domenica 10 maggio 2020

Bentornata Silvia!



Cara Silvia, bentornata! Grazie per l’esempio, la freschezza di spirito, il saper donarsi, la visione aperta e solidale che hai insegnato a molti. Purtroppo devo dirti che, passata la festa del tuo ritorno, quel capo coperto porterà probabilmente dolore e mestizia, credimi Silvia a me non importa nulla in merito, ognuno dovrebbe vivere la sua vita nella piena libertà; ma tu manchi da quasi due anni Silvia e presto ti accorgerai che le cose sono alquanto peggiorate: sono infatti emersi dalla melma figuri che vivono e prosperano nel diversificare razze e religioni, ci sono azzeccagarbugli all’incenso che sminuzzano codicilli e regole, seguendo chissà quale fede, per insufflare rigidità ed inflessibilità per ovili e recinti elettrificati dove i giusti, i salvi, che sono loro, infangano e colpevolizzano coloro che si sono persi, tra cui, le altre religioni. E poi ti accorgerai dell‘asfissiante presenza di “ruttologi” che tra non molto latreranno alla Luna nei tuoi confronti, con frasi raggelanti tipo che il bene, loro sono esperti in materia, avresti dovuto farlo a casa tua, che questa tua voglia di andare ci è costata un sacco di soldi, che se ti sei fatta suggestionare al punto da cambiare religione allora è meglio che te ne ritorni da dove sei venuta, etc. etc. 
Scusa l’eufemismo Silvia, ma riassumendo ti avverto di quanto sia esponenzialmente cresciuta qui da noi l’associazione mefitica di chi non riesce a farsi i cazzi propri. Goditi la libertà Silvia, non ti badar di loro e sii fiera di te stessa come lo siamo noi nel riabbracciarti!

Wawaumma!!



Stamani ho avuto la (s)fortuna di leggere su Libero (lo leggo per aver sempre presente che al mondo c’è sempre qualcuno peggiore di te) l’articolo di Facci, colui che è termine di paragone per la consapevolezza dell’abisso che ognuno ha sempre accanto a sé, contro Scanzi. Mi pregustavo già all’alba la sua risposta. Gustatevela.

LIBERO MI ATTACCA ANCORA di Andrea Scanzi 
(Viva!)
Gioiamo tutti: Libero, il giornale che si prende in giro sin dal nome, mi sbatte un'altra volta in prima pagina. Troppa grazia: non son degno! A novembre a scrivere il pezzo fu renato farina, l'ex agente Betulla amico. Stavolta è toccato all'uomo che si pettina coi petardi, filippofacci: se continuano così, immagino che il prossimo articolo me lo dedicherà il mostro di Milwaukee. L'articolo, a tutta pagina, è la consueta colata lavica rosicante di facci. Viva! Per chi non lo conoscesse, cioè tutti, filippofacci è l'ex postino del latitante Craxi. La sua carriera ebbe un rigurgito di fama nella seconda metà degli Anni Zero, quando viveva in tivù nel ruolo di anti-grillino comicamente querulo al soldo di Mediaset. Già allora sfoggiava quel bel musino torto, montato credo da un mastro ferraio sadico, e vantava quelle graziose meches da fidanzato vagamente eunuco di Kiss Me Licia. Poi è caduto nel dimenticatoio, e oggi viene usato al massimo come controfigura di Meluzzi quando i 47 ospiti precedenti hanno detto di no. Un calvario straziante. filippofacci ha scritto un libro sulle donne, che è come se gasparri scrivesse un saggio su Einstein, registrando un record di vendite paragonabile all'unplugged di Povia a Ciggiano. Ha partecipato a un oscuro reality sugli scalatori, che ovviamente nessuno ha visto, facendo ridere tutti gli scalatori veri. Bisognoso di visibilità come un Cruciani che non ce l'ha fatta, vive di polemiche meschine che reitera per avere tre like e quattro haters in più. Giocando poi al martire su TeleSugna. Di recente è arrivato ad attaccare (anche dopo la sua morte) perfino Nadia Toffa, che secondo lui non aveva il diritto di parlare di cancro. Più che un uomo, un caso umano allo stato brado. Grazie filippo! Con questo post ti ho reso famoso per cinque minuti: vantatene con la buonanima del tuo povero tricologo. Ti siano lievi le doppie punte!

Da un altro punto di vista

Oggi è una giornata meravigliosa, tanto che in tempi andati mi sarei dovuto preparare per la tanto sospirata spiaggia. 
Tanto sospirata: indossare il costume latrando davanti allo specchio, maledicendo l'apatia all'esercizio fisico invernale, girovagare nei parcheggi insabbiati sperando nel malore di qualche bagnante o l'improvviso accorgersi di chicchessia ad aver lasciato aperto il rubinetto della vasca, l'arrivo nell'infuocato lido e la successiva visione di corpi degli astanti scolpiti, unti e scritti con frasi generalmente in normanno antico, e tu flaccido come un budino stantio a sperare nell'indifferenza misericordiosa; la sospirata rinfrescata nell'acqua con la percezione che tutti attorno a te stiano pisciando beatamente, le due, dicasi due, bracciate subito bloccate dal rantolo bronchiale Camel, i bulbi strabuzzanti e roteanti a 180° che implorano collirio dietro gli impenetrabili occhiali scuri per visioni confermanti la bontà del Creato, la sabbia che cammina, da sempre sostengo che sia viva e misteriosa come lavare i fantasmini trovandoli sempre dispari, raggiungendo gonadi e interstizi, preludio di fastidiosissimi eczemi quasi quanto uno sproloquio del Cazzaro, i discorsi dei vicini di ombrellone rendenti barbaradurso madame Curie, le corse dei bimbi e la ventata di sabbia ustionante che t'avvolge più che se fossi navigatore nella Parigi-Dakar, la perdita del valore del denaro ogniqualvolta ti rechi al bar dello stabilimento con prezzi tali da rendere Benetton ed i suoi autogrill dei buon samaritani, con la granita a tre euro che una volta tornato a casa, per vendicarti della tua instabilità mentale, ti porta a produrre ghiaccio per quella cifra estorta, trasformando in banchisa il salotto con tanto di orso bianco da sfamare, e poi le bottigliette d'acqua a 1,5 euro, calde come una minzione post lasix, per via dell'impossibilità del refrigeratore a soddisfare le arsure babbaniche degli avventori; il vento, fratello vento, e la tua Gazza, lo sfoglio titanico arricchito di imprecazioni, la fase dell'avvolgimento della nuova pagina sull'altra con tanto di colpo di reni nefasto, la pagina 6 che vola fino al lettino della signora che aspetta da ben nove mesi di raccontare a qualcuno le vicissitudini avute con la sua perfida vicina di pianerottolo, quella scostumata che ben presto, a dire il vero non tanto presto, capirai quanto la fece soffrire a Natale quando mise le luminarie sul balcone così potenti che le provocarono insonnia e un'abbronzatura fuori stagione simile a quelle del Monte Bianco e mentre stai ascoltando in piedi tutto questo, t'accorgi di come la sfera infuocata già stia sfiorando i monti per andare a riposo e tu, abbronzato come uno stradino della Bassa, maledici Gazza e destino, già avvertendo i primi tremori della scottata che ti porteranno al pronto in codice giallo. 
E poi la pace del meriggio, l'assenza del vento, la raccolta dei teli con l'accusa da parte del gestore di traffico illecito di sabbia, tanta ne stai portando via; il rientro, la doccia, la spalmata delle creme alla mastro pasticciere, lo scricchiolio delle giunture e la consapevolezza che anche una canotta poggiata sulle spalle ti farà soffrire più di un claustrale penitente in quaresima. 
E invece no! Non si puà far nulla in questa fase 2. Mannaggia!           

L'Isola Mento - giorno 58



Esempi



Dal Fatto Quotidiano 
Casa per casa e zero morti storia del dottor Munda
Giovane precario: “Non sono un eroe”

Tutti, qui, hanno il suo numero. Solo da Milano non ha mai chiamato nessuno. Eppure tra i suoi pazienti – oltre mille – Riccardo Munda ha avuto zero morti. E zero ricoverati. E, Riccardo, fa il medico a Nembro: a Selvino in realtà, una manciata di chilometri oltre. Quando a fine febbraio l’Ats di Bergamo ha raccomandato ai medici di base di gestire i pazienti per telefono, per evitare di contagiarsi e contagiare, Riccardo si è comprato di tasca sua 600 euro di camici e di mascherine, e una Vaporella. Per continuare a visitare casa per casa. A Nembro, e poi, via via, in tutta la zona. “Ero disperata”, mi dice la signora Adele. A lei, in tre settimane, non avevano prescritto che uno sciroppo. “Il dottor Munda è un eroe”, dice.
Quando gli chiedo perché ha scelto di restarsene tra i malati, lui mi guarda e dice solo: “E dove dovrei stare? Tra i sani?”. Ha 38 anni, gli occhi blu e il sorriso largo, e la borsa in pelle come quella dei dottori di una volta. E mentre il nuovo ospedale in Fiera a Milano è costato 26 milioni di euro, molti, qui, moltissimi, sono ancora vivi grazie al suo stetoscopio da cento euro. Non ha una terapia. “Ma proprio perché non c’è ancora una cura, è fondamentale intervenire subito. E quindi non solo visitare il paziente, ma visitarlo spesso: per aiutare il fisico a reagire, calibrando e ricalibrando i farmaci a ogni suo minimo segnale”, spiega. “Qui non sono mancati gli ospedali, è mancato tutto il resto. E anche adesso sembra che la soluzione sia solo rafforzare la terapia intensiva. Mentre invece è rafforzare tutto quello che ti evita di finirci”. “Costruire ospedali certo è più facile”, dice. Appalti, nastri. “Perché qui saremo anche in Lombardia. Ma è sempre Italia”.
Non si parla che di tamponi, test, tracciamento dei contagi. Contenimento dei nuovi focolai. Ma pure nella Fase 2 qui si è soli e basta. La signora Daniela, come tutti, vive nell’ansia. Suo padre è morto, suo marito è stato a lungo intubato: vive con il saturimetro incollato al dito. “Non ha niente”, la rassicura il dottor Munda, mentre controlla i polmoni del marito. Che non era mai stato visitato, neppure al telefono: il numero del suo medico era sempre occupato. E a un certo punto, semplicemente, è svenuto. “Io non mi preoccupo per me. Mi preoccupo per gli altri”, dice la signora. “Sono una dentista”. E lo studio in cui lavora non ha mai chiuso. Nè ha mai visto un tampone. “Chiesto ovunque, ma niente…”.
“Non giudico nessuno. Non sono Dio”, dice il dottor Munda. “Ma hai letto il giuramento di Ippocrate? ‘Presterai la tua opera in scienza e coscienza’. Per ora la scienza, è vero, non c’è. Ma la coscienza, sì”. Nonostante i suoi zero morti nella Fase1, nessuno gli ha mai chiesto un consiglio, un parere sulla Fase2. Solo il sindaco di Nembro gli è stato vicino. “Sento tanti parlare del ‘mondo post-Covid’. Come se tutto questo fosse anche un’opportunità di redenzione… Ma nei momenti di crisi non si tira fuori il meglio di sé. Si resta quello che si è”, dice.
Almeno, chiedo io, ora lo avrai un tampone? “Tanto non sono di ruolo. Sono un sostituto. Il mio contratto è in scadenza. Anche se fossi positivo, mica ho l’indennità di malattia…”.

sabato 9 maggio 2020

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L'Isola Mento - giorno 57



Niente, non c'è nulla da fare! Ovunque ti giri in questa martoriata terra, percepisci il laido tentativo di inficiare l'azione di un governo che ha dovuto affrontare una situazione inimmaginabile, mai provata prima. Latrano tutti senza dignità, ogni spunto è valido per lamenti, critiche, atteggiamenti suini, da ribaldi, senza cuore né talento. 
Una lagna invereconda, sfanculante la necessità di stare uniti a combattere il nemico pandemico comune. Solo in queste lande accadono fatti deplorevoli quanto la bassezza culturale degli gnomi al servizio del male comune, la destabilizzazione. 
Regioni che anticipano riaperture col solo intento di rompere i coglioni: Bolzano e l'amichetto del Cazzaro ad esempio. Ma cosa cazzo conterà una settimana se non l'intento di evidenziare la supposta incapacità governativa? Sono a statuto speciale, succhiano denari enormi annualmente, maledicono la loro appartenenza. Leviamoceli dai coglioni una buona volta! 
E poi le regioni in odore di elezioni, la Liguria di Toti inviante mascherine sponsorizzate, il Veneto zaista tendente sempre a differenziarsi, la Lombardia che finge che tutto vada bene madama la Marchesa, mentre resta ahimè il centro più stressato dall'epidemia, avendo anche la disgrazia di essere guidata da inetti profeti di quella ospedalizzazione rea di aver infettato in ogni dove, con la più bassa percentuale di tamponi, con un'inefficienza tale che nei tempi lugubri di marzo ha mandato allo sbaraglio persone ancora positive dentro le case di cura, carceri per anziani, infettando in ogni dove. 
Miasmi si levano da ogni parte retti e diretti dall'impenitente Cazzaro e dalla Sora Cicoria, tra l'altro pure gestori di trasmissioni deleterie alla "Non è l'Arena" in cui tutte le settimane è ospite tal Gilletti. 
Sparlano i Porro, i Minzo, le canaglie di Libero, lo stipendiato dal tangentaio della mafia Sallusti, i pagliacci alla Liguori, la perpetua di Rete 4 con l'unico scopo di inficiare ogni valida azione governativa, allontanando, sminuendo, il consenso popolare al Premier, di regola in paesi seri e democratici sorretto da tutti, per la causa comune, vedasi il Portogallo che ha saputo gestire, unitariamente, al meglio la pandemia, divenendo esempio per tutti. 
Qui da noi invece è impresa impensabile per via della porcilaia di cui sopra. 
Svetta tra la marmaglia un nome, per me un eczema che mi ha allontanato da letture cittadine quale il Secolo XIX: Mattia Feltri, commentatore della vasta proprietà editoriale della Famigliola Sabauda retta da quel John che preferisce pagare meno tasse in Olanda, il che è tutto dire e riaccende la domanda, irrisolta, sul perché non fare una legge che vieti ai grandi imprenditori di possedere giornali. Ebbene questo falsario fumettistico ogni giorno non smette di smerdare ad hoc verità e retta via professionale. Ogni qualvolta lo leggo mi si riaccendono focolai in zona sacrale di fastidiosissimi eczemi. Un bugiardo che oggi scrive: "Prendete i famosi 376 boss provvisoriamente scarcerati da Bonafede." 
Questa è una bugia, una fandonia, canaglia pennivendolo! 
Non può non sapere l'inetto che esiste, per fortuna, l'indipendenza della Magistratura e la separazione dei poteri a cui nessuno può, ripeto per fortuna, frapporsi, siano ministri o presidenti. Quindi, caro il mio falsario, Bonafede non ha scarcerato nessuno, e stento a credere che tu, pinocchio, non conosca la Costituzione. La conosce ma per ossequioso rispetto alla linea editoriale, a quando un corsivo sulle tasse in Olanda?, sproloquia falsità cercando di accalappiare allocchi! E Repubblica, la ciliegina sulla torta del nuovo impero sabaudo, non è da meno (ho appena disdetto l'abbonamento a Rep) 
Verrebbe da preparare cervogia e zaino, tanta è la rabbia. Ma s'insuffla il calmierante versetto evangelico a ricomporre i sensi snaturati da questi sciacalli: "Lascia che i morti seppelliscano i morti."