lunedì 27 aprile 2020

Si stanno risvegliando!




Poi succede che tal Annalisa Chirico, che si definisce giornalista, dimenticando la sua vera professione, già compagna di ChiccoChiccoTesta, vista tempi addietro assieme pure al Cordero Luca Affossa Alitalia, invitata dal Chierico Gilletti che, chiamando tali personaggetti (cit.) arde nel veder volare share e buffetti, ebbene questo simbolo del post pandemico categoria simil imbecilli tracannatori di visibilità, smaniosi dell'apparire quale nettare esistenziale, pusillanimi al punto da spararle sempre più grosse per mantener ricordo, menzione, meglio minzione, infingardi pronti a tutto per raggranellar gettoni, ebbene questa nobildonna della meditazione porcilaia, sgarbismo docet, s'inventa la differenziazione morale tra nord e sud, già sdoganata dall'alcolista non anonimo e purtroppo direttore di un giornalucolo, quasi una forma di peripatetico pensiero che sarebbe bene estirpare, evitando danni irreparabili.
Viene pur da chiedersi, visto la quantità di imbecilli di questa taglia ancora dormienti, se non sia il caso di far fronte comune, onde evitare prossime zuffe e ragli alla luna smisurati la cui assenza, nel silenzio pandemico, non è stata, neppure per solo un attimo, mai desiderata.

L'Isola Mento - giorno 45



160.000!!!


Centosessantamila visualizzazioni di questo strano blog!

Grazie di cuore, davvero e, mi raccomando, rimanete in voi sempre! Diventar un Facci, sappiatelo, è un attimo! 

Besos! 

domenica 26 aprile 2020

Senza remore



Angolo medico



L'isola Mento - giorno 44



Rumiz meditativo


A me è piaciuto molto questo brano di Paolo Rumiz pubblicato sull'ultimo numero di Robinson di Repubblica. 
Buona meditazione! 


Dobbiamo liberarci

dalla corsa folle che ci ha intrappolati e dal credere che il tempo sia solamente denaro; dalla bramosia del superfluo; dalla tirannia della cose, che ci allontana dall’Uomo; dall’illusione che il possesso sia sufficiente a renderci felici.

dall’indifferenza verso l’albero, il fiore e la lucertola; dall’idea che la terra madre sia una vacca da mungere fino allo sfinimento; dalla manipolazione della natura e dall’illusione che il genio, una volta disturbato, possa restare nella lampada

dall’inflazione indecente dell’Io, dal dimenticare che esiste anche il Noi, e che senza comunità non c’è società né nazione; dalla tentazione di svendere la nostra libertà pur di avere un’illusione di sicurezza; dall’istinto bestiale di fare giustizia da sé

dalla tentazione di essere sudditi e piegare la schiena; dalla rassegnazione che impedisce la lotta; dalla paura di una nuova immaginazione del possibile; dal concepire la fine del mondo piuttosto che la fine dell’economia del consumo e del saccheggio

dalla Bestia che ci spinge contro il diverso; dalla paura di rispondere ai violenti con parole dure; dal gridare “assassini” ai medici per poi esaltarli come eroi; dall’abuso della parola “guerra” che ci fa credere che il male sia cosa che riguarda gli altri

dalla tentazione di credere che da soli è meglio e che l’Europa sia un peso, non uno scudo benedetto; dal disamore per la nostra patria e dalla fuga in paradisi artificiali; dallo scaricare il nostro disastro di nuovo sulle spalle dell donne

dalla bestemmia di scomodare Iddio per assolvere e santificare ruberie; dalla tentazione di usare la Croce contro poveri cristi; dal credere di non essere tutti sulla stessa barca e dalla presunzione di non poter mai diventare poveri e migranti

dal tacere la morte, vissuta come indecenza; dallo spregio per le mani ruvide e il sudore sulla fronte; dallo snobbare chi in silenzio garantisce il nostro nutrimento; dalla mancanza di rispetto verso il pubblico ufficiale, dal maestro allo spazzino

dalla sottomissione al virtuale che occulta la vita e ruba la gioia del ritrovarsi; dall’impazienza, nemica dell’ascolto e della tolleranza; dal frastuono che stordisce gli uomini e uccide il silenzio, che è il padre dell’armonia e della Creazione

dalla rinuncia a dedicare tempo ai nostri figlie e a crescerli con l’esempio, le regole di vita e la buona narrazione; dall’emarginazione dei vecchi, portatori di memoria; dallo scandaloso sfruttamento dei giovani e dal disprezzo per chi li educa

dal rifiuto della nostra fragilità e dei nostri limiti, la cui accettazione è invece saggezza; dal sottovalutare i piccoli gesti, che fanno la differenza; dal credere che la felicità sia solo un diritto, quando il sorriso è un nostro dovere verso il mondo.  

Paolo Rumiz