli per l'approssimarsi della stazione di discesa. Pessimismo? Può essere, ma il mezzo del cammin è già superato alla grande. 
Odio i bilanci, anche perché non ho fatto nulla di costruttivo. Essenzialmente ho navigato finora senza timone, in balia delle onde o dei marosi. 
Piacerebbe eccome potermi pregiare di qualcosa. Lo cerco ma non lo trovo con facilità. A meno che non pensi al presente blog. 
  

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giovedì 21/05/2020
Il senatore Matteo, tossicodipendente dell’estemporaneo

di Daniela Ranieri

Il senatore di Scandicci e degli Emirati Arabi si è esibito ieri in Senato nel suo consueto show, lo spettacolo d’arte varia di uno innamorato di sé, poche ore dopo aver comunicato al mondo l’epigrafe del libro in uscita: una citazione di Machiavelli (“Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei”), casualmente, ha scoperto qualcuno, la prima che viene fuori digitando su Google le parole “Machiavelli citazioni”.

Ebbene, quel che pare è risaputo: il drappello che guida e a cui ha dato il nome chiaramente antifrastico di “Italia viva” ha una lista di richieste, un foglietto che periodicamente viene tirato fuori e fatto balenare sotto gli occhi di Conte, come la lama dei coltelli nel buio dei bassifondi della Londra di Dickens. L’occasione è casuale, marginale, può esser questo come quello, la riforma della prescrizione come le misure economiche contro gli effetti della pandemia. Su cosa c’è scritto nell’incunabolo, che è al contempo il manifesto e il testo sacro del renzismo, da quasi un anno si esercitano analisti, esegeti, indovini, aruspici e sensitivi. La versione ufficiale dice “i cantieri, la giustizia”. C’è chi sostiene sia una lista di piccolo cabotaggio: il sottosegretariato alla Presidenza, la delega ai Servizi, la presidenza di una commissione… ovviamente da affidare a qualcuno dei loro (a caso, tanto sono tutti uguali, non possiedono identità propria ma solo quella assorbita per osmosi dal leader della setta). È la potenza in termini numerici di Italia in Coma Farmacologico in Senato, a far sì che ogni volta che c’è un problema nel governo (di cui essa fa parte) il suo leader ci si infili e minacci di allargare la falla, disposto ad appoggiare chicchessia pur di fare pressione psicologica.

L’uomo che parla coi morti di Bergamo e Brescia (che gli chiedono da tempo di intercedere con Conte per riaprire tutto, così che i loro congiunti possano raggiungerli presto) è un carattere distruttivo, “vede dappertutto una via” (W. Benjamin). Ovvio che non crede alla “scarcerazione dei boss ordinata da Bonafede”, né alla combutta del ministro coi mafiosi per silurare Di Matteo al vertice del Dap, e non gli importa della doppia mozione auto-negantesi “Bonafede scarcera troppo-Bonafede scarcera troppo poco”; ma aveva un’occasione doppia, troppo ghiotta per un bulimico come lui: maramaldeggiare godendo della disgrazia altrui (“Essere additati ingiustamente e costringere le proprie famiglie a subire l’onta di un massacro mediatico fa male…”) e fiatare sul collo di Conte, a cui ha fatto ri-pervenire il famoso foglio mediante apposita Boschi.

“Vogliamo contare di più”, dicono gli esponenti di Italia Agonizzante a chi gli chiede che vogliano: e qui entriamo nella filosofia, o meglio nella metafisica, giacché la politica consente una sfasatura tra quel “contare”, cioè avere potere, e la nullità persino ontologica nel mondo reale.

Ora il leader di Italia Esanime ha in uscita l’ennesimo libercolo che conterrà il mix che (non) l’ha reso grande: frainteso garantismo, cantierismo, frecciatine, lotta ai “populisti”, aneddoti personali su Obama, citazioni prese da Google. Negli anni l’abbiamo studiato, ne abbiamo rigirato la psicologia come un prisma. Ieri, l’ennesima conferma della diagnosi: egli è un tossicodipendente dell’estemporaneo, uno schiavo del contingente. È mosso dall’etica dell’attimo. Non valuta le conseguenze delle sue azioni, perché non ha il senso del futuro come costruzione laboriosa, ma solo come luogo ideale, come un eCloud del regno a venire in cui comandano lui e quelli come lui, i Ceo del silicio, i delocalizzatori, i ricattatori dei lavoratori, gli sbloccatori a ogni costo. Ma forse aveva ragione De Mita: “Renzi non ha pensiero”.

mercoledì 20 maggio 2020

Quella speciale attenzione


La morte di mio padre ha modificato in me qualcosa che ancora non riesco a valutare, l'alternarsi di ricordi e sensazioni, i marosi che s'infrangono sui luoghi comuni che a volte uso per depressurizzarmi, tipo "aveva 92 anni quindi è stata una fortuna averlo vicino per così tanto tempo, pensa a quelli che lo persero molto prima", non scalfendo la realtà dell'eccezionalità della tipologia d'affetto tipica ed univoca dei genitori riguardo ai figli. 

Mi è rimasto quello di mia madre che continua ad avvilupparmi con il suo speciale ed unico affetto, singolare, inimitabile. Quelle che molte reputavo bovinamente scocciature, in realtà sono cammei che il tempo, solo il tempo, renderà eterne, insostituibili. E l'infimo normalizzatore che è in me, tendente a renderle appunto quisquilie, viene travolto, almeno ora che sono alla ricerca perpetua dei gioielli donatimi da mio padre, dalla spasmodica arsura di gustare di quelle materne, le sue preoccupazioni tipiche di chi fin dal concepimento è guardiana, garante, difesa insostituibile delle creature sue. 
Poco è il tempo concessomi ancora, uniche saranno le future occasioni di poter sperimentare cotanto calore appagante qualsiasi disagio. Non le sprecherò, non le annacquerò, soprattutto perché configurano e modellano ciascuno di noi al ricevimento di ciò che fuori dal tempo ci è stato promesso nell'attimo eterno in cui tutto, ma proprio "tutto canterà e griderà di gioia."

Fase trevirgolazero


La ricerca spasmodica di potere del partito "trevirgolazero" che ha portato ieri la Bella Etruriana a dialogare forsennatamente col Premier, minacciando oggi di votare a favore delle dimissioni di Bonafede, e diamogli qualcosa a questo partito, meglio club, ideato dal Bullo al fine di mantenere vivo, come la sua Italietta, l'emblema genetico del "io so' io e voi non siete un cazzo" che tanto bene fece a noi tutti durante l'Era del Ballismo; l'erede della dinastia sabauda che chiede solo sei miliarducci in prestito per poter l'anno prossimo accalappiare dividendi esentasse di cinque miliardi da spartire con i propri cari feudali, tanto disinteressati alle nostre vicende per via dell'atavico morbo generazionale che per rimaner latente necessita di piogge torrenziali di denari; la nuova pubblicità post pandemica sparante dal video messaggi buonisti, mielosi, inneggianti al coraggio, alla forza di tutti noi shoppisti in pectore, le auto sfavillanti, poltroneesofà, il caffè, il tonno: tutti ad incunearsi nel dolore per intorbidire psiche innalzanti grafici di vendita oramai in estinzione; la ripresa della movida perché tutto pare essere finito, Covid un incubo da cui ci siamo destati, pronti ad affilare i flut in questa nuova era; l'opposizione che contrasta qualsiasi decisione di maggioranza, anche quelle che i poveretti vorrebbero votare, ma il niet dei due scapestrati impone di levarsi dai piedi quel flaccido avvocato delle cause perse, spero che ciò accada per vedere Sora Cicoria e il Beota in tolda, finalmente, a guidarci verso la lucepostduce; i piagnistei di tutti, la povertà globale, anche dei portatori inconsapevoli di quei millequattrocento miliardi depositati nei conti nostrani, le rivolte di chi s'incazza perché impossibilitato a lavorare per mancanza di spazi per colpa non del virus ma di chi ha imposto tali restringimenti che se ci fossero altri non sarebbero neppure stati presi in considerazione, perché il papeetiano che fa gli elenchi della spesa in ogni dove, lui si che ha intronizzato il vero bene, ripeto dai! Mettiamolo alla prova! 
La stampa peripatetica che, lasciatasi conquistare senza alcuna ritrosia dai soliti noti che vorrebbero spartirsi il bottino europeo, grida ai quattro venti non si sa neppure cosa, solo per creare scompiglio sfanculando la nefasta idea che in tempi difficili si dovrebbe fare quadrato e non triangolo isoscele. 
Insomma si sta ripartendo, con soliti usi e consumi. Al bene comune ci penseremo poi.   

martedì 19 maggio 2020

Presto, prendete posto!


Lo scompiscio è stato tale che ho dovuto aspettare due giorni prima di parlarne! Tutte le mattine riesco a leggere quello che per me è un must della comicità forse internazionale, un giornale, mi sforzo molto a definirlo così, in grado di aiutare le nuove leve professionali in quanto, bignanicamente lo dico, quello che viene pubblicato lì sopra rappresenta un monito ai giovani, tipo "se volete rimanere culturalmente inattaccabili non scrivete, prostrandovi, così." 

Domenica scorsa il Senaldi News si è superato, entrando prepotentemente nella “Hall of Fame del becero pennivendolo” agevolando un commento riguardo alla sanità Lombarda ad opera di un ex sovrano, attore, fulcro, incrocio, attualmente ai domiciliari, responsabile di aver svenduto il pubblico per il privato, provocando in anni addietro intoppi, disboscamenti sanitari, impoverimenti professionali a scapito dei signori della salute, dove l'ovatta, il luccichio e i sorrisi automatici mascherano la vera essenza del tutto, lo spasmodico lucro sulla salute di molti.
E' stato come se per parlare di prevenzione degli incendi boschivi si chiamasse il Piromane Bolsonaro, o il suo collega Nerone, ad illuminare sul da farsi; se occorresse qualche spunto per rischiararsi le idee sulla buona politica internazionale perché non ascoltare il Biondone Imbelle? E Kim sulle regole nutrizioniste e sulla democrazia? La Regina Elisabetta sulla repubblica? Pupo su Shakespeare, la D'Urso invitata a dir la sua sul ritorno ad una tv di cultura? 
Bando alle ciance! Procuriamoci pop corn e direttamente dal Libero ecco a voi, signore e signori, i pensieri del Celeste in merito alla sanità lombarda!
Sono quasi emozionato nell'ammirare cotanta sagacia! Spero che a breve il noto cattolico illustri a noi poveri imbelli l'arte di spassarsela con vacanze faraoniche a scrocco! Ma forse sarebbe chiedere troppo a codesto illuminato.
Si spengano le luci! Sssstttt

Gli errori li ha fatti il governo Giù le mani dalla Lombardia

di Roberto Formigoni 

È bastato che il Covid diminuisse la sua virulenza, e i 5Stelle sono tornati a minacciare: commissariamo la sanità lombarda, chiudiamo la Lombardia! La verità è che non vedono l’ora di mettere le mani su una regione, meglio ancora la preda che fa gola a tutti, la Lombardia appunto. E siccome nelle regionali sono sempre stati sconfitti, a volte con percentuali umilianti (vedi l’Umbria sotto il 10% o l’Emilia-Romagna sotto il 5%)), ci tentano con la leva del potere centrale.
Commissariare significa revocare i poteri agli amministratori eletti democraticamente, per sostituirli con burocrati scelti dal governo, con nessun altra legittimazione che quella di essere graditi al potere centrale. Il motivo addotto per un simile autoritario atto sarebbe il presunto fallimento nella gestione della pandemia. Ma è davvero così?
La verità è che la Lombardia è stata la prima regione a essere colpita in Europa, e con una violenza inaudita, non per colpe specifiche ma perchè siamo una regione iperdinamica, le nostre aziende hanno legami strettissimi con le aziende di tutto il mondo e in particolare cinesi, i nostri manager e uomini d’affari viaggiano settimanalmente verso e dalla Cina. Ma è stato il governo centrale a commettere il primo tragico errore: ha chiuso i voli diretti con la Cina, lasciando aperti i collegamenti attraverso Francoforte o Parigi o Londra, e quindi non controllando i viaggiatori potenzialmente infetti che giungevano tramite questi scali. E poi ha perso tempo nella proclamazione della zona rossa nelle valli bergamasche, che solo il governo aveva gli uomini e i mezzi per decidere e far rispettare.E sarebbe questo governo ad avere la legittimità di commissariare la Regione?
Ma ancora, nessuno ha dimenticato come furono proprio alcuni sindaci di sinistra, da Sala a Gori
(che poi si sono pubblicamente pentiti), ad opporsi alle prime chiusure delle loro città intonando il coretto «Milano non chiude», «Bergamo non chiude», e brindando in gruppo con il loro segretario nazionale Zingaretti. E tutto questo mentre la Protezione Civile sequestrava a Malpensa i carichi di mascherine che le regioni avevano legittimamente acquistato all’estero, per poi distribuirle secondo criteri suoi come fossero sua proprietà.
Basterebbe tutto questo per respingere con pernacchio la richiesta dei 5Stelle, ma approfondiamo: chi sarebbero questi commissari pronti a insediarsi con pieni poteri a Palazzo Lombardia? Non è difficile ipotizzare che se è un uomo come Domenico Arcuri che Conte ha scelto come commissario nazionale per coordinare la lotta al virus, è a lui direttamente, o a uomini come lui che sarebbe affidata la Lombardia. Dio ci scampi! Arcuri per settimane ha lasciato l’Italia sprovvista di mascherine, ha accusato senza prove farmacisti e regioni di essere loro a imboscarle, per giorni ha raccontato di aver mandato alle regioni milioni di tamponi, mentre aveva inviato solo i bastoncini senza reagente... È evidente che di fronte a simili prove, la sola idea di commissariare una regione appare un atto di arroganza e di follia. Le regioni sono state perfette nella loro condotta? la Lombardia lo è stata? No certamente, e tutto andrà esaminato al momento opportuno, ma al confronto con i grossolani errori del centro, governatori e assessori regionali escono assolti.
Per un certo periodo i giornaloni e i comici di regime hanno fiancheggiato questa opera di delegittimazione. Poi, a fine aprile, è spuntato un sondaggio pagato da uno di questi giornaloni a un noto istituto di ricerca, secondo il quale per il 58% dei cittadini il sistema sanitario lombardo ha funzionato bene o abbastanza bene, per il 13% ha funzionato male ma come nelle altre regioni, e solo per il 23% ha funzionato male, peggio delle altre regioni. Il sondaggio non è stato pubblicato, ma da allora la stampa ha cambiato tono. E c’è un ultimo particolare: sono ricominciate le prenotazioni di massa dal Sud e dal Centro Italia per chiedere di farsi curare nelle grandi eccellenze ospedaliere lombarde, pubbliche e private. Ci volete raccontare che sono tutti scemi?

lunedì 18 maggio 2020

Loop Eterno



Il Gianninismo all'acqua di rose


Leggete questo editoriale: 


Certa politica, in Italia, non perde mai i vecchi vizi. Il gruppo Fca, satellite della galassia Exor cui appartiene anche questo giornale, concorda con Banca Intesa e Sace un prestito da 6,3 miliardi, coperto da garanzia statale secondo le nuove norme previste dal decreto Cura Italia. Si scatena una polemica, a sinistra ma non solo a sinistra, contro quei gruppi industrial-finanziari che «chiedono aiuti all' Italia» ma poi «mantengono la sede fiscale all' estero».
Non entriamo nel merito di queste critiche (anche se andrebbe studiata meglio un' operazione finanziaria che porta benefici non a una singola azienda, ma all' intera filiera dell' automotive italiano).Il tema delle holding tricolore con sede legale e/o fiscale a Londra e/o ad Amsterdam esiste (anche se ha ragione il premier Conte a dire che un prestito garantito «non è un privilegio concesso a qualcuno», mentre la questione vera semmai è che gli Stati membri dovrebbero impegnarsi ad abolire il dumping fiscale nella Ue, e al tempo stesso l' Italia dovrebbe impegnarsi a rendere più attrattivi gli investimenti nel suo territorio nazionale). Ma il problema è un altro. Di tutto questo si può e si deve discutere, e ogni posizione è legittima. Quello che non è legittimo è invece il "teorema" illustrato ieri sul Fatto Quotidiano dal vicesegretario del Pd. Dice Andrea Orlando: «Noi spendiamo 80 miliardi di euro per la pandemia e nelle prossime settimane vedrete gruppi editoriali e centri di potere che tenteranno di buttare giù il governo Noi alziamo la posta, loro alzano la pressione. Anche gli editori, diciamo non puri, sono interessati a gestire o almeno a sfruttare questo momento straordinario. Qualcuno potrebbe promuovere stravolgimenti della maggioranza». Dunque, ecco servita un' altra teoria del complotto. Secondo il vicesegretario del Pd i giornali del gruppo Exor sarebbero i bracci armati di un contro-potere che vuole «buttare giù il governo» e promuovere «stravolgimenti della maggioranza». Un' idea tanto rozza dei rapporti tra economia, politica e informazione non esisteva neanche negli Anni 50, quando a Torino la Fiat e il Pci costruivano la trama delle relazioni industriali del Paese. Ma a parte questo la visione di Orlando, oltre alla sua intelligenza, offende la libertà e la dignità di centinaia di giornalisti che ogni giorno fanno il proprio dovere senza prendere ordini dall' Editore che gli paga lo stipendio. Orlando dà per scontato ciò che scontato non è: e cioè che «gli editori diciamo non puri» vogliano abbattere Conte, e che chiunque lavori nei loro giornali partecipi fattivamente a questa «operazione politica». Vorremmo rassicurare il vicesegretario del Pd. Non solo, nessuno ci ha mai "ordinato" alcunché. Ma c' è di più. Per quello che ci riguarda, solo una settimana fa, scrivevamo testualmente: «Bisogna prenderne atto, qui ed ora non si vede un' alternativa a questo governo, che vive nella sua precarietà e sopravvive per la sua necessità. E chi in questo momento invoca o ipotizza scenari fantapolitici (governissimi, larghe intese, stampelle azzurre e quant' altro) non aiuta il Paese». Dov' è la "congiura", secondo l' onorevole Orlando? Spiace dirlo, ma è questo fetido venticello della calunnia sparata a caso e un tanto al chilo che finisce per avvelenare tutti i pozzi. Se bevessimo anche noi quell' acqua tossica, cosa dovremmo pensare dei giornali che in questa fase, in modo più che legittimo, sostengono le ragioni del governo in carica? Cosa dovremmo pensare del Manifesto che, per difendere Conte, lancia appelli al fior fiore degli intellettuali italiani? Da chi prenderebbero "ordini", quei nostri eccellenti e stimatissimi colleghi? La verità è che il buon giornalismo sta al mondo per illuminare le zone d' ombra, per pungolare i poteri, a volte anche per criticare e per proporre soluzioni diverse rispetto a quelle che vengono adottate. E l' unico "padrone" al quale risponde la libera informazione è il suo lettore, che ogni giorno sceglie consapevolmente il suo giornale, il suo sito Web, il suo blog. Chiunque contesti questo diritto di informare e di essere informati, provando a far tacere le voci dissonanti in base al principio che tanto lo fanno «per conto di chi gli paga lo stipendio», contribuisce a rendere sempre più scadente e deprimente il discorso pubblico del nostro Paese. Non ci meravigliamo poi se gli odiatori professionali, gli squadristi digitali e i leoni da tastiera, in quella tavola calda per antropofagi che è ormai diventata la Rete, banchettano su Liliana Segre o su Silvia Romano. In fondo, anche le semplificazioni di Orlando nascono dallo stesso "agente patogeno": la strumentalizzazione sistematica, i soliti sospetti, l' eterno "cui prodest". Un virus pericoloso, che indebolisce la democrazia.
Lo ha scritto oggi sulla Stampa di cui è neo direttore Massimo Giannini. Una difesa a spada tratta del suo datore di lavoro. Un paragonare la giusta dichiarazione in merito di Andrea Orlando agli odiatori da tastiera, gli squadristi digitali! 
E' un gran brutto momento questo e il ritorno del "Gianninismo" ne è la prova concreta. 
D'accordo non ci sono prove, è tutto un teorema, una supposizione. Parlano però i fatti, come questa difesa a spada tratta di colui che al tempo di Repubblica, libera, emergeva per critiche e contrapposizioni ai cosiddetti "poteri forti" leggasi, famiglia principesca sabauda, datore di lavoro del neo direttore.  

Ma sempre in tema da registrare uno spassoso colloquio via twitter tra il Bullo e Calenda. 

Matteo Renzi su Twitter:

Bene FiatChrysler che chiede un prestito alle banche da 6 miliardi per tenere aperte le fabbriche in Italia.
Sbagliato evocare "poteri forti" e "interessi dei padroni" .
E' un prestito che serve a investire in Italia: che male c'è?
Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto.


La replica di Calenda:


Te lo spiego in parole semplici 

1) FCA non ha mai rispettato il piano degli investimenti previsto per l’Italia; 

2) avrebbe la liquidità per sostenere il gruppo ma la tiene nella capogruppo per distribuire un maxi dividendo pre fusione PSA: 

3) quel maxi dividendo non verrà tassato.

4) nessuna casa automobilistica UE tranne Nissan/Renault ha sede fuori dal proprio paese 

5) il programma Sace ha rilasciato 6 garanzie per 40 milioni. Ci sono migliaia di imprese con sede in Italia che aspettano 

6) non serve a finanziare i fornitori ma a pagargli il dovuto.

7) siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda, 

8) Repubblica che fino a ieri sosteneva la linea Landini vs Fiat (sbagliata) da quando è stata comprata da Elkann dipinge FCA come una onlus.


Che dire se non bravo Calenda?!!